L’AMICIZIA TRA IL CAV.E BUSH è ora un patto bilaterale

Il Foglio di Giuliano Ferrara ha dedicato una interessante analisi alla visita del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla Casa Bianca. Ti proponiamo un ampio stralcio…

"(…) Il presidente del Consiglio italiano è arrivato per la quarta volta nel paese delle tasse al 30 per cento (o giù di lì) del pil, il paese dove i cittadini hanno una sufficiente libertà sostanziale da garantirsi – come sosteneva John Locke – un’effettiva libertà politica. C’è senza dubbio un lato sentimentale, o meglio idealistico, nel legame del premier con l’America, cui ha però dato un contenuto concreto e nuovo. Perché l’alleanza speciale che ha voluto con Washington, avviata in tempi per così dire "facili" – prima dell’11 settembre – ma perfezionata in tempi difficili, è qualcosa di nuovo rispetto alla politica estera italiana, che pure si è sempre tenuta vicina all’alleato d’oltreoceano. Lo è per due motivi. Perché Berlusconi non va per la fotografia accanto al presidente dell’"Iperpotenza", termine caro ai francesi, non va per ottenere dalla Casa Bianca una legittimazione da rivendere all’interno, come hanno fatto alcuni suoi predecessori. E’ a Washington in una veste diversa: è ricevuto come "l’alleato italiano" che ha dato e dà, e non arriva per chiedere, ma per confermare. Certo, tra Stati Uniti e Gran Bretagna c’è un rapporto diverso e inimitabile. Ma il duo Bush-Berlusconi ha operato il passaggio da una lunga amicizia bilaterale, di cui l’appartenenza alla stessa alleanza politico-militare, la Nato, era la certificazione, a una vera alleanza bilaterale che porta l’Italia, agli occhi di Washington, allo stesso livello dell’Inghilterra, d’Israele e del Giappone. L’Italia è il primo paese latino al quale gli Stati Uniti guardano con uno schema mentale nuovo perché avvertono il tentativo di Berlusconi di rendere il nostro paese un po’ più americano. Inoltre, è la prima volta che Washington guarda a un governo italiano, e alla sua politica estera, come distinti e autonomi dal Vaticano, ma allo stesso tempo più vicini a manifestare pubblicamente anche la propria religiosità, sia come fede sia come fattore d’identità. Sarebbe sbagliato fondare tutto questo nuovo scenario sull’appoggio di Berlusconi a Bush nella guerra in Iraq anche se, su questo punto, il capo del governo italiano può portare un altro elemento: sulla politica estera egli ha mantenuto una compattezza all’interno della propria maggioranza.

Cosa mai successa prima.E non si può capire la politica estera di Berlusconi se non si parte dal principio: egli porta una buona dose di America dentro di sé, e sebbene un ideale sia sempre più puro della realtà, è anche vero che la condiziona e la plasma. Washington, anche grazie all’Italia, non ha buchi nella sua strategia "marittima" di accerchiamento controllo della realtà internazionale. Perché
l’Italia fa parte del cerchio esterno dello schieramento americano di alleanze.

Procedendo in senso antiorario e partendo dalle isole britanniche, troviamo infatti il Portogallo, quindi proprio l’Italia che divide il Mediterraneo in due, la Grecia, la Turchia, l’Egitto, l’Arabia Saudita (con molti interrogativi), il Pakistan, l’India (in condivisione con la Russia), la Corea del Sud, Taiwan e il Giappone. Il cerchio si chiude con la Norvegia. All’interno di esso, i tre nuclei con cui si confronta in vario modo, nel presente e nel futuro, la potenza americana: la Cina, la Russia e il medio oriente, cui si può aggiungere quel blocco franco- tedesco che vorrebbe porsi come alternativa al cosiddetto unilateralismo americano e che mira a una sub-egemonia regionale. Blocco che è ormai l’unico referente politico per l’opposizione italiana che, per la prima volta dopo tanti anni, non ha più una sponda negli Stati Uniti. Pur non essendo una grande potenza, l’Italia ha quindi un ruolo decisivo in questa fase della politica internazionale. Per questo motivo Berlusconi può dialogare con Bush da una posizione di riguardo. L’appoggio italiano è essenziale perché in Iraq si svolgano le elezioni e la presenza delle truppe sia garantita fino all’acquisizione di una sufficiente normalità. Il governo italiano è così in grado di sottolineare
che questo ruolo potrebbe essere mantenuto con grande difficoltà se l’Italia fosse declassata sul piano internazionale da una riforma delle Nazioni Unite capace di penalizzarla.Roma è in grado di affiancare Londra nella ricomposizione del rapporto tra Stati Uniti ed Europa. E il premier può presentare a Bush, in modo convincente, le conseguenze negative per l’Europa e l’alleanza euro-atlantica di una
continua svalutazione del dollaro. Sono stati questi i temi dell’agenda del breve viaggio del presidente del Consiglio a Washington. E non sarebbe poco se riuscisse a rafforzare l’offerta dell’Agusta-Westland (Gruppo Finmeccanica) per fornire una commessa di elicotteri destinati a sostituire i vecchi velivoli della Marina americana, possibilità di cui i due leader hanno parlato durante il colloquio."

Tratto da "il Foglio" del 16/12/2004