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    Predefinito Padre Blet: "Non si perdona a Pio XII di aver fermato il comunismo"

    INTERVISTA
    «Dai documenti nulla di nuovo, ma c'è chi non perdona a Pio XII di aver fermato il comunismo». Parla lo storico padre Blet

    Ebrei, caso pilotato?

    «Alla fine agli orfani battezzati in Francia non si applicò il diritto canonico perché, vista la sorte dei genitori, sarebbe parso di approfittare di un dramma»

    Di Marco Roncalli

    «Leggete padre Blet», disse una volta Giovanni Paolo II ai giornalisti che lo incalzavano su Pio XII e gli ebrei. Innanzi alle polemiche innescate dal problema della non restituzione di bambini ebrei battezzati alle loro famiglie, abbiamo chiesto un parere a questo anziano gesuita, storico, professore alla Gregoriana, coautore - tra l'altro - della raccolta Actes et Documents du Saint-Siège relatifs à la Seconde Guerre mondiale (12 voll., Libreria Editrice Vaticana 1965-1982) e autore di Pio XII e la seconda guerra mondiale (San Paolo 1999).
    Allora, padre Blet, ci aiuta a interpretare i nuovi documenti?
    «Per la verità non ho letto tutti gli articoli di questi giorni, anche se mi pare non ci sia nulla di nuovo sostanzialmente…».
    Ma il testo del Sant'Uffizio sul divieto di restituire i bambini ebrei battezzati ai genitori…
    «Era la prassi, una legislazione che Pio XII si era trovata e doveva applicare. Per il diritto canonico vigente in quel periodo, chi aveva ricevuto il battesimo doveva avere un'educazione cattolica».
    Già. Ma tra il dettato inflessibile e l'amore della propria famiglia, il legame del sangue…
    «Detto così, anche la prevalenza del legame di sangue può essere razzismo».
    Padre, parliamo di orfani che avevano perso i genitori in campo di concentramento, battezzati magari a loro insaputa.
    «È un problema complesso e bisogna ricordare che le cose sono andate in un certo modo soprattutto in Francia, meno in Italia dove ci furono falsi battesimi proprio per aiutare i piccoli ebrei poi tornati in famiglia. Ma le disposizioni dei vescovi francesi per quanti accoglievano piccoli israeliti erano di non battezzarli».
    Però ci sono stati casi come quello dei piccoli Finaly, battezzati e nascosti pur di evitare la restituzione; che poi peraltro ci fu, forse perché sui diritti religiosi prevalsero quelli civili.
    «Quel caso me lo ricordo: ero a Parigi, preparavo la mia tesi di laurea alla Sorbona. I genitori erano morti, i bambini avevano già un'altra famigli a, la loro famiglia era chi li aveva accolti».
    No. I familiari erano all'estero e c'era una zia che li reclamava.
    «Li reclamò e li ottenne. I bambini furono restituiti. Passarono poi in Israele».
    Pensa che il nunzio Roncalli giocò un ruolo in quel caso? Pensa che disattese gli ordini?
    «Non conosco i documenti. Ma mi è difficile però pensare ad un nunzio - come lui era - che trasgredisse. I nunzi sono esecutori, e Roncalli era fiero di essere l'occhio, l'orecchio, la bocca, la mano di Pio XII in Francia».
    Secondo lei come si superò la questione del battesimo?
    «Credo che alla fine prevalsero questioni per così dire di ordine pubblico. La situazione era grave. Ci fu una mediazione tra il cardinale Gerlier e il rabbino Kaplan e non si applicò il diritto canonico perché, considerata la sorte dei genitori, sarebbe sembrato approfittare di un dramma. Ma non furono molti i casi del genere».
    Occorrerebbe approfondirli, alla luce di quanto si sta dibattendo.
    «Non credo che le polemiche di questi giorni abbiano gran valore, sono attizzate con un fine preciso».
    Cioè?
    «Nascono e vengono pilotate perché non si vuole la beatificazione di Pio XII. Si amplificano per fermarla».
    È vero che il relatore della causa ha concluso il suo lavoro e il dossier è ora al vaglio degli storici prima di passare alla commissione dei teologi?
    «Non dico nulla se non che la causa lentamente avanza. E guarda caso, proprio mentre uno come John Cornwell rivede le sue posizioni giudicandole squilibrate, ecco nuove polemiche…».
    Ma chi ha interesse a pilotarle?
    «Non certo gli ebrei, che sono intelligenti e in moltissimi considerano queste storie risolte».
    Risolte? Ma il presidente delle comunità italiane Luzzato non ha escluso che «vi saranno problemi nei rapporti con gli ebrei»…
    «Non so. So che in tutto il mondo molti ebrei fin dalla prima ora hanno ringraziato Pio XII per il suo operato. Anche grandi rabbini. Di ieri , come Isaac Herzog. Di oggi, come David Dalin. Lo ripeto: non sono gli ebrei a non volere la beatificazione di Pio XII. Sono quelli che non gli hanno mai perdonato di aver fermato il comunismo. Non era ebreo nemmeno Rolf Hochhuth, l'autore del Vicario, all'origine di tante infamie contro Pacelli».

