Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    SULLE RADICI CRISTIANE E GERMANICHE DEL NATALE-fondamentale-

    Tratto da "IL CAVALIERE ,LA MORTE ,IL DIAVOLO " di JEAN CAU

    ciarrapico editore

    Fate silenzio dentro di voi.
    Leggete e rileggete queste parole.
    Portatele con voi ,stanotte,
    quando nelle cattedrali di tutta Europa
    risuoneranno inni solenni,

    e si rinnoverà il più grande miracolo di tutta la storia dell'uomo,

    un infante che entrò prepotentemente nella storia dei popoli
    e mise una croce su roma dicendole
    "portala e servi"

    Fissate queste parole dentro di voi.

    Per sempre.

    Felice santo Natale.

  2. #2
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    Infatti: dopo secoli, la buona, ingenua razza di Occidente ha aperto le sue porte alla lingua fiacca della debolezza, della malattia e della rinuncia. Nonostante, il fuoco ha sempre covato sotto le ceneri e l'Occidente si è fortificato nella contradizione che ha prodotto il Cavaliere, il Crociato, il costruttore di cattedrali, il conquistatore, il colonizzatore. La parola dolce, l'azione violenta. La croce e la spada. Accanto al prete mormorante il soldato del Cristo. Il pagano aveva, insomma, crocifisso uno dei nostri e doveva, o pagare duramente il prezzo di quella morte, o adorare colui che aveva martirizzato. Il cuore puro, l'anima dura, tale era il soldato cristiano, eterno vendicatore che spezzava i corpi e mieteva le anime. Vi fu, da allora, quel matrimonio, che fece la nostra forza e proiettò il nostro slancio.

    Sempre mi' incanterà la frase di Clodoveo che Remigio vescovo di Reims vuole con dolcezza convertire. Il rude barbaro è docile e ascolta la bella storia che gli narra il vescovo. Senza dubbio, gli piace quel Gesù così amabile, nato da una vergine, e facitore di miracoli. Il barbaro s'intenerisce. Remigio porta avanti il suo racconto e adessonarra con voce spezzata l'arresto, il martirio del dio. Si è arrivati alla crocifissione. I chiodi affondano nelle mani. Il re. è coronato di spine. Allora Clodoveo non resiste, si alza, in lacrime e grida con voce di tuono: « Ah vescovo, perché non ero io là coi miei Franchi! ». Basta con la dolcezza, l'accettazione, il martirio! Un dio, se è il mio dio, io lo difendo a sciabolate e metto a pezzi i suoi nemici e i suoi carnefici. « Perché non ero là coi miei Franchi! » ecco la sublime parola dell'Occidente, cristiano e barbaro a un tempo, buono e selvaggio, sottomesso al suo dio ma terribile per difenderne il trono. Il suo ideale: il cavaliere cristiano. La sua incarnazione, Goffredo di Buglione nel quale si radunarono vive tutte le virtù. Così, durante secoli, sulla ricchezza del vecchio fondo barbaro, su questa roccia di violenta salute, il cristianesimo, religione importata, eresse i suoi altari miniati e i suoi templi fioriti. Fu l'alibi della dolcezza per la nostra forza in esplosione. Le indicò le mète, i nemici, le terre, gli orizzonti verso i quali, brucianti di violenza pagana e di ardore mistico, ci gettammo. E i preti, complici, benedivano le nostre vittorie, cantavano le lodi, sulla terra conquistata, del dio di dolcezza e del signore della collera. Era una bella e buona cosa, un bello e buono equilibrio questo duplice regno. La forza vi attingeva la sua mistica; la mistica vi acquistava una forza.« Ah! vescovo! perché non ero là coi miei paracadutisti e i miei mercenari! ». Disgraziato! Che dici, tu sbagli epoca! Oggi non si tratta più d'imporre una fede! « Sì, vescovo, si impone! Se tu mi dài un dio, voglio credere in lui e osare portar il suo trono nelle strade e nei regni. Voglio mostrarlo e guai a colui che non si scoprirà sul suo passaggio. Non voglio, non posso credere in Lui nel segreto e nella timida vergogna. Esigo il suo regno. Devo - perché se lui è mio è il migliore - per lui mietere anime e conquistare delle terre dove costruirò i suoi altari! Oppure, vescovo, non credo più se con lui fuggo e mi nascondo. Se non sono più il suo soldato, vescovo, allora, tieni la mia spada, il mio cinturone e lasciami in pace coi tuoi paternostri. In borghese, andrò a iscrivermi a un partito, per esempio, comunista. Oppure, leggerò i libri tanto noiosi del signor Marx o del signor Freud. Hanno, sembra, da fornirmi spiegazioni sul mio antico comportamento da bruto ». Disgraziato, disgraziato! E l'Amore? « Non ne voglio sapere, vescovo del tuo amore, che s'inginocchia e tende la gola. Ho troppo imparato ad amare in altra maniera, io ». Ah e come figlio errante, hai imparato ad amare? « Sempre dopo la vittoria! ». Ma è possibile? « Sì, il mio nemico, prima lo vinco, poi lo sollevo e l'amo ».


    Ogni civiltà crolla quando divorziano la sua violenza e la sua fede, la sua forza e la sua mistica.

  3. #3
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  4. #4
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    Thumbs up ....e quella notte di Natale dell'800.


    .....in cui nacque...... L'EUROPA!

