Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 31
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Nazione Padana o Nazioni Padano-Alpine?

    Così come non si può parlare di Nazione Italiana o di Popolo Italiano o di lingua italiana noi etnonazionalisti non
    possiamo parlare di Nazione Padana e di Popolo Padano o di lingua padana perchè non esiste tutto ciò e chi lo afferma porta avanti pericolose idee di stampo giacobino.
    La Padania non può essere che una Confederazione etnica delle Nazioni Padano-Alpine (Piemont, Insubria, Liguria, Veneto..) .
    La nostra idea-forza non è un astratta e giacobina concezione di nazione padana o di una lingua padanese.
    Io concepisco "il progetto Padania" solo come una Etnoconfederazione delle millenarie comunità etnonazionali Padano-Alpine a cui noi apparteniamo.
    L'Etnoconfederazione padano-alpina deve essere a sua volta inserita in un ben preciso concezione geopolitica di Europa.
    Una Europa in cui la diverse Patrie Etniche siano federate o con-federate tra di loro. Una Europa insomma strutturata sul modello del Sacro Impero della Nazione Germanica o sul modello dell'Impero Asburgico.

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ricordiamoci che Lega Lombarda e £iga Veneta parlavano di Nazione Lombarda e di Nazione Veneta nei loro statuti e si battevano per ottenere una Lombardia Autonoma ed un Veneto Autonomo da Roma.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Alle radici della Lega: come eravamo.

    "Lombardia Autonomista", anno IV, n. 7, maggio 1986

    ------------------------------------------------------



    L’Italia è lo Stato, ma la nostra Nazione è la Lombardia

    29 MAGGIO DI LOMBARDITA’

    Anche in tempi di esasperato individualismo sono pochi a non conoscere il nome di Pontida, legato al famoso giuramento del 1167 con cui nacque la Lega Lombarda, il cui esercito 9 anni dopo, il 29 maggio 1176, sbaragliò a Legnano l’imperatore Federico I di Svevia detto il Barbarossa. Pur se i documenti sono pochissimi e la cronaca degli eventi resta in parte avvolta nella leggenda, Pontida e Legnano sono diventati simboli della lotta per la libertà dei popoli perché lo scontro tra impero e comuni lombardi non nasceva soltanto da interessi economici ma implicava anche una diversa visione del mondo: quella della centralità dei popoli e quindi delle nazioni contro la centralità dello Stato, quella dell’uomo contro il predominio delle organizzazioni. La battaglia di Legnano fu quindi una tappa fondamentale della lotta fra Nazione e Stato, lotta che costituisce il filo conduttore dell’intero processo evolutivo della libertà: ciò spiega perché i nomi di Pontida e di Legnano ritornino periodicamente nella storia. Ritornarono nel Risorgimento allorché divennero simboli della lotta per l’indipendenza dallo Stato austriaco, ritornano adesso che la Lombardia e il Nord si preparano a rigettare il centralismo dei partiti romani attraverso cui si realizza l’egemonia meridionale. Oggi come allora ci sono gravi motivi economici, sociali ed etnici che ci impongono di lottare contro il centralismo dell’organizzazione statale. Certo rispetto al tempo del Barbarossa e dei "cruatt" è cambiato il tipo di lotta che oggi è politica ed elettorale perché questa è la via attraverso cui si realizza il nuovo colonialismo, che affonda le sue radici nel Risorgimento quando la presenza della monarchia impedì che nascesse uno Stato federale.

    "Abbiamo fatto l’Italia, adesso bisogna fare gli italiani" disse allora Cavour [in realtà si trattava di Massimo D’Azeglio - nota] indicando senza mezzi termini che lo stato postrisorgimentale avrebbe fondato la sua legalità non sul diritto dei popoli e delle loro nazioni ma sul sull’imposizione centralista che si richiama ad una inesistente nazione italiana. Una follia, certo, perché per generare la nazione italiana era prima necessario cancellare e omogeinizzare i popoli incorporati nello Stato. Una follia che non teneva conto che i popoli e le nazioni si formano nei millenni, dall’etnia e dalla comune storia e cultura. Ma una follia necessaria ad uno Stato calato dall’alto, che aveva bisogno di una nazione per alibi.

    Dopo il crollo della monarchia nel ‘45 l’idea di uno Stato Federale venne naturalmente fuori in sede di Costituente Repubblicana, ma fu scartata dai "padri della repubblica" che scelsero per uno Stato fondato sulle autonomie regionali (art. 5 della Costituzione), cioè una via di mezzo che di fatto non è riuscita a modificare il centralismo dello Stato italiano.

    Oggi ciò è infinitamente più grave che in passato perché in democrazia governa la maggioranza che, in assenza di un’organizzazione federale dello Stato, è fatalmente una maggioranza meridionale.

    In una situazione come quella italiana, dove la maggioranza etnica è meridionale, è sufficiente quindi che un partito politico sia esteso sull’intero territorio dello Stato, perché automaticamente diventi un partito a maggioranza meridionale e quindi uno strumento che agisce prevalentemente nell’interesse del Sud. E’ per questo che noi settentrionali votando per decenni: DC, PCI, PSI, MSI ecc. abbiamo votato per il nostro asservimento.

