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  1. #11
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    Predefinito Re: Re: Re: Ciascuno per la sua strada

    Originally posted by Vandeano
    Sul Duce risparmiati i commenti ed i motteggi,io sono pronto a morire per ciò in cui credo e difendo ciò che amo ed i Camerati come me !
    Quindi quelli come me sono eretici,
    mussolini invece, che nemmeno era cristiano, va bene.

    contento tu

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  2. #12
    Ministrare non Ministrari
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    Non mortui laudabunt te Domine: neque omnes qui descendunt in infernum. Sed nos qui vivimus, benedicimus Domino, ex hoc nunc et usque in sæculum.
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    Predefinito

    E' inutile giocare al rimpiattino. Si è trattata di una delle pagine più buie e forse, sotto certi aspetti, meno conosciute della seconda guerra mondiale. Le motivazioni furono politico-egemoniche, aggravate da un'ottusa cecità nazionalistica e delle confessioni religiose. Che le Chiese abbiano fatto i loro sbagli è fuor di dubbio ... ma a prescindere dalle responsabilità, quali sono state le conseguenze? Da 700.000 a un milione e duecentomila vittime. Di fronte a questo orrore, devo confessarvi che nemmeno voglio sapere di chi è la colpa... tra cristiani che pregano lo stesso Padre non dovrebbero succedere di queste barbarie. Di fronte a queste cose, mostruose e paradossali insieme, davvero mi chiedo che cosa trattenga l'Eterno dal cancellarci una volta e per tutte dalla faccia della terra ... per quanto mi riguarda, mi cospargo il capo di cenere e prego il buon Dio di aver pietà di noi.

  3. #13
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    Meaculpismo relativista Wojtylian-Style ? No Grazie sono Cattolico !

    Originally posted by TheDruid
    E' inutile giocare al rimpiattino. Si è trattata di una delle pagine più buie e forse, sotto certi aspetti, meno conosciute della seconda guerra mondiale. Le motivazioni furono politico-egemoniche, aggravate da un'ottusa cecità nazionalistica e delle confessioni religiose. Che le Chiese abbiano fatto i loro sbagli è fuor di dubbio ... ma a prescindere dalle responsabilità, quali sono state le conseguenze? Da 700.000 a un milione e duecentomila vittime. Di fronte a questo orrore, devo confessarvi che nemmeno voglio sapere di chi è la colpa... tra cristiani che pregano lo stesso Padre non dovrebbero succedere di queste barbarie. Di fronte a queste cose, mostruose e paradossali insieme, davvero mi chiedo che cosa trattenga l'Eterno dal cancellarci una volta e per tutte dalla faccia della terra ... per quanto mi riguarda, mi cospargo il capo di cenere e prego il buon Dio di aver pietà di noi.
    Io non mi spargo il capo di cenere e rimango orgoglioso e fiero di quei Cattolici,di Sua Eminenza Reverendissima Il Cardinale Alojzije Viktor Stepinac e dei Frati Francescani,essendo io Terziario Francescano dalla prima gioventù ! Non pratico il "Mea Culpismo" Wojtyliano e l'Ecumenismo non mi interessa ! Mi interessa aderire alla Verità di Cristo che è Una,non tante !

    SUB CHRISTI REGIS VEXILLIS MILITARE GLORIAMUR +

    Sempre contro gli Infedeli Musulmani ed Onore a chiunque gli ha combattuti nei Secoli anche se Serbo !

    Succi Leonelli Marco (IL VANDEANO)

  4. #14
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    Veda caro Vandeano, non deve prendere il gesto simbolico di cospargersi il capo di cenere come un atto di debolezza. E non deve neppure credere che il sottoscritto non sia fiero di essere Cattolico. Tutt'altro.
    Il mio è un atto di affidamento nelle mani del mio Signore. In un momento di scoraggiamento e di afflizione mi affido a chi so che non verrà meno, perchè ci vuol bene e ci ama, senza alcun merito da parte nostra, anzi ...
    Quando penso che proprio un francescano come lei, padre Filipovic-Majstorovic, fu a capo del campo di sterminio di Jasenovac, e che durante il processo a suo carico, si vantò di aver ucciso oltre quarantamila prigionieri, tanto da essere soprannominato Frà Satana, come vuole che non sia quantomeno amareggiato.

  5. #15
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    Io non sono un vile e la Verità va detta !

    Originally posted by TheDruid
    Veda caro Vandeano, non deve prendere il gesto simbolico di cospargersi il capo di cenere come un atto di debolezza. E non deve neppure credere che il sottoscritto non sia fiero di essere Cattolico. Tutt'altro.
    Il mio è un atto di affidamento nelle mani del mio Signore, in un momento di scoraggiamento e di afflizione mi affido a chi so che non verrà meno, perchè ci vuol bene e ci ama.
    Quando penso che proprio un francescano come lei, padre Filipovic-Majstorovic, fu a capo del campo di sterminio di Jasenovac, e che durante il processo a suo carico, si vantò di aver ucciso oltre quarantamila prigionieri, tanto da essere soprannominato Frà Satana, come vuole che non sia quantomeno amareggiato.
    Questo Padre Filipovic-Majstrorovic non era un uomo d'Onore ed era un vile,perchè non ha difeso la Fede,ma l'ha macchiata di atrocità ! Di fronte a ciò come Terziario Francescano e come Camerata,nonchè EX-FEDERALE MISSINO,non posso che dolermi molto e vergognarmi ! Io sono un Guerriero non un vile assassino ed uccidere non è mai un vanto,ma un dolore sempre e comunque,perchè in ogni uomo c'è un mondo identico al mio e lacrime,speranze ed ideali come i miei,anche se diversi,se i morti erano Cristiani fù un Criminale di Guerra come lo è stato poi Slobodan Milosevic con la sua "pulizia etnica" e Radovan Karazic,ancora latitante,ma anche gli Albanesi Porci Musulmani del UCK distruttori e profanatori di Monasteri Serbo-Ortodossi Millenari,protetti spesso dalla KFOR e finanziati dagli Americani in Kosovo sono stati Criminali di Guerra !