    •   Alt 

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  2. #2
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    Originally posted by antonio
    ecco l'eterno ritorno, magari sotto altre vesti, del complotto demo-pluto-giudaico-massonico-comunista..e chi piu' ne ha piu' ne metta.
    occorre stare ai fatti e discutere delle risultanze documentali.
    tutto il resto e' materia per esoterici e , sotto certi aspetti, per psichiatri.
    Giusto, concordo con te.
    Che Pio XII abbia combattuto il comunismo non toglie nulla alla sua collaborazione col nazifascismo.
    A me poi, che sono un radicale, ossia un antifascista come un anticomunista, questa diatriba ideologica non mi interessa.
    Occorre guarda ai fatti.
    E i fatti ci dicono di una complicità tra la Chiesa cattolica e il nazifascismo, tra il manganrello e la'spersorio, a prescindere dalle malefatte antisemite di Pio XII anche a guerra finita e a nazifascismo sconfitto:

    http://www.cronologia.it/storia/a1943o.htm

    L’opera di Ernesto Rossi,”Il manganello e l’aspersorio”

    Un’altra opera molto problematica, apparsa su Pio XII e l’antisemitismo della Chiesa Cattolica, fu quella di Ernesto Rossi, Il Manganello e l’Aspersorio, del 1957, ristampata, in occasione del Giubileo, dalle edizioni Kaos, in cui l’autore vuole dimostrare le collusioni nazifasciste della Chiesa . Si tratta di un’opera molto dettagliata, in cui sono riportati stralci interi di documenti. Il Rossi sottolinea come le tendenze antisemite presenti nella Chiesa Cattolica, soprattutto in ambiente gesuita, fornirono la giustificazione religiosa ai fascisti per introdurre e difendere le leggi razziali . Infatti, il saggio Della questione giudaica in Europa, apparso sulla Civiltà Cattolica nel 1889 e ripubblicato a Prato nel 1891 con le stesso titolo, in un opuscolo di 90 pagine, un capolavoro – secondo l’autore – della letteratura gesuitica antirisorgimentale del secolo, afferma con crudezza che «la gran famiglia israelitica, disseminata tra le genti del globo, forma una nazione straniera nelle nazioni in cui dimora e nemica giurata del loro benessere…» e che il Talmud, oltre ad essere la fonte di una morale “esecranda”, prescrive «l’odio a tutti gli uomini che non hanno sangue giudaico, in specie a’ cristiani, e faccia lecito il depredarli e malmenarli quasi bruti nocivi».

