Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Se l’immigrazione entra in crisi

    http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=2103



    Se l’immigrazione entra in crisi
    Angelo Panebianco, Corriere della Sera 7/12/2004

    Un articolo del Corriere della Sera che attesta l’avvento dei primi seri dubbi ad un’intellighentia prigioniera delle sue utopie e dei disastri che comportano. Al servizio (in)conscio del sistema delle multinazionali.

    La settimana scorsa il Corriere ha pubblicato una approfondita indagine sui problemi che la Francia incontra nell’integrazione degli immigrati musulmani. Contemporaneamente, le cronache continuano a dare conto degli sforzi del governo Blair di abbandonare quella politica del «multiculturalismo» che la Gran Bretagna ha perseguito per anni e che non ha dato i frutti sperati. Francia e Gran Bretagna avevano adottato politiche opposte. Si parlava, addirittura, di due modelli di integrazione, quello «assimilazionista» francese e quello «multiculturalista» britannico (e, più in generale, anglosassone). Due diverse politiche, ciascuna delle quali coerente con le tradizioni costituzionali di Francia e Gran Bretagna. La politica assimilazionista francese puntava a un’integrazione fondata su uno scambio: la concessione della «cittadinanza repubblicana», con i suoi diritti di libertà, in cambio di una privatizzazione del credo religioso, del divieto di far valere entro l’arena pubblica le appartenenze religiose.
    La politica multiculturalista britannica, all’opposto, concedeva generosamente spazi pubblici, sotto forma di «diritti collettivi», alle minoranze etniche o religiose. Nella prospettiva multiculturalista ciò avrebbe dovuto portare a un’armonica coesistenza fra i diversi gruppi all’interno di una società politica liberale e tollerante.
    Tanto il modello assimilazionista quanto quello multiculturalista sono ora in crisi. In Francia, non solo settori rilevanti della nuova immigrazione musulmana ma anche molti figli e nipoti di quegli immigrati nordafricani che, alcuni decenni fa, scelsero con orgoglio di diventare «cittadini francesi» rifiutano oggi l’assimilazione: sposano, polemicamente, il separatismo culturale, contro l’appartenenza francese. In Gran Bretagna, la politica di riconoscimento delle minoranze religiose non ha avuto più successo: anche lì ampi settori del mondo musulmano rifiutano di riconoscersi nelle leggi del Paese, formano una minoranza alienata e ostile.
    In giro per l’Europa troviamo una grande varietà di politiche verso gli immigrati ma è indubbio che assimilazionismo e multiculturalismo abbiano rappresentato i due poli all’interno dei quali si sono sin qui fatte, nei diversi Paesi europei, le principali scelte. La loro crisi (si pensi al caso dell’Olanda dopo l’uccisione del regista Theo van Googh) lascia l’Europa senza bussole, priva di strumenti credibili per fronteggiare non tanto la crescente presenza islamica, quanto il crescente peso del fondamentalismo all’interno delle comunità islamiche. Non è casuale che in molti Paesi europei si pensi di correre ai ripari tramite controlli, e quindi l’imprimatur, dello Stato sugli imam che predicano nelle moschee, l’imposizione di corsi (non solo di lingua ma anche sulla storia e le tradizioni europee) agli immigrati che lavorano stabilmente nei nostri Paesi, eccetera. Ma non c’è nessuna ricetta sicura. Anche se alcune formule preparano disastri (come, ad esempio, da noi, la rinuncia di certi direttori didattici e insegnanti, di cui ha scritto Magdi Allam sul Corriere , a esporre a scuola i simboli del Natale in nome di una forma particolarmente sciocca di relativismo culturale).
    L’unica cosa certa è che abbiamo poco tempo e che l’Unione Europea deve riuscire ad adottare presto una qualche politica comune non soltanto per l’immigrazione ma anche per l’integrazione delle minoranze religiose, quella islamica in testa. Altrimenti, entro non molti anni, potrebbero sorgere partiti politici «islamici» all’interno dei vari Paesi europei e, a quel punto, la partita dell’integrazione sarebbe definitivamente perduta.

  2. #2
    Ribelle
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    Predefinito

    Il mondo gira ancora mentre l'Europa perde la sua identità.

    Non funzionano né l'integrazione né il pluralismo. E non si impara dagli sbagli suoi.


  3. #3
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    Predefinito Re: Se l’immigrazione entra in crisi

    In origine postato da Orazio Coclite
    http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=2103



    Se l’immigrazione entra in crisi
    Angelo Panebianco, Corriere della Sera 7/12/2004

    Un articolo del Corriere della Sera che attesta l’avvento dei primi seri dubbi ad un’intellighentia prigioniera delle sue utopie e dei disastri che comportano. Al servizio (in)conscio del sistema delle multinazionali.

