Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 13
  1. #1
    Ospite

    Lo zen di Lorenzo de' Medici ed Orazio, Quinto Flacco.

    Il trionfo di Bacco e Arianna

    (di Lorenzo de' Medici)

    Quant'è bella giovinezza
    che si fugge tuttavia!
    Chi vuol essere lieto, sia:
    di doman non c'è certezza.

    Quest'è Bacco e Arianna,
    belli, e l'un dell'altro ardenti:
    perché 'l tempo fugge e inganna,
    sempre insieme stan contenti.
    Queste ninfe ed altre genti
    sono allegre tuttavia.
    Chi vuol esser lieto, sia:
    di doman non c'è certezza.

    Questi lieti satiretti,
    delle ninfe innamorati,
    per caverne e per boschetti
    han lor posto cento agguati;
    or da Bacco riscaldati,
    ballon, salton tuttavia.
    Chi vuol esser lieto, sia:
    di doman non c'è certezza.

    Queste ninfe anche hanno caro
    da lor esser ingannate:
    ora insieme mescolate
    suonon, canton tuttavia.
    Chi vuol esser lieto, sia:
    di doman non c'è certezza.

    Questa soma, che vien drieto
    sopra l'asino, è Sileno:
    così vecchio è ebbro e lieto,
    già di carne e d'anni pieno;
    se non può star ritto, almeno
    ride e gode tuttavia.
    Chi vuol esser lieto, sia:
    di doman non c'è certezza.

    Mida vien drieto a costoro:
    ciò che tocca, oro diventa.
    E che giova aver tesoro,
    s'altri poi non si accontenta?
    Chi vuol esser lieto, sia:
    del doman non c'è certezza.

    Ciascun apra ben gli orecchi,
    di doman nessun si paschi;
    oggi sian, giovani e vecchi,
    lieti ognun, femmine e maschi;
    ogni tristo pensier caschi:
    facciam festa tuttavia.
    Chi vuol esser lieto, sia:
    di doman non c'è certezza.

    Donne e giovinetti amanti,
    viva Bacco e viva Amore!
    Ciascun suoni, balli e canti!
    Arda di dolcezza il core!
    Non fatica, non dolore!
    Ciò c'ha esser, convien sia.
    Chi vuol esser lieto, sia:
    di doman non c'è certezza.



    Lorenzo de' Medici


    -------------------------------------------------------------------------------

    CARPE DIEM

    Non ti chiedere mai, ché non si può, qual destino gli dèi abbiano pronto per me, per te, Leucònoe, né ti curar di oroscopi Babilonesi. Meglio, quel che verrà, prender così com'è. Se molti inverni Dio ci darà, o sarà questo l'ultimo che spumeggiante scaglia il Tirreno contro le rupi a infrangersi. Metti giudizio, versami il vino, le tue speranze regola giorno per giorno. Mentre parliamo, l'ora già scorre rapida.Cogli il tuo tempo, meno che puoi fidati del domani.

    Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati, seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam, quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare Tyrrenum: sapias, vina liques, et spatio brevi spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

    Orazio, Quinto Flacco (poeta latino, 65-8 a.C.), Odi, I, 11.

    -------------------------------------------------------------------------------

  2. #2
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Un inno alla vita e alla sua precarietà. Certo sarebbe bello saper assaporare le piccole cose della vita come gocce di preziosa essenza, ma "cogliere l’oggi" non è facile perché, al di là dell’apparente levitas, implica una profonda saggezza, che non è alla portata di tutti. Alla mia certamente no.

  3. #3
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il più grande ostacolo al vivere è l’attesa, che dipende dal domani, ma sciupa l’oggi. Disponi ciò che è posto in grembo al fato e trascuri ciò che è in tuo potere. Dove vuoi mirare? Dove vuoi arrivare? Sono avvolti dall’incertezza tutti gli avvenimenti futuri: vivi subito. Ecco, grida il sommo poeta e come ispirato da bocca divina eleva un carme salvifico: "I primi a fuggire per gli infelici mortali sono i giorni migliori della vita."

    Dice: "Perché esiti? Perché indugi? Se non lo afferri, fugge via."


