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    Predefinito UCRAINA: vince la giustizia democratica.

    ELEZIONI UCRAINA, EXIT POLL: HA VINTO YUSHCHENKO
    26/12/2004 - 19:16


    Kiev, 26 dic. (Apcom) - Il prossimo presidente dell'Ucraina sarebbe il candidato filo occidentale Viktor Yushchenko: lo dice un primo exit poll alla chiusura delle urne del ballottaggio. Secondo l'agenzia russa Ria Novosti, Yushchenko avrebbe ottenuto il 56,5% dei voti in base agli exit poll esercitati della compagnia polacca Pbs e del Centro di Yuri Lebadi. Il suo avversario, il candidato filorusso Viktor Yanukovych, avrebbe ottenuto il 41,3%.

    Il vantaggio di Yushchenko è stato confermato anche da altri exit poll diffusi poco dopo.

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    Verrebbe da dire che "San Giovanni non vuole inganni", anche se oggi è Santo Stefano

  2. #2
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    Quando i popoli si abituano alla democrazia i voti contano

    Roma. Persino Vladimir Putin se n’è accorto. Persino il presidente russo, che tanto ama il centralismo e tanto soffre quando le sue ex Repubbliche gli voltano le spalle, persino lo “sfidante”, come lo ha definito l’Economist, con cui non bisogna mai abbassare la guardia, persino lui ha dovuto arrendersi di fronte alla realtà. Il voto popolare non è soltanto un diritto, è anche e soprattutto un’urgenza.
    La piazza “orange” di Kiev l’ha pacificamente dimostrato, sfidando il freddo e la consapevolezza che gli equilibri in gioco non riguardavano certo i due Viktor candidati alla presidenza: i brogli sono stati denunciati e il voto si ripeterà, domenica, pur tra le polemiche che ancora animano la decisione della Corte suprema di accettare i ricorsi di Yushenko.
    La piazza intanto si è ripopolata, per non disperdere il contagio democratico e ricordare che i voti popolari, oggi, contano.
    Putin aveva già capito che l’aria era cambiata quando, in Georgia, aveva creduto che Eduard Shevardnadze potesse mantenere il controllo, per poi accorgersi che la rivoluzione delle rose e Mikhail Saakhashvili erano mossi da un’urgenza democratica invincibile.
    Per questo in Ucraina Putin, per la prima volta, ha adottato una strategia moderna rispetto agli standard russi e, con l’aiuto dei cosiddetti “esperti di tecnologia del potere”, in tre mesi ha individuato e “inventato” un candidato, appoggiandosi al suo alleato, il presidente Leonid Kuchma.
    Putin ha coccolato Viktor Yanukovych, l’ha finanziato e accompagnato, e fino all’ultimo ha pensato che un atteggiamento più pragmatico di quello, miope, usato in Georgia potesse essere sufficiente.
    La piazza gli ha dimostrato che lo sforzo di realismo era sì innovativo, ma non abbastanza forte da piegare alle ragioni di Stato la volontà popolare di decidere da sé.
    Non se l’aspettava, Putin, e per molti giorni dopo le elezioni contestate del 21 novembre ha continuato a ignorare i sostenitori di Viktor Yushenko, cercando di spostare la diatriba sul fronte occidentale, accusando di despotismo gli Stati Uniti.
    Il presidente George W. Bush non ha raccolto la sfida, ha favorito la priorità dell’alleanza russa nella lotta al terrorismo, ha continuato a considerare Putin un amico.
    Neppure la piazza si è lasciata incastrare nella trappola e ha insistito nel voler vedere valorizzato il suo suffragio. Alla fine il presidente russo ha, in parte, ceduto: ha detto di poter collaborare con il leader di quella piazza. Non ha voluto però smettere di provocare Bush: ancora ieri ha ribadito che gli Stati Uniti stanno cercando di isolare la Russia, che le elezioni in Iraq sono una “farsa”, che le presidenziali americane non sono certo state un modello di perfezione, “c’erano intimidazioni agli elettori”.

