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  1. #1
    repubblicano nella sinistra
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    Predefinito un tema per il congresso l' italia in decadenza

    Cari amici, sono in ferie , ho tempo da perdere e allora vi stianco i ma****i ( intesi anatomicamente non come ministro).
    Faccio seguire per chi non avesse avuto il modo di leggerlo un sunto del corposo dossier dell’ Economist sulla decadenza dell’ Italia ( Internazionale ha pubblicato di recente la traduzione.)
    Ho cercato di mantenere i concetti e le opinioni dell’ autorevole settimanale , anche quando non le condivido, non ho aggiunto nessun commento che lascio ad un successivo messaggio, i virgolettatati corsivi sono testuali , le evidenziazioni sono mie ( è l’ unica cosa arbitraria). Ho riassunto 4 articoli su sette che compongono il dossier , gli altri 3 su Fazio, Berlusconi e il Sud, sono ampliamenti di concetti già espressi

    ADDIO DOLCE VITA
    Anche se sembra continuare la dolce vita le cose in italia si guastano., l’ economia è tra le peggiori di europa se non la peggiore
    Le PMI arrancano , gli indici di competitività sono crollati. I redditi non hanno seguito l’ aumento dei prezzi in euro. Le infrastrutture sono fatiscenti, l’ istruzione e l’ università decadono i giovani restano a casa perché non hanno casa o lavoro decente.” Il rispetto delle leggi e delle regole non è mai stato grande ma negli ultimi anni sembra essersi ridotto. L’ evasione fiscale e l’ abusivismo incoraggiati dai ripetuti condoni continuano ad aumentare”
    La decrescita demografica aggrava la crisi pensionistica.. Il tasso di occupazione (57%) è molto più basso che in germania (67%) e Gb (73%)
    Berlusconi non è riuscito nella promesse di portare la sua capacità materiale a livello di nazione.non ha portato le liberalizzazioni, privatizzazioni, deregolamentazioni, riforma della PA
    Le due coalizioni non danno speranze di stabilità vera ( capacità di riforme profonde e dolorose).. L’ Italia ha beneficiato del lavoro a basso costo per troppo tempo , ma tutto finisce , come Venezia nel 18° secolo ha vissuto sopra le proprie possibilità e rischia di essere spazzata via.

    IL CAPRO ESPIATORIO
    Tremonti ha proposto come responsabili delle cattive performance prima l’ 11/9, poi l’ euro e la cina.In realtà il passaggio all’ euro ha comportato solo limitati aumenti, specie di bar e ristoranti “il governo avrebbe dovuto fare di più per evitarlo”.l’ euro ha ridotto il costo del debito pubblico, ma ha tolto l’ arma della svalutazione, d’ altra parte se non ci fosse stato e l’ italia avesse continuato la politica delle svalutazioni avrebbe fatto la fine dell’ argentina, ma con l’ euro doveva affrontare i suoi problemi strutturali dal disavanzo, alla produttività , per non averlo fatto il rischio argentina continua ad esserci. Tra l’ altro l’ argentina è piena di italiani.

    MALATO STRUTTURALE

    La famiglia punto forte un tempo della società italiana è una delle cause della sua decadenza oltre a ostacolare la mobilità sociale e occupazionale ora impedisce la crescita di quel tessuto di piccole e medie imprese nate appunto dalla famiglia che ora non crescono perché la famiglia proprietaria non vuol perdere il controllo ( ad esempio accedendo al secondo mercato) . Inoltre la tradizione familiare agevola la persistenza in nicchie produttive tradizionali minacciate dai paesi emergenti ed ostacola il passaggio a nicchie basate su nuove tecnologie , design, marketing .
    Ovviamente non c’è solo la famiglia, si spende poco in ricerca e sviluppo ( 1,1 % contro la media europea del 2%), “ la burocrazia e la giustizia sono lente, le liberalizzazioni incomplete , le infrastrutture carenti, e il cuneo fiscale fa aumentare il costo del lavoro”.
    La scuola e l’ università sono carenti.
    Il governo Berlusconi non ha fatto molto ma sono positive la riforma delle pensioni ( anche se rimandata al 2008), e quella del lavoro, che ha abbassato il tasso di disoccupazione ma “ l’ ingresso tra gli occupati di molti lavoratori emarginati e meno efficienti ha ridotto al produttività a zero o addirittura sotto zero”.
    E’ stato fatto troppo poco per aumentare la concorrenza , liberalizzare i settori protetti e avviare le privatizzazioni ( il governo di centro sinistra ne ha fatte addirittura di più)”
    Ci sono ritardi nell’ agenda di Lisbona, ma il nuovo Ministro La Malfa sembra ben intenzionato.
    La concorrenza ha molti ostacoli dall’ energia alle telecomunicazioni.
    La gestione delle imprese non è trasparente , il sistema bancari è protetto e molto caro, così le corporazioni dei commercianti, tassisti, notai farmacisti
    Il turismo deve essere riformato ( l’ italia in trent’ anni è passata dal primo al quinto posto per presenze turistiche., ma non c’è abbastanza spirito imprenditoriale
    La mancanza di spirito imprenditoriale deriva anche dalle culture cattolica e comunista prevalenti per tanto tempo.

