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Risultati da 1 a 10 di 50
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito L'immortale mito dello stato sociale

    ecco un bell'articolo tratto da http://www.libreriadelponte.com/
    di Tullio Pascoli


    Lo Stato sociale è una delle solite - ed ahimè - numerose invenzioni che nascono dalle buone intenzioni e che alla fine vanno a lastricare le vie dell' inferno.
    Se l'intervento dello Stato in America ha prodotto la grande depressione, spaventando gli investitori, con la conseguente implosione della borsa, il potere pubblico con le sue norme, con il suo sistema di "faccio tutto io" che Giovanni Pardo ha giustamente definito Stato-Befana, da noi ha semplicemente frenato lo sviluppo, scoraggiato le iniziative, riducendo la crescita della ricchezza degli Italiani. Da noi, purtroppo, il "laissez faire" è ancora qualcosa di maligno e d'incompreso, perché ce lo hanno insegnato a scuola e guai parlare di liberalismo, di libera iniziativa.e chi avrebbe addirittura il coraggio di esaltare le opere di Ayn Rand che osa definire l'egoismo una virtù?

    L' idea di aiutare i bisognosi è del tutto corretta, anzi, credo che costituisca un autentico dovere di ogni individuo; ma bisogna limitarsi ad aiutare i bisognosi, senza stimolare i furbi né premiare i fannulloni.
    Sento spesso dire - in genere da persone che non sono mai state negli Stati Uniti - che in America la gente bisognosa viene abbandonata a se stessa; e di fatto un paio di barboni che nelle grandi metropoli frugano nei bidoni dei rifiuti si incontrano anche in in quelle contrade. Ma possiamo, forse, per questo paragonare il loro sistema al nostro? Ma dove c'è più solidarietà da noi o da loro? Dipende da ciò che noi chiamiamo "solidarietà".

    I sistemi non sono uguali e per capirne le differenze è utile partire dall'inizio. Negli Stati Uniti entrano ogni anno circa mezzo milione di illegali; ma chi li ha mai visti ai semafori a chiedere l'elemosina? Chi mai va in giro per le strade ad offrire accendini con una mano, tendendo l'altra per chiedere la carità? Dove sono i loro equivalenti ai nostri "vucumprà"? Il mercato assorbe ormai da oltre due secoli anche gli immigrati illegali e lo fa con una generosità singolare, dove a nessuno viene chiesto di presentare documenti se non è sospettato di aver commesso un delitto. Quella è una società della fiducia, dove uno può andare all'albergo e presentare una carta di credito, senza che nessuno chieda di dimostrare la propria identità e quindi senza dover dimostrare la legittima proprietà di quel documento. Tutti, anche gli illegali, hanno accesso all'ascesa nella scala sociale; tutti hanno via libera ad un certo grado di successo, che è poi quasi una regola verso il benessere.

    La prima occupazione dell'immigrato illegale è di lustrascarpe; la seconda di venditore di spiedini o di "hot-dog" agli angoli delle strade; la terza di cameriere nei ristoranti di qualche suo concittadino, oppure autista di taxi. Poi, dopo un anno di duro lavoro, riesce ad acquistarsi la propria indipendenza come proprietario di una vettura, lavorando in proprio, prima illegalmente, poi regolarizzandosi. Dopo cinque anni di permanenza, senza aver combinato pasticci, acquisisce non solo il diritto di permanenza, ma spesso il diritto/obbligo della nazionalità. Da notare che nelle grandi città i tassisti sono quasi tutti stranieri, di ogni continente e Paese, non importa il colore della pelle o la religione. La flotta di taxi più importante di New York è di un immigrante Sudamericano, che ha cominciato proprio così.
    Chi non acquista una vettura gialla può aprirsi il suo ristorante che gestisce, lavorando sodo, ma vive bene, inviando soldi anche alla famiglia all' estero che in breve lo raggiungerà.
    Questo è il sistema della tolleranza, del laissez-faire che ha prodotto benessere e perfino ricchezza, senza che lo Stato sociale se ne occupasse, senza che altri pagassero le imposte per mantenere gente arrivata all' avventura per "fare l' America".

