FINANZIARIA 2005
Fisco, la semplificazione si arrende
Tra le novità introdotte dalla Finanziaria vi sono molte misure che appesantiscono l'agenda dei contribuenti. Nuovi vincoli, aumenti e «strette» anti-sommerso portano maggiore complessità. Manca anche un coordinamento tra le modifiche.
di Mauro Meazza
C'era una volta la semplificazione fiscale: a giudicare dalla legge finanziaria per il 2005, è d'obbligo parlare al passato, perché davvero si fatica a ritrovare tracce della lotta agli adempimenti inutili e ai comportamenti «vessatori» o quasi vessatori dell'amministrazione. Un obiettivo perseguito - almeno a parole - per lunghi tratti, nella precedente e nella presente legislatura; e che tuttavia subisce ora la sordina della «ricerca di gettito» e delle «misure di contrasto all'evasione».
Finanziaria con complicazioni. Facciamo qualche esempio della poca volontà di semplificazione rintracciabile nella Finanziaria, rinviando per considerazioni più puntuali agli altri articoli in questa stessa pagina. Innanzitutto - è cosa ormai nota - non contribuisce alla semplificazione l'aver sparpagliato le innovazioni fiscali qua e là tra 572 commi di un solo articolo. Ma questa dispersione potrebbe essere considerata un incidente di percorso, legata più alle dinamiche del dibattito parlamentare che a una reale mancanza di volontà.
È più difficile, però, giustificare alcuni appesantimenti reali, particolari o generali che siano: scampato il pericolo dell'elenco clienti e fornitori, la legge 311 del 30 dicembre 2004 ha comunque confermato misure quali l'aumento dei dati da comunicare negli atti dell'attività edilizia, i nuovi obblighi per l'acquisto delle auto nella Ue, l'ampliamento della platea obbligata a inviare telematicamente le dichiarazioni (comprendendovi soggetti con attività ridotta), il ritorno della sanzione penale per il mancato versamento delle ritenute, la ridotta detraibilità Iva per i veicoli («provvisoria» da sempre). Persino l'acquisto di tartufi dal raccoglitore domenicale è diventato un affare da registri Iva.
Si potranno certo spiegare queste misure con la necessità di sorvegliare il gettito e non lasciare scappatoie troppo facili. Però, la manovra 2005 è tanto ricca di simili interventi di contrasto quanto appare lacunosa sui mutamenti a favore: il legislatore, ad esempio, non se l'è sentita di confermare il regime di esenzione da scontrini e ricevute avviato con il primo concordato sperimentale ma ora negato alla nuova «pianificazione fiscale».
Né lo stesso intervento di riduzione dell'Irpef brilla per semplicità di scrittura, a cominciare da quel contributo di solidarietà del 4% oltre i 100mila euro, che non è un'aliquota ma va trattata come se lo fosse (parola delle Entrate, nella circolare 2/E del 2005). Persino il mini-taglio all'Irap sembra ignorare la possibilità di ridurre, almeno parzialmente, le complicazioni organizzative che pure angustiano da sempre i destinatari dell'imposta e hanno fatto coniare la definizione di «terzo binario» Irap. Per l'imposta regionale, però, c'è una limatura, ma nessuna semplificazione, né formale né sostanziale.
Il disegno smarrito. Tra il ripristino di adempimenti sospesi e l'istituzione di nuovi obblighi, la legge finanziaria segna insomma diversi punti a favore della mala burocrazia e molto pochi per il campo a lei avverso. Anche taluni interventi di alleggerimento sono così puntuali da far temere ulteriori complessità di gestione: il commercialista si deve ricordare che da gennaio i compensi ai direttori di bande e filodrammatiche finiscono tra i redditi diversi dell'articolo 67, insieme a quelli delle associazioni sportive dilettantistiche. E che i contributi sospesi per i terremotati della Sicilia Orientale restano congelati fino a tutto il 2006. E che i grandi supermercati (ma solo quelli con superficie oltre 150 mq se il Comune ha meno di 10mila abitanti, o 250 mq per Comuni più popolosi) possono farsi esonerare dal registratore di cassa.
Visto da questi commi, è davvero lontano il principio enunciato nella legge delega per la riforma fiscale: «La disciplina dell'obbligazione fiscale - si legge all'articolo 2, lettera i) - minimizza il sacrificio del contribuente nell'adempimento degli obblighi fiscali». È la legge 80 del 2003, che nel prossimo aprile vedrà scadere i termini per il varo dei suoi decreti attuativi e che si potrebbe rimpiangere come un progetto smarrito. Da lei si attendeva, ad esempio, la codificazione dell'intero sistema fiscale, per reciproco vantaggio di contribuenti e amministrazione. Ma il Fisco è tornato verso altre direzioni.
Il Sole 24 Ore 15 gennaio 2005




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