    IMPOSSIBILE VINCERE

    Il sistema imperniato su DC e PCI è stato spazzato via dalla caduta dell’ URSS, da Tangentopoli e dalla discesa in campo di Berlusconi.
    Berlusconi sembrava destinato a riformare l’ Italia ma ha fallito perché 1) ha pensato soprattutto ad una legislazione per i suoi interessi. 2) la bassa crescita ha impedito le riforme economiche 3) il sistema elettorale non ha ridotto la forza dei piccoli partiti che bloccano l’ attività di governo, e l’ attuale riforma peggiorerà la situazione 4) Berlusconi in realtà non è un liberista il suo impero è stata fatto con scambi con il potere politico.
    Ha fatto delle cose buone come le riforme previdenziale e del lavoro, anche quella dell’ università che poiché è combattuta da tutti professori qualcosa di buono la deve avere.
    Positiva la politica estera filo americana e filo israeliana e che si è staccata dall’ asse franco-tedesco, anche se ha perso di credibilità non concludendo nulla con la presidenza UE e appoggiando Putin oltre il dovuto.
    Ha distrutto 5 punti di PIL di avanzo primario e la politica dei condoni può aumentare la evasione fiscale
    Non ha privatizzato anche se ci sarebbero beni ( anche degli enti locali ) per centinaia di miliardi di euro.
    Ha contribuito “ al degrado civile ed etico della vita pubblica” anche con lo scontro con la magistratura, in più senza fare nulla per velocizzare i processi penali e civili
    L’ eventuale vittoria del centro sinistra forse “incoraggerebbe i cittadini ad essere più rispettosi della legge “ ma difficilmente riuscirà a fare vere riforme per colpa dei partiti di sinistra come Rifondazione.
    E scoraggiante vedere le prossime elezioni combattute da due anziani che si sono affrontati dieci anni fa. Anche i loro probabili successori Fini e Veltroni non fanno sperare di meglio.
    Manca un partito liberale potrebbe essere rappresentato da i piccoli PRI e Radicali , e magari da un impegno di Mario Monti , ma tutto questo sembra molto lontano.

  2. #2
    repubblicano nella sinistra
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    Predefinito

    i corsivi e le evidenziazioni non sono venute, sono una frana

    E questo è il mio commento, solo su alcuni punti ovviamente, c'è un limite anche allo stiancamento

    1) il dossier dell’ Economist è una molto onesta critica all’ operato di Berlusconi da un punto di vista neo liberale ( o al massimo New Labour) a definitivo scuorno degli imbecilli che in questi anni hanno attribuito le critiche dell’ Economist all’ influenza di supposti inviati in italia a loro volta subornati dai colleghi italiani “comunisti”. Ovviamente da quel punto di vista il periodico non si fida di una coalizione di centro sinistra con alcune componenti di sinistra radicale. E’ la critica di un pensiero di centrodestra onesto ed efficiente, deluso dai propri omologhi italiani briganti e pasticcioni

    2) La lettura della situazione italiana è condivisibile nella maggior parte , anche se da un ottica di sinistra moderna e non marxista come la nostra si possono sottolineare diversità non indifferenti.

    3) Sulla politica estera c’è poco da dire si tratta di una dicotomia come onestamente riconosce Giuliano Ferrara: da una parte chi vede un ‘ occidente unificato sotto la guida USA dall’ altra chi ipotizza un multilateralismo con un secondo polo occidentale in amicizia competitiva con gli USA . E’ interessante vedere come l’ Economist non analizzi la politica europea di Berlusconi , se non per il fallimento del vertice del 2003 ( e per le gaffes). E’ ovvio data la visione britannica della UE. Certo pensare di risolvere a livello di stato nazionale problemi della ricerca, della difesa di legittimi interessi nel commercio internazionale è pura utopia ( forse anche per l’ UK con i suoi legami speciali d’ oltre oceano, certamente per tutti gli altri stati europei) Quello che ha fatto Mario Monti a difesa degli interessi europei nel settore informatico, dell’ acciaio e della aerospaziale certo con la visione britannica dell’ europea non si sarebbe mai fatto. A questo scopo l’ intervista di Romano Prodi su repubblica del 13 dicembre mi sembra una delle visioni più chiare e prospettiche che si siano viste ultimamente . ( se l’ ha letta Paolo Arsena credo che debba convenire a malincuore- a proposito ciao Paolo, è un po’ che non ci scambiamo messaggi diretti sul forum)

    4) E’ sulla politica economico sociale che il discorso si fa complesso.
    Il problema dell’ evasione fiscale è visto più come un tema di degrado morale che di freno economico all’ italia. Sulla politica fiscale parla poco , forse si poteva dire che un impostazione ideologica ha contribuito allo sfascio dei conti pubblici
    Si insiste sulla deregolamentazione del mercato del lavoro anche se c’è la folgorante intuizione che l’ ingresso di manodopera marginale sia un fattore di perdita di competitività , manca il coraggio di mettere tutto ciò in relazione con la precarizzazione dilagante e quindi lo scarso incentivo a valorizzare la qualificazione dei lavoratori
    Il tema della liberalizzazione dei settori protetti ( dalle banche ai tassisti), della maggiore trasparenza aziendale ( non vengono citate le porcherie in tema di bilancio), è accennato , ma sembra descritto come meno importante del mercato del lavoro e delle pensioni, sarà perché su quei temi il centro sinistra è più credibile e forse non faceva piacere sottolinearlo.
    L’ insistenza sulle privatizzazioni è molto rituale, manca un analisi dei danni fatti dalle privatizzazioni italiane ( anche quelle del centro sinistra) in termini di creazione di mercati mono ed oligopolisitici ed ancor più di sottrazione di capitali privati dai settori esposti alla concorrenza internazionale ( c’ è un bellissimo intervento autocritico di Patrizio Bianchi sul tema, se lo trovo lo posto)
    Il tema del mancato ricambio generazionale ( e di mentalità) ai vertici delle PMI è tragico, l’ Economist non dà soluzioni, anche perché si fa fatica a intravederle, in questo caso a Prodi si può riconoscere che sono per lo meno vent’ anni che agita il problema , ma si può riconoscere solo questo, soluzioni non ne ha proposte.
    L’ osservazione sul turismo è giusta bisognerebbe aggiungere che i disastri ambientali e la mancanza di investimenti in beni culturali sono un problema altrettanto importante per il turismo, anche in questo il centro sinistra è più credibile; analogamente si può dire su scuola pubblica ( che al contrario della GB è l’ unica che può assicurare una qualificazione di massa in tempi brevi) e ricerca .

    5) Le osservazioni ,molto parziali ed affrettate che ho fatto ai punti 3 e 4 , secondo me indicano come ci sia spazio ( ovviamente con riflessioni più approfondite e qualificate delle mie che propongo a mò di esempio) per un apporto autonomo di forze di sinistra moderna , non a rimorchio né del neo liberismo né del conservatorismo marxista o del pauperismo cattolico, in cui il potere pubblico e non il mercato sia il garante dell’ interesse generale , ovviamente affidando al mercato e non alla burocrazia lo sviluppo dei legittimi interessi particolari
    In perfetta linea invece con quello che dice l’ Economist sarebbe auspicabile una riforma del centro destra italiano su posizioni oneste ed efficienti, con il contributo dei preferiti della rivista ( Radicali, PRI, Montezemolo , non sarei sicuro di Monti, nel senso che non lo do per perduto alla nostra parte anche al di là dell’ emergenza morale Berlusconi)

    6) Il luogo politico ideale ove dibattere queste tesi guardando realisticamente la situazione italiana , poteva essere l’ ulivo quadripartito ( quello delle europee). Sono d’ accordo con quanto ha scritto Boselli in un articolo di fine ottobre , l’ attuale ulivo rinato dopo la brillante iniziativa di Francesco Cicoria Rutelli ( che il dio Crepitus lo abbia in gloria) non dà le stesse garanzie riformatrici proprio per l’ ipoteca curiale. Ma se l’ alternativa è la rosa nel pugno temo che anche l’ attuale ulivo sia il meno peggio.

  3. #3
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    Predefinito Decadenza

    Dobbiamo comprendere realmente dove è davvero il male alla base del declino di questo paese.

    Abbiamo una classe dirigente che è li da ormai 15 anni e con la legge fatta ci rimarrà perchè le liste bloccate danno ai partiti nuovamente libertà di scelta dei candidati. Questo significa che il vero cambiamento non avverrà. Non c'è ricambio generazionale e c'è un distacco totale con le generazioni più giovani che invece che lottare ormai hanno perso fiducia e vanno verso paesi più civili dove la meritocrazia consentirà loro di realizzarsi come uomini. Non si è capito che siamo in Europa e come tale dobbiamo saper preparare le generazioni future ad affrontare l'integrazione. Perdiamo tempo in battaglie politiche inutili e gli altri nel frattempo hanno varato
    riforme serie che presto vedranno i loro frutti. Abbiamo il più alto tasso di vecchiaia e non si fa niente per mettere i giovani nella condizione di fare dei figli e mantenerli. Mi spiace che i DS si
    siano fatti fregare in modo così stupido. Chi è un po' dentro gli ambienti finanziari conosceva già alcuni fatti ancor prima che fossero resi pubblici. Putroppo questa è la classe dirigente italiana. Fassino non ha commesso nessun illecito punibile. Chi ha fatto male è schierato altrove.

    VIVIAMO DA IPOCRITI IN UN MONDO DOVE L’EGOISMO DEGLI INDIVIDUI FA’ DELL’OPPORTUNISMO UN’IDEALE E DELLA FURBIZIA UNA FILOSOFIA.

    IL NOSTRO –- “Campione” COLUI CHE CI RAPPRESENTA quale primo ministro ne e l’esempio lampante.!!!
    Ciceruacchio

  4. #4
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    Predefinito

    Carissimo Lucrezio,

    come al solito non perdi occasione per dare contributi "di peso" al dibattito.
    La carne messa al fuoco è tanta, sia da te che dall'Economist. Senza scendere troppo nel merito di tutte le questioni, mi pare che tu abbia ragione sul fatto che la rivista britannica rappresenti un punto di vista tutt'altro che suggerito dalla "lobby della sinistra". Eppure, come evidenzi, esprime una critica oggettiva e ragionata all'operato di Silvio Berlusconi e all'Italia in genere.
    Condivido ampiamente anche la tua posizione sulle privatizzazioni. Io credo che, prima di dismettere servizi pubblici e proprietà dello Stato, occorra riformare in senso privatistico la pubblica amministrazione.
    Quando vado all'Ufficio catastale di Roma, mi sembra di vivere in un Paese del terzo mondo, di approdare al porto delle nebbie: uffici deserti e uffici-ritrovo, dove gli impiegati sghignazzano e scherzano col bicchierino in mano (non è uno scherzo); pratiche demandate alla buona sorte e alla buona volontà di qualche (ai più sconosciuto) Fantozzi di turno; un salone immenso per l'accoglienza, dove le notizie viaggiano di bocca in bocca, acchiappate al volo da un signore in attesa, o lette per caso su un foglietto attaccato (ripeto, non è uno scherzo). Sale zeppe di gente costretta a trascorrere l'intera mattinata nel brusìo e nella rassegnazione: "Semo ar catasto, che cce vòi fa'....". Mi è pure capitato di tornare due volte perché una pratica, che era pronta da tempo su un tavolo, non mi è stata consegnata perché la signora dello sportello, con una lentezza e una scortesia disarmanti, aveva sempre fatto un controllo distratto e sommario sui faldoni da restituire. Ma "vabbè, so' anni che er catasto funziona così".
    Di fronte a tutto questo, uno pensa: ci vorrebbe il privato. No, ci vuole uno Stato che licenzia, che controlla, che premia il rendimento, che pretende risultati ed efficienza, pena il ricambio ai vertici. Ma poi spunta il sindacato....
    Eccolo, il vero male della sinistra: la complicità malata col sindacato.

    Comunque, al Congresso avremo ben altri pensieri.

 

 

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