User Tag List

Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: la chiesa e la "roba"

  1. #1
    Obama for president
    Data Registrazione
    10 Apr 2003
    Località
    Venezia
    Messaggi
    29,096
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito la chiesa e la "roba"

    La chiesa e la roba
    “La roba clericale”




    di Ernesto Rossi

    Il Mondo, 17 maggio 1960




    Quando si tratta della "roba" i monsignori del Vaticano hanno la pelle delicata come quella della principessina che non riuscì a chiudere occhio tutta la notte per il pisello che le avevano messo sotto sette materassi.

    L'Osservatore Romano ha incassato in silenzio la documentazione, da me portata per dimostrare che Pio XII è stato uno dei maggiori responsabili della Seconda guerra mondiale; ma ha reagito violentemente, sul numero del 2 maggio scorso, alla mia moderatissima osservazione esposta nel n.18 de Il Mondo che la politica reazionaria della Chiesa e la sua stretta alleanza con la Confindustria devono essere considerate anche un effetto dell'ingigantimento del patrimonio della Santa sede e degli ordini religiosi per lo sviluppo che hanno avuto in pratica le clausole finanziarie contenute nei Patti lateranensi, e una conseguenza degli investimenti massicci fatti dalla Santa sede e dagli ordini religiosi in partecipazioni azionarie delle società elettriche e degli altri maggiori gruppi che sfruttano monopolisticamente il mercato nazionale. Tali affermazioni, scrive l'Osservatore "destano un sentimento di pena prima che di sdegno: questo "saggio", infatti, rivela una mente chiusa alla comprensione di quanto trascenda l'interesse materiale e contingente; incapace, dunque, di misurare la realtà che contempla col metro del proprio squallore".

    E più avanti scrive anche che "uomini come il Rossi, inclini a plaudire alla persecuzione comunista per la loro fondamentale statolatria, non possono riconoscere le benemerenze della Chiesa". "Ciò non toglie che le loro insinuazioni costituiscono un oltraggio non solo per la Santa sede e la Chiesa, ma per tutti i cattolici che ne sono figli e che, sotto la guida del suo magistero, rendono testimonianza per la vera libertà e per la dignità dell'Uomo". La segnalazione sarebbe risultata forse più efficace se il giornale vaticanesco avesse fatto riferimento all'art. 402 del codice penale Rocco, tuttora in vigore...
    Uomini come il Rossi - potrei anche replicare - non sono mai stati "inclini a plaudire alle persecuzioni", né a quelle dei comunisti, né a quelle dei figli devoti della santa madre Chiesa; ed hanno dimostrato di essere così poco statolatri da preferire al proprio "interesse materiale" la galera piuttosto che accettare lo stato totalitario fascista, mentre Pio XI "testimoniava per la verità e per la dignità umana" esaltando l'uomo della Provvidenza e consigliando al cattolici dl prestargli giuramento di fedeltà (con una piccola riserva mentale per far salvi i diritti della Chiesa); mentre arcivescovi, vescovi, preti, frati, monache, plaudivano all'impresa di Abissinia e sfilavano in parata per rendere omaggio al Duce; mentre i giornalisti de L'Osservatore Romano non si lasciavano sfuggire alcuna occasione per inneggiare al regime...
    finché non cominciarono, a sentire anche loro, puzzo di bruciato.

    Ma questa replica l'ho già anticipata in Il manganello e l'aspersorio; e non voglio ripetermi. Un sacerdote che conosceva molto bene l'organizzazione della Chiesa, l'abate Antonio Rosmini, in un libretto scritto nel 1832 e pubblicato subito dopo l'elevazione di Pio IX al soglio pontificio (Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, una delle quali era appunto, "la servitù dei beni ecclesiastici", che è quanto dire "la roba") osservò che sarebbe stato di incredibile giovamento alla Chiesa una precisa, razionale ripartizione di tutte le sue entrate, e delle entrate degli ordini religiosi, tra i diversi impieghi, e la pubblicazione di un rendiconto annuale, "sicché apparisse a tutto il mondo il ricevuto e lo speso in quegli usi con una estrema chiarezza, sicché l'opinione dei fedeli di Dio potesse apporre una sanzione di pubblica stima o di biasimo all'impiego di tali rendite".
    "No, per fermo, non conviene, non è espediente che la giustizia e la carità, secondo la quale la Chiesa nell'amministrazione economica de' suoi beni temporali di qualunque specie, si resti sotto il moggio nascosta, anzi è più che mai desiderabile che risplenda siccome ardente face sul candeliere. Oh quanto ciò non concilierebbe a lei gli animi dei fedeli! Che istruzione, che esempio non potrebbe dar ella all'universo intero! E solamente allora la debolezza de' suoi ministri, sostenuta dal giudizio pubblico, a terrebbe lontana dal cedere all'umana tentazione".
    A leggere questo brano si capisce perché il dottissimo ed onestissimo abate di Rovereto fu oggetto di tanto odio, da parte dei gesuiti, e la ragione per la quale non venne nominato cardinale. Per convincere i lettori che le affermazioni contenute nel mio articolo "non meritavano di essere discusse", il corsivista dell'Osservatore non ha saputo portare una ragione migliore di questa: "Nei venti secoli della sua storia la Chiesa ha dimostrato di preoccuparsi soltanto delle anime". Venti secoli sono parecchi...

    Durante quei venti secoli, fra i tanti rompiscatole di cui la Chiesa ha avuto da lamentarsi, ci fu un certo Dante Alighieri (di cui anche il corsivista dell'Osservatore ha forse sentito parlare, perché la sua opera maggiore è rimasta all'Indice dei libri proibiti per alcuni secoli) che ebbe il cattivo gusto di presentarci, nella bolgia dei simoniaci, papa Nicolò III che, a testa in giù nel foro tondo, sprangava i piedi infuocati, smaniando in attesa di Bonifacio VIII e di Celestino V. Dante ingiuria lui e i suoi successori con questa terribile invettiva: "Fatto v'avete Iddio d'oro e d'argento e che altro è da voi all'idolatre, se non ch'egli uno, e voi n'onorate cento?" Negli undici secoli circa di dominio temporale (che corrono dalla chiamata dei Franchi in Italia da parte di Stefano III, alla breccia di Porta Pia) ci furono dei pontefici-sovrani che ne fecero di tutti i colori: guerre d'aggressione; alleanza con gli infedeli contro i cristiani; mancanze di parola e spergiuri; pratiche simoniache; operazioni predatorie; orge con prostitute in Vaticano; tradimenti, assassini, stragi. Fecero tutto questo per salvare le anime? Durante quei due millenni, ci furono almeno cinque secoli, anteriori alla riforma luterana, in cui le lotte tra i pontefici che fraternamente si scomunicavano a vicenda, le guerre contro gli infedeli, gli eretici e i sovrani cattolici, la costruzione della nuova basilica di S. Pietro, la magnificenza dalla corte pontificia, furono per la maggior parte finanziate con la vendita "a tariffa" delle indulgenze (veri assegni - spiegavano i grandi scolastici Alberto Magno e Tommaso d'Aquino - sul tesoro di meriti a disposizione della Chiesa, costituito dagli immensi meriti di Cristo e dall'incommensurabile cumulo dei meriti dei santi).

    Le lettere di indulgenza erano divenute moneta corrente, tanto che l'Eck, campione del papato in Germania contro Lutero, lamentava che alcuni collettori arrivassero a pagare con esse il conto dell'albergo e, cosa anche più turpe, perfino le prostitute. ("Compertum est, quod aliqui pro expensis prandii dederint hospitibus aut abtulerint dare schedulas indulgentiamm et, quod turpissimum est, malis mulleribus pro nocturno salario". A. Mario Rossi, Lutero a Roma, p. 106).

    Le indulgenze - riconosce anche il cattolico Pastor nella sua monumentale opera storica sul papi - divennero pura e semplice operazione finanziaria. "Non più l'acquisto di grazie spirituali, ma il bisogno di denaro divenne il vero motivo per cui si chiedevano e venivano concesse indulgenze". Oltre al sovrani, che riscuotevano una percentuale sugli incassi, e al grandi banchieri che ottenevano l'appalto delle riscossioni, molti ordini religiosi, vescovi, cardinali, pontefici, erano interessati a queste operazioni.

    "Nessuno nega l'esistenza di abusi e per di più gravi" ammette l'Enciclopedia cattolica, edita nel 1951 dalla Città del Vaticano: "Purtroppo soltanto dopo l'accanita lotta protestante contro le indulgenze il Concilio di Trento soppresse per sempre la questua delle indulgenze".

    Per affermare che, in tutta la sua storia bimillenaria, la Chiesa non si è mal preoccupata altro che delle anime, il corsivista dell'Osservatore non deve aver mai sentito parlare della vendita delle indulgenze; come non deve aver mal sentito parlare del "nepotismo", a proposito del quale la medesima Enciclopedia cattolica, dopo aver ricordato che si distinsero in esso alcuni papa avignonesi, e dopo aver dato un elenco di pontefici che più si preoccuparono del collocamento in Curia dei loro parenti, fornendo loro feudi, a danno dei legittimi signori, scrive: "Il nepotismo ebbe poi la sua più clamorosa espressione in Alessandro VI, che costituì il figlio Cesare Borgia gonfaloniere della Chiesa, si preoccupò di creargli una posizione eminente fino a fornirgli uno Stato ereditario nell'Italia centrale, che Giulio Il rovesciò poi senza pietà. Leone X si adoperò a conquistare il ducato di Urbino, compreso negli Stati pontifici, per il nipote Lorenzo dei Medici, togliendolo a Francesco Maria della Rovere, e maggiori mire aveva nell'Italia settentrionale. Non fu da meno Paolo III, che costituì per il figlio Pier Luigi un ducato a Castro, dove i Farnese avevano i loro possessi ereditari, aggiungendovi il governo perpetuo di Nepi, Ronciglione e Caprarola, e poi, nel 1545, gli diede in feudo la signoria di Parma, Piacenza e Guastalla, che appartenevano alla Santa sede".

    Più difficile sradicare - aggiunge l'Enciclopedia cattolica - fu quello che viene chiamato "piccolo nepotismo", consistente nell'ingrandire la propria famiglia, con dignità, redditi e possedimenti ecclesiastici e civili: "Esso assunse un particolare aspetto con l'istituto del "cardinal nipote", detto anche "cardinal padrone", che compare col primo decorrere del secolo XVI e assume forma definitiva con Pio IV, per cui un membro della famiglia, di solito un nipote, era capo della Segreteria pontificia e di tutta la Curia, arbitro quindi dei favori pontifici. Gli Aldobrandini, i Borghese, i Barberini, i Pamphili, ripetono da questo le loro fortune".

    Tutto questo dovrebbe, mi sembra, insegnare al corsivista dell'Osservatore che - essendo, anche l'anima dei preti, finché restano a questo mondo, legata al corpo - nei venti secoli della sua storia, la Chiesa non si è preoccupata soltanto delle anime: un pochino, sia pure in casi eccezionali, si è preoccupata anche della "roba".

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Dal 2004 con amore
    Data Registrazione
    15 Jun 2004
    Località
    Attorno a Milano
    Messaggi
    19,247
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ernesto Rossi, celebre anticlericale,
    ricordo di lui il Sillabo e dopo che, inteso alla rovescia, rappresenta esattamente il mio pensiero

  3. #3
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    24 Aug 2009
    Messaggi
    5,382
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'articolo proposto è un pò datato. Laicisti e anticlericali dei nostri giorni preferiscono altri argomenti a quelli che il Rossi usava nei lontani anni 60. Un articolo pieno di livore, una critica "destruens" alla quale preferiremmo una nobile e giusta critica "costruens". A proposito ripropongo un noto articolo di Messori sulle "ricchezze vaticane". Un articolo interessante, senza dubbio più recente, che può aiutarci a eliminare alcuni luoghi comuni sulle presunte ricchezze della Chiesa.

    Ricchezze vaticane
    di Vittorio Messori

    Due soli dati - piccoli, ma significativi e inoppugnabili - a proposito del gran parlare delle solite "ricchezze della Chiesa". Il bilancio della Santa Sede - cioè di uno Stato sovrano con, tra l'altro, una rete di oltre 100 ambasciate, le "nunziature", e con tutti quei "ministeri" che sono le Congregazioni più i Segretariati e gli infiniti altri uffici - quel bilancio, dunque, per il 1989 era pari a meno della metà del bilancio del Parlamento italiano. Insomma, i soli deputati e senatori che siedono nei due edifici romani (già pontifici) di Montecitorio e di palazzo Madama, costano al contribuente italiano più del doppio di quanto non costi il Vaticano agli 800 milioni di cattolici nel mondo. I quali cattolici, poi, sono così generosi? Non sembra, visto che quegli 800 milioni di battezzati danno ogni anno alla loro Chiesa offerte minori di quanto non ne diano i 2 milioni di americani membri della Chiesa Avventista del Settimo Giorno. Per non parlare dei Testimoni di Geova o di tutte le altre sètte - la Chiesa dell'Unificazione di Sun Moon, ad esempio - le quali dispongono di capitali che muovono e investono in tutto il mondo e che ridicolizzano le "ricchezze" del Vaticano. Le uniche, però, queste ultime, delle quali si parli indignati.

    A quella indignazione sfugge tra l'altro che simili ricchezze (a differenza di quanto avviene per le nuove sètte, chiese e chiesuole che non lasciano nulla per altri) sono state nei secoli messe a frutto con un "investimento" che ha dato, dà e darà sempre più dividendi straordinari. È quell"'investimento" sull'arte del quale prosperano innumerevoli città d'Europa e, soprattutto, d'Italia. Che sarebbe Roma stessa se non disponesse che delle scarse rovine imperiali, se una serie ininterrotta di papi non vi avesse gettato le famose, esecrate "ricchezze" per crearvi quello che è forse il maggior complesso artistico del mondo, sparso su tutti i quartieri? Qualcuno dovrebbe pur ricordare a politici, giornalisti, demagoghi vari i quali, a Roma, moraleggiano sui "soldi del Vaticano" che in quella stessa città quasi metà della gente vive dei proventi di un turismo causato proprio da uno spendere soldi "cattolici" secolo dopo secolo, a favore dell'arte. Se - qui come ovunque altrove - è dai frutti che si riconosce l'albero, va pur detto che i tanti secoli di amministrazione pontificia di Roma, pur con le loro ombre (ma non più gravi della media del tempo), hanno avuto come frutto il dotare la città di un capitale in grado di produrre ininterrotta ricchezza.

    A proposito di soldi, la campagna scandalistica contro quell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche che i contribuenti possono liberamente mettere a disposizione della Chiesa italiana ignora (o vuole ignorare) quale sia il retroscena storico. Nel 1860 i Piemontesi, per raggiungere (e bloccare) Garibaldi al Sud, invasero - approfittandone per annetterle con la forza al nuovo Regno - le regioni pontificie della Romagna, delle Marche e dell'Umbria. Dei suoi possedimenti, alla Chiesa non restò che il Lazio, anch'esso poi invaso e incamerato dai Savoia nel 1870. Tutto ciò fu considerato come una vera e propria rapina da parte degli studiosi dì diritto internazionale, e di certo non solo cattolici: si scandalizzarono per il sopruso persino i grandi giuristi della luterana Germania di Bismarck. A questo si aggiunse quell'altro clamoroso sopruso del sequestro e dell'incameramento di tutti i beni ecclesiastici italiani: dai monasteri, alle istituzioni benefiche, ai campi, sino alle chiese stesse. Confisca, si badi, senza alcun indennizzo. Per tentare di salvare la faccia di fronte alla comunità internazionale - e per dare una qualche rassicurazione alle masse cattoliche che rappresentavano l'enorme maggioranza, ma senza voce perché escluse dal voto, dei sudditi del nuovo Regno d'Italia - subito dopo la breccia di Porta Pia il governo dei liberali approvava la cosiddetta "Legge delle Guarentigie". Una legge che, riconoscendo implicitamente che la conquista, senza neppure dichiarazione di guerra, di tutti i territori di uno Stato violava il diritto delle genti, attribuiva un "rimborso" al papa, come sovrano derubato. La somma fu stabilita in una rendita di quasi tre milioni e mezzo di lire-oro: un'enormità, per uno Stato come quello italiano, il cui bilancio era di poche centinaia di milioni di lire. Un'enormità che confermava però quale fosse l'entità della "rapina" perpetrata. Quello delle Guarentigie non era però un trattato accettato dalle due parti, era una legge unilaterale del governo sabaudo: i Papi mai la riconobbero né vollero accettare un centesimo di quella somma vistosa. Per le necessità economiche della Santa Sede preferirono affidarsi alla carità dei fedeli, istituendo l'Obolo di San Pietro.

    Solo quasi sei decenni dopo, nel 1929, si giunse ai Patti Lateranensi, che comprendevano un Concordato e un Trattato che regolava anche i rapporti finanziari. Il Trattato ristabiliva il principio di quel "rimborso" per la confisca dello Stato Pontificio e dei beni ecclesiastici che lo stesso governo italiano del 1870 aveva giudicato necessario. Si stabilì così che l'Italia avrebbe versato 750 milioni in contanti e che si sarebbe accollata alcuni oneri come quello di uno stipendio ai sacerdoti "in cura d'anime". Quello stipendio, in parte era fondato sui crediti che la Chiesa vantava verso lo Stato italiano, in parte derivava dalle nuove funzioni pubbliche - come la celebrazione e la registrazione dei matrimoni con rito religioso, aventi però anche validità civile che i Patti attribuivano alla Chiesa. Dunque, le concessioni economiche del 1929, motivo di tanto scandalo per la polemica anticlericale, non erano un "regalo", il frutto di qualche favore "costantiniano", ma la copertura (seppure, solo parziale) di un debito determinato dalle spoliazioni del XIX secolo. È in questa prospettiva storica che andrebbe giudicata la recente revisione dei Patti Lateranensi ad opera del governo non di un democristiano ma di un socialista come Bettino Craxi. In quella revisione, tra l'altro, si supera il concetto, pur del tutto legittimo alla luce del diritto internazionale, di "rimborso" e si instaura quello della contribuzione volontaria della quale lo Stato si limita a fare da esattore. Il famoso "otto per mille", dunque, va inquadrato in una più che secolare vicenda della storia italiana. Ma, questa, chi la conosce più?

    Ma si: proviamo a venderli - a beneficio, che so?, dei poveri negretti - i tesori del Vaticano. Cominciamo, per esempio, dalla Pietà di Michelangelo che è in San Pietro. lì prezzo d'asta, stando a chi ha provato ad azzardare una valutazione, non potrebbe essere inferiore al miliardo di dollari. Solo un consorzio di banche o di multinazionali americane o giapponesi potrebbe permettersi un simile acquisto. Come primo risultato, quel capolavoro eccelso lascerebbe dì certo l'Italia. E poi, quell'opera che è ora esposta, gratis, all'emozione di tutti, cadrebbe sotto l'arbitrio di un padrone privato - società o collezionista straricco - che potrebbe anche decidere di tenere per sé, vietandola alla vista di altri, tanta bellezza. Bellezza, poi, che - cessando di dar gloria a Dio in San Pietro - darebbe gloria, in qualche bunker blindato, al potere della finanza, cioè a ciò che la Scrittura chiama "Mammona". Il mondo avrebbe, forse, un ospedale in più nel Terzo Mondo: ma sarebbe davvero più ricco e più umano?

    da Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992, p. 548.

  4. #4
    Iscritto
    Data Registrazione
    09 Nov 2004
    Messaggi
    65
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    COME SEMPRE SI TRATTA DI LUOGHI COMUNI DI LAICI CHE NON PERDONO OCCASIONE DI BERSAGLIARE LA CHIESA, DIMENTICANDO CHE TUTTO IL VATICANO CON QUANTO CONTIENE è PATRIMONIO MONDIALE DELL'UMANITà. NON è CIOè SOLO DEL "VATICANO", MA QUEI BENI APPARTENGONO A TUTTI.
    BENI CHE COSTITUISCONO UNA PARTE RILEVANTE DEL NOSTRO PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO.

    PACE E BENE

    FRANCESCANO

 

 

Discussioni Simili

  1. Buttate "roba" fuori dal finestrino dell'auto?
    Di mylos nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 35
    Ultimo Messaggio: 25-08-11, 15:11
  2. Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 06-08-10, 15:18
  3. Pericolo Comunista: Veramente "Roba da Ridere"?
    Di Mr. Hyde nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 147
    Ultimo Messaggio: 04-12-05, 21:59
  4. la chiesa e la "roba"
    Di benfy nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 23-12-04, 21:44
  5. la chiesa e la "roba"
    Di benfy nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-12-04, 15:26

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226