    Ed è per questo che i partiti romani e la maggioranza meridionale temono e contrastano i partiti regionalisti del Nord che, se si affermassero renderebbero necessaria la trasformazione dello Stato italiano in uno Stato federale. Allora addio alla vacca da mungere lombarda; addio ai concorsi statali "cosa nostra"; addio alle centinaia di migliaia di pensioni di invalidità fasulle; addio ai condoni che si pagano al Nord e non al Sud; addio al colonialismo meridionale!

    Egemonia meridionale che per altro è destinata ad aumentare la sua oppressione per il forte divario delle nascite tra regioni meridionali e del centro-nord. Il censimento del 1980 ha messo infatti in evidenza che il 40,2 per cento dei bambini italiani nasce ormai al Mezzogiorno, contro il 17,2 nel Centro, il 18,8 nel Nord-Est, il 21,8 nel Nord-Ovest: percentuali che devono essere lette tenendo presente che una quota non trascurabile delle nascite settentrionali è dovuta agli immigrati meridionali. Capite tutti a questo punto perché non c’è alternativa all’autonomia e al federalismo. E’ in gioco la nostra sopravvivenza economica, sociale, etnica!

    Non è quindi a caso che il nostro popolo stia rinascendo e che ritornino i nomi di Legnano, di Pontida e della Lega Lombarda.

    Mentre si muovono i carri nella grande pianura e nelle valli bergamasche i giovani a 16 anni entrano nella Lega, l’avanguardia colpisce già le grandi città dove la gente è più che mai senza prospettive. Roma, messa alle strette dall’attacco dei movimenti autonomisti del Nord, cerca di rispondere allo stesso modo di Cavour, eliminando il problema alla radice e dichiarando che sul territorio dello Stato non esistono popoli diversi, ma solo la nazione italiana. E’ questo il senso del decreto di Craxi e Spadolini che, con il più caldo consenso di tutti i partiti romani, istituisce per il prossimo 2 giugno la festa della nazione italiana. Ma questa volta i romani hanno sbagliato i conti perché la tradizionale filosofia romana del "panem et circensis" è estranea ai popoli padano alpini che vogliono i fatti prima delle feste, soprattutto se le feste non servono ad eliminare i privilegi della maggioranza meridionale. Dopo Pontida, l’appuntamento non è quindi quello del 2 giugno ma quello del 29 maggio perché noi che siamo di nazionalità lombarda non possiamo festeggiare un’italianità che significhi appartenenza ad uno Stato in cui venga cancellata la nostra identità nazionale.

    Ogni lombardo rifiuti quindi fermamente di farsi coinvolgere nella festa con cui il padronato romano ci vorrebbe sfruttati e contenti, imbavagliati e consenzienti. In piazza ci vadano gli altri, quelli che possono dire che Roma fa i loro interessi.

    Arrivano la befana e la festa dell’italianità di Spadolini e Craxi, ma la nostra festa nazionale continua ad essere quella della LOMBARDITA’ che cade il 29 maggio da 810 anni. Così come la nostra bandiera continua ad avere una croce rossa su fondo bianco, perché è così da oltre mille anni.

    Oggi come oggi, il tricolore massonico ci ricorda troppo il tradimento degli ideali dei martiri del Risorgimento che furono soprattutto lombardi e che sacrificarono la loro vita non certamente perché cento anni dopo aver mandato via gli austriaci arrivasse il colonialismo meridionale a comandare a casa nostra.

    "O voi che non ricordate, io vi rammento, io voce di Pontida e di Legnano. (10 anni si compiono oggi e non sono nel tempo più di un battito di cuore, più di uno sguardo subito distolto.

    Ricordate, i martìri si ripetono. 810 anni ed è come ieri. Sembra che non ci sia speranza, né onore, né coraggio. Ma una voce si alza: uniamoci e saremo forti! Uniamoci e saremo liberi! Uniamoci e più nessun alibi coprirà il colonialismo romano! Uniamoci e la Lumbardia la rinasserà!".

    Umberto Bossi
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ecco il "manifesto" della neonata Lega Lombarda:

    fu l’editoriale del primissimo numero di "Lombardia Autonomista"

    pubblicato nel marzo del 1982.





    --------------------------------------------------------------------------------

    Lombardi !

    Non importa che età avete, che lavoro fate, di che tendenza politica siete: quello che importa è che siete - che siamo - tutti lombardi. Questo è il fatto realmente importante, ed è giunto il momento di ricordarlo dandogli una concretezza politica.

    E’ come lombardi, infatti, che abbiamo tutti un fondamentale interesse comune di fronte al quale devono cadere in sottordine i motivi della nostra divisione in partiti di ogni colore: partiti italiani che ci strumentalizzano e distolgono il nostro impegno dalla difesa dei nostri interessi per servire interessi altrui (e il loro, prima di tutto!).

    Questo nostro fondamentale interesse comune è la liberazione della Lombardia dalla vorace e soffocante egemonia del governo centralista di Roma, attraverso l’autonomia lombarda nel più vasto contesto dell’autonomia padano-alpina. E’ una questione di sopravvivenza lombarda - etnica, culturale, economica - che investe il senso di responsabilità morale, civile, politico, di tutti i lombardi, senza distinzioni di sorta.

    E’ un’esigenza che il regime accentratore romano ha sempre cercato di farci dimenticare temendone una nostra responsabile presa di coscienza, ma che ora - di fronte a una situazione nazionale in irrimediabile deterioramento - si propone come problema concreto che dobbiamo portare al più presto alla ribalta della vita politica.