    Maximum vivendi impedimentum est exspectatio, quae pendet ex crastino, perdit hodiernum. Quod in manu fortunae positum est disponis, quod in tua, dimittis. Quo spectas? Quo te extendis? Omnia quae ventura sunt in incerto iacent: protinus vive. 2 Clamat ecce maximus vates et velut divino horrore instinctus salutare carmen canit: "Optima quaeque dies miseris mortalibus aevi prima fugit."
    "Quid cunctaris?", inquit, "Quid cessas? Nisi occupas, fugit."



    Seneca, De brevitate vitae

  4. #4
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da Silvia
    Un inno alla vita e alla sua precarietà. Certo sarebbe bello saper assaporare le piccole cose della vita come gocce di preziosa essenza, ma "cogliere l’oggi" non è facile perché, al di là dell’apparente levitas, implica una profonda saggezza, che non è alla portata di tutti. Alla mia certamente no.
    Eppure, comprendi perfettamente la saggezza, e se la comprendi, vuol dire che puoi applicarla.

  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    10 Jul 2002
    Messaggi
    10,207
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Orazio e i delfini

    In Origine Postato da geom.antonio

    CARPE DIEM

    Non ti chiedere mai, ché non si può, qual destino gli dèi abbiano pronto per me, per te, Leucònoe, né ti curar di oroscopi Babilonesi. Meglio, quel che verrà, prender così com'è. Se molti inverni Dio ci darà, o sarà questo l'ultimo che spumeggiante scaglia il Tirreno contro le rupi a infrangersi. Metti giudizio, versami il vino, le tue speranze regola giorno per giorno. Mentre parliamo, l'ora già scorre rapida.Cogli il tuo tempo, meno che puoi fidati del domani.
    Orazio, Quinto Flacco (poeta latino, 65-8 a.C.), Odi, I, 11.
    "Ad usum Delphini" è una frase diventata di uso comune per significare "adattato a proprio uso e consumo".
    Questo perché stava scritto sulla collana di classici latini fatta predisporre dal Re Sole per l'erede al trono di Francia; erano classici espurgati di eventuali sconcezze (Ovidio, in particolare) e "facilitati" per renderli comprensibili alle auguste zucche.

    Per puro caso, nelle pieghe polverose della mia libreria ho appunto uno di questi testi "ad usum delphini", ed è proprio "Horatii Flacci Opera", predisposta e commentata da Ludovico Desprez.
    E qui cominciano le piccole soprese.
    Intanto, come potete notare sul frontespizio, non dice "ad usum delphini" ma "in usum serenissimi delphini": va ben che il "serenissimi" era un po' troppo lungo per passare nel modo di dire, ma l'"in" al posto di "ad" è una piccola sorpresa.


    Ecco le due pagine dell'Ode XI, quella citata dal Geometra.





    A ben guardare, altro che facilitazione: all'opera di Orazio si affianca un dottissimo commento e una parafrasi in prosa del testo poetico, ma tutto rigorosamente in latino.
    Robe che oggi forse neanche a Lettere Antiche ti danno testi così poco "facilitati".

    Che poi l'erede di Francia si chiamasse Delfino dal 1349, quando la Corona si aggregò la contea del Delfinato, pure è cosa nota.
    Ma - qui viene l'esoterico mistero - che aveva a che fare la montanara contea del Delfinato, collocata tra la Savoia e la Provenza, con i delfini?

  6. #6
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Orazio e i delfini

    In Origine Postato da pcosta

    Ma - qui viene l'esoterico mistero - che aveva a che fare la montanara contea del Delfinato, collocata tra la Savoia e la Provenza, con i delfini?
    Oh mamma… quando leggo "esoterico mistero" non resisto, è più forte di me. Vediamo un po'…

    DELFINO
    Titolo mutuato dal soprannome dei conti della regione francese del Delfinato, e poi attribuito agli eredi al trono di Francia. I delfini godevano di una serie di privilegi e occupavano, gerarchicamente, il posto immediatamente successivo a quello del re. Vi furono ventinove delfini di Francia, da Carlo V (13381380) a Luigi Antonio di Borbone duca d'Angoulême (1775-1884), figlio di Carlo X.


    Un banale soprannome? Non credo, ci deve essere dell’altro, altrimenti non avresti parlato di mistero. Urge indagare approfonditamente...

  7. #7
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da geom.antonio
    Eppure, comprendi perfettamente la saggezza, e se la comprendi, vuol dire che puoi applicarla.
    Diciamo che la percepisco vagamente. Ma ad applicarla, ahimé, ho seri limiti.

