RODOLFO GRAZIANI
Rodolfo Graziani nacque l'11 agosto 1882 a Filettino, un paese in Val d'Aniene in provincia di Frosinone
Dopo la licenza liceale decise d'iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza a Roma. Nello stesso tempo gli obblighi di leva lo portarono ad entrare nel plotone Allievi Ufficiali formato presso il 94° reggimento Fanteria di Roma. Nel 1904 fu nominato sottotenente e nel 1906 fu destinato al 1° reggimento Granatieri con sede a Roma. Due anni più tardi chiese ed ottenne di essere destinato alle truppe stanziate in Eritrea .
Nel 1913 sposò Ines Chionetti e trascorse tutto l'anno successivo in Libia con il III battaglione del reggimento Granatieri.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel gennaio del 1915 fu promosso capitano e destinato al 131° Fanteria di Milizia Mobile della brigata "Lazio" al comando del colonnello Carmelo Squillace entrando a far parte della 29° divisione che venne schierata alla fine di maggio sull'Isonzo. Fu promosso colonnello per meriti di guerra nel dicembre 1915.
Dopo la fine della guerra presentò domanda per essere trasferito in Libia, ma fu inviato in Macedonia per assumere il comando del 61° Fanteria, con battaglioni dislocati a Salonicco, Strumica e Dedeagaç. La permanenza nei Balcani fu breve e nel volgere di pochi mesi rientrò in Italia.
Nel 1921 fu destinato alla Libia e in ottobre sbarcò a Tripoli con l'incarico di comando in zona militare nel settore di Zuara nel quadro delle azioni che miravano da un lato a rioccupare Misurata, centro del ribellismo condotto dai rappresentanti della Senussia, e dall'altro a ricondurre le popolazioni berbere sul Gebel. In seguito il capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Badoglio, gli affidò il compito di aprire ai Berberi la strada del ritorno sul Gebel. Nel 1923 proseguì nelle tappe della riconquista tripolitana, occupando Tarhuma in febbraio e Beni Ulid in dicembre. Nel 1925 portò a termine l'opera di penetrazione nella Ghibla. Nel 1926 fu nominato governatore di Libia il generale Emilio De Bono, il cui triennio di incarico culminò nelle operazioni del 29° parallelo, cui Graziani prese parte come comandante di una colonna occupando Zella e vincendo i ribelli sahariani presso i pozzi di Tagrift (1928).
Nel 1929 assunse le funzioni di governatore generale della Libia Unificata il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio il quale progettò la rioccupazione del Fezzan, nell'ambito della quale Graziani partecipò all'occupazione di Uan el-Kebir. Contemporaneamente all'operazione militare fu nominato vice-governatore della Cirenaica. La riconquista del Fezzan si protrasse fino al 1930 e in questo periodo Graziani diede alle stampe il volume di memorie Verso il Fezzan che ripercorreva tutte le tappe della sua vita militare. In Cirenaica, in qualità di vice-governatore, occupò nel gennaio 1931 l'oasi di Cufra. Nel 1932 fu promosso generale di corpo d'Armata per meriti speciali e nel 1934 lasciò la Cirenaica.
Nel febbraio 1935 fece ritorno in Africa, in qualità di governatore comandante del Corpo di Spedizione per la guerra etiopica. Giunto in Somalia, organizzò l'offensiva dal Sud e in dicembre avanzò su Gherlogubi e Gapredarre, ampliando poi la fase di operazioni verso l'Hararino. Concentrando le proprie truppe tra il Ganale Doria e il Daua Parma respinse l'armata del ras Destà e il 20 gennaio 1936 occupò Neghelli. Il giorno successivo il maresciallo Badoglio mosse l'offensiva dal Nord e raggiunse Addis Abeba il 5 maggio, mentre Graziani da Sud occupava Harar l'8 maggio e Dire Daua il giorno successivo. La vittoria militare valse al generale la nomina a Maresciallo d'Italia e il 22 maggio l'assunzione delle funzioni di viceré d'Etiopia, governatore generale e comandante superiore delle truppe a seguito del maresciallo Badoglio che lasciava la carica per tornare in Italia, mentre Mussolini decretava la nascita dell'Impero d'Etiopia.
Il 19 febbraio 1937 ad Addis Abeba, durante la cerimonia per festeggiare la nascita del Principe di Napoli, Graziani subì un attentato ad opera dei ribelli. Il 15 settembre, Mussolini lo richiamò in Italia affidando la carica di viceré al duca Amedeo di Savoia Aosta.
In dicembre ricevette il titolo nobiliare di Marchese di Neghelli.