    Lo scritto, quindi, sottolinea la pericolosità giudaica che si crede razza superiore, che con l’avvento del suo Messia altro non attende che «il momento sospirato del macello dei cristiani» , che il codice morale ebraico autorizza ogni sorta di immondezza e come i delitti più usuali di questa confessione siano le truffe, il falso, l’usura, la captazione, il fallimento doloso, il contrabbando, la falsificazione del denaro, la concussione, la frode e l’inganno . La ragione principale delle “giuste” persecuzioni inflitte nei secoli al popolo ebraico è rintracciabile nella cupidigia smisurata di questo popolo e nella sua volontà di dominio, ed anche i cosiddetti “diritti dell’uomo” non sarebbero che invenzione dei giudei per soggiogare e neutralizzare gli altri popoli nei loro confronti, impossessandosi di tutti i settori vitali delle nazioni non ebree .
    Queste sorprendenti affermazioni, in uno scritto cattolico, in verità sono abbastanza gravi, in quanto offrirono un fondamento dottrinale al fascismo nella lotta antigiudaica, e misero in serio imbarazzo le gerarchie cattoliche, anche perché con chiarezza, forse perché gli anticlericali dell’epoca avevano eletto sindaco di Roma un ebreo, Natan, nello scritto si dice che il fatto che il Papa avesse perso Roma era imputabile alla “peste ebraica” e che l’Italia era divenuta “un regno di ebrei anticristiani” .
    I rimedi suggeriti dall’opuscolo erano l’abolizione dei regimi democratici, fondati sui “diritti dell’uomo”, confiscare tutti i beni dei giudei ed espellerli dai paesi cristiani, anche se queste misure debbano essere messe in atto secondo giustizia e carità, non penalizzando gli ebrei onesti. Una via necessaria era individuata nel ripristino, come nella Russia zarista, delle leggi che togliessero ai giudaici l’uguaglianza civile e il confinarli in ghetti, in quanto data la loro indole di “stranieri”, di “nemici” di ogni paese, e costituenti una “società separata” . Lo scritto, poi, considerava non giusta e cristiana la loro soppressione ed uccisione, che anzi era ripudiata.

    Sorprendentemente, nella prassi fascista delle leggi razziali, fu attuata tutta questa filosofia soggiacente a questo scritto de La Civiltà Cattolica, così come nello spirito dei pronunciamenti: non “persecuzione” degli ebrei ma “discriminazione”. Come persone fedeli alla verità storica occorre dire che i padri gesuiti, e le gerarchie ecclesiastiche che appoggiarono questi scritti, sono necessariamente corresponsabili di queste tendenze dell’ultimo ventennio fascista, ma anche qui non bisogna fare generalizzazioni.
    Successivamente, Ernesto Rossi, ripercorrendo le pagine della rivista gesuita, dimostra come questa più volte sia ritornata sul problema giudaico con gli stessi argomenti del 1889, come nel 1928 e nel 1934, quando uscirono due articoli del padre E. Rosa, di pieno appoggio alle teorie esposte in un Manuale nazista di propaganda antisemita, anche se giudicate un po’ a tinte forti e in alcuni casi inesatte, soprattutto nei confronti della Chiesa Cattolica e dei Papi .

    Nel 1936 fu recensito, sulla stessa rivista, con accenti positivi, un libro antisemita del cattolico Léon De Poncins, in cui si sottolineava il carattere “comunista” e “capitalista” degli ebrei , mentre nel 1937, nell’articolo “La questione giudaica e il sionismo” si sottolineava che per conquistare il dominio del mondo, gli ebrei si servivano dell’oro (che già possedevano) e dell’ “internazionalismo proletario”, essendosi già infiltrati nella Società delle Nazioni e nella Massoneria . Questa “mentalità nefasta” dei giudei si doveva «soltanto tenerla a freno con il ghetto, cioè con restrizioni giuridiche e coercitive, senza persecuzioni, in modo adatto ai nostri tempi» . L’obiettivo doveva essere quello, tramite le persecuzioni “moderate”, della conversione al cattolicesimo, come veniva spiegato nella rivista del 19 giugno 1937.

