Il valzer dei suicidi
di Tom Bosco

Conoscevo di fama Gary Webb, il coraggioso giornalista investigativo californiano, insignito del prestigioso Premio Pulitzer, che nel 1996 balzò agli onori delle cronache per aver smascherato, tramite una serie di articoli pubblicati sul San Jose Mercury News sotto il titolo “Dark Alliance” (Alleanza Oscura), il legame tra i gruppi paramilitari finanziati dalla CIA in Nicaragua, i famosi Contras, e l’epidemia di cocaina crack che sommerse l’America negli anni ’80; per questi articoli, peraltro estremamente documentati, fu dapprima ignorato e poi attaccato ed osteggiato in ogni modo da numerosi altri quotidiani nazionali, al punto che il suo stesso giornale dovette almeno parzialmente ritrattare sulla questione dichiarando che questi lavori effettivamente non soddisfacevano gli ordinari standard giornalistici della testata. Un anno e mezzo più tardi
si licenziò, per poi pubblicare il suo libro basato su questo materiale, intitolato "Dark Alliance: The CIA, the Contras and the Crack Cocaine Explosion".



Be’, ora che si è “suicidato” con un colpo di pistola alla testa (anzi, per la verità il rapporto ufficiale parla di “ferite”, al plurale: si vede che ha dovuto tirare più volte il grilletto…), Gary Webb è andato a far buona compagnia a Mark Lombardi, J.H. Hatfield e Danny Casolaro, altri tre giornalisti investigativi “suicidi” che ebbero tutti la malaugurata idea di indagare, tra le altre cose, sugli strani legami tra la famiglia Bush e i narcotraffici gestiti o appoggiati dalla CIA… (Per la verità, Mark Lombardi non si può propriamente definire un giornalista, nondimeno il suo lavoro “artistico” fu davvero degno di nota.)

Un matematico si è dilettato a calcolare quante possibilità ci fossero statisticamente che quattro biografi della famiglia Bush si togliessero la vita: esaminando il tasso di suicidi negli ultimi anni in USA, una stima prudente dà come risultato medio 17 suicidi maschi ogni 100.000 persone, vale a dire lo 0,017%. Le possibilità che quattro specifici biografi maschi si suicidino, in base a calcoli statistici che non sto a riportare per intero, sarebbe di 1 su 10.000.000.000.000.000. Per intenderci, ci sarebbero maggiori possibilità che uno giocasse in vita sua due volte alla lotteria canadese 6/49 (simile al Superenalotto, ma i sei numeri si scelgono su un totale di 49) e vincesse il jackpot col sei tutte e due le volte…

Come si dice, paese che vai, suicidio che trovi. Ricordate il Dr. David Kelly, scienziato che lavorava per il governo britannico, coinvolto nella controversia sulle (inesistenti) armi di distruzione di massa irachene e che in seguito si sarebbe suicidato? Be’, adesso salta fuori che i due paramedici che ne recuperarono il cadavere, Dave Bartlett e Vanessa Hunt, affermano di non ritenere plausibile la spiegazione del suicidio, dato che nel luogo in cui fu ritrovato il corpo di Kelly c’era ben poco sangue, il che è incompatibile col tipo di taglio al polso sinistro che, stando alla versione ufficiale, ne avrebbe provocato la morte. Bartlett è arrivato a dire che, se Kelly fosse stato un suo congiunto, non avrebbe mai potuto accettare il suicidio come spiegazione per il suo decesso.

Un fatto indicativo dell’aria che tira negli USA, invece, è avvenuto a New York, dove una galleria d’arte è stata chiusa per la presenza, fra le opere esposte, di un quadro intitolato “Bush Monkeys” (“Le scimmie di Bush”), un acrilico su tela realizzato dall’artista Chris Savido che, se da una parte è rimasto sorpreso da questo atto di pura e semplice censura, grazie al clamore suscitato da questa repressione ha visto crescere le sue quotazioni e l’interesse intorno ai suoi lavori. Sia quel che sia, Chris ha deciso di mettere il quadro all’asta e di donare il ricavato ad una fondazione dedita alla tutela della libertà d’espressione.



E cosa dire del fatto che la Corte Suprema USA ha recentemente sancito (con una votazione di 8 favorevoli e 0 contrari) che le forze di polizia non sono affatto obbligate a fornire una motivazione per l’arresto di qualcuno? Mah…

Nel frattempo, in Iraq le forze armate statunitensi stanno organizzandosi per ridurre il più possibile i trasporti della sussistenza tramite convogli su strada (decimati da attacchi, bombe, etc., che ormai costano un centinaio di soldati al mese, tra morti e feriti) ed effettuare il trasporto dei rifornimenti per via aerea, perlopiù usando al massimo velivoli da trasporto C-130, autentici muli dell’aria in grado di decollare e atterrare su piste semipreparate o addirittura su normali tratti di strada. Il problema è che questi ultimi ovviamente rimarranno esposti ad attacchi tramite missili a spalla terra-aria: comunque sia, già ora questi aerei trasportano 450 tonnellate di rifornimenti giornalieri che prima venivano trasportati in convogli (circa il 30% del totale), e l’obiettivo dichiarato è di arrivare a 1.600 tonnellate. Detta in altri termini, le truppe USA non detengono affatto il controllo delle principali arterie di comunicazione dell’Iraq...

Da questo paese poi, le notizie in arrivo sono scarse e contraddittorie: avrete notato come da giorni e giorni non si parli più di Falluja, se non sporadicamente per menzionare bombardamenti aerei che, converrete con me, suonano abbastanza strani per una città conquistata in cui c’erano soltanto da ripulire le ultime “sacche di resistenza”. Dunque, a chi dobbiamo dar credito? Alle (scarse) informazioni rilasciate dal Pentagono, o a quelle dei portavoce della resistenza irachena, secondo i quali negli ultimi giorni, a fronte della morte di 82 guerriglieri, gli americani avrebbero subito la perdita di circa 350 uomini e la cattura di 47 militari, fra i quali sembra vi siano addirittura tre generali, nonché 243 uomini della cosiddetta “guardia nazionale”? Queste fonti affermano di disporre di numerose documentazioni video e fotografiche, che verranno diffuse non appena possibile.

Anche in fatto di mezzi, a sentire queste voci, le recenti perdite statunitensi sarebbero piuttosto pesanti: 1 elicottero Apache, 1 cacciabombardiere F-16, 33 tra camion e autobotti, 17 carri armati Abrams distrutti o immobilizzati, 27 Humvees, 12 Bradley e 10 APC, tutti distrutti o immobilizzati…

Lo ripeto, è impossibile stabilire quanto ci sia di vero in queste notizie, ma il silenzio informativo calato sull’Iraq non aiuta certo a chiarirsi le idee.