    Il governo accentratore di Roma - con la complicità di tutti i partiti italiani (che sono contemporaneamente sostegno ed emanazione del regime centralista unitario) - chiacchiera di autonomie e di Europa, ma di fatto non vuole né autentiche autonomie né lo Stato Federale Europeo.

    Abbiamo infatti un Parlamento Europeo fantasma perché creato apposta senza poteri, e strutture regionali che non sono governi autonomi, ma soltanto doppioni amministrativi del governo centrale, unico depositario di ogni potere. Ma non esiste effettiva autonomia senza il relativo potere politico.

    E oggi, la Lombardia non è più dei lombardi, la Padania non è più della gente padana. E’ soltanto un’espressione geografica senza alcun valore politico, un territorio senza diritti di fronte all’invadenza altrui. Il suo popolo è una massa di gente priva di un’identità politica, incorporata anonimamente in uno Stato nazionale in fallimento che ci trascina nella sua crisi senza sbocco e senza speranza.

    Eppure i lombardi, e tutte le altre genti padane e alpine, avrebbero, come tali, la possibilità e capacità di non trovarsi in crisi e di essere realmente a un livello europeo... In Lombardia, tutti i centri della burocrazia, i pubblici uffici, le funzioni dell’apparato statale sono sempre meno in mani lombarde. Tutte le assegnazioni di alloggi non soltanto sfavoriscono la nostra gente, ma privilegiano i forestieri a danno dei nostri.

    Questa situazione non è dovuta né al caso né alla libertà di movimento delle merci e delle persone, che siamo i primi ad appoggiare in tutta Europa e non solo in Italia: è invece volutamente costruita dal sistematico svolgersi di un preciso disegno del governo romano, impostato su un’immigrazione programmata di altre genti nei nostri territori e nello scaltro collocamento dei posti-chiave nelle loro mani, e ciò nell’illusione di creare un’utopistica omogeinizzazione " italiana " attraverso la progressiva cancellazione dell’etnia lombarda e padana.

    Roma dispone dei nostri territori come se fossero suoi, senza che i lombardi possano dire la loro in terra lombarda!

    Questi sono fatti reali che avete sotto gli occhi tutti i giorni, ma di cui non parlate perché non ne parlano i soliti partiti. Ma sperate davvero ancora nei partiti italiani? Ma i partiti hanno interessi e poltrone a Roma e con Roma, mentre i vostri interessi non sono gli stessi e, soprattutto, non sono a Roma ma qui! A Roma la Lombardia interessa per quello che rende; a noi la Lombardia è cara per quello che è.

    Ecco perché dobbiamo incominciare a dirci quello che i partiti del regime nazionale si guarderanno bene dal dire. Se i lombardi non si ergono a difendere i diritti dei lombardi, non lo faranno certamente i loro sfruttatori!

    La Lombardia è una realtà che chiama a raccolta i suoi cittadini, non è una vacca da mungere né un territorio da dominare con le burocrazie forestiere.

    La Lombardia non è il fesso che paga i debiti altrui. Non intende seguire passivamente Roma nella bancarotta perché non vuole sacrificare sull’altare del malgoverno romano il diritto dei suoi cittadini, il sudore dei suoi figli, la laboriosità della sua gente, la personalità del suo popolo.

    Soltanto una forza politica lombarda, per i lombardi, è il vero strumento per la difesa della Lombardia. Nasce per questo la Lega Autonomista Lombarda, nel segno della libertà e della socialità federalista, per l’autonomia lombarda nel quadro dell’ideale dell’unità federale dell’Europa.

    Valdostani, trentini, tirolesi, friulani, triestini, sardi con la coscienza della loro identità di popoli concretizzatasi in forze politiche autonomiste per la difesa dei loro diritti, hanno già dimostrato come si devono tutelare i propri interessi e la propria dignità governandosi senza la sottomissione ad apparati di forestieri, al di sopra di divisioni in partiti che soltanto servendo il centralismo nazionale possono continuare a servire lautamente se stessi.

    Noi siamo orse da meno?

    Il Piemonte, la Val d’Ossola, il Veneto vanno anch’essi dimostrando con movimenti autonomisti in via di organizzazione, il risveglio di un’aspirazione autonomistica che si accinge ad affiancarsi ai movimenti fratelli dell’Alternativa Federalista Europea.





    --------------------------------------------------------------------------------

    Ecco ora il primo
    PROGRAMMA POLITICO DELLA LEGA LOMBARDA:
    apparve nel 1983 su "Lombardia Autonomista"

    — 1 —

    Per l’autogoverno della Lombardia superando lo Stato centralizzato con un moderno Stato federale che sappia rispettare tutti i popoli che lo costituiscono.

    — 2 —

    Per la riaffermazione della nostra cultura, storia, della lingua lombarda, dei nostri valori sociali e morali. Contro ogni attentato alla identità nazionale lombarda. Perché accanto al tricolore venga sempre esposta la bandiera storica della Nazione Lombarda (croce rossa sul fondo bianco).