  6. #16
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    Predefinito Inorridisco e mi addoloro

    Inorridisco e mi addoloro quando un Cristiano afferma con semplicità di poter far convivere con Cristo uomini ed idee che Cristo stesso hanno disprezzato.
    Non è e non vuole essere un attacco alla persona ma allo strano pastrocchio che; caro Vandeano riesci ad architettare nella tua anima, ancor prima che nella tua mente. Mi viene difficile pensare che tu riesca a far convivere i Santi Martiri che da ogni forma di discriminazione sono stati perseguitati per affermare Cristo ed i loro carnefici.

    "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna". (Gv 3, 16)

    Ogni cristiano ortodosso crede, sono gli emulatori di questo sacrificio di Gesù - i gloriosi martiri - che sono stati sempre considerati i protettori della Fede, poiché in tutti i secoli hanno custodito la nostra Fede integra e pura da ogni contaminazione del diavolo. E ogni Chiesa ortodossa locale che ha nella sua storia resoconti di martirio può giustamente essere considerata benedetta da Dio e anche giustificata ai suoi occhi.
    Riguardo a questa prova e testimonianza della Fede sacrificale di Cristo il Signore, la Chiesa Ortodossa Serba rimane agli occhi del Signore e dell'intero mondo cristiano la più preziosa e bella! Fin da quando il cristianesimo fu introdotto nei Balcani tra i serbi, la persecuzione e la resistenza al potere di Cristo hanno sempre alzato le loro orride teste. È sufficiente uno sguardo alle vite dei Santi serbi per rendersene conto. I nemici dei pii ortodossi serbi li hanno perseguitati senza sosta in tutti i secoli. Hanno attaccato i loro patriarchi, vescovi, preti, monaci e pii fedeli, massacrandoli, impiccandoli e impalandoli, e allo stesso tempo saccheggiando e devastando molte chiese, scuole e monasteri ortodossi serbi. Alla fine del sedicesimo secolo, i turchi impiccarono il patriarca dei serbi Jovan (Kantul), poiché questi sosteneva un movimento di liberazione nazionale; il Vescovo Teodoro di Vrshac fu scorticato vivo nel 1595 per la stessa ragione. Durante i giorni oscuri di Sinan Pasha, i turchi bruciarono le sante reliquie di San Sava I sulla collina di Vrachar, un orrendo crimine religioso e politico commesso contro l'intero popolo ortodosso serbo. Nella seconda metà del diciassettesimo secolo il Patriarca Gabriele fu strangolato a morte dai turchi per avere stabilito legami con la Chiesa ortodossa di Russia. All'inizio del diciottesimo secolo la Chiesa Ortodossa Serba della Dalmazia, che a quel tempo era sotto il dominio della Repubblica di Venezia, soffrì amare persecuzioni per la propria fede ortodossa, che sosteneva il loro desiderio di diritti nazionali. Due figure di spicco - l'Abate Isaia del monastero di Dragovic e Padre Peter Jagodic-Kuridza del villaggio di Biovice (Dalmazia) - furono imprigionati e torturati per oltre quarant'anni. Nessuno dei due, tuttavia, volle abbandonare la Fede ortodossa né la fedeltà nazionale al Regno ortodosso di Serbia.

    Tribolazioni simili ebbero luogo durante l'eroico sforzo di liberazione nazionale dei serbi all'inizio del diciannovesimo secolo. Centinaia di nobili membri del clero ortodosso furono impalati nei campi di Kalemegdan a Belgrado, o furono uccisi direttamente nei campi di prigionia. Attraverso tutte queste prove il costante grido che univa e confortava i serbi era il grido di raccolta del Kosovo, "Per la Croce preziosa e la libertà dorata," un richiamo cristiano basato sulla lotta trionfante di Gesù Cristo sulla Croce. Per i serbi, in questo periodo, morire per Cristo e per la Fede ortodossa era un onore, un santo privilegio che ai loro occhi sarebbe stato ricompensato con la vita eterna e beata. Come credono tutti i pii cristiani ortodossi, infatti, la Croce fu il primo passo della vittoria finale del Signore sul diavolo e sul suo potere; e la Risurrezione del Signore, il culmine della sua vittoria, concede la vera libertà a tutti quanti perseverano. Per questo i cristiani serbi furono felici di "deporre le proprie vite" per Cristo a favore delle proprie famiglie, degli amici e della nazione.

    Durante il primo quarto del ventesimo secolo, soprattutto durante gli anni 1913, 1914 e 1915, ripresero i terribili assalti del maligno contro la Chiesa serba. Questi anni sono stati annoverati come i primi anni del martirio della Chiesa serba nei tempi moderni. Assediata dai tedeschi, dagli ungheresi, dai bulgari e dagli albanesi, la Chiesa serba ha sofferto amaramente in questo periodo. Per esempio, il Metropolita Vincenzo di Skopje (Macedonia) fu bruciato vivo nella gola di Surdulica assieme a 157 preti serbi. In seguito, negli anni trenta, i serbi soffrirono tremendamente sotto l'infame concordato, che cercava di limitare i loro diritti religiosi e civili. (2)

    Ma di tutte le persecuzioni della nazione ortodossa serba, nessuna fu più straziante e terribile di quelle che iniziarono nel 1941. I serbi e la Chiesa serba furono forzati a subire alcune delle peggiori atrocità che il mondo abbia mai conosciuto. Si è detto che questi cristiani furono torturati ancor peggio degli ebrei da parte degli egiziani, come è narrato nel Libro dell'Esodo; peggio delle barbare annichilazioni dell'antica Cartagine e dello sterminio dei cristiani in Nubia e nel Nord Africa, e anche peggio delle vittime dell'Olocausto nella Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. In totale, oltre 800.000 serbi furono macellati e uccisi dal regime di Ante Pavelic nello "Stato libero di Croazia" nel corso della seconda guerra mondiale. Inoltre, molte migliaia di serbi furono forzati a convertirsi al cattolicesimo romano sotto minaccia di morte (a molti fu semplicemente chiesto di farsi il segno della Croce, e se lo facevano nel modo ortodosso, da destra a sinistra, venivano torturati all'istante). Inoltre, vi furono oltre 300.000 civili uccisi da tedeschi, bulgari, ungheresi e albanesi: molti di loro furono mandati in campi di concentramento a morire di fame. Alla fine, il bilancio dei martiri serbi fu di oltre un milione e mezzo, o più di un terzo dell'intero popolo serbo, nell'arco di trent'anni (1914-1944, dalla prima alla seconda guerra mondiale).

