Milano, Mercoledì 15 Giugno 2005, ore 230 circa. Dopo aver trascorso una bella serata allo Stadio “G. Meazza” di San Siro per vedere la finale di Coppa Italia tra Inter e Roma che ha visto trionfare i nerazzurri, mi dirigevo verso la metropolitana per tornare a casa. Fin qui tutto normale, se non fosse che alla fermata di Piazzale Loreto salivano due ragazzi stranieri con l’aria tutt’altro che raccomandabile. Ero il più giovane nel vagone ed avevo con me sciarpa e bandana nerazzurra. E per di più ero anche solo: rappresentavo un bersaglio piuttosto facile. Nel vagone eravamo in pochissimi e quindi c’era una grande disponibilità di posti liberi. Chissà come mai uno di loro si era seduto di fronte a me e l’altro accanto a me…. Ebbene sì, proprio quello che temevo. Mentre le porte si chiudevano e il treno si preparava a ripartire, notavo che il ragazzo di fronte a me aveva le mani completamente insanguinate e aveva l’aria assente. In quel momento ero rimasto immobile poiché non volevo dare lo spunto per un’eventuale rissa sperando che mi lasciassero in pace. Peccato che il tizio accanto a me avesse iniziato subito a minacciarmi in un italiano stentato intimandomi di dargli la sciarpa. Io allora, cercando di prendere tempo, gli avevo chiesto perché la volesse dato che era mia. E lui: “Dammi la sciarpa! Te la chiedo con le buone altrimenti passo alle cattive!”. In certi casi questi personaggi vanno assecondati per non incorrere in spiacevoli complicazioni. Avrebbero potuto essere armati di coltello! Ebbene, mi sono sfilato la sciarpa, l’ho consegnata a lui che, con grande soddisfazione, se la metteva attorno al collo. L’evento più spiacevole è stato il comportamento degli altri passeggeri del treno che si sono allontanati e mi hanno lasciato in pasto ai due. Uno dei due aveva addirittura domandato alle “persone” presenti: “Lo conoscete?”. Volete sapere come hanno risposto? Con una tipica espressione impaurita da film mimando un “NO!!!” e lavandosene le mani. Cosa importava a loro? Tanto la coltellata me la sarei beccata io! Fortunatamente il treno non era ancora ripartito anche se le porte del vagone erano già chiuse da minuti. Mi ero anche chiesto come mai e la risposta non è tardata ad arrivare. Si sentivano delle grida e alcuni agenti della polizia circondavano il vagone: stavano cercando i due simpaticissimi stranieri. Come se non bastasse, quello con le mani insanguinate mi aveva strappato la bandana dalla testa sotto gli occhi della polizia cercando inutilmente di utilizzarla per pulire la grande quantità di sangue che aveva sulle mani. Nel frattempo, in un momento di distensione (si fa per dire), mi è capitato addirittura di chiedere al tizio più vicino di dove fossero. La risposta è stata secca: “Uruguay”. E io, cercando di tenerli buoni per quanto possibile: “Ah! Uruguay! Come Alvaro Recoba! Il giocatore dell’Inter! Lo conoscete?”. Intanto le grida si facevano sempre più insistenti e il tizio accanto a me aveva avuto addirittura il coraggio di dirmi: “Ti prego! Se ti chiedono se ti ho fatto qualcosa, dì che non ti ho fatto niente!”. E io: “Certo, non preoccuparti!”. Cos’altro avrei dovuto dire? Ed ecco che le porte del vagone si erano aperte con la velocissima irruzione della polizia che ammanettava i due tizi. Uno seduto accanto a me con la sciarpa e l’altro, in piedi, con la bandana in mano. “Una volta tanto la polizia c’è quando serve!”, ho pensato in quel momento. Non potete immaginare che scena sia stata. Ammanettati e trascinati fuori. Subito dopo le porte si erano richiuse e il treno era prontamente ripartito. Ovviamente non potevo sottrarmi dal ringraziare (in senso ironico) i miei gentilissimi compagni di viaggio rimasti nel vagone per la solidarietà che mi avevano dimostrato. Non avevano pensato che una situazione del genere sarebbe potuta capitare a un loro caro, oppure a loro stessi. È stata l’ennesima dimostrazione dell’egoismo della gente. Forse nel mandarli a quel paese sono stato fin troppo educato. E così si conclude il mio racconto. È l’ennesima dimostrazione di come il tasso di criminalità sia esploso negli ultimi mesi sia a Milano, sia in tutte le altre città importanti di Italia. Riporto alcune notizie recentissime a sostegno di questa ipotesi: “Un'altra studentessa violentata a Milano”, “La ragazza, 19 anni, era appartata con il fidanzato nei pressi del terminal del metrò di Molino Dorino. E' caccia agli aggressori.”, “La polizia sulle tracce di tre uomini, quasi certamente extracomunitari.”