    — 3 —

    Per la precedenza ai lombardi nella assegnazione di lavoro, abitazioni, assistenza, contributi finanziari. Perché ogni tassazione sia uguale per tutte le regioni e non si verifichino ancora truffe come quella del " Condono " e del " Ticket " sui medicinali che al Sud costano la metà che in Lombardia.

    — 4 —

    Perché i frutti del lavoro e le tasse dei lombardi siano controllati e gestiti dai lombardi, attraverso l’organizzazione di un sistema finanziario simile a quello in via di attuazione nel trentino e nel Sud Tirolo.

    — 5 —

    Per la difesa di un proporzionato sviluppo di industria, artigianato e agricoltura: patrimonio di lavoro e di civiltà inalienabile del popolo lombardo.

    — 6 —

    Per un sistema pensionistico lombardo che garantisca l’intoccabilità della pensione dei nostri lavoratori, minacciata dalle numerose pensioni di invalidità distribuite nel Meridione.

    — 7 —

    Perché l’amministrazione pubblica e la scuola tornino ad essere gestite dai lombardi e non snaturalizzate.

    — 8 —

    perché i nostri ragazzi possano compiere il servizio di leva in Lombardia come avviene già adesso per i giovani del Sud Tirolo.

    — 9 —

    Perché la giustizia in Lombardia combatta con efficacia e con adeguati strumenti delinquenza, mafie, racket.

    — 10 —

    Contro la devastazione e la svendita del nostro territorio, plasmato e difeso dalle generazioni precedenti, patrimonio che abbiamo il dovere di trasmettere integro alle prossime generazioni.

    — 11 —

    Contro la mentalità opportunistica dei partiti romani, contro la conseguente degradazione della Lombardia.

    — 12 —

    Per la costruzione di un’Europa fondata sull’autonomia, il federalismo, il rispetto e la solidarietà diretta tra tutti i popoli, e quindi tra i lombardi e ogni altro popolo.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    11 Dec 2010
    Messaggi
    5,525
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La pluralità delle nazioni padano-alpine mi sembra ormai fra le cose assodate, incontrovertibili e fondanti la stessa Lega Nord.

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Alcuni maleinformati dicono che in Lega Lombarda ed in £iga Veneta non si è mai parlato di etnonazionalismo.
    Vorrei ricordare a costoro che l'etnonazionalismo è l'idea fondante della Lega Lombarda e della £iga Veneta.
    Basta leggersi quanto ho sopra postato per quanto concerne la Lega Lombarda .
    Per quanto riguarda la £iga Veneta era ancora più etnonazionalista della Lega Lombarda. ( I dubbiosi possono benissimo contattare la sede Nazionale della £iga Venata e chiedere l'atto costitutiva ( 1979) della stessa.
    -----------------------------------------------------------------------------------

    La situazione demografica dei popoli padano-alpini è ormai patologica.

    L'etnofederalismo per risolvere i nostri gravi problemi demografici.


    Solo l'ignoranza, o la cattiva fede, possono ritenere positivo il collasso demografico.
    Sono necessari una vigorosa politica autonomista a favore della natalità
    ed un rigido controllo dell'immigrazione.
    L'alternativa è un genocidio strisciante.




    --------------------------------------------------------------------------------

    Sommario
    1) Il quadro generale

    2) Realtà demografica della Repubblica Italiana e delle Nazioni Padano-Alpine

    3) Il federalismo come risposta ad una situazione demografica patologica


    --------------------------------------------------------------------------------





    l. IL QUADRO GENERALE.

    L'insieme dell'umanità attraversa oggi una fase di rapido incremento demografico. La sua crescita annua è dell'1,7 % (il che significa UN MILIONE di persone in più ogni 4 giorni). Proseguendo l'attuale andamento, essa sarebbe dunque destinata a raddoppiarsi in soli 42 anni. Fortunatamente, il tasso di accrescimento appare da qualche lustro in lieve flessione, e ci si può attendere di giungere in prossimità della "crescita zero" verso gli anni '50 del 2000 (gli esseri umani saranno allora circa 11 miliardi!).

    Il nuovo equilibrio previsto per quella data, sarebbe caratterizzato da livelli di natalità e mortalità entrambi più bassi di circa 3 volte rispetto a quelli tradizionali: 1,2-1,5 % contro 3,5-4,5 % .

    Tab. 1 - Popolazione in milioni di alcune grandi aree del mondo

    Area
    1960
    1985
    2000
    2050

    America Latina
    217
    405
    546
    779

    Cina
    657
    1060
    1256
    1475

    India
    442
    759
    964
    1228

    C.E.E. 12
    280
    321
    330
    329

    Africa
    280
    555
    872
    1617


    Tale scenario tuttavia nasconde una gamma di situazioni ESTREMAMENTE DISTANTI: si va dalle popolazioni la cui esplosione sembra incontrollabile (Africa, Asia Occidentale), ad altre oggi ancora in forte crescita ma già in fase di "frenamento" (America Latina), a popoli ormai vicini alla stazionarietà... sino ad altri che si stanno infilando in un non meno grave squilibrio di segno opposto, per esser la loro fertilità stabilmente al di sotto della soglia del ricambio generazionale. Tra questi ultimi i Padano-Alpini detengono oggi un non invidiabile PRIMATO MONDIALE.

