http://www.edit.hr/lavoce/041228/politica.htm
Esplosione nel cuore della notte dinanzi alla casa natia a Kumrovec
Abbattuta la statua di Tito
Immediata la condanna del Governo, il monumento verrà restaurato
KUMROVEC - Di monumenti dedicati alla lotta popolare di liberazione e al movimento antifascista finora in Croazia ne erano stati presi di mira un'infinità. I primi anni novanta erano stati caratterizzati da un autentico stillicidio di attentati che in talune regioni, in particolare in Dalmazia, avevano fatto piazza pulita di gran parte dei monumenti recanti la stella rossa o dedicati a esponenti di spicco dell'antifascismo. Mai però si era puntato così in alto, all'uomo simbolo del comunismo jugoslavo, ovvero al monumento a colui che era considerato il padre della comunità "di popoli e nazionalità", basata sulla "fratellanza e unità", una comunità rivelatasi alla prova dei fatti fragile, incapace di reggere al crollo del Muro di Berlino. Sembrava quasi che "l'aureola storica" fosse sufficiente a proteggere Tito da "attacchi diretti": anche coloro che non apprezzavano la sua opera, la ricostituzione della Jugoslavia su basi socialista dopo le tragedie della seconda guerra mondiale, erano in buona parte portati a riconoscere, se non i suoi meriti, almeno la grandezza della sua figura storica. Alfine però si è trovato qualcuno, qualche vandalo evidentemente mosso da motivazioni politiche, che ha mirato al monumento simbolo del mito del presidente a vita della ex RSFJ, situato nella località che anche dopo la caduta del Muro era rimasta luogo di pellegrinaggio per i nostalgici dei "bei tempi". E così la statua del maresciallo Tito eretta davanti alla sua casa nativa a Kumrovec, è stata danneggiata nella notte in un'esplosione di origine criminale. L'ordigno esplosivo ha abbattuto la statua, a grandezza naturale, e ha staccato la testa dal torso della scultura di bronzo, lavoro del famoso scultore croato Antun Augustinčić. Per l'esplosione lievi danni hanno subito anche la vicina casa natale dell'ex leader jugoslavo, trasformata in museo, l'edifico della direzione dell'etnovillaggio Kumrovec e un ristorante. Le forze dell'ordine non hanno perso tempo. In collaborazione con la polizia slovena, le Questure di Krapina e Zagorje e di Varaždin hanno bloccato tutte le uscite da Kumrovec in direzione della Repubblica di Slovenia. Nove pattuglie di polizia hanno iniziato a operare controlli a tappeto sul territorio attorno a Kumrovec, con posti di blocco nei punti strategici. L'area in cui sorge o meglio sorgeva il monumento è stata bloccata e gli inquirenti hanno avviato un accurato sopralluogo alla ricerca di indizi che possano facilitare le indagini alla ricerca degli autori dell'attentato. Il portavoce del Ministero dell'interno Zlatko Mehun e il capo dell'amministrazione di polizia della Contea di Krapina e Zagorje Željko Cujzek hanno dichiarato che finora non sono stati ancora raccolti dati che permettano di risalire ai responsabili dell'abbattimento della statua. II governo di Zagabria ha immediatamente condannato quello che ha definito un "atto di vandalismo'' ordinando alle forze dell'ordine di individuarne gli autori. Il ministro della Cultura Božo Biškupić ha rilevato che "questo atto barbarico rappresenta in modo inequivocabile un tentativo di minare le norme civili e culturologiche dello stato croato. Ogni reperto della cultura croata e in particolare le opere di prima grandezza come la scultura di Antun Augustinčić, assumono valore incalcolabile", ha sottolineato il ministro della Cultura assicurando che la statua verrà restaurata e rimessa al suo posto: problemi non dovrebbero essercene, a prescindere dai danni subiti, in quanto esiste anche il calco di gesso del monumento. Ferma la condanna espressa anche dal presidente del Sabor Vladimir Šeks che ha ricordato le radici antifasciste della Croazia moderna. Particolarmente dure sono state le dichiarazioni di condanna delle associazioni antifasciste, della società "Josip Broz Tito" e delle forze politiche del centrosinistra, apparse preoccupate per le sorti della democrazia nel paese. Il presidente della Federazione dei combattenti antifascisti Krešimir Piškulić ha affermato, in un comunicato, che "l'attentato alla statua opera di Antun Augustinčić, situata dinanzi alla casa natia di uno statista riconosciuto di livello mondiale, è un atto di inciviltà e si configura come un guanto di sfida lanciato alla politica del Governo di Ivo Sanader". Il presidente del partito socialdemocratico Ivica Račan ha affermato che l'atto vandalico a Kumrovec ha un chiaro movente politico ed è finalizzato a bloccare il cammino democratico ed europeo del paese. Gli autori dell'attentato, ha aggiunto Ivica Račan, hanno voluto far sapere alla Croazia democratica che sono ancora presenti: si tratta, ha sottolineato, il leader socialdemocratico, di un messaggio rivolto anche a coloro "che fino a ieri li proteggevano o fingevano di non vedere la loro attività". Sollecitato dai giornalisti Ivica Račan ha chiarito le sue parole affermando che negli anni scorsi molti nell'HDZ restavano indifferenti di fronte all'attività "delle oscure forze della destra radicale". Secondo il leader dell'SDP il Governo non dovrebbe circoscrivere la sua reazione soltanto a frasi di condanna, bensì scoprire e punire severamente gli autori dell'attentato, dimostrando così che la Croazia ha forza sufficiente per difendere la propria democrazia. Indignazione per l'accaduto è stata espressa pure dalla dirigenza conteale litoraneo-montana. La statua di Josip Broz Tito, presidente della Jugoslavia socialista dal 1945 al 1980, ritornerà, dunque, un luogo di ritrovo e di pellegrinaggio di quanti, in tutte le ex repubbliche jugoslave continuano a credere al valore della sua opera. Non sono pochi a vedere in Tito la personalità storica più importante nella storia moderna della Croazia: di tutt'altra opinione è la destra nazionalista tra le cui file non mancano coloro che considerano Tito un tiranno e un criminale di guerra. E' difficile non notare che l'incidente di Kumrovec avviene dopo che negli ultimi mesi il Governo di Ivo Sanader ha ordinato la rimozione da luoghi pubblici di sculture e simboli che inneggiavano al regime ustascia. Forse non ci sono legami diretti tra i vari episodi, però è evidente che il paese è ancora ostaggio delle contrapposizioni ideologiche del passato.
Dario Saftich