    Le leggi pro Kuchma e la via del federalismo
    La rivoluzione arancione ha reso esplicita l’urgenza sentita dagli elettori ucraini di avviare un processo democratico. Ora la partita si gioca sul campo conquistato, quello delle urne. Secondo i sondaggi, Yushenko è nettamente favorito, lo stesso Kuchma ha abbandonato il suo delfino Yanukovych, rallegrandosi di quelle leggi ad hoc, approvate in questi giorni, che gli garantiscono – come già era avvenuto in Russia a Boris Eltsin – la non punibilità e la possibilità di poter disporre dei suoi beni. Ne esce quindi in gran parte vittorioso, Kuchma, che ha gestito la mediazione internazionale e ha favorito il dialogo tra i due candidati, scongiurando ogni deriva violenta delle manifestazioni.
    Se il contagio democratico ha vinto nella definizione del processo, restano i problemi interni a un paese fortemene diviso. Il progetto di Kuchma della “grande Ucraina” è ormai sulla via del tramonto: la vittoria di uno e dell’altro candidato ne determinerà modalità e tempistiche, ma il paese sta imboccando la strada del federalismo, sperando così di evitare quella della divisione.
    Yanukovych vorrebbe rafforzare i poteri dei governatori dei 24 distretti a partire da gennaio,
    Yushenko è restio ad assecondare governatorati forti e indipendenti.
    Le ragioni geopolitiche sono chiare: più l’Ucraina è federalista, più la Russia si sente rassicurata - potendo in questo modo espandere la sua sfera d’influenza sulle ricche e produttive aree industriali della zona sudorientale – a discapito della Polonia, vicino occidentale, che non ha alcun interesse a espandere la sua influenza sui territori confinanti, primo fra tutti Leopoli, poveri di risorse.
    L’esito del ballottaggio darà forma e dimensione agli equilibri: già in questi ultimi giorni i due candidati hanno mostrato di non essere così spigolosi come apparivano un mese fa.
    La realpolitik continua, come è giusto, ad avere il suo senso, ma è oggi arricchita dalla volontà popolare di avere un peso, l’urgenza della democrazia.

    Da Il Foglio del 24 dicembre

    Saluti e auguri

  3. #3
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    I serbi, i georgiani, gli ucraini, ecco i “ragazzi terribili” bielorussi

    Minsk. Dall’Ucraina alla Bielorussia, l’effetto domino è possibile e il presidente Aleksandr Lukashenka lo ha capito.
    A due passi da San Pietroburgo e da Kiev, dalla fine della grande Russia e del comunismo, la Bielorussa è finita nelle mani di Lukashenka, che ha conservato tutto del vecchio sistema, inclusi i metodi autoritari.
    Da quando l’opposizione democratica di Viktor Yushenko avanza in Ucraina, l’autocrate bielorusso inizia a temere che la prossima scadenza elettorale nel proprio paese possa spazzare via il regime e costringerlo a seguire la sorte del collega Leonid Kuchma, assediato per giorni nei propri palazzi da migliaia di manifestanti.
    Al palazzo presidenziale di Minsk ormai si sorveglia la situazione in Ucraina minuto per minuto e si punta il dito contro i movimenti nonviolenti che hanno riempito Piazza Indipendenza a Kiev e costretto il ticket Putin-Yanukovych alla retromarcia.
    Lukashenka sa che il destino della Bielorussia è spesso legato a quello dell’Ucraina e non vorrebbe farne le spese.
    I nemici numero uno del regime non sono più i partiti dell’opposizione. L’Amministrazione presidenziale bielorussa, che esercita un controllo pressoché totale su paese ed economia, ha capito che i giovani dell’organizzazione ZUBR fanno sul serio e seguono le orme (e gli insegnamenti) del movimento nonviolento serbo OTPOR, sfidando il regime sempre più apertamente. Le loro armi “segrete” sono quelle già sperimentate nella Serbia di Slobodan Milosevic, nella Georgia di Eduard Shevarnadze e nell’Ucraina di Kuchma dai “terribili ragazzi” delle organizzazioni OTPOR, KMARA e PORA.
    La prima “arma” si chiama VYBAR (“Scelta”), il giornale-volantino studiato per essere nascosto tra le pieghe delle giacche, anche a qualche decina di gradi sotto zero. La seconda si chiama Internet e permette di mobilitare in qualche click gli attivisti “dormienti” dalla profonda campagna bielorussa alle capitali occidentali.
    E poi una valanga di azioni dimostrative a metà strada tra goliardìa e disobbedienza. Lo scorso 6 dicembre sulla centralissima via Nemiga a Minsk un militante di ZUBR (arrestato dopo aver commesso il fatto), srotolando otto metri di libertà, per qualche minuto annunciava: “Oggi in Ucraina, domani in Bielorussia”.