    I demografi ammoniscono pertanto che "EQUILIBRIO" è il concetto di riferimento fondamentale. Abbiamo equilibrio tra le GENERAZIONI se esse si succedono senza espandersi né contrarsi. Questo si verifica - posto che la mortalità infantile sia modesta - se si registrano circa 21 o 22 figli ogni dieci donne. Vediamo nella tab. 2 quanto si sia oggi lontani in certe aree da tali valori.

    Tab. 2 - Figli ogni 10 donne (1988)

    Siria
    67

    Algeria
    66

    India
    39

    Brasile
    35

    Cina
    25

    Svezia
    19

    Francia
    18

    Repubblica Italiana
    13


    Si noti altresì quanto sia sperequata geograficamente la fertilità: il potenziale conflittuale di tali divari abissali (ad esempio tra paesi arabi e paesi europei) è evidente. Un secondo aspetto essenziale dell'equilibrio è pertanto quello tra le diverse AREE GEOGRAFICHE.

    Non meno gravi infine, gli squilibri tra gruppi diversi (etnici, religiosi, castali) all'interno di una medesima STRUTTURA STATALE. Ne vediamo un esempio nel martoriato Libano - dove la comunità sciita ha ormai largamente superato quella maronita -, ma simili pericoli si determinano in situazioni diverse come la Jugoslavia o l'U.R.S.S.; in quest'ultima i popoli musulmani stanno passando dall'11,8% nel 1959 al 22,8% previsto nel 2000.

    Particolarmente esplosivi gli squilibri "importati" a seguito di flussi immigratori. In Francia le donne nordafricane mantengono una fertilità superiore del 150% (!) a quella media francese. La comunità islamica del paese transalpino, forte oggi di circa 3,5 milioni di individui, con forte concentrazione nelle fasce di età più giovane appare dunque destinata a raddoppiarsi entro qualche decennio ANCHE SENZA NUOVI ARRIVI.

    Tali comportamenti riproduttivi sono riflesso e insieme causa, in un drammatico circolo vizioso, dell'impossibilità di integrare nelle società europee vasti gruppi umani provenienti da civiltà profondamente diverse. Di questo si è ormai tanto consapevoli in Francia, che in un sondaggio recente il 57% della stessa base socialista ha dichiarato di ritenere che l'islamizzazione ha ormai toccato la "soglia di tollerabilità", mentre il Presidente Mitterrand (non Le Pen!) afferma che il problema delle presenze clandestine va risolto con l'espulsione. I socialisti italiani, a quanto pare, intendono incoraggiare invece l'immigrazione clandestina con sanatorie a ripetizione (già tre in due anni!), ignorando sfacciatamente l'esperienza francese che pure è sotto gli occhi di tutti.





    2. REALTA' DEMOGRAFICA DELLA REPUBBLICA ITALIANA E DELLE NAZIONI PADANO-ALPINE

    Il valore di 13 figli per 10 donne (venti anni fa era di 25), pone la Repubblica Italiana di fronte ad una situazione del tutto nuova e gravida di conseguenze.

    La popolazione complessiva non è ancora in fase calante - anche per l'allungarsi della vita media - ma il permanere di un tasso di sostituzione generazionale inferiore addirittura del 40% a quello di equilibrio, la avvia verso un declino sempre più rapido. Permanendo le attuali tendenze potrebbero esserci tra circa 40 anni qualcosa come TRE MORTI PER OGNI NASCITA.

    La situazione padano-alpina, dove il prevalere via via più netto delle morti sulle nascite è da anni una realtà, è poi molto più allarmante. Nelle tabelle 3, 4 e 5 offriamo alcuni strumenti di valutazione (in esse si fa riferimento ad un modello previsionale basato sull'ipotesi del mantenimento degli attuali livelli di fecondità. Tale ipotesi è considerata troppo ottimista ad alcuni demografi).



    Tab. 3 - Variazione percentuale della popolazione prevista tra il 1988 e il 2028 a fecondità costante (movimento naturale)

    Lombardia
    -21%

    Veneto
    -19%

    Piemonte
    -26%

    Liguria
    -34%

    Campania
    +11%




    Qual è la natura reale dei processi in atto? Non si tratta - come ancora si ritiene diffusamente - di "essere in futuro un po' di meno". Ciò che si è avviato dal 1974 in poi è esattamente quel fenomeno che possiamo definire "IMPLOSIONE DEMOGRAFICA", ovvero una contrazione sempre più rapida della popolazione per il succedersi di generazioni ogni volta più piccole.

    Nel medio termine L'INVECCHIAMENTO ne sarà la conseguenza rincipale: quando saranno anziani i giovani d'oggi, gli toccherà di vivere in una società di anziani. Moltissimi di loro non avranno alcun familiare che gli sia vicino materialmente e affettivamente. Questa solitudine costituirà una forma spaventosa di quelle NUOVE POVERTA' che già vanno delineandosi, e che vengono sottovalutate dalla cultura materialista egemone.

    Dobbiamo distinguere attentamente tra due fenomeni diversi che vanno sotto lo stesso nome: l'invecchiamento dovuto all'allungarsi della vita media è un fatto quasi puramente anagrafico, si vive più a lungo proprio perché si conservano più a lungo le proprie capacità e la propria vitalità (il settantenne attuale è per molti aspetti equiparabile a un sessantenne del secolo scorso). L'invecchiamento dovuto a mancanza di ricambio generazionale è ben altra cosa, esso è sostanziale, biologico: è la vita che non si rinnova.

    Per potere realisticamente prendere coscienza di conseguenze di tale portata - anche se esse non sembrano interessare la classe politica italiana - è necessario essere informati; ciò rappresenta un diritto elementare. Nel lungo termine il risultato della implosione è semplicemente L'ESTINZIONE della popolazione interessata.

    Tab. 4 - Confronto tra la popolazione tra 0 e 64 anni di età delle Regioni Padano-Alpine (=100) e il Meridione

    Regione
    1988
    2028

    Regioni Padano-Alpine 100 100
    Mezzogiorno 81 133

    La proposta di innestare in questo nostro scenario gigantesche immigrazioni dal terzo mondo - viste come rimpiazzo dei non nati e "soluzione" a portata di mano per gli squilibri demografici - può venire avanzata solo da chi veda le persone umane (tutte le persone, immigrati ed autoctoni) come robot-consumatori, pezzi d'ingranaggio intercambiabili, numeri privi di ogni identità collettiva, e non veda altresì il succedersi delle generazioni anche come organica trasmissione di comportamenti e di valori.

    Di fronte ad una martellante campagna a favore di tali immigrazioni intercontinentali di massa - sostenuta anche dai vertici della Chiesa lombarda - non possiamo non ricordare il messaggio di GIOVANNI PAOLO II in occasione della giornata della pace del 1.1.89, nel quale si afferma con vigore che primo diritto di ogni popolo, per quanto piccolo, è SOPRAVVIVERE e, subito dopo, salvaguardare e sviluppare la propria cultura. Tali diritti, viene precisato, possono essere minacciati sia direttamente sia "in forme più sottili".

    Anche qualora non interessasse per nulla l'impoverimento che subirebbe l'umanità intera dalla sparizione di una qualsiasi etnia (si tratti di Boscimani o Làpponi, Tibetani o una qualsivoglia etnia amazzonica, Veneti o Lèttoni, Ainu o Sòrabi di Lusazia) e dei patrimoni culturali e spirituali di cui essa è portatrice - considerazioni che almeno nei nostri riguardi sembrano non avere alcun valore per la cultura dominante - resterebbe comunque da affrontare la lunga fase della SOSTITUZIONE della popolazione autoctona con quella immigrata, fase caratterizzata dalla compresenza artificiosa, e quasi imposta, di culture radicalmente eterogenee.

    Ricordiamoci che uno dei massimi eventi della storia contemporanea, è la spartizione del subcontinente indiano tra Pakistan ed India, nel 1947. Da parte dei musulmani - questa l'origine del conflitto sanguinoso che costò un milione di morti -, uno stato laico a maggioranza indù era considerato incompatibile con i valori della propria civilizzazione; e si pensi che nelle varie regioni, essi condividevano generalmente con gli indù lingua e origine etnica! D'altro canto, negli U.S.A. le tensioni etniche sono vivissime, da New York a Miami, pur nella generale matrice cristiana di vecchi yankees, neri, ed immigrati più o meno recenti.

    Si pensi ora alla situazione che andrà creandosi da noi, dove schiere di individui appartenenti a comunità distantissime sia per etnia che per religione, si vedono catapultate in una società post-industriale così diversa da quella d'origine. Essi divengono vittime di uno sfruttamento senza scrupoli; non solo di tipo economico, ma anche politico attraverso una propaganda rivendicazionista selvaggia, che gli annuncia che il semplice aver posto piede nella Repubblica Italiana conferisce il diritto ad esigervi "tutto e subito" (casa popolare, sanità gratuita, formazione professionale, lavoro, scuole musulmane per i figli, centri culturali, moschee, voto).

    Anche in futuro la "politica del buon cuore" e del "tutto a tutti" e lo sfruttamento del lavoro nero continueranno a muoversi parallelamente, alimentandosi a vicenda.

    Si gettano così i semi di lacerazioni senza precedenti, collegate a nuove violente forme di conflittualità sociale, all'insicurezza provocata dall'aumento della criminalità, ma soprattutto al venir meno di riferimenti etici comuni come fondamento della legislazione e di ogni forma di organizzazione della vita civile (significativo a tale riguardo il riconoscimento ufficiale - per i musulmani - della POLIGAMIA, ad opera del TAR dell'Emilia Romagna, dietro sollecito patrocinio del principale sindacato romano: la CGIL).



    3. IL FEDERALISMO COME RISPOSTA AD UNA SITUAZIONE DEMOGRAFICA PATOLOGICA.

    Nel caso dei popoli padano-alpini si è di fronte a ciascuno dei possibili squilibri demografici: in primo luogo quello tra generazioni (ognuna è LA META' della precedente), in secondo luogo, oltre a quello più generale tra paesi europei ed afroasiatici, un notevole squilibrio entro lo stato italiano tra Padania e Mezzogiorno.

    Infine si profila quello che abbiamo chiamato sopra "squilibrio importato", ovvero un forte differenziale riproduttivo tra popolazione autoctona ed immigrati extraeuropei.

    I nostri popoli, dati alla mano, stanno andando verso l'estinzione fisica. Si tratta per certi versi di un "auto-genocidio", ma non esclusivamente di questo. Alle cause "endogene", comuni alle società post-industriali, si sovrappongono nella Padania, determinandovi una vera e propria patologia rispetto al resto d'Europa (vedi tab. 5), fattori strettamente legati alla sua appartenenza ad una struttura statale centralista dove prevalgono situazioni sociali e culturali ben diverse dalla nostra, in grado di determinare gli orientamenti complessivi.

