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  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Battisti - Mogol, tradizione spirituale ed esoterismo

    Compratevi questo libro:


    Marco Rossi
    Battisti - Mogol, tradizione spirituale ed esoterismo
    Ibiskos editrice 2005, € 12,00






    Prefazione

    Non solo "canzonette" disimpegnate

    Tutto nel nostro Bel Paese serve per polemizzare buttandola in politica, anche il quarantesimo anniversario del "Piper" nel febbraio 2004. Tra le molte futilità che sono state scritte, si è peraltro appreso anche un particolare interessante: e cioè che quel che il famoso locale romano rappresentava a livello di comportamento e immaginario dei ragazzi di allora era visto con grande ostilità dal PCI e dalla FGCI, il partito egemone nella cultura e la sua organizzazione giovanile, perché non rappresentava alcun "impegno", anzi lo escludeva, e che Lucio Battisti per aver espresso pubblicamente la sua tendenza a musicare canzoni d'amore era stato messo all'indice dall'intellettualità comunista.

    Quando il cantautore morì nel 1998 ad appena 55 anni, emerse un'altra stucchevole polemica: all'epoca bollato come "di destra", post mortem ebbe lacrimosi epicedi da parte dei suoi ex colleghi cantautori "prolerari" ed engagés che (almeno qualcuno) fece ammenda delle castronerie a suo tempo dette contro di lui. Però non mancò chi, pervicacemente, insistette col dire che "la Destra lo aveva strumentalizzato" o, anche, "se ne era indebitamente appropriata".

    I piagnistei postumi non hanno attenuato l'atteggianento di sempre, l'idea della Sinistra di considerarsi sempre dalla parte del Bene e del Giusto, di essere quella "meglio gioventù" di cui l'omonimo film di Marco Tullio Giordana ha fatto l'apologia (facendo entrare il termine nel linguaggio comune), cui si sono purtroppo aggiunti spesso critici considerati "di destra" intenzionati a dire che, anche loro, erano "rivoluzionari " e contro la "borghesia".

    Quella "meglio gioventù", che in realtà proprio tale non fu, di cui si torna a parlare oggi grazie agli sbeffeggiamenti del Fato e ai ritorni ciclici della Storia, ricordando un episodio crudele e rimosso come il "rogo di Primavalle ", con i suoi orrori anche odierni visto che c'è ancora chi cerca, in qualche modo, di "giustificarlo" riferendosi al "clima del tempo"...

    I ragazzi di destra, "strumentalizzarono" le canzoni che all'inizio degli anni Settanta, in piena "contestazione", Lucio Battisti cantava su testi di Mogol? O piuttosto non erano queste straordinarie "canzonette" a risultare, per la loro musica e le loro parole, in perfetta sintonia con il modo di essere e di pensare dei ragazzi di destra? E, proprio per questo, essi ne fecero una bandiera ed un mito, mentre - per i motivi identici ed opposti - alla Sinistra non piacevano affatto?

    Ovviamente è questa la risposta, senza dietrologie e senza quelle assurdità di cui ancora si compiacciono alcuni reduci sessantottini che attualmente scrivono sui fogli che si autodefiniscono "progressisti ". Si parva licet componere magnis, a pensarci bene, è lo stesso caso di Tolkien: nessuna "strumentalizzazione" ma perfetta corrispondenza di sentimenti, sensazioni, "visioni del mondo". I ragazzi di destra si ritrovavano sia nelle canzoni di Battisti-Mogol che nel Signore degli Anelli. Li sentivano 'loro", tutto qui. Allora perché tanto scandalo? Perché un fatto così normale suscita ancora ridicoli anatemi e puerili invettive tipo: "Fascisti, giù le mani da Tolkien (o da Battisti)"? Ma perché la Sinistra (con la sua "meglio gioventù") non era e non è abituata a lasciarsi sfuggire di mano fenomeni di massa - mediatici come si dice oggi - su cui in genere riesce sempre ad applicare il suo imprimatur appropriandosene per rendenderli così accettabili, valorizzarli e, qui sì, strumentalizzarli.

    Erano fenomeni di massa le banali "canzonette" del musicista romano, lo era l'opera del professore di Oxford. Soltanto che la Sinistra, giornalistica e sociologica, troppo impegnata a voler "cambiare la società ", non se ne volle accorgere, e quando se ne accorse era troppo tardi e la questione le era sfuggita di mano, non ne poteva più approfittare. E dopo, a decenni di distanza, per recuperare l'occasione perduta, fa carte falsissime: grazie alla forte presenza nella stampa e nei media radiotelevisivi, si reinventa il passato muovendo accuse assurde e lanciandosi in gratuite invettive.

    Ebbene, mentre per la narrativa tolkieniana è stata ormai effettuata un'esegesi approfondita che dimostra come i temi e i simboli del Signore degli Anelli fossero in sintonia con i valori di quegli antichi ragazzi di destra, e riuscendo così a spiegare la ragione profonda per cui l'opera divenne un libro di culto per quella "peggio gioventù", ancora nulla era stato tentato per la produzione musicale del duo Battisti-Mogol che ci aiutasse a comprendere il motivo profondo, il "perché" del fatto che fosse disprezzata dall'ufficialità di Sinistra ed invece fatta spontaneamente propria dai ragazzi della parte opposta.