    Dobbiamo fornire gli orribili dettagli di queste atrocità? I ventri di donne gravide furono squarciati; furono arrostiti uomini su graticole da animali (vi furono casi in cui alcuni furono forzati a mangiare le membra arrostite dei propri familiari). Furono compiuti maligni esperimenti medici. Vi furono persone impalate, segate in due, occhi cavati dalle orbite. I cuori di vittime innocenti furono strappati e mangiati dai loro avversari. Morti lente e agonizzanti potevano durare per settimane intere. Ogni tipo di tortura che il diavolo poteva instillare nei confronti di altri esseri umani si manifestò in pieno in quegli anni di tribolazione.

    Durante queste persecuzioni i capi della Chiesa Ortodossa Serba furono i primi a soffrire e a offrire la vira per il loro popolo. Il Vescovo Platone di Banja Luka (Bosnia) fu ucciso in un modo incredibilmente bestiale: fu portato dagli Ustascia (3) assieme a un prete arrestato in precedenza, Padre Dusan Jovanovic, al villaggio di Vrbanja, dove le loro barbe furono rase con un coltello smussato, i loro occhi cavati, i loro nasi e orecchie tagliati, e un fuoco fu acceso sul loro petto. I loro corpi, assieme a quelli di diversi altri martiri del clero, furono gettati nel fiume Vrbanja.

    L'Arcivescovo Pietro (Zimonic) di Sarajevo (Bosnia) fu avvisato dagli Ustascia del pericolo in cui si trovava, ma replicò: "Sono il pastore del popolo, ed è mio dovere stare con la mia gente nella buona e nella cattiva sorte". Fu arrestato e imprigionato dagli Ustascia il 12 maggio 1941, ma prima fu in grado di trasmettere un messaggio ai suoi preti: "Restate nelle vostre parrocchie, e tutto quanto accade al popolo, sia pure il vostro destino". Fu torturato e umiliato in ogni modo concepibile, e quindi gettato in un pozzo a morire assieme a 55 preti ortodossi.

    L'Arcivescovo Dositeo di Zagabria (Croazia) fu arrestato il 2 maggio 1941, imprigionato, picchiato e brutalmente tormentato in una prigione della polizia degli Ustascia, con religiosi cattolici romani che prendevano parte a tale oltraggio. Il risultato di queste torture fu visto da Arnold Robert, il console belga, che disse: "Per Dio, questa gente ha commesso azioni da selvaggi!" Anche il capo della polizia degli Ustascia commentò: "Il Metropolita fu torturato così atrocemente che fu a malapena possibile metterlo sul treno per Belgrado". Egli morì a Belgrado il 14 gennaio 1945.

    Il Vescovo Sava (Trlaic) di Plaski (Lika) fu imprigionato il 13 giugno 1941 e torturato al di là della sopportazione in una stalla assieme a diversi preti. Durante le sevizie veniva suonata una registrazione di "Quanti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo vi siete rivestiti". Al vescovo confessore, con mani e piedi in catene, fu permesso di prendere congedo dalla madre di 83 anni. Alla metà di agosto dello stesso anno egli fu condotto al monte Velebit e gettato in un burrone assieme a numerosi altri serbi.

    Anche il Vescovo Irenei di Dalmazia fu imprigionato e in seguito trasferito in Italia in un campo di concentramento presso Trieste. San Nicola (Velimirovic) ebbe a soffrire nel peggior campo di concentramento della Gestapo, Dachau.

    Il caso del Patriarca Gabriele (in carica dal 1937 al 1950) va menzionato. Egli era disprezzato dai nemici della Chiesa serba non solo per il suo rango di guida, ma per le sue proteste contro questo trattamento disumano del suo popolo e gregge. Dopo che Belgrado fu bombardata nell'aprile 1941, il Patriarca Gabriele fuggì al Monastero di Ostrog in Montenegro, dove fu raggiunto dal Re Pietro Karageorgevic di Yugoslavia. Quanto il governo reale decise di lasciare la Yugoslavia assieme al re, al Patriarca Gabriele fu chiesto di fuggire, ma egli si rifiutò di andarsene, preferendo condividere le sofferenze del suo gregge spirituale. Il 9 maggio 1941 i nazisti arrestarono Gabriele e i preti assieme a lui a Ostrog, accusando il Patriarca di furto di proprietà governative appena rivendicate. (Essere arrestato non era cosa nuova per il pio Gabriele, che era stato arrestato nel 1915 al Monastero di Pec dagli austro-ungarici.

    Da Ostrog il sessantatreenne patriarca, per decreto dei nazisti, fu obbligato a viaggiare a piedi fino a Belgrado, circa a un mese di viaggio da Ostrog. Con orrore di tutti, gli furono tolti senza rispetto gli abiti monastici, e fu costretto a fare l'intero viaggio in biancheria intima. Questo piano umiliante dei nazisti fallì, poiché dovunque passava il patriarca, i cristiani serbi piangevano e si inginocchiavano pregando Iddio onnipotente di alleviargli le sofferenze. La testimonianza di fede cristiana del Patriarca Gabriele fu un'enorme fonte di forza e di conforto per i pii cristiani serbi di quel tempo. Come mite agnello di Dio, emulava il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che fu deriso e umiliato, e si avvalse solo di coraggio divino, verità e mitezza per perseverare e trionfare alla fine. Il Patriarca Gabriele fu quindi imprigionato nel campo di concentramento di Dachau in Germania (assieme a San Nicola), e rientrò poi sul trono patriarcale dopo la guerra. Fu uno dei più grandi confessori della Fede ortodossa che il popolo serbo abbia mai avuto.