    Possiamo, allora, eternamente continuare ad accettare che lo Stato sociale sia la soluzione di tutto e di tutti? E' giusto che il potere pubblico si occupi di chi sa arrangiarsi da solo? L' essere umano non deve essere capace e responsabile? Non è questa è una regola della legge naturale che è bene non alterare? Lo Stato che interviene libera i cittadini dalle loro responsabilità e dai loro obblighi anche se solo morali. In questa vita tutto è e deve essere guidato dal merito, altrimenti lo stesso significato della nostra vita si svuota e perde valore. Il primo risultato, la prima conseguenza di un forte paternalismo è proprio il nichilismo, perché l' individuo perde ogni stimolo fino ad arrendersi agli eventi. Se, d'inverno, si abituano i caprioli di montagna a venire a mangiare il foraggio in un determinato luogo, il giorno in cui il foraggio manca il capriolo rischia di non sopravvivere, perché è stato abituato a trovarlo lì e non ha mai sentito il bisogno di cercarlo altrove. Il bisogno è un bene e colui che non lo sente si perde in un labirinto da cui, forse non riuscirà ad uscire.

    Certo, ci sono le persone inabili e credo di saperlo abbastanza bene; quelle devono essere aiutate, fino a dove esse riescano ad aiutarsi da sole. Allo Stato compete, in primo luogo, il dovere di facilitare loro la vita, occupandosi dei marciapiedi dove le sedie a rotelle possano transitare. dei semafori sonori, facilitando il passaggio agli incrocia anche ai ciechi, stabilire norme che riducano le barriere architettoniche; cosa che il nostro Stato sociale non ha mai fatto. Il nostro Stato altruista sembra dimenticare queste regole, mentre nel paradiso dell' egoismo, del capitalismo, del mercato, stranamente, questo genere di solidarietà viene ricordata, applicata e funziona a prescindere dall' assenza dell' azione dello Stato.
    Ma chi dice che tutti gli oneri della solidarietà se li deve accollare lo Stato? Chi può affermare che lo Stato sia più bravo ad occuparsi dei bisognosi? Come si può pensare che lo Stato sia più generoso dell' individuo? Lo Stato è un entità astratta che non pensa, ma funziona solo per volontà degli individui che pensano individualmente e mai collettivamente. Coloro che operano per lo Stato sono solo più bravi ad estorcere il denaro, non si mettono la mano in tasca per solidarizzarsi con i bisognosi; essi tolgono il frutto dello sforzo altrui, a chi ha produce ricchezza, per magari regalarla a chi non lo merita.
    Ah, sì, da noi si pensa che se lo Stato non lo facesse, quella gente, bisognosa, rimarrebbe sul lastrico.

    Lo Stato non sa nemmeno gestire la solidarietà; anzi la verità è che produce l' esatto contrario, perché nel momento in cui lo Stato si assume la responsabilità, gli oneri e le prerogative della solidarietà, egli concede una licenza alla società civile di non occuparsene; in altre parole, libera gli individui da quello che è un loro dovere morale.
    So benissimo che queste mie affermazioni non sono comprese nel mio Paese; ormai da anni la nostra popolazione è stata indotta a pensare in un certo modo; come potrebbe cambiare tutto ad un tratto? Non per niente la divinità dello Stato si scrive con lettera maiuscola.
    Ma la mancanza di conoscenza dei sistemi di mercato sembra non avere limiti. Ogni volta che parlo ai miei amici delle "fondazioni" non capiscono nemmeno di cosa io stia parlando; per forza, perché da noi lo Stato di aggiudica l'esclusività della beneficenza, giustificandola con la sommaria confisca, mentre negli Stati Uniti ci sono "fondazioni" sostenute dai volontari per tutta una miriade di iniziative, per gli ospedali che danno assistenza ai poveri, per gli artisti che scrivono poesie che solo pochi apprezzano, per i ricercatori di patrimoni sotterrati da millenni in giro sul pianeta, dall' altra parte dell' emisfero,, per la costituzione di musei di arte e la conservazione di opere che non tutti apprezzano. Tutto per opera dell' iniziativa privata libera e spontanea in cui lo Stato non deve proprio occuparsi, perché altrimenti rischia di discriminare altri individui che hanno altre preferenze e priorità.

