Sperperiamo un po' di danaro pubblico?
di Paolo Gambi - 24 dicembre 2004

La galassia italiana è costellata di presidenti di Regione e di Provincia, di sindaci e di assessori che sbrodolano continue lamentele sul fatto che il Governo abbia tagliato i fondi e che, quindi, non possono permettersi questa o quella manifestazione, questo o quel servizio. Basta aprire un qualunque giornale locale, specialmente nel triangolo delle "regioni rosse", in qualunque giorno della settimana, e si troverà senza dubbio un qualche assessore che lamenta la mancanza di soldi "per colpa del Governo". Oppure si troverà qualche amministratore che come Babbo Natale "nonostante i profondi tagli del Governo" riesce a regalare ai cittadini pace e serenità, riesce a organizzare una manifestazione, riesce a "superare il problema dato dalla mancanza di soldi da Roma" e garantisce un servizio. Hanno trovato una bella scusa per scaricare il barile.

Non occupandomi di politica peccherò di certo di ingenuità, ma, se proprio è vero che mancano i soldi, perché le macchine burocratiche locali continuano a crescere a dismisura? Perché i presidenti delle circoscrizioni (che sono un numero enorme) in piccole cittadine arrivano a guadagnare 2500 Euro al mese, 30.000 all'anno, e si dice che mancano i soldi per i servizi pubblici essenziali che gli Enti Locali dovrebbero garantire? Perché nascono giorno dopo giorno società e strutture comunali, provinciali e regionali che servono solo a garantire rendite a personaggi vicini alla politica, e i Comuni lamentano mancanza di soldi? Ma se davvero mancano i soldi, cosa è giusto tagliare per primo? I servizi o gli sperperi?

Non nascondiamoci dietro ad un dito, sappiamo tutti che di sperperi di danaro pubblico ce ne sono, e ce ne sono troppi. In qualunque punto d'Italia uno viva può facilmente trovarne di tutti i livelli, dai piccolissimi (come il portaborse di troppo) ai mastodontici (invito a controllare le consulenze esterne dei propri Enti Locali). Dunque? A cosa devono servire i soldi pubblici degli Enti Locali? A stipendiare inutili presidenti di Unioni di Comuni? A dare soldi ad "assessori alla pace" di piccoli e modesti Comuni?

Il mondo va verso la riduzione della sfera pubblica per liberare le energie di quella privata. In Italia invece si assiste spesso al crescere a dismisura del leviathano pubblico. Una regione come l'Emilia-Romagna paga con soldi pubblici libri, film, come fosse una casa di produzione; spende cifre esorbitanti in avvocati quando ha già una pesante struttura legale interna; si aumenta i consiglieri, infila le proprie dita in ogni settore del vivere pubblico. Con i quattrini pubblici. E come lei tante altre regioni. Così come tanti altri Enti Locali partecipano alla capillarizzazione dello sperpero.

Allora... mancano i soldi perché il Governo li taglia, o mancano i soldi perchè gli amministratori locali li dilapidano nel carrozzone pubblico?
Paolo Gambi