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    Predefinito Liberalismo in tonaca e ...

    ....ateismo devoto

    A Francesco Cossiga si attribuisce una folgorante e spiritosa battuta.
    Il cardinal Ruini, presidente della Cei e vicario del vescovo di Roma, è secondo il presidente emerito della Repubblica una fantastica guida episcopale, ma come segretario regionale della Democrazia cristiana sarebbe insuperabile.
    Il mordace Cossiga o pseudo-Cossiga rivolge la sua ironia all’abilità politica di Camillo Ruini, indubbia.
    Però lascia in ombra, come è dovere di ogni battuta riuscita,
    l’altra faccia del cardinale: il fatto, cioè, che come professore di dottrina liberale comparata sarebbe ancora meglio che alla guida dei vescovi o dei grandi magheggi della politica cattolica italiana.
    Il liberalismo in tonaca è il perfetto contrappunto dell’ateismo devoto, è l’espressione di un incontro tra parallele, per dirla con il compianto Aldo Moro, che non ci sarà mai nell’ésprit de geometrie
    ma è indispensabile nell’ésprit de finesse.

    I liberali in tonaca non esistono, perché la tonaca media istituzionalmente una fede, cioè una particolare verità che si vuole universale.
    Invece chi non ha fede e non può dirsi cristiano, ma non può nemmeno non dirsi cristiano se ha rispetto per la storia e per il pensiero e la cultura dell’occidente, afferma come universali le differenti e molteplici verità particolari dell’individuo razionale e libero.
    Solo che nel concetto cristiano di persona, nella storia concreta delle nostre libertà che il liberale Benedetto Croce considerava una “religione”, e in tante altre cose un incontro positivo e fertile
    è possibile, anzi necessario - come dice Ruini in un articolo di grande interesse per la rivista diretta dal rettore dell’Università
    cattolica di Milano, Lorenzo Ornaghi - soprattutto dopo l’11 settembre e nel quadro della grande crisi identitaria del secolo appena cominciato.
    La pubblicità raramente sbaglia, e se Vanity Fair, edizione americana, ha messo in una borsa di pelle due testate che spuntano e che fanno clerical-chic, come il Foglio e l’Osservatore Romano accoppiati in modo bonariamente blasfemo e frivolo,
    qualche ragione futile e meno futile alla fine ci sarà.
    Per dirla in modo appena meno scherzoso, ci sarà una ragione se
    Immanuel Kant, il filosofo che distingue morale e diritto e considera l’uomo come un fine invece che come un mezzo, quel
    testone di Königsberg bocciato dai laici bigotti di Strasburgo, è diventato il pensatore più citato dai liberali in tonaca.
    Ci sarà qualche ragione se noi poveri kantiani di riporto, e lockeani e illuministi non giacobini, ci interessiamo a San Tommaso
    per avere lumi sulla realtà che non troviamo nell’opera del compianto Jacques Derrida e del vivace ma debole Gianni Vattimo. Ci sarà qualche ragione non fatua se i liberali in tonaca optano
    per un “umanesimo” libero e responsabile, sicuro della sua identità contro la minaccia integrista dei fondamentalisti, e noi atei devoti combattiamo l’aridità del “tecnicanesimo” illiberale e irresponsabile, e dei suoi devotissimi bigotti che temono gli incontri nella ragione, e nel rispetto delle fedi, come fossero sante
    alleanze o rigurgiti di clerico-fascismo.

    Ferrara su Il Foglio

  2. #2
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    Predefinito

    Ferrara fa una serie di affermazioni del tutto sganciayte dalla realtà.
    Non ha alcun significato l'espressione "l'aridità del tecnicismo illiberale e irresponsabile".
    Che vuol dire in termini pratici l'aridità? Che non ci affida a una fede? Ossia che non ci lascia guidare da opresupposti non dimostrati (la fede) durante l'attività politica? Meglio la cd. aridità (ossia la libertà di pensiero) che una ottusa e cieca presuinzione di conoscere la Veritàù e di volerla imporla a tutti.
    L'ateo devoto Ferrara ha bisogno di una nuova fede per sorreggersi, venuta meno quella sua giovanile nel comunismo.
    Lo spirito libero (e liberlae) non ha bisogno di fede.
    Se ce l'ha la lascia ALL'AMBITO PRIVATO, perché inadatta a essere canone di esperienza politrica, ossia sociale.

  3. #3
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    Predefinito Re: Liberalismo in tonaca e ...

    In origine postato da mustang
    ....ateismo devoto

    A Francesco Cossiga si attribuisce una folgorante e spiritosa battuta.
    Il cardinal Ruini, presidente della Cei e vicario del vescovo di Roma, è secondo il presidente emerito della Repubblica una fantastica guida episcopale, ma come segretario regionale della Democrazia cristiana sarebbe insuperabile.
    Il mordace Cossiga o pseudo-Cossiga rivolge la sua ironia all’abilità politica di Camillo Ruini, indubbia.
    Però lascia in ombra, come è dovere di ogni battuta riuscita,
    l’altra faccia del cardinale: il fatto, cioè, che come professore di dottrina liberale comparata sarebbe ancora meglio che alla guida dei vescovi o dei grandi magheggi della politica cattolica italiana.
    Il liberalismo in tonaca è il perfetto contrappunto dell’ateismo devoto, è l’espressione di un incontro tra parallele, per dirla con il compianto Aldo Moro, che non ci sarà mai nell’ésprit de geometrie
    ma è indispensabile nell’ésprit de finesse.