Il 3 novembre venne nominato capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Fino al 1940 Graziani svolse la sua funzione in diretto rapporto con Mussolini nella sua qualità di Ministro della Guerra, in seguito dipese direttamente dal maresciallo Badoglio il quale aveva competenza esclusiva nella direzione strategica della guerra. Analizzando la situazione logistica e il potenziale bellico, Graziani si rese conto che l'esercito versava in pessime condizioni, le divisioni pronte erano poche, la dotazione di artiglieria era pressoché nulla, per cui richiamò spesso l'attenzione di Mussolini sull'assoluta impreparazione dell'esercito a sostenere una guerra. All'inizio dell'aprile 1940 Graziani, su ordine di Mussolini, riunì tutti i comandanti d'Armata e di Corpo d'Armata e comunicò loro che l'Italia avrebbe combattuto la guerra a fianco della Germania e il 29 giugno fu nominato comandante superiore delle truppe in Africa Settentrionale con le funzioni di governatore della Libia in sostituzione di Italo Balbo deceduto in volo su Tobruk il giorno precedente, mantenendo contemporaneamente anche quelle di capo di Stato Maggiore dell'Esercito.
Il Maresciallo partì alla volta della Cirenaica raggiungendo il comando delle truppe operanti dislocato fra Derna e Cirene dove procrastinò l'inizio dell'attacco di due mesi avendo ben chiara l'impreparazione dell'esercito a condurre un'impegnativa campagna militare a causa della mancanza di mezzi e armamenti. Il 14 settembre diede inizio all'attacco marciando in direzione di Marsa Matruh, con cinque divisioni italiane, due libiche, un raggruppamento misto, settanta carri armati medi, duemilacinquecento autocarri, artiglieria numerosa, ma antiquata. L'offensiva dovette fermarsi a Sidi el-Barrani, a 90 chilometri dal confine libico, per la necessità di portare avanti gli ingenti rifornimenti necessari. L'11 dicembre l'esercito inglese attaccò e travolse le posizioni avanzate italiane presso Sidi el-Barrani. Il 3 gennaio 1941 le forze italiane, concentrate a Bardia, furono costrette a capitolare. Quindi l'esercito inglese avanzò verso Tobruk che conquistò il 22 gennaio, mentre le truppe italiane superstiti si attestavano a Derna e sul Gebel cirenaico.
L'8 febbraio 1941 Graziani chiese di essere esonerato da ogni incarico, Mussolini in un primo tempo rispose che accettava l'esonero, ma non avrebbe avallato le dimissioni da Comandante Superiore dell'Africa Settentrionale, mentre il 21 marzo successivo il Maresciallo si dimise da ogni funzione e tornò alla sua tenuta agli altipiani di Arcinazzo come privato cittadino. In novembre Mussolini nominò una commissione d'inchiesta presieduta dal grande ammiraglio Paolo Thaon di Revel e composta dal generale d'Armata Ago, dal generale di squadra aerea Manni e dal gerarca Manaresi. Nel marzo 1942, Graziani chiese di poter redigere un "Memoriale difensivo" che consegnò al Duce in agosto, mentre l'inchiesta si concluse senza esito.Nelle ore immediatamente successive all'8 settembre, giorno della proclamazione dell'armistizio, si recò a Roma dove venne a sapere da alcuni generali che il Re, Badoglio, il generale Ambrosio e il generale Roatta, capi di Stato Maggiore, avevano abbandonato la capitale, dichiarata "città aperta", il cui comando era stato assunto dal generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo alla diretta dipendenza del Comando Superiore tedesco e che il maresciallo Caviglia era incaricato di trattare la resa con i tedeschi.
Il 22 settembre il generale Barracu comunicò a Graziani l'intenzione espressa da Mussolini a Monaco che il Maresciallo assumesse la carica di Ministro della Difesa Nazionale del governo che si stava costituendo intorno al Duce. Chiamato a colloquio all'Ambasciata tedesca, incontrò l'ambasciatore Rahn e il generale Wolff, comandante delle SS in Italia, in seguito anche plenipotenziario, i quali lo convinsero ad accettare l'incarico prospettandogli le terribili rappresaglie che l'Italia, già considerata "paese di preda bellica" da Hitler, avrebbe subito da parte tedesca se al più presto il governo Mussolini non fosse entrato in funzione per mantenere l'alleanza. Assunta la carica di ministro della Difesa Nazionale della Repubblica di Salò, Graziani ebbe i primi contatti con il maresciallo Kesselring che chiedeva l'immediato disarmo dei carabinieri di Roma a causa del loro atteggiamento poco trasparente nei confronti dei tedeschi; l'afflusso per il Servizio del Lavoro di trentamila uomini subito, con successivo gettito continuo; lo sgombero, nel Nord, di tutti gli ufficiali di qualsiasi grado residenti a Roma.
In relazione al disarmo dei carabinieri di Roma, il comando germanico avrebbe voluto che i militari fossero deportati in Germania, mentre Graziani riuscì ad ottenere la loro garanzia che, una volta allontanati da Roma, sarebbero stati concentrati a Fidenza e per essere poi smistati in vari comandi nel nord Italia. Approfittando dell'opportunità fornita dalla richiesta del prefetto di Zara di invio di qualche battaglione che presidiasse la città contro gli attacchi slavi, Graziani pensò di inviarvi i carabinieri, in modo che venissero allontanati dalla capitale senza subire l'umiliazione del disarmo. L'Ambasciata germanica si oppose e nei giorni successivi gli ufficiali e i carabinieri vennero trasferiti al nord, ma i convogli non si diressero a Fidenza, come stabilito bilateralmente, ma proseguirono per la Germania dove seicentomila soldati vennero deportati in campi di prigionia. Il 27 settembre '43 Graziani tenne un discorso al teatro Adriano di Roma con lo scopo di lanciare un appello perché gli ufficiali accorressero nelle file dell'esercito che si andava costituendo. Il discorso ebbe ripetuti annunci alla radio, vennero affissi molti manifesti e accorsero all'adunata oltre mille ufficiali. Graziani sottolineò la necessità di combattere sotto le insegne dell'esercito italiano, come alleati e non sudditi dei tedeschi. Il generale Gambara, designato capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ordinò per radio la presentazione di tutti gli ufficiali dell'esercito in servizio l'8 settembre per una chiamata di controllo. Graziani emanò decreti che escludevano gli ufficiali di complemento e abbassavano i limiti d'età per gli ufficiali della Riserva. Alla fine del gennaio 1944 gli ufficiali in servizio permanente effettivo e quelli che non prestavano servizio presso enti autorizzati dal Ministero delle Forze Armate vennero trasferiti al nord.
Per ovviare alla richiesta tedesca di uomini per il Servizio del Lavoro, ponendo contemporaneamente un freno ai rastrellamenti di lavoratori, Graziani istituì con il decreto 1 ottobre '43 l'Ispettorato Militare del Lavoro, organizzazione volontaria costituita da battaglioni lavoratori concordando con il comando germanico che l'arruolamento sarebbe stato esclusivamente volontario, l'organismo sarebbe stato apolitico, la massa degli operai sarebbe stata inquadrata con ufficiali e sottufficiali del Genio, nessun ufficiale dell'Ispettorato sarebbe stato destinato d'ufficio alle Forze Armate, nessuno dei lavoratori sarebbe stato inviato in Germania, ma impiegato solamente nella provincia nella quale era stato arruolato. Vennero arruolati trentamilaottocento ufficiali, novemila sottufficiali, circa trecentomila uomini.
Per non confondere le proprie attribuzioni con quelle degli organi di governo ai quali era devoluta l'azione di polizia, Graziani ottenne che l'attributo di "Ministro della Difesa Nazionale" fosse mutato in quello di "Ministro delle Forze Armate".
Il 27 settembre 1943 Mussolini riunì il primo Consiglio dei Ministri della R.S.I., ribadendo come primaria l'esigenza di creare ed organizzare le nuove Forze Armate costitute esclusivamente da elementi fascisti. Graziani, opponendosi alla concezione mussoliniana della Milizia di partito, redasse, in collaborazione con il generale Emilio Canevari, un progetto che prevedeva l'organizzazione di Forze Armate a base nazionale, apolitiche, con quadri ufficiali esclusivamente volontari e truppa in gran parte volontaria. Graziani s'impegnò a sottoporre a Hitler il suo schema di esercito, per averne l'approvazione e il 9 ottobre partì, accompagnato dal tenente colonnello Zingoni e dal colonnello Dollmann come interprete, alla volta del quartier generale tedesco di Rastenburg. Il comandante supremo generale Keitel e il capo di Stato Maggiore Generale Buhle si opposero al progetto italiano di un numero di divisioni superiore a quattro, al reclutamento delle truppe tra i soldati internati nei lager, alla visita di Graziani ai campi di concentramento, mentre aderirono alle proposte di circoscrizione in Italia e all'addestramento in Germania. Pochi giorni dopo il generale Canevari si recò in Germania per stabilire le modalità operative del progetto, ma risultò che gli accordi presi non corrispondevano a quelli dichiarati da Graziani al suo rientro in Italia. Canevari firmò protocolli d'intesa che prevedevano la formazione di quattro divisioni con reclutamento in Italia di 50 mila uomini e addestramento per sei mesi in Germania, non più di tremila tra ufficiali e sottufficiali da prelevare nei campi di concentramento, 30 mila uomini da assegnare alla difesa costiera italiana alle dipendenze della Wehrmacht, pubblicazione dei bandi di leva per le classi 1924 e 1925 entro il 15 novembre. La proposta di Graziani venne accettata dal Duce e durante la riunione del Consiglio dei Ministri tenutasi a Gargnano il 28 ottobre furono approvati il decreto che stabiliva lo scioglimento delle Forze Armate regie alla data dell'8 settembre e la nascita, il giorno successivo, delle Forze Armate repubblicane e quello che ne determinava la fisionomia, le caratteristiche statutarie, gli obblighi militari del cittadino. In seguito, tuttavia, Mussolini infranse l'unitarietà delle Forze Armate emanando il 20 novembre il decreto che istituiva la Guardia Nazionale Repubblicana che incamerava la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, la Polizia dell'Africa Italiana e i carabinieri rimasti in servizio, con il compito di "difendere all'interno le istituzioni e di far rispettare le leggi della Repubblica". La GNR venne affidata a Renato Ricci, in piena autonomia rispetto all'esercito dal momento che faceva capo direttamente a Mussolini, dipendeva dal Ministero degli Interni per gli impieghi di Polizia e da quello della Difesa per gli impieghi di guerra. L'arruolamento era aperto ai volontari di età compresa fra i diciassette e i vent'anni. Venne istituita inoltre la Polizia Repubblicana nella quale si arruolarono circa centomila uomini e in seguito le Brigate Nere al comando del segretario di partito, Alessandro Pavolini. Il Ministro delle Forze Armate continuò ad avere competenza sull'Esercito, la Marina, l'Aeronautica rivestendo contemporaneamente le funzioni di capo di Stato Maggiore Generale.
Il bando emesso il 9 novembre 1943 chiamò alle armi i giovani nati nell'ultimo trimestre del 1924 e della classe 1925, che si sarebbero dovuti presentare tra il 15 e il 30 novembre.
Nel dicembre 1943 vennero organizzate in Italia le quattro divisioni, "Monterosa" formata da alpini, "San Marco" costituita da fanti di Marina, "Littorio" da granatieri, "Italia" da bersaglieri, inviate per l'addestramento rispettivamente nei campi di Munzingen nel Baden, Grafenwohr in Germania. Erano costituite da quadri volontari ufficiali e sottufficiali tratti dai campi di concentramento tedeschi e dalle reclute italiane delle classi 1924-1925 per un totale previsto di 52 mila uomini. Il 15 agosto Graziani assunse il comando dell'Armata Liguria che venne schierata nel tratto fra Albenga ed Apuania, Graziani fissò il comando a Novi Ligure, in seguito a Vidigulfo. La decisione di creare la nuova Armata fu tedesca, come tedesco rimase il vertice gerarchico, occupato da Kesselring cui Graziani doveva dipendere, nonostante la sua carica di ministro delle Forze Armate . Graziani, durante un colloquio con l'ambasciatore Rahn, lamentò la situazione delle divisioni italiane, prive di mezzi, in parte disarmate, che provocava irrimediabilmente la dispersione degli uomimi verso la diserzione ed il ribellismo. La lotta antipartigiana, che fu diretta dal comando germanico, a ridosso delle linee avanzate di combattimento era di competenza del comandante superiore maresciallo Kesselring, mentre nelle retrovie era condotta dal generale Wolff, comandante delle SS in Italia. Questi organizzò un corpo volontario di SS italiane reclutando nei campi di concentramento tedeschi diecimila uomini che vennero divisi in battaglioni e dislocati in alcuni centri del nord, ma ben presto il corpo venne dissolto dalle stesse autorità germaniche, diffidenti nel procedere all'armamento di elementi italiani.
La percentuale di defezioni nelle file dell'esercito aveva ormai raggiunto livelli impressionanti colpendo non solo le formazioni regolari, ma anche i battaglioni di volontari, quelli dei lavoratori del Genio, la Guardia Nazionale Repubblicana, i legionari delle formazioni autonome. Per arginare il fenomeno il 18 aprile 1944 fu varato il decreto legislativo n. 30, noto come "Bando Graziani", che recitava: " Gli iscritti di leva e i militari in congedo che, durante lo stato di guerra e senza giustificato motivo non si presenteranno alle armi nei tre giorni successivi a quello prefisso, saranno considerati disertori di fronte al nemico, ai sensi dell'articolo 144 del Codice penale militare e puniti con la pena di morte mediante fucilazione al petto". Contemporaneamente veniva indetta la leva degli appartenenti alle classi 1922 e 1923 e del primo quadrimestre del 1924. L'11 maggio vennero emessi due decreti "correttivi": il primo, che recava il numero 336, stabiliva che "i mancanti alla chiamata e i disertori, qualunque sia la classe di appartenenza, che si sono presentati alle armi prima del 9 marzo 1944, sono esenti da pena"; il secondo, con il numero 431, dichiarava che "se il disertore o il mancante alla chiamata si costituirà volontariamente, prenderà un minimo di dieci anni e non la morte", non veniva applicata la pena di morte e veniva sospesa la pena detentiva anche per chi si fosse presentato dopo l'8 marzo, purché chiedesse di essere mandato al fronte o in rastrellamento.
Nei primi mesi del 1944 il comando superiore tedesco sollecitò a più riprese l'invio di operai per il Servizio del Lavoro in Germania. A questo scopo venne istituito il Commissariato Nazionale per il Lavoro che organizzò il piano di reclutamento di un milione di operai da inviare in Germania.
In seno al Ministero delle Forze Armate venne istituito l'Ufficio Assistenza Distrettuale che aveva il compito di provvedere alle famiglie dei militari appartenenti alle Forze Armate della R.S.I. e di quelli deceduti o dichiarati irreperibili, che appartenevano in gran parte alle Forze Armate regie.
Il 21 aprile le truppe anglo-americane passarono il Po a Mantova stabilendo sulla sponda sinistra un'ampia testa di ponte, mentre Graziani trasferì il comando da Vidigulfo a Mandello, tra Como e Lecco e il 23 ebbe l'ordine di iniziare la ritirata delle truppe dell'Armata Liguria dalla Riviera, mentre le divisioni schierate sulle Alpi si sarebbero ritirate a partire dal 26.
Il 25 aprile nel Palazzo del Governo a Milano il generale Montagna informò Graziani che l'avvocato Garbagni, che agiva in nome e per conto del governo Bonomi, desiderava accordarsi direttamente con il Maresciallo per stabilire una striscia di territorio compresa nel triangolo Milano-Lecco-Como dove i fascisti sarebbero potuti entrare con la garanzia di aver salva la vita se avessero consegnato le armi. Graziani fu invitato a partecipare presso l'Arcivescovado ad una riunione cui presero parte il cardinale Schuster, Mussolini, Zerbino, Bassi, Barracu, l'industriale Cella, il prefetto Bassi e i delegati del Comitato di Liberazione Nazionale, generale Cadorna, l'avvocato Marazza per la Democrazia Cristiana e l'ingegnere Lombardi per gli Azionisti.
In questa occasione Graziani e gli altri gerarchi fascisti vennero a conoscenza delle trattative in corso da due mesi tra il Cardinale e il comando superiore tedesco e Mussolini si sentì libero di sganciarsi dai tedeschi a causa del loro tradimento verso gli alleati italiani. I rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale proposero la resa incondizionata del governo di Salò. Il Maresciallo partì da Milano alla volta di Como insieme a Mussolini e i componenti del governo i quali decisero di tentare il passaggio in Svizzera dal passo di Porlezza, mentre Graziani fece ritorno al suo comando il giorno successivo.
La mattina del 27, dalla "Villa Geltrude" Locatelli, sede del comando SS tedesco a Cernobbio, Graziani si mise in contatto con il cardinale Schuster esponendo la propria situazione: non essendo più in contatto con i membri del governo esercitava le sole funzioni di comandante dell'Armata Liguria; dava pieni poteri al generale Wolff, Capo Supremo delle SS e plenipotenziario tedesco in Italia, a condurre per conto del maresciallo trattative per le truppe italiane alle stesse condizioni praticate per le Forze Armate germaniche; non intendeva prender contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale insediato a Como; decideva di consegnarsi al generale Cadorna, previa garanzia della sua persona e di quella dei generali Sorrentino e Bonomi con l'onore dell'arma. Il generale Cadorna, per tramite del cardinale, rispose che l'organo competente per la resa era il Comando Zona Como Volontari della Libertà. La stessa sera si consegnò al capitano americano Emilio Q. Daddario il quale lo fece trasferire a Milano all'albergo "Regina"e il giorno successivo all'albergo "Grand Hotel et de Milan".
La mattina del 29 fu condotto al carcere di San Vittore di Milano dove alcuni partigiani minacciarono di procedere in maniera sommaria contro di lui, senza attendere un regolare processo e il giorno seguente venne trasferito a Ostiglia e successivamente a Firenze presso un campo di prigionieri.
Il 1 maggio proclamò alla radio di Firenze l'ordine di resa per l'Armata Liguria. Il 10 maggio venne trasferito per due giorni a Roma, da dove fu condotto al campo 211 P.O.W. di Algeri come prigioniero di guerra. Il 25 maggio l'Alto Commissario Aggiunto Berlinguer avocò all'Alta Corte di Giustizia il caso Graziani . L'8 febbraio 1946 Graziani venne trasferito nel fortino Birkhadem alla periferia di Algeri. Il 17 febbraio, accompagnato dal maggiore inglese Edwards, fu consegnato ai carabinieri che nello stesso giorno lo portarono nel carcere di Procida in cui nei mesi della prigionia redasse il volume Ho difeso la patria.
L'11 ottobre 1948 ebbe inizio il processo davanti alla Corte d'Assise Speciale di Roma. Il 26 febbraio 1949 la Corte, accogliendo una richiesta della difesa, si dichiarò "incompetente" a giudicare Graziani e ordinò la trasmissione degli atti alla Procura Militare. Dopo una seconda istruttoria, il 25 febbraio 1950 ebbe inizio il nuovo processo davanti al Tribunale Militare composto dal generale di Corpo d'Armata Emanuele Beraudo di Pralormo (presidente), dai generali di Corpo d'Armata Fernando Gelich, Lazzaro de Castiglioni e Raffaele Pelligra (giudici) e dal maggior generale Enrico Santacroce (giudice relatore). Il dibattimento si concluse, dopo trentacinque udienze, il 2 maggio 1950 con la condanna a diciannove anni di reclusione, contro i ventiquattro chiesti dal pubblico ministero, subito ridotti a quattro anni e cinque mesi per effetto del condono. Dal momento che aveva già trascorso tre anni e due mesi di carcere preventivo, gli rimanevano da scontare un anno e tre mesi. Il Tribunale Militare ritenne Graziani colpevole: di aver ricoperto le cariche di ministro della Difesa, poi di capo delle Forze Armate e di capo di Stato Maggiore dell'esercito di Salò, nonché di comandante dell'Armata Liguria. Quindi di aver costituito e organizzato l'esercito e le altre Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana e di aver inviato in Germania le reclute italiane affinché si addestrassero al metodo militare tedesco; di aver fatto emanare decreti legislativi con sanzioni gravissime contro renitenti e disertori e infine di aver ispirato i decreti legislativi n. 145 del 18 aprile 1944, n. 352 del 21 giugno 1944 e n. 394 del 16 giugno 1944, tutti comminanti pene severissime, compresa quella di morte; di essere il responsabile della cattura e della deportazione in Germania di settemila carabinieri, avvenuta a Roma il 7 ottobre 1943.
La difesa ricorse in appello presso il Tribunale Militare Supremo che accolse la richiesta di far computare il decorso della pena dal momento della sua detenzione in Algeria annullando il periodo di reclusione ancora da scontare, pur lasciando immutata l'entità della pena. Inoltre, mentre la sentenza del Tribunale militare riconosceva Graziani colpevole di "collaborazionismo col tedesco invasore", i giudici del Tribunale supremo degradarono l'accusa a "collaborazionismo col tedesco".
Il 29 aprile 1950 Graziani lasciò l'ospedale del Celio dove era stato ricoverato e fece ritorno ad Affile.
Nel 1950 venne nominato presidente onorario del Movimento Sociale Italiano insieme al principe Junio Valerio Borghese. All'interno del partito Graziani capeggiò sempre la corrente di sinistra considerata dagli avversari politici antimonarchica, anticlericale e antibritannica. I rapporti con la dirigenza del partito furono spesso tesi, soprattutto con l'ala moderata che faceva capo al gruppo di "Rivolta Ideale", giornale diretto da Ezio Maria Gray.
Nel luglio del 1952 divenne presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti Repubblicani, neonata associazione combattentistica sorta con lo scopo di difendere i diritti e la memoria degli ex combattenti della Repubblica di Salò.
Il 5 ottobre 1952 nella tenuta di Graziani ad Arcinazzo si svolse un raduno, cui presero parte ex combattenti della R.S.I., che provocò molte polemiche sia nelle file della destra moderata che della sinistra.
Nel 1953, nel quadro delle elezioni indette per il 7 giugno, Graziani fu invitato a molti comizi dell'M.S.I. Intervenne ad un comizio di Andreotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, avvenuto ad Arcinazzo il 4 maggio riconoscendo la positiva opera di ricostruzione del Paese condotta dalla Democrazia Cristiana non solo in campo economico, ma anche nell'ambito dell'esercito. Le sue dichiarazioni suscitarono scalpore e se il P.C.I. accusò la Democrazia Cristiana di allearsi con i missini, la dirigenza del Movimento Sociale sostenne che le affermazioni di Graziani erano frutto di una montatura propagandistica della D.C. In particolare il segretario dell'M.S.I., Augusto de Marsanich ricordò che Graziani era tenuto ad aderire alla linea del partito, ma non era tenuto a fare politica in maniera diretta dal momento che rivestiva la carica di presidente onorario. Graziani, in una successiva conferenza stampa, confermò la sua appartenenza politica, ribadendo altresì le dichiarazioni fatte nel contraddittorio con Andreotti. Il 16 luglio 1954 Graziani si dimise dalla presidenza onoraria del Movimento Sociale.
Gravemente malato, morì la mattina dell'11 gennaio 1955, lasciando nel testamento una precisa disposizione perché fossero rimessi all'autorità competente tutti i documenti in suo possesso che potessero avere un interesse storico o politico.
ARCHIVIO RODOLFO GRAZIANI
Nel settembre del 1943, all'indomani dell'accettazione della nomina a ministro della Difesa della Repubblica Sociale, Graziani fece nascondere sotto il pavimento della chiesa di Santa Costanza a Roma quattro casse di documenti. Al termine del conflitto mondiale, i suoi familiari consegnarono le carte al Secret Service americano. Tra il materiale riconsegnato successivamente mancavano sei cartelle di telegrammi cifrati "Mussolini-Badoglio" e cinquantasei volumi rilegati della raccolta stampa riguardanti gli anni 1921-1942 (ARCHIVIO RODOLFO GRAZIANI, busta 2.3.1, fasc. 5, "Milano Sera", 8 settembre 1948).
Il resto della casse venne riportato in Italia nell'immediato dopoguerra e depositato presso il ministero dell'Interno. Il 9 giugno 1947 avvenne il primo versamento di parte della documentazione degli anni 1913-1943 all'Archivio Centrale dello Stato.
Nel 1955, avvenne un secondo versamento relativo ai documenti riguardanti l'attività militare africana degli anni 1921-1939.
Nello stesso anno fu eseguito il terzo ed ultimo versamento delle carte degli anni dal 1921 al 1949.
La documentazione non connessa all'attività pubblica venne restituita al legatario padre Marino Marsili, abate della badia di Santa Maria della Scala di Noci.
Attraverso questi succesivi versamenti l'Archivio Centrale dello Stato acquisì e tutt'ora conserva la documentazione inerente l'attività pubblica di Graziani, suddivisa in nove sezioni:
- I Guerra Mondiale
- Riconquista della Libia: Cirenaica (1921-1930)
- Fronte Somalo: da Mogadiscio a Neghelli e Harar (1935-1943)
- II Guerra Mondiale: Africa Settentrionale (1939-1943)
- II Guerra Mondiale: R.S.I. (1945-1945)
- Processo Graziani (1945-1955)
- Appendice (1903-1955)
La documentazione non notificata, riconsegnata al legatario e da questi agli eredi, venne messa all'asta ed acquistata dalla Regione Lombardia.
Il fondo è composto da nove serie principali a cui si aggiunge la sezione della biblioteca:
- Archivio stampa (1930-1953)
- Archivio stampa con notazioni, pagine ed interventi autografi (1923-1964)
- Carte processuali (1936-1950)
- Originali dell'appello e petizione al presidente della Repubblica (1948)
- Fondo documentario. Corrispondenza. Fotografie (1929-1955)
- Scritti autografi. Dattiloscritti con interventi autografi. Corrispondenza autografa (1930-1954)
- Africa italiana. Fondo corrispondenza 1936-1937
- Documenti amministrativi (1943-1954)
- Fascicoli. Carta intestata
Le due serie Archivio Stampa e Archivio Stampa con notazioni, pagine ed interventi autografi raccolgono un' imponente rassegna stampa: servizi, interventi, brevi articoli apparsi sui giornali italiani ed esteri in relazione alle cariche militari ed istituzionali che Graziani ricoprì per oltre un trentennio e, nell'immediato dopoguerra. Articoli apparsi durante il periodo della sua carcerazione, del processo e oltre; ma anche articoli riguardanti gli avvenimenti internazionali negli anni del suo ritiro dalla vita pubblica.
Consistenti sono le sottolineature e le glosse poste da Graziani, con i consueti inchiostri color verde, rosso e blu a margine di numerosi articoli a commento soprattutto delle testimonianze dei protagonisti delle vicende della Repubblica Sociale, giudicati "mal informati" o "infamanti" o addirittura considerate "falsificazioni dei fatti". Commenti e precisazioni indicativi del giudizio di Graziani sulla propria e altrui responsabilità per la partecipazione alla R.S.I.
Il 27 aprile del 1945 Graziani si consegnò, a Cernobbio, nelle mani degli Americani. Il 25 maggio venne emesso l'ordine di cattura nei suoi confronti e lo stesso giorno il capitano dei carabinieri Gabriello Lastretti, inviò all'Alto Commissariato Aggiunto per le sanzioni contro il fascismo il rapporto giudiziario a suo carico. Il 24 luglio la Presidenza del Consiglio comunicò all'Alto Commissariato Aggiunto che Graziani sarebbe stato trattenuto in custodia dagli Alleati fino a che non fossero emanate direttive generali sui criminali di guerra.
Gli atti del procedimento vennero successivamente rimessi all'ufficio del Pubblico Ministero presso la sezione Speciale di Assisi di Roma. Graziani intanto rimase nel campo prigionieri di Algeri fino al 16 febbraio 1946, giorno in cui, rimpatriato, venne rinchiuso nel carcere di Procida.
L'11 ottobre '48 ebbe inizio il processo dinnanzi alla Corte d'Assise Speciale di Roma; Graziani fu accusato di "collaborazionismo con il tedesco invasore" in base ai seguenti capi di imputazione:
1) accettazione delle cariche di ministro della Difesa, indi ministro delle Forze Armate e di capo di Stato Maggiore Generale;
2) trasferimento al nord di ufficiali dell'Esercito;
3) disarmo dei carabinieri di Roma e loro deportazione in Germania;
4) costituzione e organizzazione dell'Esercito e delle altre Forze Armate, chiamata di classi alle armi, invio in Germania;
5) legislazione relativa all'organizzazione dell'Esercito, con particolare riguardo ai decreti concernenti la mancanza alle chiamate e alla giustizia militare;
6) condotta delle operazioni nella guerra antipartigiana e impiego in essa dei reparti dell'Armata Liguria e altri reparti; norme legislative concernenti i partigiani, loro congiunti, favoreggiatori e detentori di armi, e invio in Germania di lavoratori italiani (ARCHIVIO RODOLFO GRAZIANI, Carte processuali con pagine e note autografe, Busta 3.3.4, fascicolo 5, udienza del 23 febbraio 1950).
Dopo 79 udienze, accogliendo l'istanza proposta dalla difesa, la Corte dichiarò, con sentenza, la propria incompetenza per materia e ordinò la trasmissione degli atti alla Procura Generale Militare perchè a sua volta li trasmettesse al Tribunale Militare competente per territorio. La sentenza rilevava che: "nel corso del dibattimento, la deposizione di alcuni testimoni escussi in merito ai caratteri e alle vicende delle lotta anti partigiana aveva fatto sorgere questioni che involgevano un giudizio di carattere militare influente sulla decisione, che importava la devoluzione della cognizione del reato al giudicie militare, in base al terzo comma dell'articolo 2 del decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, numero 201" (ARCHIVIO RODOLFO GRAZIANI, Carte Processuali, Busta 3.4.4, fascicolo 3).
Il 22 marzo 1949 iniziò la nuova fase istruttoria presso il Tribunale Militare di Roma che terminò l'8 ottobre con il rinvio a giudizio dell'imputato. Il pocesso si concluse dopo 35 udienze, il 2 maggio 1950, con la condanna di Graziani a 19 anni di reclusione per "collaborazionismo con il tedesco", subito ridotta a 4 anni e 5 mesi per effetto del condono, ma avendo già trascorso tre anni e due mesi in carcere, gli rimanevano da scontare un anno e tre mesi.
La serie Carte Processuali è composta dalla documentazione raccolta dal collegio difensivo di Graziani, composto dagli avvocati Giacomo Primo Augenti, Francesco Carnelutti e Giorgio Mastino dal Rio. Verbali di dibattimento sia del processo innanzi alla Corte d'Assise Speciale sia di quello presso il Tribunale Militare; citazioni testimoniali; testimonianze e dichiarazioni acquisite a favore della Procura; deposizioni testimoniali, tra cui quelle di numerosi rappresentanti delle più alte cariche militari e istituzionali della Repubblica Sociale; vari documenti relativi all'organizzazione delle Forze Armate, delle truppe repubblicane e alla natura costitutiva del Governo del Nord; discorsi di Graziani e recensioni dei suoi libri; "memorie brevi" di Graziani su diversi argomenti: dalle motivazioni che lo indussero ad accettare la carica di ministro, alle azioni compiute nello svolgimento di tale carica e che divennero poi i capi di imputazione nei suoi confronti.
La documentazione pressochè integrale del processo è correlata dalle numerose e fittissime glosse di Graziani destinate alla costruzione della difesa.
La serie Fondo documentario. Fotografie. Corrispondenza è costituita dalla corrispondenza di Graziani in qualità di presidente onorario del Movimento Sociale Italiano e di presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti Repubblicani.
Nel febbraio del 1941 Graziani, comandante superiore delle Forze Armate in Africa Settentrionale, domandò a Mussolini di essere esonerato dall'incarico dopo la disfatta delle truppe italiane a Tobruk. A seguito di quegli avvenimenti, fu richiesta dal Duce un'inchiesta per esaminare l'operato del Maresciallo e, nel novembre del 1941, venne istituita la commissione presieduta dal grande ammiraglio Thaon De Revel. Nel marzo del 1942, al termine dei lavori della commissione, Graziani chiese di poter redigere un memoriale difensivo che presentò a Mussolini in agosto. L'inchiesta si concluse senza nessuna conseguenza.
La prima parte della serie Scritti autografi. Dattiloscritti con interventi autografi. Corrispondenza autografa è costituita da promemoria, lettere, telegrammi utilizzati da Graziani per la stesura della "Memoria difensiva".
Il secondo nucleo documentario, utilizzato ai fini della difesa durante il processo, comprende la corrispondenza con diversi testimoni, promemoria, lettere, appunti per motivare l'accettazione della carica di ministro delle Forze Armate della Repubblica Sociale, per illustrarne le competenze, per giustificare le successive azioni compiute durante lo svolgimento di tale carica.
Il terzo gruppo di documenti riguarda la corrispondenza di Graziani, presidente della Federazione Nazionale Combattenti Repubblicani e presidente onorario del Movimento Sociale.
Sono conservate nella sezione Africa Italiana. Fondo Corrispondenza 1936 - 1937 centinaia di lettere inviate al generale Graziani in qualità di viceré d'Etitopia.
Parte del carteggio è costituita dalla corrispondenza di bambini e scolaresche che indirizzano le loro lettere, cui spesso sono uniti disegni, poesie, fotografie, al Maresciallo in segno di ammirazione e di omaggio. Molte di esse conservano la minuta dattiloscritta di risposta dello stesso Graziani o dei suoi Uffici. Ad esse si aggiunge un'altrettanto fitta corrispondenza di cittadini italiani, soldati su argomenti di carattere coloniale, economico, militare.
Inoltre, lettere di scrittori, musicisti, poeti che inviano composizioni, partiture, poesie per un giudizio o come segno di omaggio. Infine, la biblioteca personale di Graziani, costituita da 1208 tra volumi, carte geografiche, opuscoli, tra cui particolare interesse rivestono i numerosi libri che recano dediche autografe.
Mara Pozzi




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