    Molti membri del clero e monaci furono trucidati proprio al di fuori delle mura delle loro chiese e monasteri, nelle più grandi città quali Krushevac, Kragujevac, Mostar e Novi Sad.

    Qui non vi sono che pochi tra i ben noti esempi di tormenti ai quali è stata sottoposta la Serbia:

    Glina - Oltre 120.000 persone furono massacrate dagli Ustascia, in gruppi fino a seicento per ogni sera, uccisi nelle chiese ortodosse locali. I pochi che sopravvissero fuggirono nell'area di Petrova Gora.

    Vrgin Most - Il 3 agosto 1941 3.000 serbi furono massacrati per essersi rifiutati di convertirsi al Cattolicesimo romano.

    Vojnic - Il 29 luglio 1941 il capo della polizia degli Ustascia a Zagabria, Bozidar Gervoski, arrivò con un certo numero di poliziotti. Dopo avere rastrellato circa 3.000 cristiani serbi da Krjak, Krstinje, Siroka Reka, Slunj, Rakovica e da altri villaggi, e dopo averli irrisi e torturati, li portarono al mulino del villaggio di Pavkovic, dove li macellarono come bestiame.

    Kordun, Slunj, Ogulin, Vrbovsko - La lunga lista di sacrifici cruenti ebbe inizio con il prete martire P. Branko Dobrosavljevic di Veljun. A Padre Branko fu ordinato di leggere il canone di preghiera della dipartita dell'anima sul corpo del figlio, ancora vivo. Il figlio fu quindi ucciso in sua presenza, ed egli stesso torturato e ucciso. Seguirono per diverse settimane esecuzioni di massa di serbi innocenti, inclusi donne e bambini.

    Churug, Novi Sad - Alla festa ortodossa della Natività di Cristo del 1942 circa 1.200 serbi, con i loro parroci, furono crudelmente assassinati a Churug. Alla fine dello stesso mese altri 1.300 serbi, clero incluso, subirono la stessa fine a Novi Sad.

    Sadilovac - Il 31 Luglio 1942 la Chiesa della Natività della Deipara fu bruciata fino alle fondamenta, assieme a 463 persone, di età che andava da bambini appena nati ad anziani uomini e donne.

    Monastero di Zhitomislic - il 26 giugno 1941 gli Ustascia croati torturarono e assassinarono tutta la fraternità del monastero, gettando i loro corpi in un pozzo. Un frate cattolico romano rimosse con un trattore tutti gli oggetti di valore della chiesa, che fu in seguito demolita, e gli altri edifici del monastero bruciati.

    Jasenovac - Questo fu uno dei più orribili siti di persecuzione contro i serbi ortodossi. Gli Ustascia, inclusi quelli croati e i musulmani dall'Erzegovina, vi assassinavano brutalmente i serbi con fucili, pistole, asce e martelli. Per risparmiare le munizioni, molti serbi venivano portati alla fabbrica di mattoni a Jasenovac e spinti nelle fornaci ardenti. Posti in fila, l'ultima persona veniva spinta con forza sufficiente a gettare nei forni i propri compagni di martirio. Altri venivano macellati lungo il fiume Sava e gettati nell'acqua. Il sanguinario capo degli Ustascia Ljubo Milosh si vantò di avere ucciso oltre tremila serbi, ogni volta facendo scherzi e gridando: "Quant'è dolce il sangue serbo!" Un serbo ortodosso, Joca Divjak, fu dato a Milosh come regalo di Natale. Il cuore del martire Joca fu strappato dal suo torace mentre agli altri serbi fu imposto di guardare e ridere. Chiunque distoglieva la testa da questa scena abominevole veniva ucciso sul colpo. In tutto, oltre cinquantamila pii cristiani ortodossi furono martirizzati in questo campo dall'agosto del 1941 al febbraio del 1942, un periodo di sette mesi.

    Ci sono molte altre liste di atti selvaggi che potrebbero essere raccontati: il resoconto è davvero sconvolgente! Questi fatti rivelano che la Chiesa Ortodossa Serba è davvero una Chiesa martire (4). La sua storia recente dimostra un coraggio e una dedizione alla Croce e alla Risurrezione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che concede alla Chiesa serba un posto retto e onorevole non solo nella storia cristiana ma, cosa più importante, agli occhi dello stesso onnipotente Iddio. In così tanti - letteralmente un milione e mezzo di vittime innocenti - hanno mantenuto il principio di "deporre le proprie vite" per la causa di Cristo e della sua Santa Chiesa. Il loro sacrificio gli uni per gli altri è un'eterna testimonianza e un ricordo, che dovrebbe e deve ispirare tutti i cristiani ortodossi fino alla Secondo Avvento del nostro Signore Gesù Cristo.

    Antifone Liturgiche che commemorano i Santi Neomartiri



    Tropario - Tono pl. IV (Tono VIII)

    Per la vostra fede in Dio e nella sua giustizia * avete sofferto la passione nella carne; * eppure avete salvato le vostre anime, * come i vostri avi cantano nel cielo che esulta, * accogliendovi alle porte del Paradiso con canti: * "entrate nel Paradiso, figli dell'immortalità! * Perciò noi sulla terra, vostra posterità, esclamiamo all'unisono: * santi neomartiri, intercedete per noi.



    Kontakion - Tono pl. IV (Tono VIII)

    Sia lodato Iddio nei prati e nei campi, * sulle verdi vette dei monti e nelle valli sottostanti, * nei fiumi impetuosi e nelle caverne oscure, * poiché ogni luogo è stato asperso del sangue santo e innocente di molti martiri serbi: * degni ministri, soldati coraggiosi, ragazzi e bambini e caste vergini; * Dio sia lodato e tutti mantengano il silenzio, * poiché il Signore di tutti regna sul mondo.