    I liberali in tonaca non esistono, perché la tonaca media istituzionalmente una fede, cioè una particolare verità che si vuole universale.
    Invece chi non ha fede e non può dirsi cristiano, ma non può nemmeno non dirsi cristiano se ha rispetto per la storia e per il pensiero e la cultura dell’occidente, afferma come universali le differenti e molteplici verità particolari dell’individuo razionale e libero.
    Solo che nel concetto cristiano di persona, nella storia concreta delle nostre libertà che il liberale Benedetto Croce considerava una “religione”, e in tante altre cose un incontro positivo e fertile
    è possibile, anzi necessario - come dice Ruini in un articolo di grande interesse per la rivista diretta dal rettore dell’Università
    cattolica di Milano, Lorenzo Ornaghi - soprattutto dopo l’11 settembre e nel quadro della grande crisi identitaria del secolo appena cominciato.
    La pubblicità raramente sbaglia, e se Vanity Fair, edizione americana, ha messo in una borsa di pelle due testate che spuntano e che fanno clerical-chic, come il Foglio e l’Osservatore Romano accoppiati in modo bonariamente blasfemo e frivolo,
    qualche ragione futile e meno futile alla fine ci sarà.
    Per dirla in modo appena meno scherzoso, ci sarà una ragione se
    Immanuel Kant, il filosofo che distingue morale e diritto e considera l’uomo come un fine invece che come un mezzo, quel
    testone di Königsberg bocciato dai laici bigotti di Strasburgo, è diventato il pensatore più citato dai liberali in tonaca.
    Ci sarà qualche ragione se noi poveri kantiani di riporto, e lockeani e illuministi non giacobini, ci interessiamo a San Tommaso
    per avere lumi sulla realtà che non troviamo nell’opera del compianto Jacques Derrida e del vivace ma debole Gianni Vattimo. Ci sarà qualche ragione non fatua se i liberali in tonaca optano
    per un “umanesimo” libero e responsabile, sicuro della sua identità contro la minaccia integrista dei fondamentalisti, e noi atei devoti combattiamo l’aridità del “tecnicanesimo” illiberale e irresponsabile, e dei suoi devotissimi bigotti che temono gli incontri nella ragione, e nel rispetto delle fedi, come fossero sante
    alleanze o rigurgiti di clerico-fascismo.

    Ferrara su Il Foglio
    Riflessioni interessanti anche se non del tutto condivisibili. Occorrerebbe, sul piano storico e teorico, distinguere fra il liberalismo dell'europa continentale, con le sue deviazioni giacobine e il suo "razionalismo costruttivistico" ingenuo, dal liberalismo anglosassone, consapevole della tradizione e scevro da ogni fanatismo antireligioso, e sostenitore di una laicità delle istituzioni pubbliche come neutralità positiva (attiva) e indifferenza verso le controversie (cacciate non tanto nel "privato" come ghetto, ma nel privato come sfera rilevante della coscienza individuale parte dello sviluppo storico della coscienza sociale) fra religioni e fra credenti e.... poveri atei.

    Shalom

  4. #4
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Liberalismo in tonaca e ...

    In origine postato da Pieffebi
    Riflessioni interessanti anche se non del tutto condivisibili. Occorrerebbe, sul piano storico e teorico, distinguere fra il liberalismo dell'europa continentale, con le sue deviazioni giacobine e il suo "razionalismo costruttivistico" ingenuo, dal liberalismo anglosassone, consapevole della tradizione e scevro da ogni fanatismo antireligioso, e sostenitore di una laicità delle istituzioni pubbliche come neutralità positiva (attiva) e indifferenza verso le controversie (cacciate non tanto nel "privato" come ghetto, ma nel privato come sfera rilevante della coscienza individuale parte dello sviluppo storico della coscienza sociale) fra religioni e fra credenti e.... poveri atei.

    Shalom
    Sarebbe interessante sentire il parere di qualche irlandese. Ma, restando nella Britannia romana: ti risulta che siano scomparse dall'ordinamento anglosassone le pregiudiziali che a tutt'oggi rendono i cattolici dei quasi-cittadini di serie B?

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Non del tutto. Ad esempio Blair non si converte al cattolicesimo....come si dice vorrebbe (la moglie lo è).....per non dover rinunciare a guidare il governo di Sua Maestà. Ma sull'argomento per la verità non ne so molto di più.

    Tutto ciò nulla toglie al fatto che il liberalismo anglo-sassone non ha le caratteristiche anti-religiose ....di altri. Circa l'anti-papismo, le ragioni storico-politiche sono ben altre ....

    Shalom

 

 

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