    Nel 1938, sulla stessa rivista, si plaudiva alle tesi di espulsione dai quadri dirigenti della nazione degli ebrei, proposta dal fascista Giacomo Acerbo, mentre sul quaderno del 27 marzo e successivi ci si allineava alla propaganda fascista, se non la si ispirava. Il Rossi, scorrendo diversi numeri della rivista, sottolinea sempre più questa consonanza tra la persecuzione ebraica messa in atto dai fascisti e gli articoli della rivista gesuitica, spesso vogliosi di distinguere tra “antisemitismo nazista” e “giusto antisemitismo fascista” .
    Ma la Chiesa Gerarchica, come si mosse ? Il Rossi riconosce che Papa Ratti, Pio XI, all’apparire del manifesto degli scienziati razzisti, il 15 luglio prese energicamente posizione contro il nazionalismo esagerato, contrario alla fede cattolica, e giudicava, in linguaggio diplomatico, il manifesto una “vera forma di apostasia” . Così come sottolinea l’intervento papale del 21 luglio agli assistenti ecclesiastici dei giovani di Azione Cattolica, in cui il Santo Padre affermò che «cattolico vuol dire universale, non razzistico, non nazionalistico, non separatistico» . Anche grazie all’azione portata avanti dal governo italiano, il Rossi evidenzia come il tema fu posto in second’ordine dal Vaticano, per motivi politici, ma evidenzia come il fuoco covasse sotto la cenere. La propaganda fascista, nell’agosto del 1938, fece uscire 3 articoli in cui sosteneva, prendendo a pretesto il “perfidi giudei” della liturgia del venerdì santo, un libro del vescovo Simone Maiolo e il famoso articolo dei gesuiti del 1899, l’antisemitismo della chiesa cattolica, che il razzismo è un problema politico che non interessa il Vaticano, che già negli antichi comuni d’Italia del Medioevo vi erano disposizioni antiebraiche concordate con la gerarchia cattolica. L’autore segreto era un gesuita de La Civiltà Cattolica. Nei fatti – sottolinea il Rossi – vi era un’imbarazzante contrapposizione tra il Vaticano e i Gesuiti della Civiltà Cattolica, sostenuti dai Fascisti, che creava non poca confusione nel mondo cattolico.

    L’autore sottolinea poi i diplomatici atteggiamenti assunti da Papa Ratti, e i suoi ritorni indietro, dettati essenzialmente da motivi politici, per non acuire lo scontro con il regime, e i motivi utilitaristici dell’opposizione della Chiesa all’antisemitismo fascista, dettati dalla tutela esclusiva degli ebrei convertiti al cattolicesimo .
    Inoltre, la propaganda fascista – strumentale - si meravigliava dell’opposizione del papa, perché sottolineava – come Farinacci nel discorso d’inaugurazione dell’anno accademico 1938/1939 dell’Istituto di cultura fascista di Milano – che era stata la Chiesa stessa ad inculcare ai fascisti, come cattolici, l’antisemitismo, mentre adesso sembrava andare a braccetto con “i comunisti, i massoni e i democratici” sostenendo gli ebrei . Lo scontro si ridusse quindi sulla proibizione dei matrimoni misti, visti da Papa Ratti come “vulnus” al Concordato, con forme di protesta “molto blande” di tipo giuridico e non morale. Scrive il Rossi: «non disse mai una parola di solidarietà verso le migliaia di ebrei che, senza alcuna loro colpa, venivano messi al bando della vita civile. Anche per lui, come per Hitler e per Mussolini e per i gesuiti della Civiltà Cattolica gli ebrei costituivano un gravissimo pericolo per l’umanità. I fascisti avevano soltanto il torto di esagerare, ma le loro intenzioni erano buone. Ed anche la loro intemperanza avrebbe potuto essere perdonata se si fossero messi preventivamente d’accordo per escludere dalle persecuzioni gli ebrei che si convertivano al cattolicesimo, in modo da far servire la politica razziale a risolvere i problemi finanziari della Santa Sede» .