. L’ episodio è il secondo in due settimane nel capoluogo lombardo. Moltissimi ricorderanno la vicenda del 3 Giugno che ha visto protagonisti due giovani sequestrati da un gruppo di cinque rumeni, tra cui due minorenni, che violentarono a turno la ragazza in un campo della zona Sud della città. Di Domenica, invece, è la notizia di uno stupro compiuto da due nordafricani ai danni di una quindicenne in un parco di Bologna. Una ragazzina violentata in pieno giorno, mentre poco distante, nel parco pubblico Villa Spada, in una zona residenziale sulle colline bolognesi, altre persone passeggiano o si godono una giornata di sole. Si tratta ormai di un vero e proprio allarme sociale. E i crimini compiuti dagli extracomunitari, di cui probabilmente la maggior parte di loro sono clandestini, non si fermano qui. “Milano: Donna colpita con una bottiglia per rapina.”: tre giovani nomadi l'hanno aggredita e colpita con una bottiglia alla testa. E poi ancora: “Roma: Ragazze aggredite per rapina al Tuscolano, due ferite”: Due ragazze fra i 25-30 anni, sono state ferite la scorsa notte al quartiere Tuscolano, a Roma, nel corso di altrettante aggressioni avvenute in via Tuscolana, vicino ad un McDonald's, e all'incrocio con via Gela. Nel primo episodio la vittima, in compagnia di un'amica, e' stata avvicinata da tre cittadini extracomunitari armati di coltello che dopo averle rapinate delle borse hanno sferrato una coltellata alla gola di una delle due provocandole una profonda ferita. E si potrebbero citare molti altri casi di questo genere che affollano tutti i giorni le pagine di cronaca dei nostri quotidiani. A questo punto, cosa dire? Le conclusioni da trarre sono molto semplici. Personalmente non mi ritengo razzista anche perché, in primo luogo, rispetto profondamente le culture diverse dalla mia pur non condividendole in alcuni casi. In secondo luogo non giudico le persone per via del colore della pelle: infatti le ragazze di colore sono stupende, e ci sono molti esempi di uomini di colore simpatici e che lavorano onestamente. Il problema però esula da tutto questo. Il problema risiede nella clandestinità. Non si può tollerare che decine di migliaia di stranieri irregolari affollino le nostre città e si permettano di violentare, ormai con regolarità, le nostre figlie, le nostre sorelle e le nostre madri. Non possiamo permettere che entrino illegalmente nel nostro Paese stranieri che, come sport preferito, non fanno che minacciare tutti i giorni lavoratori onesti e padri di famiglia per rubare solo poche decine di euro. Non possiamo permettere che gli extracomunitari si prendano certe libertà. Non metto in dubbio che moltissimi crimini vengano commessi da italiani, ma l’Italia dovrebbe innanzi tutto iniziare a tutelare i propri connazionali cercando di limitare il più possibile la criminalità causata dall’immigrazione clandestina. Se di delinquenti ne abbiamo già molti di nostro, non mi sembra il caso di importarne anche degli altri. Fatto sta che il tasso di criminalità è in evidente incremento e, almeno la metà delle volte, i protagonisti di tali vicende sono extracomunitari che circolano clandestinamente. È necessario che si ponga fine a questa piaga al più presto. Non possiamo permettere che la nostra libertà venga soffocata dalla paura. Ho rischiato di beccarmi una potenziale coltellata da due uruguaiani senza che io abbia fatto nulla per andarmela a cercare. Anche io credevo che non potesse mai capitare a me una cose del genere, eppure è accaduto.