  5. #5
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    Quando l'anima d'Europa non era in vendita e quando i banchieri erano solamente servitori dell'idea, oggi sono loro i padroni.
    G
    Buon Natale, la Luce del mondo è con noi.

  6. #6
    Totila
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    Originally posted by Gundam
    Quando l'anima d'Europa non era in vendita e quando i banchieri erano solamente servitori dell'idea, oggi sono loro i padroni.
    G
    Buon Natale, la Luce del mondo è con noi.
    Grazie Gundam.
    Buon natale e che l'anno nuovo ci porti uno spiraglio di luce!


  7. #7
    Totila
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    Originally posted by Jenainsubrica
    Infatti: dopo secoli, la buona, ingenua razza di Occidente ha aperto le sue porte alla lingua fiacca della debolezza, della malattia e della rinuncia. Nonostante, il fuoco ha sempre covato sotto le ceneri e l'Occidente si è fortificato nella contradizione che ha prodotto il Cavaliere, il Crociato, il costruttore di cattedrali, il conquistatore, il colonizzatore. La parola dolce, l'azione violenta. La croce e la spada. Accanto al prete mormorante il soldato del Cristo. Il pagano aveva, insomma, crocifisso uno dei nostri e doveva, o pagare duramente il prezzo di quella morte, o adorare colui che aveva martirizzato. Il cuore puro, l'anima dura, tale era il soldato cristiano, eterno vendicatore che spezzava i corpi e mieteva le anime. Vi fu, da allora, quel matrimonio, che fece la nostra forza e proiettò il nostro slancio.

    Sempre mi' incanterà la frase di Clodoveo che Remigio vescovo di Reims vuole con dolcezza convertire. Il rude barbaro è docile e ascolta la bella storia che gli narra il vescovo. Senza dubbio, gli piace quel Gesù così amabile, nato da una vergine, e facitore di miracoli. Il barbaro s'intenerisce. Remigio porta avanti il suo racconto e adessonarra con voce spezzata l'arresto, il martirio del dio. Si è arrivati alla crocifissione. I chiodi affondano nelle mani. Il re. è coronato di spine. Allora Clodoveo non resiste, si alza, in lacrime e grida con voce di tuono: « Ah vescovo, perché non ero io là coi miei Franchi! ». Basta con la dolcezza, l'accettazione, il martirio! Un dio, se è il mio dio, io lo difendo a sciabolate e metto a pezzi i suoi nemici e i suoi carnefici. « Perché non ero là coi miei Franchi! » ecco la sublime parola dell'Occidente, cristiano e barbaro a un tempo, buono e selvaggio, sottomesso al suo dio ma terribile per difenderne il trono. Il suo ideale: il cavaliere cristiano. La sua incarnazione, Goffredo di Buglione nel quale si radunarono vive tutte le virtù. Così, durante secoli, sulla ricchezza del vecchio fondo barbaro, su questa roccia di violenta salute, il cristianesimo, religione importata, eresse i suoi altari miniati e i suoi templi fioriti. Fu l'alibi della dolcezza per la nostra forza in esplosione. Le indicò le mète, i nemici, le terre, gli orizzonti verso i quali, brucianti di violenza pagana e di ardore mistico, ci gettammo. E i preti, complici, benedivano le nostre vittorie, cantavano le lodi, sulla terra conquistata, del dio di dolcezza e del signore della collera. Era una bella e buona cosa, un bello e buono equilibrio questo duplice regno. La forza vi attingeva la sua mistica; la mistica vi acquistava una forza.« Ah! vescovo! perché non ero là coi miei paracadutisti e i miei mercenari! ». Disgraziato! Che dici, tu sbagli epoca! Oggi non si tratta più d'imporre una fede! « Sì, vescovo, si impone! Se tu mi dài un dio, voglio credere in lui e osare portar il suo trono nelle strade e nei regni. Voglio mostrarlo e guai a colui che non si scoprirà sul suo passaggio. Non voglio, non posso credere in Lui nel segreto e nella timida vergogna. Esigo il suo regno. Devo - perché se lui è mio è il migliore - per lui mietere anime e conquistare delle terre dove costruirò i suoi altari! Oppure, vescovo, non credo più se con lui fuggo e mi nascondo. Se non sono più il suo soldato, vescovo, allora, tieni la mia spada, il mio cinturone e lasciami in pace coi tuoi paternostri. In borghese, andrò a iscrivermi a un partito, per esempio, comunista. Oppure, leggerò i libri tanto noiosi del signor Marx o del signor Freud. Hanno, sembra, da fornirmi spiegazioni sul mio antico comportamento da bruto ». Disgraziato, disgraziato! E l'Amore? « Non ne voglio sapere, vescovo del tuo amore, che s'inginocchia e tende la gola. Ho troppo imparato ad amare in altra maniera, io ». Ah e come figlio errante, hai imparato ad amare? « Sempre dopo la vittoria! ». Ma è possibile? « Sì, il mio nemico, prima lo vinco, poi lo sollevo e l'amo ».


    Ogni civiltà crolla quando divorziano la sua violenza e la sua fede, la sua forza e la sua mistica.
    Jena, da dove hai preso questo brano?
    Jean Cau? O Domenico Giuliotti.
    Mi ricordo di averlo letto; ma non so chi dei due scrittori lo abbia scritto.

  8. #8
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