Una mega-chiesa a Portella della Ginestra in memoria delle vittime della strage del primo maggio 1947, quando gli uomini della banda di Salvatore Giuliano, appoggiati da sicari di oscura provenienza, spararono sulla folla di lavoratori e contadini, per lo più socialisti e comunisti, convenuti a Portella per la festa del lavoro, uccidendo 11 persone e ferendone diverse decine: è il progetto del sindaco di Piana degli Albanesi, Gaetano Caramanno (di Forza Italia), che la giunta comunale di centro-destra ha approvato lo scorso 14 ottobre; ma l’opposizione, che in virtù della bizzarria delle legge elettorale per i piccoli Comuni ha la maggioranza in Consiglio comunale, promette battaglia e ha già presentato un ricorso al Tar della Sicilia.

L’inizio della vicenda, in realtà, risale all’inizio degli anni 2000, quando la precedente giunta di centro-sinistra ventilò l’ipotesi di costruire un simbolo cattolico - una piccola cappella o una lapide sormontata da una croce - sul luogo dell’eccidio. Poi la nuova amministrazione di centro-destra (eletta nella primavera 2002) prese la rincorsa, e la piccola cappella diventò una imponente chiesa, tutta in mattoni rossi e cristalli, con un campanile alto 11 metri e mezzo e una cupola sulla sommità; e arrivarono anche i soldi dal governo: 500mila euro, per intervento diretto del senatore di Forza Italia Renato Schifani, eletto nel collegio di Corleone-Altofonte, dove si trova anche Piana degli Albanesi.

La giunta di Piana è riuscita ad approvare il progetto definitivo di massima della chiesa, senza però passare per il Consiglio comunale che lo scorso 29 ottobre ha votato a larga maggioranza (9 favorevoli, 1 contrario, 2 astenuti e 3 assenti) il ricorso al Tar contro la delibera che autorizza la costruzione della chiesa. "La delibera è illegittima - spiega Saverio Ferrara, segretario del circolo di Rifondazione comunista di Piana degli Albanesi - per una serie di motivi: il progetto di costruzione della chiesa non è previsto nel piano triennale comunale delle opere pubbliche; inoltre mancano le autorizzazioni del Comune di Monreale, nel cui territorio si trova Portella, e della Provincia di Palermo, proprietaria della spianata dove dovrebbe sorgere la chiesa. La cosa più grave è che il finanziamento governativo di 500mila euro, come previsto dalla legge 291/03, non è per la costruzione di una nuova chiesa, ma è destinato a ‘restaurare la cappella delle Ginestre’; e questa cappella non esiste, a meno che non si voglia intendere la piccola cappella che si trova all'interno del cimitero di Piana". Gli stessi argomenti sono stati utilizzati anche dal deputato dei Ds Giuseppe Lumia, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dei Beni culturali.

Alle obiezioni della maggioranza in Consiglio comunale, si affianca anche la ferma opposizione dei Democratici di sinistra, Cgil e Legambiente che hanno chiesto all’assessorato regionale ai Beni culturali di istituire il vincolo storico-monumentale su Portella della Ginestra (l’istruttoria è ancora in corso), per proteggere uno dei simboli della storia siciliana; vincolo che, se approvato, escluderebbe la possibilità di qualsiasi costruzione.

Il sindaco, tuttavia, sembra non voler sentire ragioni: "la chiesa si farà e il prossimo primo maggio saremo lì ad inaugurarla con la prima messa". Ma l’opposizione alla costruzione dell’edificio religioso è ampia: oltre alle forze politiche della sinistra, alla Cgil e agli ambientalisti, sono contrari anche i familiari delle vittime di Portella della Ginestra. "A Portella non c’è bisogno di nessuna chiesa, perché la cappella già c’è, e si trova nel cimitero di Piana degli Albanesi", spiega l’anziana Concetta Moschetto, che a Portella, dove lei stessa era presente, perse la madre ed ebbe la sorella ferita. "In 57 anni - prosegue - a nessuno è mai venuto in mente di costruire una chiesa a Portella, chissà perché ora il sindaco insiste così tanto".

Oltre alla signora Moschetto, sono contrari anche tutti gli altri familiari delle vittime della strage. Giorgio Guzzetta, interpellato telefonicamente, ribadisce: "non abbiamo mai sentito il bisogno o la necessità di una chiesa sul luogo della strage, anche perché nel cimitero di Piana già esiste una cappella commemorativa per le vittime. Non c’è necessità di una ulteriore chiesa: siamo credenti, ma per pregare andiamo al cimitero". E sulle insistenze dell’amministrazione comunale mostra di avere le idee chiare: "il sindaco preme molto per la costruzione della chiesa non per una particolare sensibilità religiosa, ma perché vuole strumentalizzare politicamente la memoria di Portella". "Noi abbiamo sempre lottato per conoscere la verità sulla strage di Portella della Ginestra, ma a 57 anni dall’eccidio ci chiediamo ancora chi e perché ha compiuto quella carneficina: non vogliamo una chiesa ma esclusivamente la verità". "Portella - dice Giorgio Parrino, presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime ("La Ginestra - Memorie e azione per la legalità") - è già un luogo sacro di suo. Non c’è alcuna opposizione ideologica alla chiesa, ma la necessità di costruirla è solo dell’amministrazione". "L’idea della chiesa è una provocazione pura", aggiunge Giuseppe Casarrubea, figlio di una delle vittime della strage e autore di documentate ricerche storiche che proverebbero il coinvolgimento nell'eccidio di apparati statali ‘deviati’ in contatto con gli Usa. "Si faccia piuttosto un museo delle lotte contadine, si provi a far luce anche sulle compromissioni di pezzi della Chiesa di allora con gli ambienti nazifascisti che stanno dietro la strage". "Quel luogo - puntualizza - ha una sua sacralità laica, permeata anche di sentimento religioso".

Ed è contraria alla costruzione della chiesa anche l'Eparchia di Piana degli Albanesi (una 'diocesi' di rito albanese): l’ordinario, mons. Sotìr Ferrara, interpellato telefonicamente, ha preferito non rilasciare dichiarazioni; tuttavia in precedenza, aveva dichiarato alla "Repubblica" di Palermo: "se l’arcidiocesi non si pronuncia, come finora è accaduto, la questione di una chiesa non c’è".


Luca Kocci