    E più sotto : «se dava un colpo al cerchio dava sempre un colpo alla botte; se criticava il totalitarismo, il razzismo e il nazionalismo esagerato, li criticava in astratto senza mai farne risalire la responsabilità ai governi di Mussolini e di Hitler, e senza mai levare la voce contro gli assassinii degli oppositori, le persecuzioni degli ebrei, le violazioni dei trattati internazionali… ma era disposto a perdonare qualunque cosa, purché continuassero la lotta contro la peste del comunismo materialista»
    Tale giudizio pesantemente negativo, viene sostanzialmente riproposto più tardi, quando, dopo aver analizzato con dovizia di particolari, citazioni e scritti, interventi personalità varie, l’opera di Eugenio Pacelli, Papa Pio XII, scrive : «Mai, durante la guerra, s’era udita una parola del Santo Padre contro il nazionalsocialismo; mai una sua parola di condanna delle stragi dei polacchi e degli ebrei, né dei campi di sterminio, né di tutti gli altri raccapriccianti orrori, di cui – più di qualsiasi uomo politico – Pio XII era a conoscenza, per i dettagliati rapporti che riceveva dal clero dei paesi belligeranti e dagli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede» .
    Significativa è anche la Postfazione del libro di Rossi, scritta da Mimmo Franzinelli. In essa, analizzando le reazioni Vaticane sul pontificato di Pio XII, racconta l’episodio dell’impedimento a Roma della rappresentazione teatrale “Il Vicario” di Hochhut e come Ernesto Rossi e i suoi compagni del “Movimento Salvemini” avessero promosso due serate di discussione sull’opera teatrale, sottolineando come una lettera esplicita a Hitler di Pio XII “approvasse esplicitamente i crimini nazisti” e come la corresponsabilità allo sterminio degli ebrei romani siano provati dal telegramma di Weizsacher e dal suo rapporto al governo nazista .
    Illuminante, per la critica storica ai documenti di Rossi, è conoscere il suo pensiero sulla Chiesa e il Vaticano: «In Italia il nostro nemico numero uno è il clericalismo. Se non si combatte la politica del Vaticano non è possibile neppure combattere sul serio né il fascismo, né i privilegi monopolistici, né l’analfabetismo, né la miseria»

  3. #3
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    Originally posted by antonio
    ecco l'eterno ritorno, magari sotto altre vesti, del complotto demo-pluto-giudaico-massonico-comunista..e chi piu' ne ha piu' ne metta.
    occorre stare ai fatti e discutere delle risultanze documentali.
    tutto il resto e' materia per esoterici e , sotto certi aspetti, per psichiatri.
    E poi il comunismo lo hanno fermato gli americani, mica la Chiesa, che fino a prova contrariada Casaroli in poi ha sempre tenuto rapporti di non belligeranza con l'URSS.
    Il comunismo infine è crollato per suo cedimento strutturale, ossia per sua incapacità a costruire il benessere e la libertà che l'occidente conosceva attraverso il capitalismo e i diritti civili.
    Fosse stato per Pio XII avremmo avuto ancora il Papa Re, altro che democrazia.

  4. #4
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    Aguas ha citato civiltà cattolica e non ha sbagliato ma vorrei far presente un fatto, l'antisemitismio e la questione ebraica non fu affatto minimamente presente al momento dell'ascesa del fascismo e durante i primi 10 anni di regime, ci furono ebrei che contribuirono a fondare il regime fascsta e altri all'opposizione ma nessuno disse nulla per le loro scelte e religione, erano cittadini italiani di religione ebraica e basta, come oggi. Tutto cambio nel giro di pochi anni con l'avvento di Hitler al potere in Germania, le tragiche alleanze di Mussolini costrinsero il regime fascista ad inventarsi la questione razziale e il pregiudizo nei confronti degli ebrei diventati improvvisamente dei nemici, qui entra in gioco l'operazione culturale di quei tempi, non si potevano emanare di punto in bianco le leggi razziali e fu necessario giustificarle, naturalmente per quanto rigurda la questione ebraica furono ripresi tutti i pregiudizi dell'antigiudaismo che appartenevano al cattolicesimo e la prima fonte fu propio la rivista "civiltà cattolica" che conteneva il materiale necessario prodotto nei decenni passati e non adeguatamente stigmatizzati dai pontefici che si susseguirono nei primi 50 anni del novecento. Con questo non è che si incolpa la Chiesa dei delitti compiti dai nazifascisti solo si fa presente un fatto, i pregiudizi della religione possono in un qualsiasi momento essere presi a pretesto per compiere i nefandi crimini ed a sostenere i regimi più intolleranti, antidemocratici e fanatici, la storia dei nostri giorni continua a confermarlo e questa volta di mezzo c'è il fondamentalismo islamico.

  5. #5
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    Originally posted by Manuel
    Aguas ha citato civiltà cattolica e non ha sbagliato ma vorrei far presente un fatto, l'antisemitismio e la questione ebraica non fu affatto minimamente presente al momento dell'ascesa del fascismo e durante i primi 10 anni di regime, ci furono ebrei che contribuirono a fondare il regime fascsta e altri all'opposizione ma nessuno disse nulla per le loro scelte e religione, erano cittadini italiani di religione ebraica e basta, come oggi. Tutto cambio nel giro di pochi anni con l'avvento di Hitler al potere in Germania, le tragiche alleanze di Mussolini costrinsero il regime fascista ad inventarsi la questione razziale e il pregiudizo nei confronti degli ebrei diventati improvvisamente dei nemici, qui entra in gioco l'operazione culturale di quei tempi, non si potevano emanare di punto in bianco le leggi razziali e fu necessario giustificarle, naturalmente per quanto rigurda la questione ebraica furono ripresi tutti i pregiudizi dell'antigiudaismo che appartenevano al cattolicesimo e la prima fonte fu propio la rivista "civiltà cattolica" che conteneva il materiale necessario prodotto nei decenni passati e non adeguatamente stigmatizzati dai pontefici che si susseguirono nei primi 50 anni del novecento. Con questo non è che si incolpa la Chiesa dei delitti compiti dai nazifascisti solo si fa presente un fatto, i pregiudizi della religione possono in un qualsiasi momento essere presi a pretesto per compiere i nefandi crimini ed a sostenere i regimi più intolleranti, antidemocratici e fanatici, la storia dei nostri giorni continua a confermarlo e questa volta di mezzo c'è il fondamentalismo islamico.
    Aguas alias fuego non è fonte autorevole
    Comunque, a parte questo, quello che tu chiami "pregiudizio" (che, in realtà, non lo è) è stato preso a pretesto solo da chi lo voleva prendere per tale ed è continuato a prendere a pretesto da coloro che si ostinano a ciriticare la S. Madre Chiesa. Infatti, l'antisemitismo nasceva nell'800 con le teorie darwiniane sull'evoluzione e poi sulle concezioni filosofiche del super-uomo (ed altre amenità). Per incidens, se proprio un "pregiudizio" religioso va trovato, questo è da ritrovare in Martin Lutero che, per la prima volta, teorizzò lo sterminio degli ebrei (v. il testo "Degli ebrei e delle loro menzogne" del 1543, tre anni prima della morte).
    Le misure drastiche che il riformatore richiede alle autorità civili e religiose per ripulire la Germania dalla “piaga” giudaica prevedono una serie di punti. «In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto». In secondo luogo «bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari». In terzo luogo «bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie». In quarto luogo «bisogna proibire ai loro rabbini – pena la morte – di continuare a insegnare». In quinto luogo «bisogna abolire completamente per gli ebrei il salvacondotto per le strade, perché essi non hanno niente da fare in campagna, visto che non sono né signori, né funzionari, né mercanti, o simili. Essi devono rimanere a casa». In sesto luogo «bisogna proibire loro l’usura, confiscare tutto ciò che possiedono in contante e in gioielli d’argento e d’oro, e tenerlo da parte in custodia». In settimo luogo «a ebrei ed ebree giovani e forti, si diano in mano trebbia, ascia, zappa, vanga, conocchia, fuso, in modo che si guadagnino il loro pane col sudore della fronte». A queste misure Lutero aggiunge il divieto di pronunciare il nome di Dio in presenza di cristiani. «Le boccaccie degli ebrei