Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
    Data Registrazione
    20 Apr 2002
    Località
    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
    Messaggi
    3,432
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Gianni Alemanno spiega come sarà la nuova gestione del partito della destra

    An: "La democrazia funziona meglio del verticismo"
    di Marcello de Angelis

    La nomina di Gianfranco Fini alla Farnesina ha senz’altro avviato una nuova fase, non solo nel governo, ma soprattutto in Alleanza nazionale. Il passaggio delle consegne dal "leader unico" al triumvirato dei vice-presidenti, l’ex coordinatore Ignazio La Russa, il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ed il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, rappresenta, per il partito della destra, una piccola rivoluzione organizzativa e politica, dai risultati ancora imprevedibili. Quali sono le prospettive, quali le difficoltà che dovrà affrontare il partito nel passaggio dalla "monarchia" al "governo repubblicano"? Lo abbiamo chiesto al vice-presidente Alemanno.

    Il cambiamento, da molto auspicato ma non annunciato, è stato piuttosto repentino, ce lo puoi spiegare? Cosa accadrà all’interno di An? Come si realizzerà il "superamento delle correnti"? Come opererà il triumvirato?

    Credo che ci sia stato un passaggio inevitabile sia per Fini che per An.

    Il problema di Fini era quello di acquisire un ruolo istituzionale, una dimensione da statista che in qualche misura non si era finora realizzata nel governo. In mancanza di un dicastero preciso, ha mantenuto nel governo una funzione più politica. A mio avviso sarebbe stato meglio prendere il ministero dell’economia, perché era maggiormente nel cuore delle dinamiche istituzionali e degli interessi del Paese, ma il ministero degli Esteri non è certo cosa da meno.

    Nel partito poi, si era reso inevitabile provare a rilanciare una vita interna senza l’intervento diretto e quotidiano del leader-monarca e fondatore del partito, di fronte al quale tutte le realtà e i meccanismi statutari sono subalterni e secondari.

    La nomina di Fini determina una maggiore indipendenza tra Fini e il partito, oppure una maggiore affermazione della destra nel governo?

    È chiaro che questa separazione può anche rappresentare un depotenziamento degli uni e degli altri ma se le due realtà marciano insieme potremmo veder realizzata quella che da sempre è la grande scommessa di An: essere una forza non subalterna al centro o a Forza Italia, perché dotata di un leader di prima grandezza e un partito in grado di mettere in moto dei meccanismi partecipativi che superino le derive lideristiche che fino ad ora hanno contrassegnato i partiti italiani limitandone la funzione.

    Insomma, questo triumvirato è un governo di crisi o una prova di crescita per il partito? È un superamento delle componenti dovuto a un pericolo di implosione o il risultato di un atteggiamento ottimistico di ritorno all’identità-partito e quindi al rilancio dell’anima collettiva del partito?

    Il triumvirato, come è stato definito, rischia di essere un patto di normalizzazione solo se viene concepito in termini verticistici. È chiaro che se ad un leader che aveva una capacità di gestione del partito al di sopra delle regole, sostituiamo un triumvirato che fa altrettanto e che quindi non attiva gli organismi statutari, la base, ecc. è evidente che rischiamo la paralisi più assoluta. Se invece, come penso io e gli altri due triumviri, la premessa è di accettare il discorso opposto, e cioè di attivarsi sia dal punto di vista organizzativo che politico, convocando gli organi, facendo congressi dove ci sono conflitti locali, facendo in modo che tutti quanti vengano coinvolti in questo processo, la situazione non potrà che migliorare.

    E questa coralità dovrebbe trasferirsi anche nell’azione di governo? Abbiamo assistito per un periodo lungo ad un’attività dei ministri di An che sembrava non essere unita da una strategia comune…

    Assolutamente sì, nel senso che oggi c’è la potenzialità e la necessità di fare un discorso unitario che si basi sulla collegialità e sul presupposto che nessuno è più autorizzato ad andare per conto proprio. Ieri un leader che stava al di sopra del partito e che lo rappresentava in maniera istituzionale e attorno una serie di persone e di componenti che cercavano di bilanciare questo cercando di guadagnare una propria visibilità. Se si riattivano i meccanismi interni, non c’è più la necessità di ottenere una proiezione esterna, una continua esternazione delle posizioni, perché il dibattito torna all’interno dei meccanismi di partito.

    Questo significa niente più fughe in avanti di uno o l’altro leader non concordate e non rappresentative del dibattito interno al partito?

    Io mi sono incaricato di rappresentare in maniera molto accentuata l’anima sociale del partito, altri hanno svolto altre funzioni; ora siamo chiamati a fare tutto questo assieme.

    Quindi niente più chiamate a raccolta delle componenti?

    Le componenti facevano convegni perché mancava un dibattito interno, dal momento in cui questo si riattiva le componenti avranno dei luoghi interni al partito per andare ad esprimere questa dialettica.

    Malgrado l’attivismo delle componenti, in questi anni in periferia si è sentita fortemente la difficoltà di interazione con il centro, la mancanza di input, di direttive da parte degli organi del partito. Questo, oggi, come potrebbe risolversi?