    La linea dura del governo
    Intanto, oggi in Bielorussia il governo ha deciso di passare alla linea dura. Poche ore dopo l’annuncio dei risultati a Kiev, Lukashenka nominava un nuovo capo dell’Amministrazione
    presidenziale: Viktar Shejman, noto all’opposizione di Minsk per alcuni sospetti coinvolgimenti in una serie di inchieste su assassini politici. Priorità assoluta: riconoscere e stroncare i tentativi occidentali di mettere in crisi il regime con “tecniche populiste”.
    E di ritorno da un incontro con i colleghi “rivoluzionari” di Kiev, la delegazione di ZUBR è stata spedita in prigione.
    Eppure a Minsk, Aliaksandr Atroshchankau, uno dei responsabili di ZUBR, è incoraggiato dalla posizione ferma dell’Unione europea sulla situazione in Ucraina e spera che quando sarà il turno della Bielorussia Javier Solana, ministro degli Esteri dell’Ue, non si faccia vivo a Minsk soltanto a cose fatte.
    Lukashenka in persona ha detto di escludere per la Bielorussia uno “scenario Ucraina” perché “le persone sagge sanno come interpretare gli errori degli altri”.
    ZUBR spera che l’Unione europea e i suoi governi siano più saggi di Lukashenka e non scendano in campo all’ultimo minuto disponibile (come a Kiev), per rendere praticabile alla democrazia il terreno ghiacciato della Bielorussia e far cadere l’ultima tessera del domino a due passi dai confini dell’Europa.

    Da Il Foglio

    saluti

  4. #4
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    UCRAINA, YUSHCHENKO ALLA FOLLA: "HA VINTO IL POPOLO UCRAINO"
    27/12/2004 - 12:13


    Kiev, 27 dic. (Ap) - All'indomani del "terzo turno" delle elezioni presidenziali in Ucraina, che lo hanno proclamato vincitore, il leader dell'opposizione arancione Viktor Yushchenko ha voluto innanzi tutto ringraziare i suoi sostenitori: "Adesso, oggi, il popolo ucraino ha vinto. Mi congratulo con voi", ha detto Yushchenko alla folla giubilante raccolta nella Piazza dell'Indipendenza a Kiev.

    "Siamo indipendenti da 14 anni, ma non siamo mai stati liberi", ha dichiarato Yushchenko. "Ora possiamo dire che tutto ciò riguarda il passato. Ora abbiamo una Ucraina libera e indipendente".

    Con il 98% delle schede scrutinate Yushchenko conduce con il 52,38% delle preferenze, contro il 43,8% ottenuto dal suo avversario, il premier Viktor Yanukovych, il candidato sostenuto da Mosca. Il vantaggio è più ridotto rispetto alle previsioni degli exit poll fornite da tre istituti demoscopici, che davano un vantaggio di oltre 15 punti percentuali a Yushchenko.

    Il conteggio nalle regioni orientali, quelle abitate da una maggioranza di popolazione russofona, avviene in tempi rallentati rispetto a quello delle regioni occidentali, filo Yushchenko.
    copyright @ 2004 APCOM
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  5. #5
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    Che sia finita un era? Non vedremmo piu' le sane maggioranze al 99.7% tanto care ai nostri compagni?

    -N-

  6. #6
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    Beh, se continuano ad azzuffarsi tra di loro e rendersi ridicoli, queste cifre le vedremo presto qui in Italia a favore della Casa delle Libertà credo