Massimiliano Michele Mellone
http://mellone.blogspot.com/




0 circa. Dopo aver trascorso una bella serata allo Stadio “G. Meazza” di San Siro per vedere la finale di Coppa Italia tra Inter e Roma che ha visto trionfare i nerazzurri, mi dirigevo verso la metropolitana per tornare a casa. Fin qui tutto normale, se non fosse che alla fermata di Piazzale Loreto salivano due ragazzi stranieri con l’aria tutt’altro che raccomandabile. Ero il più giovane nel vagone ed avevo con me sciarpa e bandana nerazzurra. E per di più ero anche solo: rappresentavo un bersaglio piuttosto facile. Nel vagone eravamo in pochissimi e quindi c’era una grande disponibilità di posti liberi. Chissà come mai uno di loro si era seduto di fronte a me e l’altro accanto a me…. Ebbene sì, proprio quello che temevo. Mentre le porte si chiudevano e il treno si preparava a ripartire, notavo che il ragazzo di fronte a me aveva le mani completamente insanguinate e aveva l’aria assente. In quel momento ero rimasto immobile poiché non volevo dare lo spunto per un’eventuale rissa sperando che mi lasciassero in pace. Peccato che il tizio accanto a me avesse iniziato subito a minacciarmi in un italiano stentato intimandomi di dargli la sciarpa. Io allora, cercando di prendere tempo, gli avevo chiesto perché la volesse dato che era mia. E lui: “Dammi la sciarpa! Te la chiedo con le buone altrimenti passo alle cattive!”. In certi casi questi personaggi vanno assecondati per non incorrere in spiacevoli complicazioni. Avrebbero potuto essere armati di coltello! Ebbene, mi sono sfilato la sciarpa, l’ho consegnata a lui che, con grande soddisfazione, se la metteva attorno al collo. L’evento più spiacevole è stato il comportamento degli altri passeggeri del treno che si sono allontanati e mi hanno lasciato in pasto ai due. Uno dei due aveva addirittura domandato alle “persone” presenti: “Lo conoscete?”. Volete sapere come hanno risposto? Con una tipica espressione impaurita da film mimando un “NO!!!” e lavandosene le mani. Cosa importava a loro? Tanto la coltellata me la sarei beccata io! Fortunatamente il treno non era ancora ripartito anche se le porte del vagone erano già chiuse da minuti. Mi ero anche chiesto come mai e la risposta non è tardata ad arrivare. Si sentivano delle grida e alcuni agenti della polizia circondavano il vagone: stavano cercando i due simpaticissimi stranieri. Come se non bastasse, quello con le mani insanguinate mi aveva strappato la bandana dalla testa sotto gli occhi della polizia cercando inutilmente di utilizzarla per pulire la grande quantità di sangue che aveva sulle mani. Nel frattempo, in un momento di distensione (si fa per dire), mi è capitato addirittura di chiedere al tizio più vicino di dove fossero. La risposta è stata secca: “Uruguay”. E io, cercando di tenerli buoni per quanto possibile: “Ah! Uruguay! Come Alvaro Recoba! Il giocatore dell’Inter! Lo conoscete?”. Intanto le grida si facevano sempre più insistenti e il tizio accanto a me aveva avuto addirittura il coraggio di dirmi: “Ti prego! Se ti chiedono se ti ho fatto qualcosa, dì che non ti ho fatto niente!”. E io: “Certo, non preoccuparti!”. Cos’altro avrei dovuto dire? Ed ecco che le porte del vagone si erano aperte con la velocissima irruzione della polizia che ammanettava i due tizi. Uno seduto accanto a me con la sciarpa e l’altro, in piedi, con la bandana in mano. “Una volta tanto la polizia c’è quando serve!”, ho pensato in quel momento. Non potete immaginare che scena sia stata. Ammanettati e trascinati fuori. Subito dopo le porte si erano richiuse e il treno era prontamente ripartito. Ovviamente non potevo sottrarmi dal ringraziare (in senso ironico) i miei gentilissimi compagni di viaggio rimasti nel vagone per la solidarietà che mi avevano dimostrato. Non avevano pensato che una situazione del genere sarebbe potuta capitare a un loro caro, oppure a loro stessi. È stata l’ennesima dimostrazione dell’egoismo della gente. Forse nel mandarli a quel paese sono stato fin troppo educato. E così si conclude il mio racconto. È l’ennesima dimostrazione di come il tasso di criminalità sia esploso negli ultimi mesi sia a Milano, sia in tutte le altre città importanti di Italia. Riporto alcune notizie recentissime a sostegno di questa ipotesi: “Un'altra studentessa violentata a Milano”, “La ragazza, 19 anni, era appartata con il fidanzato nei pressi del terminal del metrò di Molino Dorino. E' caccia agli aggressori.”, “La polizia sulle tracce di tre uomini, quasi certamente extracomunitari.”