“Chi ha voluto che Israele diventasse il Nemico?”
Lorenzo Lasagna (consigliere comunale di Parma, Ds): “Il Novecento insegna: antisionismo e antisemitismo sono contigui. L’unilateralismo dell’Europa sul Medioriente avrà grandi costi di civiltà. I ritardi della sinistra”.
(Alice n.117 del 07/12/2004)
La profanazione della sinagoga di Parma con simboli nazisti, appartiene forse al novero dei 'piccoli eventi'.
Qualsiasi adolescente, munito di temperino o di cacciavite, può aver approfittato dell'oscurità dei vicoli per agire senza disturbo, e per guadagnarsi senza fatica il suo bel quarto d'ora di celebrità. Il fatto che accanto alle svastiche non compaiano sigle, motteggi, o altri contrassegni ideologici più elaborati, lascia immaginare che l'autore del gesto abbia scarsa dimestichezza non dico con l'opera filosofica di Rosenberg o Darrè, ma neppure con i volantini del Fronte Skin di Vattelapesca, o con le musiche dei Burzum (complesso scandinavo di black-metal, dalle dichiarate simpatie hitleriane).
La prima tentazione sarebbe quella di ridimensionare l'accaduto. Atteggiamento tipico delle maggioranze silenziose. 'Cose di ragazzi', nulla di cui davvero preoccuparsi.
La seconda tentazione, molto più chic (e in auge tra le minoranze colte), è invertire la causa con l'effetto.
In pochi l'hanno notato, ma alcune notti prima dello sfregio alla sinagoga, sui muri dell'Ospedale Vecchio erano comparse scritte a vernice contro Israele e gli Stati Uniti. Nessuna correlazione diretta tra i due episodi, per carità. La correlazione, però, si crea nella testa di chi legge, inducendolo magari a convincersi che simili manifestazioni di intolleranza verso gli ebrei siano causate dalla politica estera di Israele.
A coloro che minimizzano è difficile parlare. La loro soglia d'allarme, di fronte al pericolo, si alza sempre quanto basta per negarne l'evidenza. Nemmeno a chi relativizza le colpe, ho risposte da dare. Essi ragionano come parte in causa: per loro, ogni offesa arrecata al nemico è la conseguenza diretta delle sue colpe. Non è facile far breccia in simili argomenti.
Mi sta a molto a cuore, invece, il disagio del buon cittadino. Dell'uomo e della donna che hanno fatto proprie le dure lezioni del XX Secolo, e non intendono lasciare campo - né voce - a pulsioni mostruose e inumane il cui ventre, tanto per citare Bertolt Brecht, è ancora fecondo. Sempre che non intenda negare la semplice evidenza dei fatti, il buon cittadino della Vecchia Europa sa che nelle sue città e nelle sue periferie, le manifestazioni di antisemitismo sono in crescita vertiginosa. Che da paesi di illustre ed antica civiltà cosmopolita (la Francia) sono in atto fenomeni di migrazione verso Israele (migliaia per anno) legati al disagio e alla paura che gli ebrei avvertono intorno a sé. Il fenomeno ha cause complesse, alcune delle quali esogene, altre congiunturali. Ma la democratica Europa non sa arrestarlo, né si accorge degli errori da lei stessa commessi, e neppure accetta di porre con chiarezza il problema.
Tuttavia, la cosa peggiore di cui non ci si vuole accorgere è che tra l'antisionismo, l'antigiudaismo e l'antisemitismo, i confini reggono forse (chissà) nelle mappe mentali dei sociologi, ma crollano rovinosamente al livello di relazione sociale agita e vissuta. Facile prevedere, ad esempio, che l'unilateralismo europeo nella questione mediorientale, abbia costi di civiltà molto elevati.
La storia del Novecento - piaccia oppure no - ha reso oggettivamente contigui l'odio per Israele e l'antisemitismo. E quando, nell'opinione pubblica di un continente democratico (il nostro), una nazione (Israele) viene considerata 'la principale minaccia per la pace nel Mondo', il principio della critica legittima all'azione di un governo o di uno Stato, ha già ceduto il passo all'ostilità verso un intero popolo.
Anche la sinistra italiana - che nonostante limiti e ritardi, resta la più importante e diffusa fabbrica nazionale di cultura della cittadinanza - ha accumulato verso Israele colpe gravi. L'ha fatto sino al punto di isolarlo, di ignorarne ragioni e punti di vista, di farne un nemico.
Sono colpe che una ferma opposizione alla politica di Sharon non giustifica, né attenua. Colpe che ripugnano ad un'autentica opera di pace e giustizia. Difficile andare oltre, a caldo. Le risposte andranno cercate e costruite con pazienza. Per ora, esprimo la mia solidarietà agli ebrei di Parma (non l'avevo ancora fatto in forma pubblica).
Da ultimo, rivolgo un appello alle forze del Centrosinistra: se davvero abbiamo in odio l'antisemitismo, abbiamo anche il dovere di non abbandonare Israele. Il dovere di non arruolarlo tra i nemici di una guerra che non vogliamo abbia luogo.
Lorenzo Lasagna
www.dilloadalice.it


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