  7. #7
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    Kiev. Ci vorranno probabilmente giorni prima che Viktor Yushenko si veda ufficialmente riconosciuto il 52 per cento strappato domenica al terzo turno delle presidenziali ucraine.
    La Commissione elettorale centrale questa volta ha lavorato bene e in fretta, ma l’antagonista Viktor Yanukovych, sconfitto col suo 44 per cento, ha fatto rimbalzare dalle agenzie giornalistiche moscovite la sua volontà di presentare ricorsi per ogni situazione a suo giudizio dubbia. E questo benché gli stessi osservatori russi abbiano ammesso che il numero di brogli da loro riscontrato non è tale da stravolgere l’esito delle urne.
    Non che una pausa non serva.
    Il paese ha concluso una campagna elettorale lunga poco meno di sei mesi con asprezze, ivi compreso il tentato avvelenamento di Yushenko, capaci di mettere in ginocchio realtà più solide dal punto di vista istituzionale.
    Basti pensare che le consultazioni presidenziali si concludono con l’avvio in corso d’opera di una riforma che punta a limitare i poteri del presidente e a configurare una Repubblica più parlamentare. Misura decisa da una “tavola rotonda”, sostenuta da una mediazione internazionale che ha cercato con ogni mezzo di impedire che la “rivoluzione arancione” avesse come tragica conseguenza la spaccatura dell’Ucraina in due realtà contrapposte.
    Una breve tregua è indispensabile soprattutto per Yushenko, il quale, oltre a provvedere ai guasti che la diossina ha provocato nel suo corpo, deve ponderare con cura le sue prime mosse e valutare con prudenza fino a che punto mantenersi coerente con i rigori della campagna elettorale o scegliere invece un’attenuazione delle promesse a vantaggio di una politica di relativo appeasement nei confronti del fronte avversario.
    Il neopresidente ha poco tempo a disposizione. Incombono la revisione dei suoi poteri, che saranno ridimensionati nel corso del 2005, forse in autunno, e l’attenuazione del centralismo a vantaggio di un ancora indistinto assetto federale che dovrebbe partire dall’elezione diretta dei governatori, un provvedimento che Yushenko ha già fatto sapere di voler rinviare al 2006.

    Il problema Putin
    Il banco di prova è il dossier Krorizhstal, la compagnia dell’acciaio che a giugno scorso è stata messa in liquidazione dallo Stato e acquistata per 800 milioni di dollari da una società nata dall’alleanza tra gli oligarchi Rinat Akhmetov, il leader del clan di Donetsk, e Viktor Pinchuk, il chiacchierato genero dell’ex presidente Leonid Kuchma. La vendita a suo tempo sorprese perché offerte occidentali di 1 miliardo e mezzo di dollari furono misteriosamente escluse dalla gara a vantaggio del tandem nazionale.
    E ancora ai primi di dicembre Yushenko ha promesso in un infuocato comizio di rivedere quella procedura d’acquisto. Il neopresidente può naturalmente prendere di petto la questione e trovare buoni appigli per mettere sotto inchiesta Akhmetov, oligarca che fino al secondo turno del 21 novembre ha appoggiato Yanukovych, e Pinchuk, che nelle ultime settimane ha svolto un più complesso ruolo di mediazione tra i due fronti. Il problema è che il clan di Donetsk, quel complesso intreccio di imprenditoria selvaggia, criminalità e controllo della vita politica, non è affatto un potere vacillante. Tanto è vero che proprio il distretto di Donetsk è la punta di diamante dell’opposizione a Yushenko, il cuore della minaccia secessionista.
    Ed è ancora tutto da vedere se il neopresidente abbia la forza reale per scontrarsi direttamente con i suoi avversari o se non sia più conveniente lanciare un’offensiva di unità nazionale che preservi l’integrità territoriale e punti a un riequilibrio dei poteri tra gli oligarchi. Al di là della retorica Yushenko sa di avere a che fare adesso con una Russia incattivita che non gli perdonerà certo l’affronto del mese di “rivoluzione arancione” e con un’Europa che a sua volta teme di aver esagerato con il Cremlino e per un po’ di tempo farà tutto il possibile per far dimenticare a Vladimir Putin queste settimane.
    La stessa Polonia, che con il suo presidente Aleksander Kwasniewski esce trionfante dalla vicenda ucraina, dovrà aggiustare un po’ il tiro per evitare che gli altri paesi europei, Germania in testa, la isolino come il portavoce degli Stati Uniti nel vecchio continente.
    Yushenko è quindi destinato a essere un po’ più solo. E della solitudine deve fare un’arma per moderare l’anima radicale della sua coalizione che oggi potrebbe esigere una definitiva resa dei conti con il sistema di potere ereditato da Kuchma.

    Da Il Foglio del 29 dicembre

    saluti

  8. #8
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    Ucraina: Corte Suprema respinge primi ricorsi Yanukovic
    30/12/2004 - 10:48
    Contro il ballottaggio vinto da Yushenko
    (ANSA)-MOSCA,30 DIC- La Corte suprema di Kiev ha respinto i primi tre ricorsi del candidato filo-russo Viktor Yanukovic contro il ballottaggio presidenziale. Il ballottaggio e' stato vinto dal leader dell'opposizione filo-occidentale, Viktor Yushenko. I ricorsi riguardavano presunte irregolarita' nell'attivita' della Commissione elettorale centrale, le limitazioni imposte al diritto di voto a domicilio e presunte violazioni delle norme sulla propaganda elettorale.
    copyright @ 2004 ANSA

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