    Ci prova, con questo saggio sorprendente e convincente, Marco Rossi che non da oggi si occupa dei risvolti palesi e nascosti della musica popolare: si pensi al suo pionieristico The Rolling Stones: lascia che sanguini (Il Falco, Milano, 1983). Con una analisi lunga e approfondita dei testi che Mogol scrisse ovviamente in sintonia con Battisti, Marco Rossi evidenzia il messaggio spirituale di quelle "sdolcinate canzonette" in aperta e totale controtendenza rispetto ai valori dei primi anni Settanta propagandati dai sessantottini, e - cosa che sorprenderà molti - la cultura tradizionale su cui esso si appoggia, indicando anche le fonti precise alle quali ci si può riferire.

    Naturalmente qualche bello spirito, non ancora "ammaestrato" dagli abbagli cui già è andato incontro (ad esempio con Tolkien) parlerà di esagerazione, di tesi non provate e certo anche della solita "strumentalizzazione ". Ma lo farà perchè è incapace di capire (e se per uno strano caso lo capisse, di accettare) la mentalità simbolica che sta dietro le analisi di Rossi e quel che muove certe persone.

    Ad esempio, non capirebbe mai come artisti colti e sensibili, aperti all'influsso di determinati valori superiori e spirituali, abbiano potuto, possano e potranno descrivere e trasmettere certi miti e certe esperienze tradizionali senza magari averne avuto diretta conoscenza: basterebbe leggere la parte iniziale de Il mistero del Graal di Evola o alcuni specifici brani di Simboli della scienza sacra di Guénon per rendersi conto di come ciò possa avvenire e non sia affatto né insolito né impossibile.

    Non sempre è dunque necessaria una conoscenza personale (che peraltro Rossi ipotizza) per esprimere concetti di questo genere: è sufficiente piuttosto essere veri artisti, possedere l'intuito e la sensibilità che sono loro propri per essere spiritualmente aperti a, o predisposti verso, determinate influenze tradizionali, sia interiori che "dall'alto". Che sono perenni anche se nascoste e occultate, e che quindi possono sempre agire sul piano "intellettuale" di chi è naturalmente, anche se inconsciamente, indirizzato verso di esse.

    Questo è quanto di certo avvenuto per le canzoni scritte e composte nello straordinario quinquennio 1970-1975 dal duo Battisti-Mogol. Ed è per questo motivo sottile che vennero accolte dai ragazzi di destra e respinte dalla cultura di sinistra. Fu una cosa, lo ripeto ancora, del tutto naturale, spontanea, proprio come avvenne, ripeto anche questo, per Tolkien.

    Marco Rossi, quindi, apre orizzonti imprevisti ma che spiegano allora tutto, spiegano quel che non si capiva, o si capiva solo a livello superficiale, epidermico, appunto da banalissima "canzonetta". Un terreno, questo, finora campo d'indagine soltanto di semiologi alla Umberto Eco, che però, come dimostrò già nel ,famosissimo Apocalittici e integrati (1964), ne aveva compreso benissimo l'importanza quale mezzo di diffusione di idee e valori a livello popolare; o anche, più di recente, di storici e sociologi i quali hanno scritto la storia italiana attraverso San Remo e simili (si veda ad esempio, La storia leggera di Stefano Pivato, 2003). Un campo invece, come dimostra appunto questo saggio, che può venire affrontato con grande efficacia anche da chi utilizza altri e più profondi strumenti interpretativi.


    Gianfranco De Turris
    Roma, febbraio 2005





    http://www.ibiskoseditricerisolo.it/
    info@ibiskoseditricerisolo.it

    Ibiskos Editrice
    via Campania, 31
    50053 Empoli [Fi]
    tel. [+39] 0571.99.41.44 (due linee)
    fax [+39] 0571.99.35.23

  2. #2
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito

    Marco Rossi ha collaborato alle pagine culturali di quotidiani come “Roma” di Napoli e “La Gazzetta Ticinese” di Lugano; di periodici come “Il Borghese”, “Intervento”, “La Torre”, “Futurismo Oggi”, “Diorama Letterario”, “Parsifal”, “Antologia Viesseux”, “Koiné”, “Letteratura-Tradizione”.
    Si occupa soprattutto di ricerche storiche sui legami tra cultura esoterica del Ventesimo secolo e la storia politica, artistica e letteraria italiana, pubblicando articoli e saggi sulle riviste “Storia Contemporanea”, “Theosophical History”, “Quaderni Radicali”.
    Ha pubblicato il volume Leggende a Primavera, Futurismo Oggi, Roma, 1982; Lascia che sanguini: The Rolling Stones - Contestazione e crisi giovanile attraverso la musica, Il Falco, Milano 1983; La conquista della terra di nessuno, Solfanelli, Chieti, 1995.
    E’ coautore e curatore del volumeDelle rovine ed oltre - saggi su Julius Evola, Antonio Pellicani Editore, Roma, 1995 e coautore del libro Julius Evola - Mito, Azione, Civiltà, Il Cerchio, Rimini, 1996. Ha inoltre curato l’appendice dell’edizione di Julius Evola, L’arco e la clava, Mediterranee, Roma, 2000.

 

 

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