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  1. #1
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    Question Previti: la legge Cirielli non mi riguarda...

    "Gentile direttore, approfitto della sua ospitalità per esprimere il mio pensiero sulla vicenda della cosiddetta 'legge Cirielli', che ormai da molti è stata ribattezzata con un chiaro intento demonizzatore 'legge salva-Previti'. Sono ingiustamente accusato di essere il regista oscuro di un'operazione che non solo non mi vede protagonista, ma che, anzi, mi danneggia sotto il profilo dell'immagine e potrebbe danneggiarmi sotto il profilo processuale : infatti non ho alcun bisogno della prescrizione, perché sono e rimango innocente. Il mio interesse è quello di andare fino in fondo nei miei processi per poter accertare la verità..." (lettera di Cesare Previti a Il Giornale, 25 novembre 2004).

    "Non avrò la necessità di avvalermi di questa legge" (Cesare Previti, La Repubblica, 15 dicembre 2004).


    "Quando l'aula della Camera dà il via libera alla proposta di legge ex 'Ciriellì contro i recidivi che riduce i tempi di prescrizione dei reati, il deputato di FI Cesare Previti esulta. Molti deputati della Cdl si avvicinano al suo banco per stringergli a mano e lui, sorridente, saluta tutti" (Ansa, 16 dicembre 2004).

  2. #2
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    Peccato non l'abbia indirizzata a me, la lettera, al posto de il Giornale; avrei saputo come rispondergli.

  3. #3
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    In Origine Postato da Djaspher
    I panni sporchi si lavano in famiglia.
    Già.
    E, una volta "candeggiati", li si mette ad "asciugare" su il Giornale o su Libero.
    Quando si ha fretta, al limite, li si mette nell'ASIUGATRICE.
    Il Foglio di Ferrara...

  4. #4
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    In Origine Postato da Djaspher
    Oppure si trova qualche volenteroso no-profit che posta su PoL.
    A proposito, i depositari delle verità berluschine 'ndo' stanno?
    A magnà?
    Non hanno nulla da dire al riguardo?
    Non ce l'avrebbero comunque (a parte il ripetere gli enunciati di Previti e de il Giornale).
    Oltre alle solite mazzate...

  5. #5
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    non vedo dov'è il problema. La Cirielli è una legge garantista che tutela i cittadini più indigenti, del resto Previti è solcato da rughe mediterranee così come Dell'Utri è un bibliofilo appassionato di ippica

    Un governo disinteressato

  6. #6
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    In Origine Postato da antonio
    assolutamente si'.
    del tutto disinteressato e indifferente alle sorti di chi regge le sorti della Casa..
    Già!
    Son quasi quattro anni che ce lo stanno dimostrando quasi quotidianamente.
    E il Paese (dei campanelli; suonati), nel frattempo, va in malora...

  7. #7
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    In Origine Postato da antonio
    ora io mi chiedo..non e' che occorra congetturare...
    te lo dimostrano ogni giorno...
    non avrebbe alcun senso, diversamente,tutto questo intenso e febbrile lavorio per parare le terga ai soliti noti...
    ci vuole solo il QI, estremamente basso, dei bananas per non comprendere.
    Senza andare "in piazza", ad ogni modo, ci sarebbero "alcuni 3ad" che stanno "a memento" ti un po' TUTTO questo.
    Una sorta di serbatoio, di "archivio", per mettere "certi soggetti" di fronte ai FATTI (cronologicamente elencati), invece di fargli da sponda postando (di volta in volta) SEMPRE fatti, si; ma "scollati" dalla cronologia che li metterebbe ANCORA più nel ridicolo di quello che sono già.

    Poi; ognuno "argomenta" come meglio crede...

  8. #8
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    In Origine Postato da antonio
    non gli serve come non gli servi' la legge sulle rogatorie e la cirami...
    Uguale!!

    Pari pari al Lodo Schifani e la DEPENALIZZAZIONE del falso in bilancio.

  9. #9
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    "Non vorrei avere avuto due infarti per niente"
    Carfì, il giudice di Previti: "Rifarei tutto"
    di LUCA FAZZO
    e MARCO MENSURATI

    MILANO -
    "Cosa volete che vi dica? Che mi sono preso due infarti per niente? Forse sarebbe umano. Invece devo stare sereno, mi hanno detto i medici. Allora cerco di non pensarci troppo. Ho fatto il mio dovere di giudice. E rifarei esattamente quello che ho fatto".
    Roma sembra lontana, remota l'aula di Montecitorio, i suoi intrighi, i suoi veleni. Persino le voci dei manifestanti che qui sotto, davanti al Palazzo di giustizia milanese, protestano contro la legge salva-Previti, arrivano attutite.

    Il giudice Paolo Carfì è nella sua stanza, pochi metri quadrati in un ammezzato del tribunale.
    Carfì è pallido, ingrigito. Tormenta un pezzo di plastica, lo piega, lo spezza. È lui il giudice che condannò Cesare Previti a undici anni di carcere, dopo un processo impervio. È sua la sentenza che verrà spazzata via dalla prescrizione se la legge approvata dalla Camera verrà ratificata dal Senato. Nell'aula del processo a Previti, mentre su di lui piovevano accuse e veleni, ricusazioni e denunce, Paolo Carfì appariva imperturbabile e quasi ironico. Ma dentro di lui, giorno dopo giorno, la tensione saliva. Alla fine il conto è arrivato.

    Non sono in molti a sapere, fuori dal palazzo di giustizia milanese, che oggi il giudice Carfì non è più lo stesso uomo.
    Due infarti, a sei mesi di distanza uno dall'altro: ottobre dell'anno scorso, marzo di quest'anno.
    Il primo infarto, con Carfì ancora in rianimazione all'ospedale di Niguarda, venne festeggiato a voce alta dal professor Carlo Taormina in un corridoio del palazzo di giustizia:
    "È vivo, che peccato".

    Carfì non è morto, anche se ha visto la morte in faccia, e l'ha rivista sei mesi dopo. Oggi - con tre stent nelle coronarie, tre palloncini che tengono aperto il passaggio al sangue - è ancora al suo posto alla Quarta sezione del tribunale milanese, a processare imputati di cui i giornali non parlano.

    Ma a quel processo, ai tre anni passati tra storie di giudici corrotti, di imputati generosi, di avvocati con i miliardi in Svizzera, è rimasto legato come a uno di quegli snodi che ti segnano la vita. Aveva fama di giudice severo.
    Gli avvocati di Previti e Squillante cercarono di liberarsi di lui prima ancora che il processo cominciasse.
    Da allora fu battaglia continua.
    Lo definirono un "giudice militante", lo accusarono di "giochi di prestigio non solo per condannare Previti ma per distruggerlo".
    Il 29 aprile 2003 lesse la sentenza.
    Nelle carte del processo, Carfì scoprì elementi d'accusa che nemmeno la Procura avevano individuato.
    Undici anni a Previti, otto e mezzo a Squillante.

    Oggi, molti dicono che è per liberare Cesare Previti dal peso di quella sentenza che la Camera ha approvato la legge che dimezza i tempi della prescrizione.
    Il prossimo 7 gennaio inizierà il processo d'appello: un processo che appare destinato a svanire nel nulla.
    Tutto prescritto, tutto cancellato, se la legge verrà approvata.
    Il testo della legge è sul tavolo male illuminato di Carfì.
    "In questi giorni - racconta il giudice - ho letto con attenzione i giornali.
    E ho l'impressione che di questo testo si sia data una interpretazione riduttiva. Ho letto che un reato oggi si prescriverebbe in un tempo pari alla pena massima, aumentato della metà. Se fosse così, visto che la nuova legge parla del massimo della pena aumentato di un quarto, potrebbe sembrare tutto sommato un cambiamento lieve.
    Ma le cose stanno diversamente.
    Parliamo di corruzione, per fare un esempio. Oggi un reato di corruzione è punito con un massimo di cinque anni ma si prescrive in quindici. Con la nuova legge, per un incensurato diventeranno sei anni e tre mesi. Meno della metà.

    E la prescrizione si calcola non da quando il reato viene scoperto ma da quando è avvenuto.
    La corruzione però non è una rapina in banca, su cui si inizia subito a indagare. La corruzione emerge a distanza di anni, e intanto la prescrizione corre.
    Questa legge significa che al massimo potranno farsi i processi di primo grado, poi tutto verrà cancellato.
    E la svolta non riguarda solo la corruzione: la truffa, che già oggi si prescrive in sette anni e mezzo e raramente arriva alla sentenza definitiva, sparirà dai tribunali.
    Vedete, io credo che in fondo la sorte del processo di cui stiamo parlando, il processo per l'Imi-Sir e il Lodo Mondadori, sia marginale rispetto all'impatto che questa legge avrà sul sistema della giustizia penale, sulla risposta alla richiesta di giustizia da parte delle vittime".


    Nella stanza accanto ci sono Maria Luisa Balzarotti e Enrico Consolandi, i magistrati che hanno vissuto insieme a Carfì il processo a Previti e Squillante. È a loro che in primavera, quando riapparve in tribunale dopo il primo infarto, Carfì affidò il racconto delle ore al pronto soccorso di Niguarda, "con la sensazione di avere un peso di cinque tonnellate sul petto e dentro Hulk che si dibatteva per uscire". È a loro che il giudice ha raccontato con un sorriso del medico che lo vede sulla barella, lo riconosce e gli dice "visto quello che lei ha fatto per noi adesso vedremo di fare qualcosa per lei".

    La dottoressa Balzarotti non vorrebbe che Carfì tornasse a parlare di quel processo, non si preoccupa delle reazioni dei politici quanto di quelle delle coronarie.
    "E in fondo anch'io - dice il giudice - farei bene a considerare quella una esperienza chiusa".
    Tra un po' tutto sarà prescritto, come altri processi eccellenti, e magari anche questa verrà raccontata da qualcuno come un'assoluzione.
    A proposito, dottor Carfì, chi ha ragione?
    Chi dice che le attenuanti e la prescrizione si possono dare anche a un innocente?
    O chi dice che se un giudice ricorre a quelle formule significa che qualcosa di vero nelle accuse c'era?

    "Parliamo in generale?"
    Parliamo in generale.
    "Se io dichiaro che l'imputato merita le attenuanti, vuol dire che prima ho ritenuto raggiunta la prova della colpevolezza. Altrimenti lo assolverei. O no?".

    (21 dicembre 2004)

  10. #10
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    In Origine Postato da antonio
    hai letto la risposta di Previti?

    vergognosa.

    [...]
    L'ira di Previti sul giudice Carfì:
    "Vuole condizionare l'appello"


    ROMA - Non ha gradito Cesare Previti l’intervista concessa dal giudice Paolo Carfì a Repubblica.
    "Cerca surrettiziamente di condizionare gravemente il processo d'appello",
    spiega l'ex avvocato Fininvest in una nota dai toni molto duri.

    Chiamato a commentare la possibilità che il Parlamento approvi una legge in grado di far scattare la prescrizione, il presidente del Tribunale di Milano che in primo grado condannò il deputato di Forza Italia a 11 anni di carcere per la vicenda Imi-Sir aveva commentato: "Cosa volete che vi dica? Che mi sono preso due infarti per niente? Forse sarebbe umano. Invece devo stare sereno, mi hanno detto i medici. Allora cerco di non pensarci troppo. Ho fatto il mio dovere di giudice. E rifarei esattamente quello che ho fatto".

    Previti boccia le dichiarazioni del magistrato come "un'intervista irrituale" e poi si lascia andare a considerazioni pesanti come macigni.
    "Potevo pensare che il giudice Carfì fosse stato male, e di questo me ne dolgo, preso dai rimorsi di coscienza per una sua sentenza ingiusta e parziale nei miei confronti, così come ingiusta e parziale - si lamenta Previti - è stata la sua conduzione del processo. Potevo pensare che i suoi sensi di colpa fossero pericolosamente aumentati, al punto da ripercuotersi sulle sue condizioni fisiche, dopo essersi reso conto di aver scritto motivazioni basate su inconfutabili falsi".
    "Invece, a leggere oggi la sua irrituale intervista su Repubblica
    - aggiunge il parlamentare di Forza Italia- vedo che il giudice Carfì non solo sottolinea che rifarebbe tutto, comprese quindi quelle pesanti irregolarità di cui si è reso responsabile, ma addirittura imputa alla mia persona i due infarti che purtroppo l'hanno colpito. In questa maniera, il giudice Carfì cerca surrettiziamente di condizionare gravemente il processo d'appello nei miei confronti che partirà il prossimo 7 gennaio".

    Previti sostiene che sia "proprio questo il fatto più grave di tutta l'intervista già di per sè anomala e deontologicamente scorretta: Carfì pur di influire sul giudizio della Corte d Appello, non ha esitato, con una evidente caduta di stile, a mettere sul piatto del giudizio d'appello la sua stessa salute".

    "In pratica - è la riflessione che il parlamentare forzista attribuisce al giudice Carfì - per la condanna di Previti, in fondo, due infarti si possono pure accettare.
    Lo schema del ragionamento è lo stesso di certa sinistra, non illuminata, ma oscurata dall'odio, secondo cui la legge cosiddetta Cirielli sarebbe giusta, in astratto, se però, in concreto, non riguardasse anche Previti: in breve ingiustizia per tutti purché non si concorra a fare giustizia per Previti".

    (21 dicembre 2004)


    OVVIAMENTE; non è PROPRIO quello che dice il complice in corruzione di giudici del Banana, ad aver affermato il Giudice Carfì.
    Ma sarà SICURAMENTE QUESTO quello che leggeranno i bananas sui "media unificati".

    Amen...

 

 
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