    P. Nicola - parroco della Parrocchia dei Santi neomartiri di Serbia in Agrigento

  7. #17
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    Re: Inorridisco e mi addoloro

    Originally posted by padre Nicola
    Inorridisco e mi addoloro quando un Cristiano afferma con semplicità di poter far convivere con Cristo uomini ed idee che Cristo stesso hanno disprezzato.
    Non è e non vuole essere un attacco alla persona ma allo strano pastrocchio che; caro Vandeano riesci ad architettare nella tua anima, ancor prima che nella tua mente. Mi viene difficile pensare che tu riesca a far convivere i Santi Martiri che da ogni forma di discriminazione sono stati perseguitati per affermare Cristo ed i loro carnefici.

    "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna". (Gv 3, 16)

    Ogni cristiano ortodosso crede, sono gli emulatori di questo sacrificio di Gesù - i gloriosi martiri - che sono stati sempre considerati i protettori della Fede, poiché in tutti i secoli hanno custodito la nostra Fede integra e pura da ogni contaminazione del diavolo. E ogni Chiesa ortodossa locale che ha nella sua storia resoconti di martirio può giustamente essere considerata benedetta da Dio e anche giustificata ai suoi occhi.
    Riguardo a questa prova e testimonianza della Fede sacrificale di Cristo il Signore, la Chiesa Ortodossa Serba rimane agli occhi del Signore e dell'intero mondo cristiano la più preziosa e bella! Fin da quando il cristianesimo fu introdotto nei Balcani tra i serbi, la persecuzione e la resistenza al potere di Cristo hanno sempre alzato le loro orride teste. È sufficiente uno sguardo alle vite dei Santi serbi per rendersene conto. I nemici dei pii ortodossi serbi li hanno perseguitati senza sosta in tutti i secoli. Hanno attaccato i loro patriarchi, vescovi, preti, monaci e pii fedeli, massacrandoli, impiccandoli e impalandoli, e allo stesso tempo saccheggiando e devastando molte chiese, scuole e monasteri ortodossi serbi. Alla fine del sedicesimo secolo, i turchi impiccarono il patriarca dei serbi Jovan (Kantul), poiché questi sosteneva un movimento di liberazione nazionale; il Vescovo Teodoro di Vrshac fu scorticato vivo nel 1595 per la stessa ragione. Durante i giorni oscuri di Sinan Pasha, i turchi bruciarono le sante reliquie di San Sava I sulla collina di Vrachar, un orrendo crimine religioso e politico commesso contro l'intero popolo ortodosso serbo. Nella seconda metà del diciassettesimo secolo il Patriarca Gabriele fu strangolato a morte dai turchi per avere stabilito legami con la Chiesa ortodossa di Russia. All'inizio del diciottesimo secolo la Chiesa Ortodossa Serba della Dalmazia, che a quel tempo era sotto il dominio della Repubblica di Venezia, soffrì amare persecuzioni per la propria fede ortodossa, che sosteneva il loro desiderio di diritti nazionali. Due figure di spicco - l'Abate Isaia del monastero di Dragovic e Padre Peter Jagodic-Kuridza del villaggio di Biovice (Dalmazia) - furono imprigionati e torturati per oltre quarant'anni. Nessuno dei due, tuttavia, volle abbandonare la Fede ortodossa né la fedeltà nazionale al Regno ortodosso di Serbia.

    Tribolazioni simili ebbero luogo durante l'eroico sforzo di liberazione nazionale dei serbi all'inizio del diciannovesimo secolo. Centinaia di nobili membri del clero ortodosso furono impalati nei campi di Kalemegdan a Belgrado, o furono uccisi direttamente nei campi di prigionia. Attraverso tutte queste prove il costante grido che univa e confortava i serbi era il grido di raccolta del Kosovo, "Per la Croce preziosa e la libertà dorata," un richiamo cristiano basato sulla lotta trionfante di Gesù Cristo sulla Croce. Per i serbi, in questo periodo, morire per Cristo e per la Fede ortodossa era un onore, un santo privilegio che ai loro occhi sarebbe stato ricompensato con la vita eterna e beata. Come credono tutti i pii cristiani ortodossi, infatti, la Croce fu il primo passo della vittoria finale del Signore sul diavolo e sul suo potere; e la Risurrezione del Signore, il culmine della sua vittoria, concede la vera libertà a tutti quanti perseverano. Per questo i cristiani serbi furono felici di "deporre le proprie vite" per Cristo a favore delle proprie famiglie, degli amici e della nazione.

    Durante il primo quarto del ventesimo secolo, soprattutto durante gli anni 1913, 1914 e 1915, ripresero i terribili assalti del maligno contro la Chiesa serba. Questi anni sono stati annoverati come i primi anni del martirio della Chiesa serba nei tempi moderni. Assediata dai tedeschi, dagli ungheresi, dai bulgari e dagli albanesi, la Chiesa serba ha sofferto amaramente in questo periodo. Per esempio, il Metropolita Vincenzo di Skopje (Macedonia) fu bruciato vivo nella gola di Surdulica assieme a 157 preti serbi. In seguito, negli anni trenta, i serbi soffrirono tremendamente sotto l'infame concordato, che cercava di limitare i loro diritti religiosi e civili. (2)

    Ma di tutte le persecuzioni della nazione ortodossa serba, nessuna fu più straziante e terribile di quelle che iniziarono nel 1941. I serbi e la Chiesa serba furono forzati a subire alcune delle peggiori atrocità che il mondo abbia mai conosciuto. Si è detto che questi cristiani furono torturati ancor peggio degli ebrei da parte degli egiziani, come è narrato nel Libro dell'Esodo; peggio delle barbare annichilazioni dell'antica Cartagine e dello sterminio dei cristiani in Nubia e nel Nord Africa, e anche peggio delle vittime dell'Olocausto nella Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. In totale, oltre 800.000 serbi furono macellati e uccisi dal regime di Ante Pavelic nello "Stato libero di Croazia" nel corso della seconda guerra mondiale. Inoltre, molte migliaia di serbi furono forzati a convertirsi al cattolicesimo romano sotto minaccia di morte (a molti fu semplicemente chiesto di farsi il segno della Croce, e se lo facevano nel modo ortodosso, da destra a sinistra, venivano torturati all'istante). Inoltre, vi furono oltre 300.000 civili uccisi da tedeschi, bulgari, ungheresi e albanesi: molti di loro furono mandati in campi di concentramento a morire di fame. Alla fine, il bilancio dei martiri serbi fu di oltre un milione e mezzo, o più di un terzo dell'intero popolo serbo, nell'arco di trent'anni (1914-1944, dalla prima alla seconda guerra mondiale).

