A parte i problemi riguardanti l'impossibilità per l'UE di sostenere ulteriori allargamenti senza sfasciarsi irrimediabilmente, argomento ben presente agli antieuropeisti, ecco le motivazioni per cui un italiano che la conosce bene si oppone alla Turchia nell'UE. Riporto integralmente questo intervento che ho letto sul forum di "Turisti per caso".
"la Turchia e' un paese mussulmano(molto, molto moderato con pochissime realta fondamentaliste, finanziate da alcuni regimi arabi);" Chi l'ha detto?
Io sono vissuto 10 anni in Turchia a cavallo fra gli anni '80 e '90 e a quell'epoca la Turhia era molto molto moderata in campo religioso. Quando Mustafa Kemal prese il potere dopo la caduta dell'Impero Ottomano diede allo stato un'impronta assai laica, un po' come fa Chirac in Francia dove più che di laicismo si può parlare di caccia ai religiosi. L'impostazione laicista di Atatürk sta alla base della politica dei governi turchi che dal 1938 si sono succeduti fino ad ora, escluso l'attuale governo di Erdogan. Ogni qual volta i religiosi alzavano la testa, i militari riportavano l'ordine a modo loro.
Quando ero io in Turchia, capo del governo era Turgut Ozal che aveva preso il potere 3 anni dopo il colpo di stato del 1980 che i militari avevano attuato per evitare che il Partito della Salvezza Nazionale di Necmetin Erbakan, fondamentalista, prendesse piede. I tre anni tra il colpo di stato e il governo Ozal erano serviti ad azzittire i religiosi e a portare ordine nel paese. Fino al '91 il presidente della repubblica era un militare. Tutte le leggi erano fatte per evitare che l'integralismo si diffondesse, c'era la legge che vietava ai dipendenti pubblici donne di indossare il velo sul luogo di lavoro. Il governo era a tratti maniacale in queste cose, ma serviva a dire che lo stato turco era laico e che la religione era una cosa privata.
I miei amici erano anche loro laici, poi io vivendo in città frequentavo ambienti elevati sia culturalmente che economicamente e in questi ambienti c'era voglia di occidente e la religione era abbastanza messa da parte.
Ma le forti ondate migratorie dalle campagne alle città hanno portato milioni di persone povere e superstiziose a mescolarsi con la vecchia popolazione urbana e a vivere nel degrado delle periferie. Lì i fondamentalisti hanno fatto proselitismo e man mano hanno preso piede. Il Partito della Prosperità, fondamentalista islamico divenne forte e fu sciolto nel 1998, ma si ricostituì come Partito della virtù, messo fori legge nel 2001 e rinacque come "Giustizia e sviluppo" fondato dall'attuale premier Erdogan che fu sindaco di Istanbul dove vivevo io. Erdogan fu messo in carcere per attentato alla laicità dello stato per aver letto questa poesia in un comizio
I minareti sono le nostre baionette,
le cupole i nostri elmetti
Le moschee sono le nostre caserme,
i credenti i nostri soldati
Questa armata divina protegge la mia religione
Allah è grande, Allah è grande.
Oggi Erdogan vuole farsi passare per un leader moderato, ma non lo è.
Quello che più mi preoccupa della Turchia attuale è che se quando ero io lì non c'erano donne velate, oggi queste sono moltissime e non lo fanno solo per loro scelta, ma anche per costrizione. Acune ragazze che frequentavo, oggi portano il velo e lo fanno perché dicono che per loro è il simbolo dell'essere musulmane difronte ad un mondo miscredente. Dopo il sì dell'Europa alle trattative con la UE ho telefonato ad alcuni amici che ho a Istanbul. Dicono di essere contenti, ma dicono anche che gli integralisti e tra loro una di queste ragazze che ora hanno il velo per ragioni politiche sono anora più fomentate nel portarlo perché una volta entrate in Europa potranno ostentare il loro velo e dire "Eccoci siamo musulmane e abbiamo i vostri stessi diritti". Quindi se da una parte i miei amici Turchi sperano che entrando in Europa, la Turchia possa essere contagiata dal laicismo e abandonare l'islamismo acceso che sta prendendo sempre più paurosamente piede, dall'altra temono anche il contrario, cioè che dalla Turchia parta il contagio islamista verso l'Europa.
D'altra parte il Parlamento europeo vede assai male la religione cristiana e tende a tarpare le ali ai fondamentalisti cristiani, ma non scoraggia mai quelli musulmani, e questo in Turchia lo sanno.
Dunque, da turco di adozione sarei contento se la mia amata Turchia si avvicinasse di più a l'europa, ma ho anche io molto timore che sia invece l'Europa ad assecondare la Turchia e non nelle sue giuste aspirazioni, ma nella voglia di fondamentalismo e di islamizzazione che c'è in una parte sempre più ampia (e vi assicuro, giorno per giorno più ampia) della popolazione che vede nell'Islam un'identità più forte della stessa cittadinanza turca o di quella europea che vorebbero assumere.
Per cui, mio malgrado dico no all'entrata della Turchia in Europa."




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