    Tab. 5 - Natalità (nati ogni mille abitanti) - 1987

    Francia
    13,8

    Gran Bretagna
    13,6

    Norvegia
    13

    Paesi Bassi
    12,7

    Svezia
    12,5

    Svizzera
    11,5

    Austria
    11,3

    Germania (R.F.T.)
    10,5

    Regioni Padano-Alpine
    7,7


    Per quanto-riguarda pòi il secondo diritto collettivo fondamentale ricordato dal Papa (il primo essendo rappresentato dalla sopravvivenza fisica di una comunità), e cioè quello al mantenlmento ed allo sviluppo della propria cultura, l'immigrazionismo sfrenato, assoggettando le nostre genti ad una forma capillare ed irreversibile di invasione, sta predicando ed attuando consapevolmente nel nostri confronti un genocidio culturale. Esso distrugge la multiculturalità reale - quella di una Europa così ricca di culture diverse, espresse dalle sue oltre l00 (tra grandi e piccole) etnie - mostrando per essa solo incomprensione se non disprezzo. Contemporaneamente ne viene minata alla base la possibilità di un confronto pacifico e fecondo con le civiltà extraeuropee, causando con esse impatti traumatici, inevitabilmente conflittuali.

    Vogliamo sottolineare che il GENOCIDIO, sia pere strisciante ed in forma incruenta, rappresenta l'espressione più violenta e totale di RAZZISMO. Una politica che tenda all'equilibrio, tutelando insieme i sopra menzionati diritti collettivi fondamentali, è pertanto nel nostro caso la scelta pro-natalista.

    Il semplice parlare di interventi a favore della natalità - quand'anche siano auspicati dai demografi - suscita spesso due obiezioni. Da un lato essi vengono confusi ostinatamente con una politica demografica alla Mussolini o alla Ceausescu. E' vero esattamente il contrario: il proposito mussoliniano era di accelerare la crescita della popolazione, rafforzare cioè uno squilibrio già in atto; allo stesso modo, oggi, il rifiuto di scelte volte a rallentare il decremento sempre più rapido della nostra popolazione, avrebbe proprio quel medesimo effetto di allontanarci dall'equilibrio, questa volta in senso opposto.

    La seconda obiezione, è che uno stato democratico dovrebbe astenersi comunque dall'intervenire in questo campo. Il "non intervento" è tuttavia un'etichetta illusoria: deliberazioni politiche nei settori più svariati (legislazione fiscale, diritto di famiglia, scelte edilizie etc.) hanno in ogni caso una oggettiva influenza sul comportamento riproduttivo. E non sarebbe davvero più 1ibera la famiglia, in un quadro legislativo che tendesse ad attenuare gli oneri che nella società attuale comporta la scelta di avere più di un figlio?

    Ad una nuova attenzione per la vitale esigenza di un più equilibrato ricambio generazionale, si può pervenire solo in un quadro federalista. Nelle regioni meridionali l'implosione demografica o appare lontanissima o non si prevede affatto. Pertanto non solo lo stato centralista non affronta neppure questi temi, ma è evidente che qualora lo facesse le beneficiarie sarebbero proprio

    le regioni con più nascite. Sarebbe l'ennesima beffa!

    Qualora la Lombardia fosse autonoma e disponesse quindi almeno di una parte di quelle enormi risorse di cui viene oggi rapinata, sostenere finanziariamente le famiglie sarebbe forse oneroso? A titolo esempio, uno stanziamento annuo di circa 3000 miliardi di lire, potrebbe garantire un contributo mensile - sotto forma di assegni familiari "seri" - di 250.000 £ per ogni figlio minorenne secondogenito e 400.000 se terzogenito o successivo a TUTTE LE FAMIGLIE che risultino, alla nascita del primogenito, RESIDENTI in Lombardia ed in possesso della cittadinanza italiana DA 5 ANNI.

    E' un impegno che può apparire rilevante, tuttavia sarebbe poca cosa rispetto alle tasse che oggi partono per Roma senza far ritorno, ed anche rispetto alle future crescenti e inderogabili necessità dell'assistenza ad una terza età che rappresenterà gran parte dell'intera popolazione. A meno che in una società futura non si introducano forme più o meno estese e legalizzate di gerontocidio, come approdo di una logica spietata prodotta dalla disgregazione sociale.

    In antitesi a questo scenario, occorre prevenire un'eccessiva sproporzione tra anziani e giovani in seno alla popolazione padano-alpina, ed altresì favorire - anche attraverso adeguate scelte edilizie - la permanenza naturale dell'anziano in una famiglia trigenerazionale, ove si realizzi pienamente il fondamentale rapporto tra nonni e nipoti.

    Spesso non si forma, o non si allarga, una famiglia per la difficoltà a reperire un alloggio adeguato. E' pertanto indispensabile dare la priorità nell'assegnazione di unità abitative di edilizia pubblica o sovvenzionata, ai residenti da almeno cinque anni, priorità di fatto goduta oggi da non residenti o neo-residenti.