    Dobbiamo fornire gli orribili dettagli di queste atrocità? I ventri di donne gravide furono squarciati; furono arrostiti uomini su graticole da animali (vi furono casi in cui alcuni furono forzati a mangiare le membra arrostite dei propri familiari). Furono compiuti maligni esperimenti medici. Vi furono persone impalate, segate in due, occhi cavati dalle orbite. I cuori di vittime innocenti furono strappati e mangiati dai loro avversari. Morti lente e agonizzanti potevano durare per settimane intere. Ogni tipo di tortura che il diavolo poteva instillare nei confronti di altri esseri umani si manifestò in pieno in quegli anni di tribolazione.

    Durante queste persecuzioni i capi della Chiesa Ortodossa Serba furono i primi a soffrire e a offrire la vira per il loro popolo. Il Vescovo Platone di Banja Luka (Bosnia) fu ucciso in un modo incredibilmente bestiale: fu portato dagli Ustascia (3) assieme a un prete arrestato in precedenza, Padre Dusan Jovanovic, al villaggio di Vrbanja, dove le loro barbe furono rase con un coltello smussato, i loro occhi cavati, i loro nasi e orecchie tagliati, e un fuoco fu acceso sul loro petto. I loro corpi, assieme a quelli di diversi altri martiri del clero, furono gettati nel fiume Vrbanja.

    L'Arcivescovo Pietro (Zimonic) di Sarajevo (Bosnia) fu avvisato dagli Ustascia del pericolo in cui si trovava, ma replicò: "Sono il pastore del popolo, ed è mio dovere stare con la mia gente nella buona e nella cattiva sorte". Fu arrestato e imprigionato dagli Ustascia il 12 maggio 1941, ma prima fu in grado di trasmettere un messaggio ai suoi preti: "Restate nelle vostre parrocchie, e tutto quanto accade al popolo, sia pure il vostro destino". Fu torturato e umiliato in ogni modo concepibile, e quindi gettato in un pozzo a morire assieme a 55 preti ortodossi.

    L'Arcivescovo Dositeo di Zagabria (Croazia) fu arrestato il 2 maggio 1941, imprigionato, picchiato e brutalmente tormentato in una prigione della polizia degli Ustascia, con religiosi cattolici romani che prendevano parte a tale oltraggio. Il risultato di queste torture fu visto da Arnold Robert, il console belga, che disse: "Per Dio, questa gente ha commesso azioni da selvaggi!" Anche il capo della polizia degli Ustascia commentò: "Il Metropolita fu torturato così atrocemente che fu a malapena possibile metterlo sul treno per Belgrado". Egli morì a Belgrado il 14 gennaio 1945.

    Il Vescovo Sava (Trlaic) di Plaski (Lika) fu imprigionato il 13 giugno 1941 e torturato al di là della sopportazione in una stalla assieme a diversi preti. Durante le sevizie veniva suonata una registrazione di "Quanti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo vi siete rivestiti". Al vescovo confessore, con mani e piedi in catene, fu permesso di prendere congedo dalla madre di 83 anni. Alla metà di agosto dello stesso anno egli fu condotto al monte Velebit e gettato in un burrone assieme a numerosi altri serbi.

    Anche il Vescovo Irenei di Dalmazia fu imprigionato e in seguito trasferito in Italia in un campo di concentramento presso Trieste. San Nicola (Velimirovic) ebbe a soffrire nel peggior campo di concentramento della Gestapo, Dachau.

    Il caso del Patriarca Gabriele (in carica dal 1937 al 1950) va menzionato. Egli era disprezzato dai nemici della Chiesa serba non solo per il suo rango di guida, ma per le sue proteste contro questo trattamento disumano del suo popolo e gregge. Dopo che Belgrado fu bombardata nell'aprile 1941, il Patriarca Gabriele fuggì al Monastero di Ostrog in Montenegro, dove fu raggiunto dal Re Pietro Karageorgevic di Yugoslavia. Quanto il governo reale decise di lasciare la Yugoslavia assieme al re, al Patriarca Gabriele fu chiesto di fuggire, ma egli si rifiutò di andarsene, preferendo condividere le sofferenze del suo gregge spirituale. Il 9 maggio 1941 i nazisti arrestarono Gabriele e i preti assieme a lui a Ostrog, accusando il Patriarca di furto di proprietà governative appena rivendicate. (Essere arrestato non era cosa nuova per il pio Gabriele, che era stato arrestato nel 1915 al Monastero di Pec dagli austro-ungarici.

    Da Ostrog il sessantatreenne patriarca, per decreto dei nazisti, fu obbligato a viaggiare a piedi fino a Belgrado, circa a un mese di viaggio da Ostrog. Con orrore di tutti, gli furono tolti senza rispetto gli abiti monastici, e fu costretto a fare l'intero viaggio in biancheria intima. Questo piano umiliante dei nazisti fallì, poiché dovunque passava il patriarca, i cristiani serbi piangevano e si inginocchiavano pregando Iddio onnipotente di alleviargli le sofferenze. La testimonianza di fede cristiana del Patriarca Gabriele fu un'enorme fonte di forza e di conforto per i pii cristiani serbi di quel tempo. Come mite agnello di Dio, emulava il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che fu deriso e umiliato, e si avvalse solo di coraggio divino, verità e mitezza per perseverare e trionfare alla fine. Il Patriarca Gabriele fu quindi imprigionato nel campo di concentramento di Dachau in Germania (assieme a San Nicola), e rientrò poi sul trono patriarcale dopo la guerra. Fu uno dei più grandi confessori della Fede ortodossa che il popolo serbo abbia mai avuto.

    Molti membri del clero e monaci furono trucidati proprio al di fuori delle mura delle loro chiese e monasteri, nelle più grandi città quali Krushevac, Kragujevac, Mostar e Novi Sad.

