User Tag List

Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    stanziale
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Terra di Ezzelino
    Messaggi
    3,177
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post il dramma dell'immigrazione

    Il dramma dell'immigrazione
    Lega Lazio Italia Federale




    Il dramma immigrazione: problemi e prospettive
    Cos'è l'immigrazione
    La domanda sembra banale, ma l'esperienza insegna che spesso le cose
    più evidenti ed elementari sfuggono al giusto approfondimento
    critico. Deve quindi essere ben chiaro fin dal principio che
    l'immigrazione
    . non è una gita di piacere;
    . non è una libera scelta;
    . è un dramma personale per chi emigra;
    . è una rovina per la nazione dalla quale partono gli
    emigranti;
    . è una catastrofe per la nazione che subisce l'immigrazione.
    L'immigrazione non è una gita di piacere
    Il punto di partenza per ogni discorso sull'immigrazione non può
    essere che questo. Non stiamo parlando di una scampagnata fuori
    porta, di un normale periodo di lavoro all'estero ben retribuito,
    n&eacuta di una vacanza che si affronta col sorriso sulle labbra.
    L'immigrazione è un fenomeno doloroso che prevede viaggi incredibili
    e pericolosi; che vede migliaia di vittime morire durante il
    percorso, stipate in navi anguste e maleodoranti, in carovane della
    disperazione guidate da negrieri spietati e affamati di denaro; che
    riduce sul lastrico chi deve pagarsi il biglietto di sola andata per
    il presunto paradiso occidentale.
    Questa è la prima realtà da tenere bene in mente quando si parla di
    immigrazione. è a tutti nota l'esistenza di veri e propri racket che
    si dedicano alla preparazione di questi viaggi della speranza,
    organizzazioni che forniscono un pacchetto completo comprendente
    arrivo, sistemazione e successivo sfruttamento del malcapitato caduto
    nelle loro mani.
    Potremmo riportare un lungo elenco di episodi nei quali i termini più
    ricorrenti sono sfruttamento, umiliazione e morte. Perché, sia ben
    chiaro, il vero volto dell'immigrazione gronda di sudore, pianto e
    sangue.
    L'immigrazione non è una libera scelta
    Ripulita l'immagine dell'immigrazione dai toni pastello con i quali i
    fautori della società multirazziale la imbellettano per farla
    digerire alle masse tramite quotidiani e televisioni a loro
    asservite, passiamo al secondo punto della nostra trattazione, tanto
    elementare quanto fondamentale.
    Comunemente si ritiene che laddove vi sia costrizione, quando manchi
    libertà di scelta, ci si trovi di fronte ad una situazione dai
    connotati fortemente negativi, ad una realtà che obbliga senza
    lasciar decidere. Ci pare quindi assai strano che una società come la
    nostra, libertaria per eccellenza, si trovi ad esaltare una
    situazione quale quella degli immigrati, i quali certamente non hanno
    scelto da soli di abbandonare il proprio popolo e la propria
    famiglia, bensì vi sono stati costretti da circostanze che per il
    momento definiamo solo esterne al loro volere.
    Le cause che spingono all'immigrazione sono molto serie: la povertà,
    il sottosviluppo e la fame. Ci riferiamo a persone che non hanno
    possibilità di scelta, uomini e donne che, attratti dalla propaganda
    diffusa dal mondialismo e sollecitati da organizzazioni
    internazionali sono obbligati a tagliare i ponti con la propria
    storia, in maniera consapevole o per via inconscia.
    E' evidente quindi che l'equiparazione tra le parole libertà ed
    immigrazione non ha alcun motivo di essere sostenuta. Anzi, possiamo
    certamente affermare che emigrazione vuol dire schiavitù.
    L'immigrazione è un dramma personale
    La parola dramma non sembri retorica: tale termine meglio di ogni
    altro riassume ciò che è veramente l'emigrazione; un evento triste,
    avvilente, doloroso, che coinvolge dal punto di vista umano numerose
    persone. In primo luogo riguarda l'emigrante, colui che parte, che
    abbandona il suo villaggio, paese, città, famiglia, moglie, figli,
    genitori, amici. E non si tratta solo della perdita degli affetti più
    cari, ma del distacco da tutto un mondo, da un modo di vivere e di
    pensare nel quale si è cresciuti e si è stati educati. Parliamo di
    cultura, di tradizioni, di costumi che per chissà quanti anni, spesso
    per sempre, si dovranno lasciare.
    Non dimentichiamo poi il dramma vissuto dai parenti più prossimi,
    mogli che si ritrovano a vivere senza marito, con un'intera famiglia
    da mantenere, figli che crescono senza avere al fianco la
    fondamentale figura paterna e che, privi di guida, rischiano di
    sbandare con più facilità degli altri coetanei.
    Dobbiamo inoltre aggiungere il problema degli anziani genitori,
    privati del naturale sostegno dei figli e condannati ad una vecchiaia
    di stenti. Insomma, non solo problemi e drammi personali, ma
    conseguentemente anche problemi e drammi sociali che portano al
    progressivo disfacimento dell'istituzione familiare.
    Il discorso non cambia di molto nel caso di trasferimento di intere
    famiglie. Lo scontro (perché di scontro si tratta) con una cultura