    La "fondazione" della famiglia Rockfeller è diventata famosa ed occupa più di un piano al Rockeller Center alla Quinta Strada di New York, solo per gestire la beneficenza che fa in giro per il mondo. Ma non è l' unica: si dice che solo Bill Gates e consorte abbiano distribuito oltre 23 miliardi di dollari in opere sociali. Ovviamente, i nemici del sistema liberale queste cose non le potranno mai dire; anche perché forse non le sanno. Ecco cos'è la vera solidarietà, quella che parte dalla spontaneità, dalla volontarietà dell' individuo e non quella coercitiva che alla fine dei passaggi ingrassa solo i professionisti della politica.
    Ecco un esempio che dovrebbe giustificare che nel mondo ci vuole più solidarietà umana e meno solidarietà coercitiva.

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  2. #2
    Padania libera dai padioti
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    Predefinito

    Ecco allora cominciamo con questo governo a limitare la beneficienza pelosa che in italia si chiama assistenzialismo e statalismo.
    Magari prima di chiedere la revisione dei parametri di maastricht sarebbe doveroso volgere uno sguardo all'occulto mondo del sussidio di stato.

  3. #3
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    In origine postato da LosVonRom
    Ecco allora cominciamo con questo governo a limitare la beneficienza pelosa che in italia si chiama assistenzialismo e statalismo.
    Magari prima di chiedere la revisione dei parametri di maastricht sarebbe doveroso volgere uno sguardo all'occulto mondo del sussidio di stato.
    Tipo i 130 miliardi che, secondo repubblica di stamattina (quindi.. informazione da vagliare perchè potenzialmente di parte) dovrebbero andare a Radio Padania Libera e Radio Maria?

  4. #4
    Padania libera dai padioti
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    Ma allora tu vuoi i iniziare a tagliare le uniche cose che servono per avere un informazione pluralista.

    Certo Berlusconi che è monopolista della pubblicità di quei soldinon ha proprio bisogno.

    A lui basta l'esistenza dello stato italiano

  5. #5
    Silvioleo
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    In origine postato da LosVonRom
    Ecco allora cominciamo con questo governo a limitare la beneficienza pelosa che in italia si chiama assistenzialismo e statalismo.
    Magari prima di chiedere la revisione dei parametri di maastricht sarebbe doveroso volgere uno sguardo all'occulto mondo del sussidio di stato.
    io credo che le cose andrebbero fatte insieme...che l'insieme di regole europee sia assurdo e controproducente mi pare evidente...

  6. #6
    Ospite

    Predefinito Re: L'immortale mito dello stato sociale

    In origine postato da silvioleo
    ecco un bell'articolo tratto da http://www.libreriadelponte.com/
    di Tullio Pascoli


    Lo Stato sociale è una delle solite - ed ahimè - numerose invenzioni che nascono dalle buone intenzioni e che alla fine vanno a lastricare le vie dell' inferno.
    Se l'intervento dello Stato in America ha prodotto la grande depressione, spaventando gli investitori, con la conseguente implosione della borsa, il potere pubblico con le sue norme, con il suo sistema di "faccio tutto io" che Giovanni Pardo ha giustamente definito Stato-Befana, da noi ha semplicemente frenato lo sviluppo, scoraggiato le iniziative, riducendo la crescita della ricchezza degli Italiani. Da noi, purtroppo, il "laissez faire" è ancora qualcosa di maligno e d'incompreso, perché ce lo hanno insegnato a scuola e guai parlare di liberalismo, di libera iniziativa.e chi avrebbe addirittura il coraggio di esaltare le opere di Ayn Rand che osa definire l'egoismo una virtù?