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    10 Jul 2002
    Messaggi
    10,207
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Orazio e i delfini

    In Origine Postato da Silvia
    Oh mamma… quando leggo "esoterico mistero" non resisto, è più forte di me. Vediamo un po'…

    DELFINO
    Titolo mutuato dal soprannome dei conti della regione francese del Delfinato, e poi attribuito agli eredi al trono di Francia. I delfini godevano di una serie di privilegi e occupavano, gerarchicamente, il posto immediatamente successivo a quello del re. Vi furono ventinove delfini di Francia, da Carlo V (13381380) a Luigi Antonio di Borbone duca d'Angoulême (1775-1884), figlio di Carlo X.


    Un banale soprannome? Non credo, ci deve essere dell’altro, altrimenti non avresti parlato di mistero. Urge indagare approfonditamente...


    Ecco, a partire da Guigues IV, compare misteriosamente (nessuno di nome Delfino - a parte un lontano cugino inglese, Conte di Cumberland (n.1042- m. dopo il 1092)- in famiglia) il soprannome di "Delfino" per i Conti d'Aubon (o anche Albon), signori di Vienne e Lione.
    Finché l'ultimo Delfino, Umberto II (nome che evidentemente porta male alle dinastie della zona) nel 1349 non vendette il Delfinato al Re di Francia che lo intestò all'erede al trono, come per il Galles fa la monarchia inglese.

    Ma non fu certo il lontano cugino né, come altri sostengono, la deformazione con pronuncia tedesca di De Vienne in Do Fenne (Dauphin, in francese, si pronuncia più o meno così) a dare il nome dell'allora capitale del Delfinato.
    La storia del nome è invece legata proprio al mitico cetaceo in cui si trasformò Apollo per condurre i marinai cretesi a fondare l'oracolo che dal Delfino prese poi nome.
    Animale psicopompo e accolto poi nella simbologia cristiana come simbolo del Cristo e della salvezza.
    Infatti, nelle armi dei Conti d'Aubon, a partire dal '200 compare questa immagine che non lascia dubbi sull'origine del nome:


    Ora resta da stabilire perché mai i Conti d'Aubon si sentissero così legati al delfino, visto che abitavano in una zona montuosa e nemmeno avevano partecipato alla prima Crociata (che comunque arrivò in Palestina per via di terra).
    Come dicono in Francia, se c'è un mistero cherchéz la femme; e in questo caso la femmina c'è, ed è italiana.

  9. #9
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: Orazio e i delfini

    In Origine Postato da pcosta


    Ora resta da stabilire perché mai i Conti d'Aubon si sentissero così legati al delfino, visto che abitavano in una zona montuosa e nemmeno avevano partecipato alla prima Crociata (che comunque arrivò in Palestina per via di terra).
    Come dicono in Francia, se c'è un mistero cherchéz la femme; e in questo caso la femmina c'è, ed è italiana.
    Oui. La femme potrebbe essere Matilde, figlia di Ruggero d’Altavilla, che sposò in seconde nozze Guigues III, conte d’Aubon. Suo figlio, Guigues IV, fu il primo a fregiarsi del soprannome di Delfino, dovuto probabilmente alla nostalgia della madre per il mare di Sicilia. Altri storici, anch'essi concordi sull'origine italiana del soprannome, ipotizzano che possa voler dire "fiero, potente" (ma non l'ho capita). Io propendo senz'altro per la prima ipotesi.

    http://www.atelierdesdauphins.com/histo/dauphin.htm

    http://www.ravioledauphin.fr/html/popup.html



    Ma che fatica! E meno male che il francese lo capisco abbastanza: è spaventosamente simile al dialetto piacentino... )

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    10 Jul 2002
    Messaggi
    10,207
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il codice Dauphin