    Si potranno altresì concedere agli sposi residenti da almeno cinque anni, mutui regionali per l'acquisto dell'abitazione, da ritenersi estinti nella misura ad esempio del 20%, 50%, 100%, alla nascita del primo, secondo e terzo figlio rispettivamente.

    Oggi invece, non possiamo investire nulla nel nostro futuro.

    Anche sul piano culturale paghiamo altresì un grave scotto per la presenza di una struttura politica che, al di là dei reboanti proclami europeisti, ci pone di fatto ai margini dell'Europa. Ciò contribuisce largamente al perdurare dell'egemonia di un antistatalismo ad oltranza di matrice radical-borghese, benché esso sia in abissale ritardo rispetto alla nostra realtà.

    Esso appare altresì pateticamente provinciale, superato proprio da quelle società nord-europee cui usava superficialmente far riferimento. In quei paesi, da alcuni anni, si hanno sempre più bambini! Scandinavia e Gran Bretagna presentano oggi tassi di natalità dal 60 al 70% superiori a quelli padano-alpini, e si vanno riavvicinando progressivamente all'equilibrio intergenerazionale.

    Ridotta invece ad un ruolo di produttrice-distributrice di ricchezza, dipinta spesso nei media "nazionali" come una sorta di paese di cuccagna, la Lombardia è drammaticamente privata addirittura della consapevolezza delle sfide che le vengono poste dal suo stesso sviluppo economico, tra le quali il crollo drammatico delle nascite ed il livello intollerabile raggiunto dall'inquinamento. Rivendicare oggi di esser posti in condizione di gestire i nostri più vitali problemi non significa dunque affatto - come si ha interesse a far credere - dimenticare quelli altrui e chiudersi su sé stessi!

    Mentre la psicologia dell'infanzia ci segnala l'insostituibilità per il bambino della possibilità di crescere con un fratellino od una sorellina, è giunto il momento anche nella società lombarda di chiedersi serenamente nelle giovani famiglie, se sia più auspicabile la seconda o terza auto (magari un fuoristrada che fa tanto status symbol) oppure il secondo o terzo figlio. Di affermare che l'edonismo e l'individualismo sfrenati non rappresentano l'affermazione della libertà, ma una strada senza sbocchi. Mai come oggi è vero che un popolo che smarrisce il senso della propria identità ed i suoi valori più profondi non ha futuro!

    Demografi, sociologi, psicologi e... il buon senso possono indicarci la strada, ma come percorrerla?

    Del federalismo abbiamo bisogno per tutelare l'ambiente naturale, il patrimonio storico-culturale, perché funzioni l'amministrazione, la previdenza, la sanità, perché sia garantita la sicurezza dei cittadini contro ogni forma di criminalità. Ma esso è anche necessario perché continui ad esserci un popolo lombardo che di tutto ciò possa fruire.

    Carlo Corti

    Da "Lombardia Autonomista"

    Anno VIII n. 23

    29 giugno 1990
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by ZENA
    La pluralità delle nazioni padano-alpine mi sembra ormai fra le cose assodate, incontrovertibili e fondanti la stessa Lega Nord.
    Non per tutti.Certi padanisti parlano di Nazione Padana e di Popolo Padano...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


    Alcuni maleinformati dicono che in Lega Lombarda ed in £iga Veneta non si è mai parlato di etnonazionalismo.
    Vorrei ricordare a costoro che l'etnonazionalismo è l'idea fondante della Lega Lombarda e della £iga Veneta.
    Basta leggersi quanto ho sopra postato per quanto concerne la Lega Lombarda .
    Per quanto riguarda la £iga Veneta era ancora più etnonazionalista della Lega Lombarda. ( I dubbiosi possono benissimo contattare la sede Nazionale della £iga Venata e chiedere l'atto costitutiva ( 1979) della stessa.
    -----------------------------------------------------------------------------------
    http://www.leganord.org/a_2_discorsi_08_09_10_89.htm

    http://www.leganord.org/a_2_discorsi_22_11_89.htm


    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  9. #9
    Il Longobardo
    Data Registrazione
    12 Aug 2004
    Località
    Milano
    Messaggi
    514
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La Lega Nord non parla più di etnonazionalismo, vuole solo trasformare la Padania in una macroregione dove imperi solo il dio denaro.
    A Chignolo Po la costituzione confederale fu subito scartata dai capi leghisti per il pericolo che non potessero controllare più il movimento.
    Io come tanti altri vediamo solo lo sbocco in una Padania confederata su vere basi etniche, ma dovremo lottare da soli la Lega Nord non ci rappresenta più.
    PADANIA INDIPENDENTE

  10. #10
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    BELL'AVATAR, EL MILANES...

    Croce di San Giorgio e Ducale.

    Guelfo Nero

 

 
Pagina 1 di 4 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Bandiere delle Nazioni Padano-Alpine
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-03-05, 21:05
  2. Nord Nazione, Padania Nazione o Nazioni Padano-Alpine?
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 09-06-03, 13:43
  3. Nord o Nazioni Padano-Alpine?
    Di Der Wehrwolf nel forum Padania!
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 06-05-03, 11:02
  4. Per conoscere le lingue delle Nazioni Padano-Alpine
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 30-04-03, 21:20
  5. Bandiere delle Nazioni Padano-Alpine
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 29-11-02, 01:49

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito