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Discussione: Crepereia Tryphaena

  1. #1
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    Predefinito Crepereia Tryphaena

    Giovanni Pascoli

    Crepereia Tryphaena

    Strofe saffica

    Il poeta immagina di assistere alla scoperta, avvenuta nel 1889, di un sarcofago romano contenente ancora il corpo di una giovinetta. L'indomani eseguirà i riti propiziatori ai Lèmuri, gli spiriti dei morti. Rievoca la cerimonia funebre per la giovinetta e gli sembra di rivivere l'amore del promesso sposo Fileto).


    Il corredo funerario di Crepereia Tryphaena, illustrato nel volume ""Pagan and christian Rome" di Rodolfo Lanciani (Cambridge, 1893) - Immagine tratta dal sito http://www.gutenberg.org/

    In nigros circum taciturna lucos
    fugerat cornix, repetebat urbis
    turba corvorum memorum quadratae
    saxa Palati,

    cum solum Tuscum decimo die te
    redditit maio, Crepereia, soli
    pronubam post innumera induentem
    saecula gemmam.

    Vitrea virgo sub aqua latebas,
    at comans summis adiantus undis
    nabat. An nocti dederas opacae
    spargere crinis?

    Sed quid antiquis oculi videnti
    nunc mihi effeti lacrimis madescunt?
    quas premo curas alioque eundem
    corde dolorem?

    Murteum vidi memor ipse sertum
    quosque fulsisti religata crinis,
    et manus iunctas tenuisque dextris
    farris aristas.

    Nota, post longos amethystos annos
    quae refert alas oculis ruentis
    gryphis et cervam, Venerique pupa
    nota negata est.

    Crastina, sacris Lemurum tenebris,
    nocte, cum pictae volucres tacebunt
    et canes, nudo pede per soporam
    deferar umbram,

    et fabas sumam iaciamque nigras
    pone per noctem noviesque dicam
    « His fabis, manes, redimo, Tryphaenae,
    meque meosque ».

    Dumque tu aversum sequeris manuque
    tangis exsangui levis umbra dona,
    tinnulo parcam moriturus aeri
    respiciamque.

    En ades. Sic lectus eburnus olim
    pallidam, me flente, nefas, habebat.
    Sic eras, collo nitidum reflexo
    fusa capilium.

    Flamen oblitas grave tibiarum
    nunc procul flenti mihi pellit auris
    neniaeque urguent resonoque maesta
    praefica lesso.

    Ducitur funus per aprica ripae,
    murmur etrusco Tiberi ciente
    triste, per sepes ubi gignit albos
    spina corymbos.

    Floridam non te ruber igne Vesper
    matris abduxit gremio morantem
    nec faces « Hymen » pueri levantes
    concinuerunt.

    Cymbiis fusis ego rite lactis
    condidi mutis animam sepulcris
    edidique amens « Have have » supremum
    ipse « Tryphaena ».

    Vesper adflavit pariis columnis
    luteum molis iubar Hadrianae,
    Pincium tranant fugiente corvi
    agmine collem,

    cum rapi sensim videor silentisque
    inmemor cordis per inane ferri,
    iam tuae frustra revocante matris
    voce Philetum.

    Dal sito Indice della pagina di Maurizio Pistone
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-11-09 alle 01:33
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Anna Mura Sommella

    CREPEREIA TRYPHAENE



    "Tolto il coperchio e lanciato uno sguardo sul cadavere attraverso il cristallo dell'acqua limpida e fresca, fummo stranamente sorpresi dall'aspetto del teschio, che ne appariva tuttora coperto dalla folta e lunga capigliatura ondeggiante sull'acqua. La fama di cosi mirabile ritrovamento attrasse in breve turbe di curiosi dal quartiere vicino, di maniera che l'esumazione di Crepereia Tryphaena fu compiuta con onori oltre ogni dire solenni, e ne rimarrà lunghi anni la memoria nel quartiere Prati. Il fenomeno della capigliatura è facilmente spiegato. Con l'acqua di filtramento erano penetrati nel cavo del sarcofago bulbi di una tal pianta acquatica che produce filamenti di color d'ebano, lunghissimi, i quali bulbi avevano messo di preferenza le loro barbicine sul cranio. Il cranio era leggermente rivolto verso la spalla sinistra e verso la gentile figurina di bambola..."

    Con queste parole ricche di pathos, che ci permettono, a più di un secolo di distanza, di partecipare all'atmosfera di prodigio che circondò la scoperta, il Lanciani descrive l'apertura del sarcofago di Crepereia avvenuto sul luogo stesso del ritrovamento, due giorni dopo il recupero, il 12 maggio del 1889. Il sarcofago era stato ritrovato, affiancato a quello di Crepereio Euhodo, con i sigilli ancora intatti, ma pieno d'acqua "penetratavi stilla a stilla attraverso le commessure del battente"; fu quindi necessario provvedere a vuotarne la cassa prima del trasferimento della sede museale e a "raccogliere diligentemente quanto vi fosse per avventura serbato La ricchezza del corredo superò certamente ogni aspettativa; infatti all'interno del sarcofago, oltre allo scheletro perfettamente conservato di una giovane donna, furono ritrovati i gioielli con i quali la defunta era stata ornata al momento della sepoltura, una corona di foglie di mortella con fermaglio d'argento che essa portava sul capo e una bambola dalle articolazioni mobili che " sembra lavorata in legno di quercia indurito e quasi pietrificato dalle acque". Che la bambola fosse di legno, di quercia o di ebano, fu creduto fino al recente restauro che ha permesso di identificare invece nell'avorio il materiale usato. […].

    Il corredo funebre di Crepereia Tryphaena riveste un interesse scientifico rilevante per l'apporto di elementi certi che essa offre alla conoscenza degli aspetti meno noti della società romana antica; soprattutto per una classe sociale, quella dei liberti, alla quale doveva appartenere questa giovane donna vissuta in pieno II secolo d.C. Morta all'età di circa vent'anni forse durante il regno di Marco Aurelio e di Faustina Minore, fu sepolta adorna dei suoi gioielli e con accanto gli oggetti più cari deposti nel sarcofago dalla pietas dei suoi parenti a ricordo della sua trascorsa adolescenza. Al momento della sepoltura portava sul capo una coroncina di foglie di mortella trattenuta da un fermaglio di piccoli fiori d'argento orecchini a pendente in oro e perle segnati dall'uso e una elegante collana d'oro con pendaglietti formati da piccoli cristalli di berillo. Una preziosa spilla d'oro con castone in ametista incisa tratteneva probabilmente la tunica di cui forse sono rimasti i resti nei frammenti di tessuto fossilizzato rinvenuti nel sarcofago. I tre anelli, dalle dimensioni sorprendentemente ridotte, erano stati infilati nelle falangi superiori dell'anulare e del mignolo della mano sinistra; di particolare interesse è quello con castone di corniola nella quale sono rappresentate due mani che si stringono trattenendo un mazzo di spighe, identificato nella letteratura ottocentesca con l'anello nuziale, e l'altro con, ricavato nel cammeo, il nome Filetus...

    Oltre ai gioielli erano stati deposti accanto alla defunta una serie di oggetti in miniatura, comunemente definiti giocattoli ma sulla cui esatta natura e significato è per ora difficile pronunciarsi. La bambola dalle articolazioni mobili, perfetta nell'esecuzione che testimonia una maestria e una capacità artigianale notevoli, è indubbiamente l'oggetto di maggiore interesse di tutto il corredo sia dal punto di vista scientifico, per l'apporto che essa offre alla datazione della sepoltura, sia dal punto di vista emotivo per l'immediatezza del messaggio che essa trasmette anche ad un pubblico di non specialisti.


  3. #3
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    LA BAMBOLA DI CREPEREIA

    La figurina dalle articolazioni snodate ha testa e tronco intagliati in un unico pezzo, arti superiori che si raccordano al corpo mediante imperniatura e arti inferiori che si innestano negli appositi alloggiamenti incavati all'interno del bacino grazie ad un accurato sistema ad incastro fissato con perni; analogo collegamento rende possibili l'articolazione del gomito e del ginocchio.

    Questo tipo di articolazione è studiato per permettere alle gambe e alle braccia soltanto i movimenti anatomicamente corretti; il lavoro è stato eseguito con una precisione e una perizia tali da richiedere la padronanza di uno straordinario livello tecnico, come può notarsi, ad esempio, nella perfezione dell'incastro tenuto da piccoli perni perfettamente mimetizzati. […]




    Il corpo della bambola di Crepereia è generalmente stilizzato, con qualche compiaciuta notazione realistica come i piccoli seni e il morbido modellato del ventre; le braccia sproporzionalmente lunghe terminano con mani curate fin nei minimi particolari, come il disegno delle falangi e delle unghie nelle dita affusolate; i piedi di una plasticità accentuata, presentano una sensibile arcuazione della pianta e una estrema precisione di dettaglio.




    Un piccolo capolavoro di intaglio è la testa con i tratti del viso ben caratterizzati e la capigliatura rappresentata con una precisione e una eleganza eccezionali; da essa emerge il morbido ovale del viso con naso diritto, bocca ben disegnata, occhi allungati con iride e pupilla semilunante, segnate plasticamente, che conferiscono al volto un'espressione intensa ed assorta.

    I capelli spartiti in mezzo alla fronte, scendono con morbide ondulazioni a incorniciare il viso, lasciando scoperta solo la parte inferiore delle piccole orecchie dai lobi forati per sospendervi gli orecchini. Le lunghe chiome, spartite sulla nuca in più elementi, sono attorte intorno al capo a formare un primo giro che delimita il motivo ad onda e sono raccolte sulla sommità della testa, in un cercine molto piatto in cui confluisce anche il gruppo di trecce che salgono dalla nuca.

    La differenza di resa plastica tra il tronco e gli arti da un lato e la testa, le mani e i piedi dall'altro, potrebbe trovare la sua giustificazione nell'ipotesi che la bambola indossasse degli abiti, di cui forse rimane traccia nei resti di tessuto fossilizzato, rinvenuto all'interno del sarcofago. Questa ipotesi trova indiretta conferma sia nelle fonti letterarie greche, che ricordano la dedica di bambole e dei loro vestiti alla divinità - Saffo secondo un passo di Ateneo IX, 410), offrì ad Afrodite i veli purpurei delle sue bambole -, sia nel ritrovamento di minuscoli gioielli nel sarcofago di Crepereia. Un anellino d'oro del tipo a chiave, un altro a castone, due minuscole perle forate che appartenevano a degli orecchini, una perla e due vaghi di pasta vitrea e resti di spiraline d'oro attribuibili forse ad una collana formavano infatti i preziosi ornamenti della bambola.


  4. #4
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  5. #5
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    L'estrema raffinatezza di questa piccola scultura, caratterizzata da una probabile testa-ritratto che le conferisce l'identità di una persona adulta, non trova riscontro nella produzione di bambole rinvenute in deposizioni di giovani donne. Meritano comunque un cenno la bambola della mummia di Grottarossa e quella della vestale Cossinia, ritrovata con ornamenti d'oro al collo, ai polsi e alle caviglie. Si resta un po’ perplessi, sia per il livello artistico di queste piccole opere d'arte, sia per l'età non sempre infantile delle defunte cui appartenevano: la stessa Crepereia aveva circa vent'anni.

    Un chiarimento per entrambi i quesiti può essere ricavato dalle fonti antiche. Aveva infatti un significato simbolico-religioso l'offerta che fanciulle e fanciulli greci e romani dedicavano alle divinità protettrici della loro infanzia, nel momento in cui varcavano la soglia dell'adolescenza. Le giovani spose, che spesso non avevano più di quindici anni, consacravano le loro bambole ad Artemide o ad Afrodite in Grecia, ai Penati prima e a Venere poi a Roma.

    Un autore ellenistico sconosciuto ci ha lasciato in un passo dell'Antologia Palatina il ricordo degli oggetti che, alla vigilia delle nozze, la giovane Timareta offrì ad Artemide per invocarne la protezione. Erano le sue cose più care, i simboli dell'infanzia trascorsa: i tamburelli, la palla, la reticella che tratteneva i suoi capelli, le bambole con i loro vestiti. Analoghe testimonianze ritroviamo negli scrittori latini.


    Scrive Giovanni Pascoli : "...Venerique pupa nota negata est" (riconosco la bambola promessa invano a Venere). Al momento del ritrovamento infatti il teschio era rivolto verso la bambola. Forse chi la seppellì voleva che la fanciulla vi si "rispecchiasse", per sopravvivere nell'aldilà. Questo spiegherebbe perché la bambola incarna le sembianze delle defunta: una giovinetta in miniatura ferma nell'ora più vaga della vita: quella dell'attesa.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Crepereia Tryphaena

    Giochi e giocattoli per le bambine

    di Eugenia Salza Prina Ricotti

    Giochi e giocattoli per le bambine (divulgazione scientifica)
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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