Da: La Repubblica 4 Gennaio 05 pag8
O quei fondi ce li fanno usare in maniera trasparente o li restituirò a chi li ha donati (22milioni di euro con i soli sms.)
«Non guardo in faccia nessuno, ho il mandato degli italiani. O ci fanno usare i soldi degli aiuti con trasparenza o rimetto il mandato a chi ha avuto fiducia nella Protezione civile». È un Guido Bertolaso arrabbiato e preciso nelle sue affermazioni. Non fa nomi e cognomi, ma lascia intendere che le pressioni sono molte: fin da una prima riunione operativa alla Farnesina dopo la tragedia dello tsnunami nei paesi del Sud-Est asiatico, «un funzionario diplomatico mi disse - racconta Bertolaso - proprio così: bene, voi raccogliete i soldi degli italiani e li date a noi». E sul protagonismo di Maurizio Scelli della Cri, aggiunge: «Scelli? Chi l’ha sentito, non mi ha mai chiamato...».
Una volta per tutte, chi ha il compito di gestire gli aiuti?
Ho visto tante discussioni in questi giorni ma non ci sono equivoci: ci sono due binari paralleli che non confliggono. C’è un filone istituzionale, portato avanti dalla Farnesina tramite la cooperazione allo sviluppo. Ma sono cose che non ci riguardano. Altra cosa, ben diversa, sono i soldi arrivati con gli sms (la gran parte, esattamente 23 milioni di euro, ndr) e le sottoscrizioni bancarie: il binario della Protezione civile con gli italiani. Non siamo stati noi a fare da recipiente ma sono stati gli italiani a scegliere a chi affidare i loro soldi per i paesi devastati dal maremoto, con la sottoscrizione popolare tramite messaggini da inviare al 48580. Era il 27 dicembre - precisa il capo della Protezione civile - mi chiamarono i vicedirettori del Corsera e del Tg5, subito dopo la Rai e la telefonia mobile. Mi dissero: “i soldi che arriveranno li daremo a voi per realizzare tutta una serie di interventi, sieti disponibili?».
E il braccio di ferro con la Farnesina sulla gestione degli aiuti?
Non esiste alcun braccio di ferro. Come non è vero che sono stato escluso dalla riunione di Capodanno con le ong, le agenzie dell’Onu, il segretario generale Umberto Vattani e il capo della cooperazione allo sviluppo Giuseppe Deodato. Io ero li, al ministero degli esteri, impegnato in un altra riunione al piano di sopra.
Allora tutte queste discussioni, parole, pressioni?
Sono preoccupati della sovrapposizione degli interventi. Forse sono preoccupati che la Protezione civile non sappia come lavorare in quei paesi. Per carità, sfondano una porta aperta quando dicono che gli aiuti devono essere gestiti da persone che conoscono la realtà locale.
E lei Bertolaso, conosce l’Asia? E la Protezione civile sa lavorare all’estero?
Le istituzioni sono fatte di persone. Io sono un medico, un tropicalista. Conosco il Sud-est asiatico. Agli inizi degli anni Ottanta ho costruito un ospedale tra la Thailandia e la Cambogia».
E il ministro Fini lo sa?
Ho anche lavorato alla cooperazione sanitaria al ministero degli Esteri, sono stato per due anni il numero due dell’Unicef in Europa... E non è un caso che il capo team laggiù è Agostino Miozzo, un medico con un’esperienza di 20 anni in Africa. Insomma, siamo organizzati. La protezione civile ha gli strumenti e la tecnologia. Se questo a qualcuno dà fastidio... mi dispiace. C’è chi vuole limitare il nostro agire? è un problema loro e non mio. Io so benissimo cosa andremo a fare. Mi vien da ridere quanto sento dire che c’è sovrapposizione con noi. E nessuno pensi che faremo un Arcobaleno bis... se lo possono scordare.
Scelli e il suo protagonismo. La Croce Rossa italiana coordinerà gli aiuti umanitari.
Quelli della cooperazione, non certo i nostri. Io sono obbligato a fare quello che gli italiani hanno deciso di fare: aiutare le popolazioni dell Sud-est asiatico. O ce li fanno usare questi aiuti in termini di trasparenza o rimetterò il mandato per i progetti che gli italiani vogliono finanziare.
E come intendete spendere i soldi degli italiani?
Con pacchetti integrati su porzioni di territorio dello Sri Lanka: rimettere a posto le strutture ospedaliere, le scuole, il sistema di approviggionamento idrico e facendo ripartire la micro economia


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