    L' idea di aiutare i bisognosi è del tutto corretta, anzi, credo che costituisca un autentico dovere di ogni individuo; ma bisogna limitarsi ad aiutare i bisognosi, senza stimolare i furbi né premiare i fannulloni.
    Sento spesso dire - in genere da persone che non sono mai state negli Stati Uniti - che in America la gente bisognosa viene abbandonata a se stessa; e di fatto un paio di barboni che nelle grandi metropoli frugano nei bidoni dei rifiuti si incontrano anche in in quelle contrade. Ma possiamo, forse, per questo paragonare il loro sistema al nostro? Ma dove c'è più solidarietà da noi o da loro? Dipende da ciò che noi chiamiamo "solidarietà".

    I sistemi non sono uguali e per capirne le differenze è utile partire dall'inizio. Negli Stati Uniti entrano ogni anno circa mezzo milione di illegali; ma chi li ha mai visti ai semafori a chiedere l'elemosina? Chi mai va in giro per le strade ad offrire accendini con una mano, tendendo l'altra per chiedere la carità? Dove sono i loro equivalenti ai nostri "vucumprà"? Il mercato assorbe ormai da oltre due secoli anche gli immigrati illegali e lo fa con una generosità singolare, dove a nessuno viene chiesto di presentare documenti se non è sospettato di aver commesso un delitto. Quella è una società della fiducia, dove uno può andare all'albergo e presentare una carta di credito, senza che nessuno chieda di dimostrare la propria identità e quindi senza dover dimostrare la legittima proprietà di quel documento. Tutti, anche gli illegali, hanno accesso all'ascesa nella scala sociale; tutti hanno via libera ad un certo grado di successo, che è poi quasi una regola verso il benessere.

    La prima occupazione dell'immigrato illegale è di lustrascarpe; la seconda di venditore di spiedini o di "hot-dog" agli angoli delle strade; la terza di cameriere nei ristoranti di qualche suo concittadino, oppure autista di taxi. Poi, dopo un anno di duro lavoro, riesce ad acquistarsi la propria indipendenza come proprietario di una vettura, lavorando in proprio, prima illegalmente, poi regolarizzandosi. Dopo cinque anni di permanenza, senza aver combinato pasticci, acquisisce non solo il diritto di permanenza, ma spesso il diritto/obbligo della nazionalità. Da notare che nelle grandi città i tassisti sono quasi tutti stranieri, di ogni continente e Paese, non importa il colore della pelle o la religione. La flotta di taxi più importante di New York è di un immigrante Sudamericano, che ha cominciato proprio così.
    Chi non acquista una vettura gialla può aprirsi il suo ristorante che gestisce, lavorando sodo, ma vive bene, inviando soldi anche alla famiglia all' estero che in breve lo raggiungerà.
    Questo è il sistema della tolleranza, del laissez-faire che ha prodotto benessere e perfino ricchezza, senza che lo Stato sociale se ne occupasse, senza che altri pagassero le imposte per mantenere gente arrivata all' avventura per "fare l' America".

    Possiamo, allora, eternamente continuare ad accettare che lo Stato sociale sia la soluzione di tutto e di tutti? E' giusto che il potere pubblico si occupi di chi sa arrangiarsi da solo? L' essere umano non deve essere capace e responsabile? Non è questa è una regola della legge naturale che è bene non alterare? Lo Stato che interviene libera i cittadini dalle loro responsabilità e dai loro obblighi anche se solo morali. In questa vita tutto è e deve essere guidato dal merito, altrimenti lo stesso significato della nostra vita si svuota e perde valore. Il primo risultato, la prima conseguenza di un forte paternalismo è proprio il nichilismo, perché l' individuo perde ogni stimolo fino ad arrendersi agli eventi. Se, d'inverno, si abituano i caprioli di montagna a venire a mangiare il foraggio in un determinato luogo, il giorno in cui il foraggio manca il capriolo rischia di non sopravvivere, perché è stato abituato a trovarlo lì e non ha mai sentito il bisogno di cercarlo altrove. Il bisogno è un bene e colui che non lo sente si perde in un labirinto da cui, forse non riuscirà ad uscire.

    Certo, ci sono le persone inabili e credo di saperlo abbastanza bene; quelle devono essere aiutate, fino a dove esse riescano ad aiutarsi da sole. Allo Stato compete, in primo luogo, il dovere di facilitare loro la vita, occupandosi dei marciapiedi dove le sedie a rotelle possano transitare. dei semafori sonori, facilitando il passaggio agli incrocia anche ai ciechi, stabilire norme che riducano le barriere architettoniche; cosa che il nostro Stato sociale non ha mai fatto. Il nostro Stato altruista sembra dimenticare queste regole, mentre nel paradiso dell' egoismo, del capitalismo, del mercato, stranamente, questo genere di solidarietà viene ricordata, applicata e funziona a prescindere dall' assenza dell' azione dello Stato.
    Ma chi dice che tutti gli oneri della solidarietà se li deve accollare lo Stato? Chi può affermare che lo Stato sia più bravo ad occuparsi dei bisognosi? Come si può pensare che lo Stato sia più generoso dell' individuo? Lo Stato è un entità astratta che non pensa, ma funziona solo per volontà degli individui che pensano individualmente e mai collettivamente. Coloro che operano per lo Stato sono solo più bravi ad estorcere il denaro, non si mettono la mano in tasca per solidarizzarsi con i bisognosi; essi tolgono il frutto dello sforzo altrui, a chi ha produce ricchezza, per magari regalarla a chi non lo merita.
    Ah, sì, da noi si pensa che se lo Stato non lo facesse, quella gente, bisognosa, rimarrebbe sul lastrico.

    Lo Stato non sa nemmeno gestire la solidarietà; anzi la verità è che produce l' esatto contrario, perché nel momento in cui lo Stato si assume la responsabilità, gli oneri e le prerogative della solidarietà, egli concede una licenza alla società civile di non occuparsene; in altre parole, libera gli individui da quello che è un loro dovere morale.
    So benissimo che queste mie affermazioni non sono comprese nel mio Paese; ormai da anni la nostra popolazione è stata indotta a pensare in un certo modo; come potrebbe cambiare tutto ad un tratto? Non per niente la divinità dello Stato si scrive con lettera maiuscola.
    Ma la mancanza di conoscenza dei sistemi di mercato sembra non avere limiti. Ogni volta che parlo ai miei amici delle "fondazioni" non capiscono nemmeno di cosa io stia parlando; per forza, perché da noi lo Stato di aggiudica l'esclusività della beneficenza, giustificandola con la sommaria confisca, mentre negli Stati Uniti ci sono "fondazioni" sostenute dai volontari per tutta una miriade di iniziative, per gli ospedali che danno assistenza ai poveri, per gli artisti che scrivono poesie che solo pochi apprezzano, per i ricercatori di patrimoni sotterrati da millenni in giro sul pianeta, dall' altra parte dell' emisfero,, per la costituzione di musei di arte e la conservazione di opere che non tutti apprezzano. Tutto per opera dell' iniziativa privata libera e spontanea in cui lo Stato non deve proprio occuparsi, perché altrimenti rischia di discriminare altri individui che hanno altre preferenze e priorità.

    La "fondazione" della famiglia Rockfeller è diventata famosa ed occupa più di un piano al Rockeller Center alla Quinta Strada di New York, solo per gestire la beneficenza che fa in giro per il mondo. Ma non è l' unica: si dice che solo Bill Gates e consorte abbiano distribuito oltre 23 miliardi di dollari in opere sociali. Ovviamente, i nemici del sistema liberale queste cose non le potranno mai dire; anche perché forse non le sanno. Ecco cos'è la vera solidarietà, quella che parte dalla spontaneità, dalla volontarietà dell' individuo e non quella coercitiva che alla fine dei passaggi ingrassa solo i professionisti della politica.
    Ecco un esempio che dovrebbe giustificare che nel mondo ci vuole più solidarietà umana e meno solidarietà coercitiva.
    Può lo stato sociale essere la risposta a tutto?
    No, che domanda stupida! Nulla è risposta a tutto.

    Che la crisi del 29 sia stata causata dall'itervento dello stato in economia mi par dubbio, ma cmq...

    Paternalismo? Ma che centra con lo stato sociale? Solidarietà sì, ma nìbisogna vedere che si intende per solidarietà.

    Le solite baggianate e luoghi comuni stantii pronuciati da chi di solito dello stato sociale non avrà mai bisgno. E se non glielo auguriamo è perchè non sta bene.

  7. #7
    Padania libera dai padioti
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    Predefinito

    Hai per caso letto l'intervento di Padoa Schioppa di ieri sul corriere ?

    Credo abbia fornito qualche elemento di riflessione in merito alla questione dei sussdidi e dei parametri di maastricht

    Secondo me in byuona parte condivisibili

  8. #8
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da LosVonRom
    Hai per caso letto l'intervento di Padoa Schioppa di ieri sul corriere ?

    Credo abbia fornito qualche elemento di riflessione in merito alla questione dei sussdidi e dei parametri di maastricht

    Secondo me in byuona parte condivisibili
    no,lo puoi postare?

  9. #9
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: L'immortale mito dello stato sociale

    In origine postato da Claude
    Può lo stato sociale essere la risposta a tutto?
    No, che domanda stupida! Nulla è risposta a tutto.

    Che la crisi del 29 sia stata causata dall'itervento dello stato in economia mi par dubbio, ma cmq...

    Paternalismo? Ma che centra con lo stato sociale? Solidarietà sì, ma nìbisogna vedere che si intende per solidarietà.

    Le solite baggianate e luoghi comuni stantii pronuciati da chi di solito dello stato sociale non avrà mai bisgno. E se non glielo auguriamo è perchè non sta bene.
    nessuno nega che ci sia bisogno di solidarieta',anzi nell'articolo si dice esattamente l'opposto e lo si ripete + volte...quindi non capisco la solita conclusione(quella si'luogo comune)su chi ha bisogno e chi non ne ha(è ormai risaputo che io sia un mafioso con ecomostri da condonare,casa in centro storico a prezzi stracciati e via dicendo...).Meno stato vorrebbe dire piu'opportunità x tutti,come gli esempi presentati nel pezzo mostrano,seppur,com'è logico,molto molto sommariamente.

  10. #10
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: L'immortale mito dello stato sociale

    In origine postato da silvioleo
    nessuno nega che ci sia bisogno di solidarieta',anzi nell'articolo si dice esattamente l'opposto e lo si ripete + volte...quindi non capisco la solita conclusione(quella si'luogo comune)su chi ha bisogno e chi non ne ha(è ormai risaputo che io sia un mafioso con ecomostri da condonare,casa in centro storico a prezzi stracciati e via dicendo...).Meno stato vorrebbe dire piu'opportunità x tutti,come gli esempi presentati nel pezzo mostrano,seppur,com'è logico,molto molto sommariamente.
    Ma chi l'ha detto che meno stato sociale vuol dire più opportunità? Anche questo un luogo comune. Poi, quale tipo di Stato sociale e quali titpi di opportunità?

    Lo stato sociale non è mai stato in contrasto con il capitalismo. E' nato i stati capitalisti e sopravvive in stati capitalisti. Non c'è nessuna dimostrazione pratica che più protezioni sociali abbrutiscano la spinta a migliorare la propria posizione sociale e non sta scritto da nessuna parte che la paura della fame sia la miglior molla dll'agire sociale.

    Anzi, da un punto di vista psicologico la paura della miseria, come tutte le paure in generale, bloccano l'azione e non la favoriscono.

 

 
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