Due sorprese dalla chiesa di Santa Croce, la prima clamorosa se confermata: gli scavi hanno portato alla luce tracce di muri perimetrali sconosciuti quanto basta per far pensare ai resti dell'antica sinagoga di Castello. Una misteriosa tomba è l'altra novità: potrebbe essere il luogo della sepoltura di padre Vassallo, il gesuita predicatore che nel Seicento studiò i dialetti per farsi capire dai sardi. Le scoperte fatte in questi giorni durante i lavori di restauro della chiesa di Santa Croce, iniziati nel novembre scorso sotto la direzione del Ministero per i beni e le attività culturali, potrebbero dar ragione allo storico Giovanni Spano. Ed è probabile che un'altra scoperta anch'essa allo studio di un gruppo di archeologi confermi che la basilica costruita nella parte nord-occidentale del quartiere di Castello, abbia preso il posto dell'antica Sinagoga degli ebrei, cacciati via dal re Ferdinando di Spagna nel 1492. In questa data la sinagoga sarebbe stata trasformata in chiesa cristiana, mentre l'arrivo della Compagnia di Gesù per volere dell'arcivescovo Antonio Parragues - risalirebbe al 1565. Se gli archeologi dovessero confermare quelle che per ora sono timide rivelazioni, il patrimonio storico di Cagliari potrebbe arricchirsi di due preziosi tesori: la sinagoga ebrea e la tomba del padre gesuita Vassallo. Però secondo Lucia Siddi, responsabile dei lavori, è «prematuro azzardare ipotesi per ciò che riguarda la sinagoga, come per la scoperta della tomba del gesuita». Se lo Spano avesse ragione «Padre Vassallo sarebbe sepolto sulla destra. Per ora abbiamo rinvenuto una cripta e alcune ossa». Sono invece visibili le tracce di un muro perimetrale. «Non è detto che sia della sinagoga. Può darsi che la chiesa costruita con i lavori finanziati dalla marchesa di Villacidro avesse una pianta diversa rispetto alla precedente». Qui la memoria riporta alla Guida della città e dintorni di Cagliari di Giovanni Spano, il quale fa risalire al 1661 l'ultimazione dell'edificio per opera della benefattrice Donna Anna Brundo. Come d'altronde indica l'iscrizione in marmo sopra il portone della facciata. Ma non ci sono notizie sul fatto che la chiesa di Santa Croce fosse stata ampliata. In attesa di poter avere qualche conferma, i gesuiti e gli studiosi fremono. Mentre alcuni abitanti del quartiere seguono con interesse i lavori, assumendo perfino la veste di sentinella. Intanto le opere di restauro continuano. «Stiamo appaltando la seconda parte dei lavori per un importo di 500 mila euro. Mentre i primi sono stati finanziati con l'otto per mille, questi fondi provengono dal gioco del Lotto. Il restauro è indirizzato soprattutto all'interno, comprese le sculture, i tesori e gli arredi». Nella navata si possono già ammirare gli affreschi a finti cassettoni poligonali del pittore Ludovico Crespi. Si sta restaurando la pavimentazione e «abbiamo smontato gli altari marmorei». La parte più delicata riguarderà le due sculture del Settecento: quella della vergine che porge un grappolo d'uva al bambin gesù, e quella di San Stanislao. Poi sarà la volta del prezioso baldacchino, i dipinti di Giuseppe Deris, del Colombino, le statue di Antonio Caboni, eseguite nel 1842, fino al gran crocifisso in legno. Ilenia Mura


U.S.
24/01/2005