non devono, da noi cristiani, essere considerate degne di nominare il nome di Dio in nostra presenza: chiunque lo senta da un ebreo, lo segnali all’autorità, oppure gli getti addosso sterco di porco, se lo vede, e lo cacci via. E su questo punto nessuno sia misericordioso e benevolo». Lutero insiste a più riprese sul fatto che non si deve usare misericordia verso gli ebrei. Questi esseri «velenosi e diabolici» devono essere evitati: «Fate sì che non abbiano alcuna protezione né difesa, alcun salvacondotto, né vita in comune con noi». Le sue parole «indifendibili», giustificano la chiamata di correo che ne fu fatta al processo di Norimberga dal nazista Julius Streicher per il quale il dottor Martin Lutero «oggi, sarebbe sicuramente al mio posto sul banco degli accusati». Accusa questa che trova conferma in William Shirer, uno dei più insigni storici del nazismo, così come, indirettamente, nel fatto che «oggi gli scritti polemici di Lutero contro gli ebrei non sono presenti in nessuna delle edizioni in tedesco contemporaneo».
    Come si vede, queste teorie nascono in ambiente affatto cattolici. La Chiesa in 2000 anni non ha MAI elaborato quelle teorie (v. QUA).
    In nessun documento papale ed in nessun testo cattolico si trova tanta protervia.
    «Agostino» osserva Prosperi nell'introduzione al testo luterano recentemente ripubblicato, «aveva giustificato la permanenza storica della religione ebraica come provvidenziale funzione di testimonianza della verità nei confronti dei negatori – pagani, eretici – della continuità della tradizione biblica veterotestamentaria nella Chiesa cristiana. Ma aveva posto due condizioni a quella permanenza: l’una, che gli ebrei non dovessero essere maltrattati o uccisi per la loro colpa originaria; l’altra, che gli ebrei si sarebbero convertiti per ultimi alla fine dei tempi. Collegando il passo del Salmo 58, 15 con quello di Genesi 4, 15, aveva accostato la sopravvivenza degli ebrei come popolo unito da una religione a quella di Caino dopo l’uccisione di Abele. Il “segno” posto da Dio su Caino perché nessuno lo uccidesse era stato posto anche sugli ebrei: quel segno, secondo Agostino, era la loro religione. Accanto a questa funzione protettiva del “segno” posto sugli ebrei, Agostino aveva ripreso l’interpretazione paolina del Salmo 58, 15: convertentur ad vesperam: gli ebrei erano destinati a convertirsi per ultimi, alla fine dei tempi, in fine mundi». In tal modo «dall’attesa apocalittica della conversione finale e dal significato provvidenziale attribuito alla presenza ebraica era derivata per gli ebrei la garanzia di un libero esercizio della loro religione».
    Il giudizio di Prosperi coincide qui con quello di Léon Poliakov per il quale, secondo «il più illustre padre della Chiesa, Agostino», gli ebrei dovevano «rimanere protetti nelle loro vite e nel loro culto, in quanto “popolo testimone della crocifissione”, per testimoniare così la verità del cristianesimo e l’errore dell’ebraismo. Questa tolleranza caratterizzò, secondo Poliakov, l’Occidente latino. «Viceversa, la Chiesa greca ortodossa, che si era debitamente astenuta dal canonizzare sant’Agostino, aveva rifiutato la sua dottrina. Per questo fatto, i primi zar rifiutarono di ammettere gli ebrei nelle loro terre e quando, nel XVIII secolo, la Russia imperiale si annetté ad ovest alcuni territori già popolati da ebrei, questi furono sottomessi a severe leggi eccezionali».
    Questa è stata la teologia cattolica. Sempre aperta alla misericordia.
    Se poi si vogliono ad ogni costo trovare delle colpe ... beh ... questo è un altro discorso.