. L’ episodio è il secondo in due settimane nel capoluogo lombardo. Moltissimi ricorderanno la vicenda del 3 Giugno che ha visto protagonisti due giovani sequestrati da un gruppo di cinque rumeni, tra cui due minorenni, che violentarono a turno la ragazza in un campo della zona Sud della città. Di Domenica, invece, è la notizia di uno stupro compiuto da due nordafricani ai danni di una quindicenne in un parco di Bologna. Una ragazzina violentata in pieno giorno, mentre poco distante, nel parco pubblico Villa Spada, in una zona residenziale sulle colline bolognesi, altre persone passeggiano o si godono una giornata di sole. Si tratta ormai di un vero e proprio allarme sociale. E i crimini compiuti dagli extracomunitari, di cui probabilmente la maggior parte di loro sono clandestini, non si fermano qui. “Milano: Donna colpita con una bottiglia per rapina.”: tre giovani nomadi l'hanno aggredita e colpita con una bottiglia alla testa. E poi ancora: “Roma: Ragazze aggredite per rapina al Tuscolano, due ferite”: Due ragazze fra i 25-30 anni, sono state ferite la scorsa notte al quartiere Tuscolano, a Roma, nel corso di altrettante aggressioni avvenute in via Tuscolana, vicino ad un McDonald's, e all'incrocio con via Gela. Nel primo episodio la vittima, in compagnia di un'amica, e' stata avvicinata da tre cittadini extracomunitari armati di coltello che dopo averle rapinate delle borse hanno sferrato una coltellata alla gola di una delle due provocandole una profonda ferita. E si potrebbero citare molti altri casi di questo genere che affollano tutti i giorni le pagine di cronaca dei nostri quotidiani. A questo punto, cosa dire? Le conclusioni da trarre sono molto semplici. Personalmente non mi ritengo razzista anche perché, in primo luogo, rispetto profondamente le culture diverse dalla mia pur non condividendole in alcuni casi. In secondo luogo non giudico le persone per via del colore della pelle: infatti le ragazze di colore sono stupende, e ci sono molti esempi di uomini di colore simpatici e che lavorano onestamente. Il problema però esula da tutto questo. Il problema risiede nella clandestinità. Non si può tollerare che decine di migliaia di stranieri irregolari affollino le nostre città e si permettano di violentare, ormai con regolarità, le nostre figlie, le nostre sorelle e le nostre madri. Non possiamo permettere che entrino illegalmente nel nostro Paese stranieri che, come sport preferito, non fanno che minacciare tutti i giorni lavoratori onesti e padri di famiglia per rubare solo poche decine di euro. Non possiamo permettere che gli extracomunitari si prendano certe libertà. Non metto in dubbio che moltissimi crimini vengano commessi da italiani, ma l’Italia dovrebbe innanzi tutto iniziare a tutelare i propri connazionali cercando di limitare il più possibile la criminalità causata dall’immigrazione clandestina. Se di delinquenti ne abbiamo già molti di nostro, non mi sembra il caso di importarne anche degli altri. Fatto sta che il tasso di criminalità è in evidente incremento e, almeno la metà delle volte, i protagonisti di tali vicende sono extracomunitari che circolano clandestinamente. È necessario che si ponga fine a questa piaga al più presto. Non possiamo permettere che la nostra libertà venga soffocata dalla paura. Ho rischiato di beccarmi una potenziale coltellata da due uruguaiani senza che io abbia fatto nulla per andarmela a cercare. Anche io credevo che non potesse mai capitare a me una cose del genere, eppure è accaduto.
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