    Qui non vi sono che pochi tra i ben noti esempi di tormenti ai quali è stata sottoposta la Serbia:

    Glina - Oltre 120.000 persone furono massacrate dagli Ustascia, in gruppi fino a seicento per ogni sera, uccisi nelle chiese ortodosse locali. I pochi che sopravvissero fuggirono nell'area di Petrova Gora.

    Vrgin Most - Il 3 agosto 1941 3.000 serbi furono massacrati per essersi rifiutati di convertirsi al Cattolicesimo romano.

    Vojnic - Il 29 luglio 1941 il capo della polizia degli Ustascia a Zagabria, Bozidar Gervoski, arrivò con un certo numero di poliziotti. Dopo avere rastrellato circa 3.000 cristiani serbi da Krjak, Krstinje, Siroka Reka, Slunj, Rakovica e da altri villaggi, e dopo averli irrisi e torturati, li portarono al mulino del villaggio di Pavkovic, dove li macellarono come bestiame.

    Kordun, Slunj, Ogulin, Vrbovsko - La lunga lista di sacrifici cruenti ebbe inizio con il prete martire P. Branko Dobrosavljevic di Veljun. A Padre Branko fu ordinato di leggere il canone di preghiera della dipartita dell'anima sul corpo del figlio, ancora vivo. Il figlio fu quindi ucciso in sua presenza, ed egli stesso torturato e ucciso. Seguirono per diverse settimane esecuzioni di massa di serbi innocenti, inclusi donne e bambini.

    Churug, Novi Sad - Alla festa ortodossa della Natività di Cristo del 1942 circa 1.200 serbi, con i loro parroci, furono crudelmente assassinati a Churug. Alla fine dello stesso mese altri 1.300 serbi, clero incluso, subirono la stessa fine a Novi Sad.

    Sadilovac - Il 31 Luglio 1942 la Chiesa della Natività della Deipara fu bruciata fino alle fondamenta, assieme a 463 persone, di età che andava da bambini appena nati ad anziani uomini e donne.

    Monastero di Zhitomislic - il 26 giugno 1941 gli Ustascia croati torturarono e assassinarono tutta la fraternità del monastero, gettando i loro corpi in un pozzo. Un frate cattolico romano rimosse con un trattore tutti gli oggetti di valore della chiesa, che fu in seguito demolita, e gli altri edifici del monastero bruciati.

    Jasenovac - Questo fu uno dei più orribili siti di persecuzione contro i serbi ortodossi. Gli Ustascia, inclusi quelli croati e i musulmani dall'Erzegovina, vi assassinavano brutalmente i serbi con fucili, pistole, asce e martelli. Per risparmiare le munizioni, molti serbi venivano portati alla fabbrica di mattoni a Jasenovac e spinti nelle fornaci ardenti. Posti in fila, l'ultima persona veniva spinta con forza sufficiente a gettare nei forni i propri compagni di martirio. Altri venivano macellati lungo il fiume Sava e gettati nell'acqua. Il sanguinario capo degli Ustascia Ljubo Milosh si vantò di avere ucciso oltre tremila serbi, ogni volta facendo scherzi e gridando: "Quant'è dolce il sangue serbo!" Un serbo ortodosso, Joca Divjak, fu dato a Milosh come regalo di Natale. Il cuore del martire Joca fu strappato dal suo torace mentre agli altri serbi fu imposto di guardare e ridere. Chiunque distoglieva la testa da questa scena abominevole veniva ucciso sul colpo. In tutto, oltre cinquantamila pii cristiani ortodossi furono martirizzati in questo campo dall'agosto del 1941 al febbraio del 1942, un periodo di sette mesi.

    Ci sono molte altre liste di atti selvaggi che potrebbero essere raccontati: il resoconto è davvero sconvolgente! Questi fatti rivelano che la Chiesa Ortodossa Serba è davvero una Chiesa martire (4). La sua storia recente dimostra un coraggio e una dedizione alla Croce e alla Risurrezione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che concede alla Chiesa serba un posto retto e onorevole non solo nella storia cristiana ma, cosa più importante, agli occhi dello stesso onnipotente Iddio. In così tanti - letteralmente un milione e mezzo di vittime innocenti - hanno mantenuto il principio di "deporre le proprie vite" per la causa di Cristo e della sua Santa Chiesa. Il loro sacrificio gli uni per gli altri è un'eterna testimonianza e un ricordo, che dovrebbe e deve ispirare tutti i cristiani ortodossi fino alla Secondo Avvento del nostro Signore Gesù Cristo.

    Antifone Liturgiche che commemorano i Santi Neomartiri



    Tropario - Tono pl. IV (Tono VIII)

    Per la vostra fede in Dio e nella sua giustizia * avete sofferto la passione nella carne; * eppure avete salvato le vostre anime, * come i vostri avi cantano nel cielo che esulta, * accogliendovi alle porte del Paradiso con canti: * "entrate nel Paradiso, figli dell'immortalità! * Perciò noi sulla terra, vostra posterità, esclamiamo all'unisono: * santi neomartiri, intercedete per noi.



    Kontakion - Tono pl. IV (Tono VIII)

    Sia lodato Iddio nei prati e nei campi, * sulle verdi vette dei monti e nelle valli sottostanti, * nei fiumi impetuosi e nelle caverne oscure, * poiché ogni luogo è stato asperso del sangue santo e innocente di molti martiri serbi: * degni ministri, soldati coraggiosi, ragazzi e bambini e caste vergini; * Dio sia lodato e tutti mantengano il silenzio, * poiché il Signore di tutti regna sul mondo.

    P. Nicola - parroco della Parrocchia dei Santi neomartiri di Serbia in Agrigento

    Certo ed i Criminali di Guerra Autori della "Pulizia Etnica" Serba come Slobodan Milosevic che,dal suo suo Esercito Federale Jugoslavo,fece sterminare migliaia di Croati Cattolici,di Bosniaci Croati Cattolici e di Bosniaci Musulmani,a colpi di mortaio,Carro Armato e Kalasnikov,è annoverabile tra i Santi Martiri anche lui ? Lo è anche Radovan Karazic,Serbo Bosniaco,Leader della Repubblica Serbo-Bosniaca di Pale,che attuò una minuziosa "Pulizia Etnica" facendo sterminare,dalle sue Bande Paramilitari Fanatiche Serbe,centinaia di Bosniaci Croati e Musulmani ? O lo è anche il Maresciallo Tito,Dittatore Comunista,che creò quello stato artificiale e contenitore,ma anti-storico,che era la Repubblica Federale Jugoslava,che dopo la Seconda Guerra Mondiale,attuò una "Pulizia Etnica" Ante-Litteram,sterminando migliaia di Italiani del Venezia Giulia,Dalmati o Fiumani,vedi Foibe ? La storia va esaminata a 360 gradi non a seconda delle convenienze e degli interessi etnici o di bottega ! Io ho riconosciuto i crimini efferati di certi Ustascia e dei Nazisti in toto,ma anche i massacri e le profanazioni dei Musulmani del UCK nel Kosovo con l'appoggio USA nel 1999,a differenza di lei,che vede solo i Crimini degli Ustascia e non quelli del Maresciallo Tito e dei suoi Partigiani Comunisti nel Dopo- Seconda Guerra Mondiale,o quelli delle Bande Serbo-Bosniache o dell'Esercito Federale Jugoslavo Miloseviciano nella tragedia della Guerra Jugoslava,progettata a tavolino dalla grande Massoneria Mondiale e dall'Impero Mondiale Americano,per indebolire per sempre l'egemonia culturale e politica Russa nell'Area ! Chì è di parte fra me e lei ?

  8. #18
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    Ringrazio il padre Economo Stavroforo Nicola di avere, molto meglio di quanto avrei potuto fare io, narrare le sofferenze, il martirio, e la croce di quezsto popolo ortodosso.
    Alla narrazione voglio solo aggiungere l'episodio del Campo dei merli quando, il giorno di San Vito, il santo zar Lazar andò in battaglia contro i Turchi, evidenmtemente superiori per forze dicendo alle truppe: "non si possa rimproverarci quando Cristo tornerà di essere rimasti fermi piuttosto che morire per la nostra dolce ortodossia". Di questo, lo stesso giorno, tutti i Serbi fanno solenne memoria ed io ho avuto l'onore di presiedere una volta l'ufficio memoriale nella Chiesa di Trieste dove ancora si piange durante il canto e dove i bambini recitano a memoria l'epopea dei santi militi di Cristo.

  9. #19
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    Il quindici giugno, festività di S. Vito martire, non è ricordato con rispetto solo dai Serbi. Oltre al principe Lazar, serbo, persero la vita anche il re bosniaco Tvrtko, il principe rumeno Mircea ed i conti Balsha e Jonima di Albania, che insieme a Lazar erano a capo dell'alleanza balcanica.
    La battaglia del Kossovo, che ebbe il suo tragico epilogo nella battaglia del Campo dei Merli (15 giugno 1389), ha rappresentato storicamente il simbolo della fraternità dei popoli balcanici.
    E' inutile ricordare questo fatto storico a quali forme di strumentalizzazione politica è stato fatto oggetto. Basta andarsi a rileggere il discorso del 28 giugno 1989 di Slobodan Milosevic per farsene un'idea.

  10. #20
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    La Santa Chiesa di Dio che è in Serbia è una santa chiesa martire e di martiri
    Nelle mani del Signore Risorto e nell'epiclesi continua dello Spirito questa notazione di un "martirio continuo" potrebbe essere (e lo dico con pudore) la vocazione specifica dei cristiani ortodossi di Serbia
    Il padre Nicola ha analiticamente mostrato ed elencato i segni di questa vocazione
    La questione che si pone in questa discussione credo che sia molto più larga e molto più totale
    Sulla questione dell'impegno politico del cristiano e del cristiano ortodosso vorrei (anche qui con chiarezza e con pudore) presentare le mie opinioni,convinto che esse sono opinioni,solo opinioni ma anche convinto (e Dio tre volte santo sia sempre lodato e ringraziato)che il pleroma totale della Chiesa Ortodossa non impone nè propone ad alcuno dei suoi figli meccanismi integristi di collocazione politica

    Sotto questo aspetto la posizione del Marco/Vandeano(ma non solo la sua,all'interno dell'occidente) mi sembra gravemente ammalata di "idolatria"

    Si di blasfema idolatria perchè pretende di esaurire l'intera radicalità dell'annuncio cristiano in una sola ed unica possibile opzione politica ritenuta essa stessa automaticamente cristiana
    e per di più legata salvificamente all'annuncio del Risorto,confondendo volutamente Cesare e Dio,e facendo di Cesare il dio di Dio- La stessa proposta che Satana fece a Gesù Cristo durante le tentazioni......

    Ogni posizione politica(e poco importa che sia di destra,di sinistra e di centro) che pretenda di giustificare tale automatismo è idolatra
    Nulla di più:è idolatra

    Il cristiano resta progettualmente legato alla cittadinanza profetica di cui è per noi lascito ed eredità memorabile quanto
    annunciato dalla lettera a Diogneto

    Il cristiano è chiamato ad esercitare tale estraneità,tale radicalità
    e per quel che mi riguarda io credo che oggi tale ministero si
    eserciti con lo scandalo e con la carità dell'assenza e del silenzio

    Con Marco/Vandeano-ma anche con Thomas Aquinas siamo alle solite occidentalità cristiane:la cultura cattolica è stata sempre guelfa
    O ha demonizzato l'esperienza civica della polis,o ha gestito la polis
    In entrambi i casi potere e potere spietato,potere separatore

    Sottopongo al commento di Vladyka Silvano la possibilità che oggi
    il cristiano ortodosso sia chiamato a tematizzare lui stesso,in quanto e perchè cristiano ortodosso,a difendere,in quanto e perchè cristiano ortodosso,l'assoluta laicità del temporale

    In questa laicità del temporale ricordo ancora una volta a Marco Vandeano che la Chiesa di Serbia è chiesa santa di martiri

    E su questo non si negozia

    Padre Giovanni Festa

 

 
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