Un argomentare che definire DEMENZIALE è troppo poco!!!
e questo figuro, personificazione dell'Arroganza, avrebbe la faccia tosta di chiedere, azi pretendere, ""rispetto istituzionale"" in quanto Ministro della Difesa della Repubblica Italiana?![]()
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e notare che ovviamente anche in questo caso è colpa dei komunisti......
date una scorsa all'ultima riga...![]()
(bananas........che gente!!!)
fonte: www.corriere.it :
Martino: «Fumo anche alle riunioni di governo»
«Ho cominciato a 18 anni, è un mio sacrosanto diritto. Con i divieti
stiamo esagerando»
«Io a tavola voglio fumare. Se il ristorante non vuole il mio fumo, non avrà neppure me».
Al telefono dall’Oman, dov’è in visita al suo collega Al-Busaidi, il ministro della Difesa Antonio Martino conferma la fama di fumatore irriducibile. Non si è arreso un paio di anni fa, quando il
presidente Ciampi lanciò un appello a piantarla col fumo. E anche
adesso che il ministro Sirchia mette divieti, lui vuole continuare ad
accendersi la sigaretta quando gli pare. «Mi sembra che stiamo esagerando. Oltretutto credo che proibire il fumo nei ristoranti violi il diritto di proprietà privata. Non si può costringere».
Nelle riunioni di governo lei accende la sigaretta?
«Sì, ma anche altri fumano».
Berlusconi però non fuma.
«Lui no. Ma è un non fumatore tollerante. Non manifesta segni di
fastidio. Quando l’ho conosciuto, un suo zelante collaboratore mi ha visto con la sigaretta fra le labbra e si è premurato di avvertirmi: "Guardi che il Cavaliere non sopporta il fumo". Poi ho chiesto a lui se era vero e mi ha detto che non ci faceva caso».
E nelle riunioni all’estero?
«A un vertice dei ministri della Difesa della Nato ho creato il club
dei ministri fumatori. Ho tirato fuori le sigarette. Quando mi ha visto, il canadese si è fatto coraggio e mi ha imitato. Con un cenno d’intesa mi ha guardato lo spagnolo, poi il portoghese, tutti grati perché avevo rotto il ghiaccio». ()
In America però sono molto severi coi fumatori.
«Sì, c’è una crociata antifumo, ma io vado sempre a cercarmi un
angolino tranquillo. Ricordo una cerimonia a Washington in onore dell’economista Friedman. C’erano vari ministri. Mi sono appartato in corridoio e ho acceso la sigaretta. Quando mi hanno scoperto se la sono cavata con una battuta di spirito: "Il ministro fuma, lo arrestiamo?"».
Il suo collega americano Donald Rumsfeld fuma?
«Per carità. È un antifumo accanito. Voleva convincere anche me a
smettere. Sai, mi ha detto, mia figlia ha smesso. Gli ho risposto: mica sono tuo figlio, io».
Mai avuto problemi al ristorante?
«In Italia no. Anche perché cerco di farmi dare sempre un tavolo
appartato. In America invece mi ha fatto storie una signora. Stavamo seduti intorno a un grande tavolo circolare. Lei era di fronte, ad almeno due metri di distanza. Quando ho acceso la sigaretta si è alzata dicendo che le dava fastidio. Tutta scena perché alle sue spalle c’era uno che fumava il sigaro e lei manco se n’era accorta».
Sua moglie è americana. Non è infastidita?
«No. Anche se lei e i miei figli non fumano».
Quando prende il pacchetto e legge la scritta «Il fumo uccide» non le viene per un attimo la voglia di smettere?
«Ma io non la leggo. Il pacchetto lo infilo in una custodia di pelle sulla quale c’è una scritta ben diversa».
Cosa c’è scritto?
«C’è scritto: "Il fumo provoca straordinarie prestazioni". Me l’ha
regalata una signora».
A che età ha cominciato a sbuffare fumo?
«Verso i 18 anni. Mio padre era contrario. Ho cominciato con un
pacchetto di Astor da 10. Poi sono andato in America e sono passato alle Winston. Le fumo ancora adesso. Però il pacchetto non era più da 10, ma da 20. E così mi sono abituato a superare di poco le 10 al giorno. Ne consumo 12. A volte mi gusto anche un bel sigaro».
Sta parlando con un non fumatore.
«Ma io sono tollerante con i non fumatori. Non mi danno alcun fastidio. La trovata più simpatica mi è capitato di vederla in un ristorante di Londra. All’ingresso c’era un cartello con la scritta: Non-smokers are tolerated».
Lei reclama il diritto di aspirare fumo in nome della libertà individuale. Ma anche il non fumatore vorrebbe essere libero di respirare aria pulita.
«Sono d’accordo. Ma è un problema da risolvere con la buona educazione.
Non coi divieti. Non si possono proibire quelli che ci danno fastidio.
Poniamo che mi diano fastidio gli obesi, che faccio, gli ordino di
mettersi a dieta? A me danno molto fastidio quelli che non si lavano. Ma non mi sogno di spingerli sotto la doccia».
Qui però è un problema di danno alla salute.
«Che senso ha vivere come se fossi malato per essere sano al momento del trapasso?».
A un giovane incerto se cominciare a fumare lei cosa consiglierebbe?
«Lo sconsiglierei. Non dico che riempirsi i polmoni di fumo sia una
cosa raccomandabile. Ne faccio una questione di libertà. È un mio sacrosanto diritto decidere se accendere la sigaretta o no. Per esempio, imporre il casco a chi va in motorino non mi è sembrato carino. Portare il casco è giusto e prudente, ma dev’essere una libera scelta. Bisogna educare!».
Lei fa parte dell’associazione internazionale Forces, che si batte
contro il divieto di fumo.
«Mi sono associato nel 1998, quando venne impedito a un condannato a morte in Colorado di fumare l’ultima sigaretta prima di morire. Una crudeltà inutile».
Ha perfino scritto la prefazione a un libro dell’americano Steven
Milloy intitolato «Fuma pure. Manuale per difendersi dagli scienziati allarmisti».
«Dove dico che dopo il nazismo e il fascismo, è crollato il comunismo. Gli statalisti sembravano aver subìto una sonora, definitiva sconfitta. E invece no. Sconfitti in campo economico, i nemici della libertà hanno cominciato a cercare la rivincita in altri settori».
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