    Subito dopo il mille, gli Uomini del Nord, i marinai vichinghi che si sono fatti signori della Normandia, partono alla conquista del mondo.
    Mentre Erik il Rosso raggiungeva addirittura l'America e Guglielmo il Conquistatore partiva per occupare l'Inghilterra, un'altra grande famiglia normanna si avventurava a est verso l'Italia e l'Asia.
    Sono i figli di Tancredi d'Hauteville o d'Altavilla: Roberto detto il Guiscardo che si farà signore di Puglia e Calabria, Ruggero che conquisterà la Sicilia e Boemondo che fonderà il regno latino ad Antiochia.
    Ruggero "il Bosso", ultimogenito di Tancredi, inizia la sua carriera in sordina, all'ombra del fratello Roberto. Insieme si lanciano alla conquista dei principati longobardi di Benevento, Capua e Salerno, dei ducati, nominalmente ancora bizantini, di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta, del Catapanato di Puglia e di Calabria e dell'emirato arabo di Sicilia.
    A Mileto nel Natale del 1061, Ruggero sposa la normanna Giuditta d’Evreux.
    Affermata la loro supremazia nel meridione d'Italia, i fratelli Altavilla sbarcano in Sicilia chiamati dall' emiro di Catania, impegnato in una sanguinosa guerra con il califfo di Girgenti.
    Con una serie di faticose battaglie che vedono cadere una ad una le più importanti città, nonostante i rinforzi arabi arrivati dall'Africa, nell'agosto del 1071 giunge alle porte di Palermo.
    L'assedio dura fino al gennaio del 1072, quando Ruggero con l'aiuto del Guiscardo riesce a penetrare nella città fortificata e la capitale cade.
    Poco dopo, nasce sua figlia Matilde: come ha indovinato Silvia, è la femme che stiamo cercando.
    Nel 1077, Enrico IV è a Canossa col giovane figlioletto Corrado a chiedere e ottenere da Gregorio VII il ritiro della scomunica.
    L'elezione di Urbano II (1088) riapre le ostilità tra Papato e Impero: appoggiato da Matilde di Canossa e da Ruggero d'Altavilla il papa, anche con un abile matrimonio, convince il figlio di Enrico IV, Corrado, a ribellarsi al padre.
    La sposa, è proprio lei, Matilde di Altavilla, figlia di Ruggero, che diventa Regina d'Italia quando l'arcivescovo di Milano, Arnolfo III nel 1093 incorona Re d'Italia, con la Corona Ferrea, suo marito Corrado.
    Nel 1101, Corrado muore a Firenze e per la vedova Matilde viene subito trovato un marito in Francia: è Guigues III, Conte d'Aubon cui darà ben presto un erede temerario e avventuroso come i suoi nonni, Guigues IV.
    E' lei, figlia di vichinghi, nata e vissuta in Sicilia a dare al figlio il soprannome di Delfino, che tanto le ricordava l'azzurro mare di Palermo e forse anche Simone (Symon è il nome greco del delfino) piccolo fratellino, erede al trono di suo padre Ruggero, ma morto a soli 10 anni di età.

    Ma la storia del Delfino cela ancora un'ultima sorpresa, forse un altra esoterica spiegazione legata alla stirpe degli Altavilla.
    Per qualche misteriosa ragione, Ruggero d'Altavilla si identificava nella profezia dell’attesa del Messia, che doveva venire per cambiare il mondo, ritenendo egli stesso, di essere l'Unto del Signore, così facendo propria la missione di redenzione del mondo.
    Riuscì perfino a convincere il papa Urbano II a concedergli nel 1098 la "Legatia Apostolica", cioè la facoltà di nominare lui stesso i vescovi: cosa davvero incredibile a quei tempi, dopo che papa Gregorio VII aveva lottato (Dictatus Papae) per togliere ai re l’esercizio di poteri ecclesiastici. Attesa messianica e visione della luce di Dio senza intermediari: questi non son altro che gli ideali arturiani del Graal.
    Questa missione - o forse anche un "sang real" di ascendenza merovingia - spinse forse sua figlia Matilde a perpetuare con quel soprannome (che richiama direttamente il Cristo) la pretesa messianica degli Altavilla, e i Re di Francia a conservare il soprannome alla loro discendenza?


    Delfino e ancora, simbolo di Cristo e della Croce

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. E' morto Lorenzo Odone, per lui fu creato l' "olio di Lorenzo"
    Di FalcoConservatore nel forum Fondoscala
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 31-05-08, 17:16
  2. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 16-03-08, 01:31
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 15-03-08, 16:17
  4. Il Trionfo di Bacco e Arianna (di Lorenzo de' Medici)
    Di Atlantideo nel forum Paganesimo e Politeismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 12-11-06, 23:05
  5. x ORAZIO
    Di Rodolfo (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 11-11-03, 11:58

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito