Tra falsità ed equivoci spopolano i romanzi di Dan Brown e il film con Nicolas Cage. Cosa c’è dietro la moda esoterica che avvince gli italioti, dalla ricerca del Graal alla setta degli Illuminati.Da tre secoli a questa parte l’irrazionalismo si unisce allo scientismo, con una buona dose di anticristianesimo
DI FRANCO CARDINI

Inutile, non ci si salva più. E' proprio vero che al peggio non c'è fondo. Il Codice da Vinci di Dan Brown arriva sotto l'albero di Natale degli italiani, la maggior parte di loro entra in librerie solo una volta all'anno, quando c'entra, appunto per regalar qualcosa. E che cos'altro, anche per curiosità, se non il best seller dell'anno? Tanto più che nel frattempo sono in arrivo altre bufale. Intanto un'edizione del Codice formato lusso con illustrazioni, ovvio specchietto natalizio per allodole italiote: venghino venghino, e verranno. Poi un altro romanzaccio del Brown, Angeli e demoni, uscito negli Stati Uniti nel 2000 e ora prontamente riciclato sull'onda del successo. Inoltre Mondadori si appresta a far uscire, nel gennaio prossimo, un libro che si presenta come la chiave esegetica del Codice, vale a dire La verità sul Codice da Vinci di Bart Ehrman, che aggiungerà equivoco ad equivoco, falsificazione a falsificazione, confusione a confusione. E poi, ciliegina su questa poco appetibile torta, il Misterissimo ci aspetta in agguato nelle sale cinematografiche, dove l'aspirante esoterista italiota si sciroppa beato Il mistero dei Templari. Ma andiamo per ordine. Angeli e demoni è un thriller giallo-nero che ci porta in giro per la Roma barocca: eroi di esso sono gli adepti della sètta degli "Illuminati", un Ordine massonico che si riuniva nella Roma del Rinascimento per distruggere la Chiesa cattolica, considerata la nemica del genere umano. Nella trama entrano un libro di Galileo custodito nell'Archivio Segreto Vaticano e altri ingredienti che, intendiamoci, sarebbero del tutto innocui se proposti a un pubblico abbastanza colto da poterli metabolizzare: e, in questo caso, perché non divertirsi?

In fondo, qui c'è un po' di Giordano Bruno, un po' di Athanasius Kircher, parecchio Bernini, una spruzzata di Roger Peyrefitte e un po' di "Roma magica", quella del marchese di Palombar a e della "Porta magica" di Piazza Vittorio. Un discreto cocktail.

Il punto è che esso è indigeribile per la stragrande maggioranza della gente, la quale non sa nulla di questa più o meno divertente paccottiglia e quindi lo trangugia disarmata. Perché ignora anche alcune cose tra le più serie e fondamentali della nostra cultura. Ignora ad esempio che l'ermetismo, rielaborato nella Firenze del Quattrocento sulla base d'una serie di testi (alcuni falsi) di età alessandrina, è uno degli elementi fondanti della cultura moderna: e che, stando alla base della "tradizione" rosacruciana e massonica, di gran parte della cultura illuministica, dell'occultismo e dell'esoterismo contemporanei, costituisce una porzione ragguardevole del substrato del nostro sapere diffuso contemporaneo. E' molto comune, al riguardo, pensar che tutte queste cose - conosciute peraltro in modo confuso e superficiale - siano la materia di cui è costituito "l'Irrazionale", cioè l'esatto contrario della razionalità e della scienza. Gravissimo errore. Ricerca scientifica e cosiddetto "Irrazionale" hanno proceduto, nell'ultimo mezzo millennio e con più vigore da tre secoli a questa parte, inestricabilmente uniti: simbologia alchemica e spiritismo sono stati l'interfaccia dello scientismo, l'anticristianesimo "scientifico" e "razionale" degli scienziati moderni si è costantemente abbeverato alle fonti del Mistero. O di qualcosa che si faceva passare per tale. Non a caso la tradizione massonica, oggi soggetta a molteplici revival, rivendica a sé, con paradosso solo apparente, sia la paternità della critica "razionalistica" del dogma, sia la primogenitura nel campo della detenzione della Verità, naturalmente non già attinta attraverso la Fede, bensì conseguita attraverso la Conoscenza (che il greco si dice Gnosis). E la cultura gnostica è il ventre sempre fecondo delle eresie cristiane, della "laicizzazione" moderna, dell'ermetismo con i suoi Misteri, della ricerca scientifica libera dalle "p astoie" ecclesiali e del pensiero magico-esoterico.

La chiave concettuale di tutta l'impalcatura de Il Codice da Vinci è il vecchio libro d'un'egittologa genialoide, Il dio delle streghe di Margaret Murray, nel quale s'ipotizza una "religione primordiale" pacifica e femminile, detronizzata con la violenza da una cultura guerriera e maschilista. Quella di Angeli e demoni è l'idea di un curioso occultista francese dell'Ottocento, Saint-Yves d'Alveydre, sostenitore dell'ipotesi della "Sinarchia", un Governo Centrale Segreto del mondo costituito dagli uomini di scienza. D'altronde, quest'idea era in effetti, almeno in parte, ricalcata sui princìpi degli "Illuminati", non quelli del romanzo del Brown bensì quelli veri, la sètta degli "Illuminati di Baviera", fondata nel 1776 da un ex gesuita e professore di diritto canonico, sostenitore del materialismo di Helvetius e di Holbach e delle tesi sociali di Rousseau, Adam Weishaupt, il quale teorizzava un mondo guidato da un ritrettissimo gruppo di sapienti dotati di ogni potere. Le idee del Weishaupt vennero riprese negli Stati Uniti durante gli anni Settanta dell'Ottocento da Albert Pike, teorizzatore di un Nuovo Ordine Mondiale saldamente tenuto nelle mani di un'oligarchia segreta. Queste idee, d'origine ermetico-massonico-illuministe, circolarono vorticosamente nell'Europa otto-novecentesca nutrendo di sé utopisti e politici: per strade e per rivoli differenti, se ne abbeverarono i teorici del bolscevismo non meno del giovane Hitler nella Vienna del primo anteguerra. Potevano mai mancare, in tutto ciò, i Templari? Naturalmente no: da quando nel XVIII secolo il cavaliere Ramsay, uno scozzese fedele alla dinastia Stuart esule in Francia, s'inventò una connessione fra l'Ordine religioso soppresso all'inizio del XIV secolo e la massoneria, essi ci perseguitano. Sull'esile base di un'indicazione del poeta duecentesco tedesco Wolfram von Eschenbach, a partire dall'Ottocento si è cominciato a indicare nei poveri frati-cavalieri perseguitati da Filippo IV di Francia anche i detentori del "segreto del Santo Graal", e da allora non ci si è più salvati. Questa paccottiglia fantaculturale, bisogna intenderci, sarebbe divertente e anche non privo d'interesse a ricostruirsi nelle sue vere linee: e ciò è del resto stato già fatto. Vi sono al riguardo intere e serissime biblioteche, inconsultate da chi preferisce correre dietro a Dan Brown. Ma oggi non serve affaticarsi studiando e riflettendo: si legge un libercolo e si diventa immediatamente dei Cavalieri dell'Ignoto. Tutti insieme, esotericamente.

Il film Il mistero dei Templari, diretto da Jon Turteltaub e interpretato da Nicolas Cage, ha già sbancato in America e sta sbancando da noi. Qui però c'è la variante americo-massonico-patriottica. Il tesoro dei Templari, sfuggito alla rapacità del re di Francia e del papa, sarebbe finito nelle mani dei Padri fondatori degli Stati Uniti - date un'occhiata, sui biglietti di banca di quel paese, al Great Seal elaborato nel 1935, con Occhio e Piramide: tanto per saper di chi stiamo parlando - e la mappa relativa si troverebbe nientemeno che sul retro della Dichiarazione d'Indipendenza. Alla fine dell'Ottocento, alcuni esoteristi giacobini sostenevano che i Templari erano alla radice della Rivoluzione francese; apprendiamo ora, grazie a questo film, ch'essi sono anche all'origine di quella americana. God bless America.

Franco Cardini
Fonte:www.avvenire.it
20.12.04