  6. #6
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    Per incidens, vorrei ricordare - visto che si cita la Civiltà Cattolica - che nel 1861, all’indomani dell’unità d’Italia, si potevano contare ben 70 vescovi rimossi dalla loro sede o addirittura incarcerati (dopo il 1870, le sedi vescovili vacanti salirono a 89 in tutt’Italia), centinaia di sacerdoti in prigione, circa 12.000 religiosi e religiose, che vivevano nel Sud Italia appena annesso al Piemonte, allontanati forzatamente dai loro conventi; 64 sacerdoti e 22 religiosi fucilati, per lo più nel meridione d’Italia, e con sommari processi. Ed il sindaco di Roma, duca di Torlonia, che aveva “osato” fare gli auguri a papa Leone XIII, lo si vide destituito, mentre il sindaco più ricordato del tempo fu il massone (era Gran Maestro!!!!) e di fede ebraica, Ernest Nathan, figlio dell'amante inglese di Mazzini, il quale poté fare il sindaco della capitale d'Italia pur essendo cittadino inglese, fiero anticlericale, e rimasto famoso per le volgari contumelie lanciate contro il Vaticano, la Chiesa ed il Papa.
    Se i personaggi sono quelli simili a questo Nathan ... ci sarebbe da stare allegri

  7. #7
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    Originally posted by antonio
    non era pedofilo, no?
    Questo sarcasmo è fuori luogo ...

  8. #8
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    Originally posted by antonio
    non vedo perche' sarebbe fuoriluogo...
    E' fuori luogo per diverse ragioni: in primo luogo per il tema del thread ed in secondo luogo perchè si tratta di fatti storicamente accertati e provati, e non già di illazioni!!!!

  9. #9
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    Originally posted by antonio
    attenzione: sono stati storicamente accertati anche i fatti che stanno mandando in bancarotta diverse diocesi USA...purtroppo.
    dopodiche' dirai: non c'entra con il 3ad...
    ma non ne sarei cosi' convinto..nel senso che tirare fuori un certo genere di argomentazioni (quello era figlio illeggitimo di quell'altro..etc) potrebbe prestarsi a repliche ancor piu' pesanti non solo nel merito..ma anche considerando la particolare attenzione che a certi aspetti della moralita' il Magistero cattolico ha sempre attribuito..
    Attenzione a te: qui non si tratta di tirare in ballo certi fatti "privati", come la circostanza che Nathan era figlio naturale di Mazzini, quanto piuttosto un'altra questione: e cioè che, pur essendo inglese, potè fare il sindaco di Roma in quanto figlio naturale di Mazzini e massone. Il senso della frase era diverso. Volevo infatti evidenziare l'empia lotta posta in essere da questo "singolare" personaggio, fieramente anticlericale e framassone. Il senso che si voleva dare, quindi, era del tutto differente!!!!
    Quanto ai problemi della pedofilia qui ritorniamo ai soliti luoghi comuni sui quali è meglio sorvolare, poichè si tratta di una classica "leggenda" nera, ingigantita dai media spesso al soldo di forze deliberatamente ostili alla Chiesa, che cercano in tutti i modi di screditarla.

  10. #10
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    Buona Domenica,

    il presente solo in riferimento al rifiuto degli zar di ammettere ebrei nei loro dominii.

    Questo mi suona strano in quanto la Russia ha convissuto con la religione Israelita sin dalla sua fondazione.......convivendo cioè con lo stato Khazaro.

    Questo particolare popolo seminomade (turcofono) del Volga si era convertito alla Legge Mosaica; famoso per la sua tolleranza ed atipicità degli ordinamenti statuali fece da stato cuscinetto tra l'impero Romano (d'Oriente) e le altre popolazioni nomadi delle steppe euroasiatiche.
    La Khazaria venne sconfitta e conquistata dal principe russo Svyàtoslav nel 965 D.C. Gli ultimi Kazari pare sopravvivano tra i Qaraiti di Crimea.

    La presunta ostilità zarista nei confronti degli ebrei va forse fatta risalire alla contaminazione culturale con il mondo Polacco-Germanico che la Russia visse nei secoli XVII-XVIII ( contaminazione che causò fra l'altro il Raskol). Tra l'altro là dove la Chiesa Ortodossa era più forte cioè nell'Impero Romano la persecuzioni antigiudaiche furono molto rare.

    Scusandomi se sono uscito di "tema",


    Anaghnosti.


    P.S.: la Chiesa Ortodossa festeggia S.Agostino (Vescovo di Ippona) il 15 di Giugno ( Dìpticha tis Ekklisìas tis Ellàdos)

 

 

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