La discussione sulle liste uniche del Centro-sinistra è sembrata troppo spesso prescindere dalla questione fondamentale: il listone serve a prendere più voti rispetto alle quattro liste divise o no? L'opinione corrente è che in una elezione di tipo proporzionale la risposta sia negativa. Le elezioni regionali, per la parte che riguarda la composizione dei consigli, sono elezioni proporzionali. Quindi meglio presentarsi da soli, ogni partito col proprio simbolo?
Se facciamo parlare i dati la risposta non è per nulla scontata. Nel giugno dell'anno scorso insieme alle elezioni europee si sono svolte 63 elezioni provinciali. Alle europee i quattro partiti della lista unitaria si sono presentati sotto un unico simbolo, quello della lista Uniti nell'Ulivo. Nelle 63 province si sono invece presentati divisi. Il confronto tra il voto nelle due arene è un test significativo del rendimento della lista unitaria in quanto gli elettori erano gli stessi e erano chiamati a votare due volte nello stesso momento ma avendo davanti una offerta elettorale diversa. In un caso potevano votare il partito preferito, nell'altro solo la lista.
Per ciascuna regione abbiamo calcolato la differenza tra i voti ottenuti dalla lista unitaria e i voti ottenuti dai singoli partiti che la compongono e abbiamo diviso questo valore per i il voto ottenuto alle provinciali dai quattro partiti. In questo modo possiamo vedere che percentuale di consensi la lista unitaria ha ottenuto in più o in meno rispetto alle quattro liste. Tra parentesi abbiamo indicato il numero di province in cui si è votato. Questo dato è importante per valutare la significatività del risultato. Il quadro è chiaro. La lista unitaria è andata meglio dei singoli partiti in quattro regioni su quindici. In particolare la lista è andata bene al Nord. In Lombardia ha ottenuto il 25% di voti in più rispetto ai quattro partiti. Non è una sorpresa. In questa zona del paese sappiamo già che i partiti tradizionali sono più deboli. Qui esiste un elettorato interessato al superamento degli attuali schemi partitici e favorevole alla ricomposizione della rappresentanza attraverso la creazione di nuove forme di organizzazione politica. Qui la lista unitaria trova il suo terreno più fertile e può diventare uno strumento potenzialmente efficace per cambiare equilibri di voto consolidati che vedono il Centro-sinistra in forte svantaggio rispetto al Centro-destra.
La stessa cosa non è vera nel resto del Paese. A mano a mano che si scende lungo la penisola, il rendimento della lista unitaria diminuisce. Anche al Centro la lista non va bene. Qui deve fare i conti con tradizioni politiche radicate che si riconoscono in partiti relativamente ancora solidi i cui elettori, almeno in parte, fanno fatica a rinunciare ai propri simboli e alla propria identità. Ma il problema maggiore è certamente il Sud e non a caso è qui che la lista unitaria non decolla. Stando ai nostri dati essa non andrebbe fatta in nessuna regione. In Abruzzo, Lazio e Calabria, in particolare, ha perso più del 20%, rispetto ai consensi raccolti dai quattro partiti. Si tratta di un 6% circa del complesso degli elettori: una percentuale che in queste regioni può certamente fare la differenza tra i due schieramenti. Anche in questo caso non possiamo parlare di sorpresa di fronte a questi dati. La lista unitaria, infatti, male si adatta ad una cultura 'pragmatica', aliena da schemi astratti di riorganizzazione partitica, e molto più interessata a rapporti personali e clientelari. Qui la frammentazione paga perché la moltiplicazione dei candidati e delle liste facilita questo tipo di rapporti.
Detto ciò, occorre però anche aggiungere che qualche sorpresa i dati del Sud la riservano. Non si capisce infatti perché in province della stessa regione il risultato della lista unitaria sia stato così diverso. Perché a Avellino ha perso il 33% e a Napoli addirittura ha guadagnato qualcosa? Perché a Pescara la lista unitaria ha perso il 33% dei voti mentre a Chieti ne ha perso solo 1'11%? Sono stranezze tali da alimentare il dubbio che anche al Sud il quadro è più frastagliato di quanto possa apparire a prima vista. È plausibile che anche qui esista uno spazio per migliorare il rendimento della lista investendo con più convinzione sulla visibilità del simbolo e la valenza strategica del progetto. Ma se questa chiarezza manca al centro, è difficile che possa decollare in periferia.
Il Sole 24 Ore
15-01-2005




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