Beatrice indica a Dante il futuro fustigatore della Chiesa corrotta: «D, U, X».
........Succede, infatti, che Beatrice profetizza con aria solenne - rinviando, per conferma, a quanto gli astri preannunciano - l’avvento di un misterioso personaggio, qualcuno che sarà forse un imperatore e che, tra le sue imprese, riporterà il papato alla dimensione solo spirituale, assumendo egli il potere politico che la Curia ha usurpato. Una profezia strettamente legata a quell’altra del primo capitolo dell’Inferno, quella sull’altrettanto misterioso Veltro, che «dell’umile Italia fia salute». Per identificare il Veltro , Virgilio - che qui parla - dice che «sua nazion sarà tra Feltro e Feltro». Per almeno una di queste località, anche i commentatori antichi rinviano unanimi a una località della Romagna.
Non ci sarebbe nulla per risvegliare la nostra attenzione, se non fosse che a quel romagnolo che verrà Beatrice attribuisce un nome: nientemeno che DUX. Dice, in effetti, il verso 43 di questo nostro capitolo del Purgatorio, che «il messo», il salvatore politico, sarà indicato da «un cinquecento, diece e cinque». In numeri romani: D, X, V. Procedendo alla semplice inversione di una lettera e dando alla V il valore di U, come normale nell’uso latino, si ottiene un DUX. Lettura, si badi, unanime tra gli esegeti secoli e secoli prima di un certo anno 1922. Dunque, la salvezza per l’Italia e la rimessa al suo posto della Chiesa (un Concordato?) verranno, mescolando i vaticini di Virgilio e di Beatrice, da un «Duce romagnolo»? La cosa era troppo ghiotta per non attirare prima la curiosità e poi, fatalmente, la piaggeria dei cortigiani, alcuni dei quali illustri dantisti universitari, che al Benito offrirono studi, dove l’erudizione si mescola al grottesco. L’Alighieri, insomma, come primo annunciatore dell’uomo di Predappio: Dux, appunto. Il fiero ghibellino, avido di libertà, non se ne sarà compiaciuto, nel suo sepolcro di Ravenna.
vittorio messori


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