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Anche la “perfida Albione” ha il suo Buttiglione

Londra. “The Law of unexpected consequences” (l’eterogenesi dei fini).
Così commentano in molti, a Londra, la notizia sul Times di ieri: il nuovo ministro dell’Istruzione, Ruth Kelly, è iscritto all’Opus Dei.
“La divina provvidenza ci ha sorriso” hanno invece sussurrato, fregandosi le mani, alla sede arcivescovile del cardinale di Westminster: in modo indiretto, la pepata storia d’amore extra-coniugale che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro dell’Interno David Blunkett sta per bloccare, e per lungo tempo, l’ambizioso programma governativo di ricerca sulle cellule staminali, mandando in crisi l’intero complesso scientifico-accademico britannico, che ora è in stato di grande allarme.
Se l’ambitissima poltrona di ministro dell’Interno, infatti, abbandonata in fretta e furia da Blunkett, è stata subito riempita dall’ex ministro della Pubblica istruzione Charles Clarke, quella di Clarke è stata offerta appunto alla 36enne “rising star” del Tesoro, Ruth Kelly.
I giornali inglesi erano pieni di complimenti per lei, per la sua rapida e indiscussa ascesa verso il “top”, alle spese di molti altri ministri più anziani.
Nata nel maggio del 1968 (ironia della sorte), da una famiglia benestante irlandese, Ruth Kelly è stata istruita nei migliori college inglesi (era a Westminster ai tempi di Dido, la cantante) e a Oxford.
E’ stata assunta a 22 anni come principale “economics correspondent” del quotidiano della sinistra salottiera, il Guardian (“un genio autentico in economia”, dice il suo ex-direttore Will Hutton), prima di essere adocchiata, nel 1994, dall’allora vicepresidente della Banca d’Inghilterra, l’ormai presidente Mervyn King, come suo principale assistente.
Sposatasi nel 1996, l’anno seguente è stata eletta, 28enne, alla Camera bassa, in mezzo alla valanga di “Blair’s Babe”, le donne di Tony, nella grande vittoria elettorale di New Labour, per diventare subito “junior minister”.

Tutti i profili apparsi sui giornali in seguito alla sua nomina a “Education Secretary” hanno parlato, in termini strettamente laici e razionalisti, della sua intelligenza, della sua energia da super-madre (quattro figli da quando è in Parlamento), del suo formidabile self control e dell’auto-organizzazione che la rendono, secondo il Guardian, un’icona della “New Labour New Woman”. Sono state magnificate le sue credenziali politically correct (ha incontrato il suo futuro marito a un rally anti-razzismo, e vive con lui e la prole in una ex-casa comunale nel proletarissimo East End londinese, lontano dai radical chic di Islington e Hampstead).
E’ stata esaltata la sua capacità comunicativa in televisione e alla radio, dove riesce a spiegare complicati concetti economici e politici a un pubblico annoiato e distratto, come se fosse la cognata che racconta la nuova ricetta di una torta.
Per dovere di cronaca, non potevano non parlare della sua
“profonda fede cattolica”, ma non sono voluti entrare nei dettagli, per non rovinare l’illusione laica della superdonna ultra-femminista, l’anti-Bridget Jones per antonomasia, la più giovane mai ad arrivare nel Gabinetto, animata da una forte visione sociale e socialista che stava per abbattere il crescente tasso di maschilismo guerrafondaio blairista, in nome di tutte le sorelle lettrici del Guardian.
Poi sono usciti i particolari:
la Kelly che frequentava la messa ogni mattina presto prima di andare alla redazione dell’anticlericale Guardian;
la Kelly che aveva rifiutato tassativamente i dicasteri della
“Overseas Aid” (Aiuti Internazionali) o della Sanità, perché le loro politiche ufficiali sono in contrasto alle sue opinioni da cattolica militante.
E ora, appunto, il boccone esploso in mezzo all’Inghilterra pre-natalizia ma sempre più cinica sulla fede, specialmente quella cattolica romana: non solo il nuovo ministro è iscritto da molti anni all’Opus Dei, ma intende orientare il suo lavoro ministeriale verso una direzione molto “faithbased”, come dicono in America.
Come prima cosa, vuole bloccare lo stanziamento dei fondi per le ricerche sulle cellule staminali, un’attività molto importante in Inghilterra, ormai diventato il centro mondiale della “Stem Cell Research”, in linea con la precedente politica del governo.
E’ poi emerso che la Kelly farà di tutto per non aiutare le politiche laiche e ufficiali sul controllo delle nascite, sull’aborto, sull’eutanasia e sul “cloning”: con l’immenso budget del ministero a sua disposizione, e con in mano le sorti di sette milioni di scolaretti e cinque milioni di studenti adulti, è nella posizione adatta per cambiare radicalmente le cose.
Tanto da creare una specie di caso Buttiglione in seno al governo della laicissima Gran Bretagna.
Robin Lovell-Badge, capo del “developmental genetics” al National Institute of Medical Research è molto allarmato dalla nomina di “un’integralista” alla poltrona del ministero:
“Se Ruth Kelly si oppone alle nostre ricerche, saranno grossi guai per tutti noi scienziati, è in posizione tale da rovinarci la vita”. Mentre al palazzo del Cardinale di Westminster, Cormac Murphy-O’-Connor, non hanno dubbi sulle sue intenzioni ministeriali:
“Sulla contraccezione, sull’aborto, sull’eutanasia, sulla ricerche staminali – su tutte queste questioni – Ruth Kelly è molto molto impegnata a favore dei principi dell’Opus Dei”.

William Ward su Il Foglio del 24 dicembre

Saluti e auguri