La leggenda di Duilio Loi si arricchisce di un nuovo capitolo. Esaltante, perché lo ammanta di un alone universale: il leggiadro campione che dal 1948 al '62 segnò un'epoca indimenticabile della nostra boxe, diviene membro della Hall of Fame di Canastota, stato di New York. E' solo il quarto italiano ad ottenere il riconoscimento, il secondo pugile dopo Nino Benvenuti, mentre gli altri onori sono toccati a Umberto Branchini, inimitabile manager (tra l'altro anche di Loi) e a Giuseppe Ballarati, autore della "Bibbia del pugilato".
L'annuncio ufficiale verrà dato soltanto all'Epifania, ma la notizia è già stata ovviamente anticipata alla famiglia ed è stata accolta con commozione dalla figlia Bonaria, che ha colto un lampo di luce negli occhi di papà quando gliel'ha riferita. Particolarmente soddisfatto anche Salvatore Cherchi, che da tempo perorava l'ingresso di Loi nel massimo consesso mondiale dei guantoni. Del resto, mai decisione fu più irreprensibile: Duilio, nato il 19 aprile 1929 a Trieste da padre sardo e trasferitosi giovanissimo a Genova, ha regalato agli appassionati della noble art una carriera straordinaria coronata dai titoli europei nei leggeri e nei welter e dal Mondiale Nba dei superleggeri dal 1960 al '62 e dal '62 al '63.
Un curriculum che narra di 115 vittorie (26 prima del limite), 3 sole sconfitte e otto pareggi e impreziosito da alcune battaglie diventate storia, come la seconda sfida contro il portoricano Carlos Ortiz il 1° settembre 1960 a San Siro davanti a 61.900 spettatori. Ma Loi è stato grandissimo sempre, fin dalla decisione di ritirarsi a 33 anni ancora con la cintura iridata ai fianchi e poi quando si è battuto per garantire migliori condizioni previdenziali agli ex pugili, per finire con la composta dignità del fuoriclasse che affronta a testa alta una malattia impietosa e implacabile.
L'Italia ha amato il suo stile e la sua eleganza e quando uno dei suoi idoli indiscussi si è trovato in difficoltà, ha risposto come negli anni in cui faceva la coda ai botteghini per assicurarsi i biglietti dei suoi match. Fu la "Gazzetta" ad aprire la corsa alla solidarietà per assicurargli un aiuto finanziario che gli consentisse di sostenere cure costosissime, proprio mentre il governo gli riconosceva il vitalizio Bacchelli: oggi, l'ascesa alla Hall of Fame è il premio a un uomo che non ha mai smesso di dare l'esempio.
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