    Per rispondere a questa esigenza non basta una revisione dell’organigramma, ci vogliono nuovi modelli di gestione. Bisogna trovare una formula che permetta la partecipazione con strumenti diversi, anche innovativi. è necessario fare una grande riflessione organizzativa, perché oggi siamo chiamati ad essere un partito moderno e riuscire ad utilizzare la modernità proprio in base ai principi comunitari che ispirano il partito stesso.

    Quali sono le sfide prioritarie verso le quali si rilancia il partito? Al di là del riaffermare il ruolo nell’esecutivo, c’è anche il tentativo di rimobilitare della base e risvegliare gli incerti?

    Tra sei mesi abbiamo le regionali che sono una sfida difficile sul territorio, ci sono ben 14 programmi elettorali e politici da costruire, poi la campagna elettorale. Si tratta di una battaglia decisiva per il futuro del centrodestra, che è importantissima per An perché la percentuale di An nelle regionali sarà quella su cui si costruirà la distribuzione dei collegi delle politiche. Sapendo poi che il dato fondamentale è che questo risultato è importante anche per affrontare le politiche: se va male sarà difficile recuperare in un anno di legislatura.

    In quest’ottica le liste del Presidente non sono un handicap nel tentativo del rilancio, anche aritmetico, di An?

    Ci può essere una fuga di voti, è vero, ma le liste del Presidente sono una cosa ottima perché dal punto di vista politico rappresentano un ammortizzatore rispetto a quelli che possono essere gli insuccessi o i deficit di popolarità del governo.

    Sei soddisfatto dei risultati di questo governo?

    I risultati sono positivi se percepiti come un primo stadio. Questo è il primo governo di centrodestra dall’inizio della Repubblica, salvo i sette mesi del 1994. Dopo l’egemonia amministrativa e politica di un governo del centrosinistra che è durato decenni. Questo governo ha fatto riforme e attuato cambiamenti che il centrosinistra non era riuscito a fare, quindi ha pagato il deficit di difficoltà di insediamento politico, di carenza di strutture e di classe dirigente.

    Ma nella realtà della prassi di governo sono riemerse anche le differenze, perché abbiamo da un lato un centrodestra concepito in chiave tatcheriana e dall’altro un centrodestra concepito in chiave di economia sociale di mercato, in chiave popolare. Queste due realtà hanno stentato a trovare una sintesi. Ora, forti di quest’esperienza, possiamo, vinte le regionali, immaginare una nuova fase del centrodestra, un secondo stadio, una sintesi diversa fra le due anime. È chiaro che se An riesce a crescere dal punto di vista politico, è più facile indirizzare le cose.

    Insomma, stiamo prendendo la rincorsa per saltare l’ostacolo delle regionali per poi lanciare il cuore oltre l’ostacolo del 2006?

    Ci sono due grandi esperienze popolari del centrodestra per le regionali: una è quella di Storace, l’altra è quella di Formigoni. Si tratta di due grandi laboratori politici di un centrodestra con forti radici popolari e con una socialità moderna ovviamente non legata al passato. Queste due realtà possono essere forti e vincenti nelle elezioni regionali e possono essere un modello e un riferimento rispetto a quella che è la sfida anche nelle politiche, determinanti non solo in termini di risultato ma anche in termini ci costituzione programmatica.

    Quali sono i settori del partito che dovrebbero essere rilanciati, aldilà dell’organizzazione?

    Il settore culturale sicuramente, che deve ricostruire una grande strategia metapolitica da proporre alla società italiana e da calare nei programmi. Senza un progetto culturale An ha difficoltà a crescere.

    E il movimento giovanile?

    Ha sicuramente la sua importanza ed è anche un modello per il partito. Per molto tempo si è voluto scongiurare l’assemblea giovanile. Quando poi l’assemblea c’è stata, si è verificato uno scontro leale e oggi non si può negare che il movimento giovanile funzioni meglio di prima. La lezione è che non bisogna temere i conflitti o cercare per forza gli accordi. Ci saranno sempre vincitori e sconfitti, ma alla fine si lavorerà tutti meglio se poi, com’è stato fatto nell’ambito giovanile, si saprà tutelare anche chi ha perso.

    Quindi la democrazia funziona meglio del verticismo?

    Sì, la democrazia funziona meglio del verticismo.
    Prosit


  2. #2
    anroma
    Ospite

    Predefinito

    Non commento l'articolo perchè siamo in campagna elettorale e il regime vuole che si parli solo bene del partito.

    una sola cosa. oggi veramente capisco perchè a quest'uomo sia stato dato il ministero dell'Agricoltura!

 

 

Discussioni Simili

  1. Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori e proletari
    Di simonespiga nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 01-05-08, 00:00
  2. Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori e proletari
    Di simonespiga nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 29-04-08, 10:44
  3. Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori e proletari
    Di simonespiga nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 29-04-08, 10:29
  4. Gianni, l'uomo della nuova destra che unisce imprenditori e proletari
    Di simonespiga nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 29-04-08, 10:24
  5. Le idee della Destra secondo Gianni Alemanno
    Di Cuore Nero nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 22-04-07, 14:47

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito