Innanzitutto dobbiamo partire da alcune considerazioni.
L'Italia è un paese che si pone tra quelli più ricchi ed industrializzati del mondo, tuttavia è un paese che invecchia, che riduce la produzione domestica di beni materiali, che perde competitività e trasferisce la produzione verso aree più vantaggiose, che espande la produzione di servizi per la persona, che importa mano d'opera pur avendo in alcune aree del paese tassi di disoccupazione molto elevati, che investe poco sul suo capitale umano, in particolare nel campo della ricerca scientifica, e sull'innovazione tecnologica. Ma proprio il fatto che trasferisce la produzione verso aree più vantaggiose è quello che turba la nostra idea di destra nazionalista per cui il capitale andrebbe piegato agli interessi della Nazione.
La nostra popolazione è quella che è più di tutte invecchiata, per effetto soprattutto dei bassi tassi di natalità. L'occupazione nel settore industriale è, più che altrove, in continuo calo. Rimangono inalterati gli squilibri territoriali nei livelli di reddito e di prodotto per abitante. Purtroppo devo prendere atto che lo sviluppo economico si diffonde sulle aree a più basso reddito molto lentamente.
Ora ricordo di aver letto da qualche parte che per quanto riguarda la domanda è interessante il ruolo del settore pubblico che, ad iniziare dalla metà degli anni Ottanta e quasi fino ad oggi ha dovuto generare un surplus primario crescente fino ad arrivare al 6,5% del PIL, mantenendolo elevato per gli anni successivi, operando con aumenti del prelievo tributario e contenimento della spesa pubblica, soprattutto della spesa per investimenti in infrastrutture e capitale umano.
A parte questa divagazione sull'offerta, vorrei arrivare rapidamente al punto:
Secondo me la nostra politica economica dovrebbe essere orientata soprattutto proprio sul lato dell'offerta. Deve creare un clima positivo per le iniziative d'impresa e generare lo sviluppo dei fattori che sono in grado determinare l'accelerazione della crescita.
Certo, potreste dirmi voi che la crescita economica discende dai comportamenti degli individui e delle loro organizzazioni sociali. Occorre quindi:
- riportare in primo piano il ruolo della iniziativa di impresa;
- riportare l'azione dello Stato ai propri compiti fondamentali: di intervenire nel sistema economico e sociale in quei settori e in quelle attività dove l'iniziativa individuale non è sufficiente o adeguata a generare i fattori di crescita e di affiancare alle imprese una efficente Pubblica Amministrazione... guai a fare massicci interventi statali, rischieremmo di impoverire le casse e di mettere a repentaglio i fondi per i servizi. In questo errore ci trascinerebbero quegli incompetenti del Fronte Nazionale.
Che ne pensate del fatto che in termini di PIL le spese per investimenti assorbono solo il 4,1%, mettendo l'Italia sui livelli forse più bassi della sua lunga storia economica ed anche più bassi rispetto a tutti gli altri paesi europei?
Ora secondo me tasse più basse e riduzione del prelievo sul salario dovrebbero essere gli strumenti per restituire al paese l'interesse all'innovazione e gli incentivi a riportare sul territorio nazionale iniziative ed attività economiche.
Il sistema tributario deve essere orientato ai due obiettivi, del sostegno alla crescita e alla accumulazione, e, credo che alcuni di voi sarebbero pure d'accordo con la fornitura di un reddito minimo agli individui che si trovano in condizioni di disagio e di stress economico, però su questo dovremmo ancora chiarire fra di noi molte cose.
Comunque non è vero che crescita e solidarietà tra gli italiani siano due categorie in contraddizione in un sistema tributario nazionalista.
Per quanto riguarda le assunzioni c'è una cosa che mi lascia perplesso: sul mercato del lavoro sono mantenuti vincoli eccessivi all'uscita e una grande anarchia nell'ingresso. Che ne pensate?
Relativamente a l Mezzogiorno occorrerebbe una certa riqualificazione della spesa pubblica, soprattutto nel settore dei servizi fondamentali dello stato; bisogna liberare risorse per una politica di garanzia sull'esercizio dell'attività economica... e favorire e rendere più semplici i trasporti allo scopo di ridurre la spesa, ecco perché in questo progetto generale di rilancio penso che il ponte di Messina svolga un ruolo non indifferente.
Ora, non pretendo che quanto ho scritto sia esente da critiche, per carità... sicuramente avrò avuto delle sviste, comunque quello che mi interessa è che cominciamo a discutere su cose concrete. Sono graditi, quindi, interventi e opinioni.




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