    La settimana scorsa il Corriere ha pubblicato una approfondita indagine sui problemi che la Francia incontra nell’integrazione degli immigrati musulmani. Contemporaneamente, le cronache continuano a dare conto degli sforzi del governo Blair di abbandonare quella politica del «multiculturalismo» che la Gran Bretagna ha perseguito per anni e che non ha dato i frutti sperati. Francia e Gran Bretagna avevano adottato politiche opposte. Si parlava, addirittura, di due modelli di integrazione, quello «assimilazionista» francese e quello «multiculturalista» britannico (e, più in generale, anglosassone). Due diverse politiche, ciascuna delle quali coerente con le tradizioni costituzionali di Francia e Gran Bretagna. La politica assimilazionista francese puntava a un’integrazione fondata su uno scambio: la concessione della «cittadinanza repubblicana», con i suoi diritti di libertà, in cambio di una privatizzazione del credo religioso, del divieto di far valere entro l’arena pubblica le appartenenze religiose.
    La politica multiculturalista britannica, all’opposto, concedeva generosamente spazi pubblici, sotto forma di «diritti collettivi», alle minoranze etniche o religiose. Nella prospettiva multiculturalista ciò avrebbe dovuto portare a un’armonica coesistenza fra i diversi gruppi all’interno di una società politica liberale e tollerante.
    Tanto il modello assimilazionista quanto quello multiculturalista sono ora in crisi. In Francia, non solo settori rilevanti della nuova immigrazione musulmana ma anche molti figli e nipoti di quegli immigrati nordafricani che, alcuni decenni fa, scelsero con orgoglio di diventare «cittadini francesi» rifiutano oggi l’assimilazione: sposano, polemicamente, il separatismo culturale, contro l’appartenenza francese. In Gran Bretagna, la politica di riconoscimento delle minoranze religiose non ha avuto più successo: anche lì ampi settori del mondo musulmano rifiutano di riconoscersi nelle leggi del Paese, formano una minoranza alienata e ostile.
    In giro per l’Europa troviamo una grande varietà di politiche verso gli immigrati ma è indubbio che assimilazionismo e multiculturalismo abbiano rappresentato i due poli all’interno dei quali si sono sin qui fatte, nei diversi Paesi europei, le principali scelte. La loro crisi (si pensi al caso dell’Olanda dopo l’uccisione del regista Theo van Googh) lascia l’Europa senza bussole, priva di strumenti credibili per fronteggiare non tanto la crescente presenza islamica, quanto il crescente peso del fondamentalismo all’interno delle comunità islamiche. Non è casuale che in molti Paesi europei si pensi di correre ai ripari tramite controlli, e quindi l’imprimatur, dello Stato sugli imam che predicano nelle moschee, l’imposizione di corsi (non solo di lingua ma anche sulla storia e le tradizioni europee) agli immigrati che lavorano stabilmente nei nostri Paesi, eccetera. Ma non c’è nessuna ricetta sicura. Anche se alcune formule preparano disastri (come, ad esempio, da noi, la rinuncia di certi direttori didattici e insegnanti, di cui ha scritto Magdi Allam sul Corriere , a esporre a scuola i simboli del Natale in nome di una forma particolarmente sciocca di relativismo culturale).
    L’unica cosa certa è che abbiamo poco tempo e che l’Unione Europea deve riuscire ad adottare presto una qualche politica comune non soltanto per l’immigrazione ma anche per l’integrazione delle minoranze religiose, quella islamica in testa. Altrimenti, entro non molti anni, potrebbero sorgere partiti politici «islamici» all’interno dei vari Paesi europei e, a quel punto, la partita dell’integrazione sarebbe definitivamente perduta.

    Il solito idiota in cattiva fede. Quando comincerà a capire bene quello che adesso solo vagamente intuisce, sarà troppo tardi per lui e quelli come lui. E purtroppo anche per noi.
    Prima dice che in Francia l'assimilazionsimo è fallito, poi dice, contraddicendosi, che dobbiamo trovare il modo di integrarli.
    Eppure qualunque mente non ottenebrata capirebbe subito che se una comunità multiculturale non funziona e l'assimilazione non riesce, l'unica soluzione rimane rimandarli e casa e non farne entrare più di nuovi.
    Non è che puoi né assimilarli, né non assimilarli, se vale ancora il principio di non contraddizione e del terzo escluso.
    Se poi prendiamo in esame logiche intuizioniste, non aristoteliche, che prevedono più di due valori di verità, oltre al vero e al falso, è un altro conto. Ma, ammesso che Panebianco abbia una vaga idea delle logiche non aristoteliche, credo siano modelli buoni per il mondo delle idee pure e delle più astratte speculazioni intellettuali, ma meno adeguati a risolvere i problemi dell'immigrazione.

 

 

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