    diversa e con ritmi di vita assai più frenetici di quelli a cui si
    era abituati, non può portare all'integrazione, ma conduce
    all'autoisolamento ed alla frustrazione. Basta pensare a ciò che
    avviene nelle grandi metropoli statunitensi nelle quali,
    contrariamente alle favole narrate dalla propaganda, l'integrazione
    razziale è assai in là dall'essere conseguita. I vari gruppi tecnici
    che formano la nazione americana ancora oggi, dopo vari secoli
    di "convivenza" forzata, si dividono in quartieri ben precisi e dai
    confini attentamente circoscritti (Little Italy, Haarlem, Chinatown,
    etc.), dove non si fa che tentare di ricostruire ciò che si è
    lasciato in patria. Non sono rari i casi di cittadini "statunitensi"
    che dopo vari anni di permanenza nella loro nuova patria non parlano
    neanche l'inglese e si trovano a vivere isolati ai margini di quella
    assurda società-minestrone.
    E' chiaro che problemi quali quelli che abbiamo ora sollevato,
    inerenti più allo spirito che alla condizione materiale, non vengono
    minimamente presi in considerazione dall'odierna cultura
    della "panciapiena".
    L'immigrazione è una rovina per la nazione dalla quale partono gli
    emigranti
    Le cause ultime del menomeno migratorio di questi anni sono
    rappresentate da fame, sottosviluppo e povertà. L'immigrazione è
    dunque una delle conseguenze dei suddetti mali, non certo la cura
    necessaria per essi. Scambiare il sintomo di una malattia per la sua
    cura significa rinunciare alla logica ed alla razionalità ma ecco che
    tutto ciò che è evidente per qualsiasi mente dotata di media capacità
    viene stravolto, mentre falsi ragionamenti sono innalzati a dogma da
    mass-media e governanti.
    L'immigrazione diventa la cura per la fame, il sottosviluppo e la
    miseria, il che equivarrebbe a dire che la febbre a quaranta (il
    sintomo) è la migliore cura per l'influenza. Lasciamo da parte le
    considerazioni logiche, visto che logica e razionalità sembrano far
    difetto a molti e scendiamo nei particolari. Vediamo quali
    variazioni, positive e negative, comporterebbe un vasto fenomeno di
    emigrazione in qualsiasi stato del terzo mondo. I vantaggi apparenti
    per il governo (sottolineiamo per il governo, non per il popolo) di
    quel Paese sono soprattutto tre:
    1. calo del numero dei disoccupati;
    2. maggior controllo dello Stato sulla vita dei cittadini, dato
    che l'emigrazione allontana un buon numero di potenziali scontenti e
    quindi di fomentatori di disordini;
    3. entrata nell'economia nazionale delle rimesse degli
    emigranti, cioè quelle somme di denaro inviate alle famiglie dei
    lavoratori residenti all'estero. Il totale è rilevante, visto il
    costo della vita in occidente - molto più elevato - e calcolando
    inoltre il fatto che molti emigrati tendono a stabilirsi
    definitivamente nel Paese in cui risiedono.
    Analizziamo ora gli svantaggi dal punto di vista politico, sociale,
    economico e culturale.
    1. Dal punto di vista politico, senza alcun dubbio, un popolo
    composto da donne, vecchi e bambini, con uomini pur miseramente
    occupati e sottopagati, è più facile da gestire da parte della classe
    dirigente, anche se tutto va a discapito del ricambio governativo e
    della tanto acclamata democrazia. Non si fa altro che rinforzare un
    regime dispotico prono agli interessi delle multinazionali (come è
    tipico di tanti paesi decolonizzati).
    2. Dal punto di vista sociale la partenza dei più giovani e dei
    più capaci non fa che perpetuare la cristallizzazione e
    l'arretratezza di certe società tribali, con conseguenze disastrose
    per il futuro di quel popolo, ridotto a una sorta di primitiva
    attrazione turistica e condannato alla miseria perenne.
    3. Dal punto di vista economico l'assenza di una classe
    imprenditoriale disposta ad investire e a crescere assieme al proprio
    Paese, producendo ricchezza e creando posti di lavoro, decreta
    l'inevitabile asservimento di quel popolo nei confronti delle
    multinazionali, che hanno tutto l'interesse ad ostacolare la nascita
    o la crescita di aziende e strutture economiche locali.
    L'immigrazione ha quindi il solo risultato di impoverire la nazione
    delle risorse umane indispensabili per l'avviamento di un graduale
    sviluppo industriale. Si ripete la situazione tipica dello sport in
    cui atleti africani conquistano medaglie per una bandiera diversa
    dalla loro.
    4. Dal punto di vista culturale è evidente che una nazione priva
    di giovani non potrebbe avviare il naturale e pur lento passaggio da
    una fase culturale ad un'altra. Se le scuole e le università restano
    deserte, possiamo essere certi che non si avrà mai nei paesi del
    terzo mondo l'indispensabile crescita intellettuale.
    L'immigrazione è una catastrofe per la nazione che la subisce
    Valutiamo ora le conseguenze nel Paese che riceve il flusso
    migratorio, riferendoci particolarmente sulla realtà italiana, sia
    perché ci coinvolge maggiormente, sia perch&eacuta presenta numerose
    analogie con le situazione degli altri paesi europei.
    . Aspetto economico E' il punto che consideriamo meno importante,
    soprattutto perché a motivare il nostro rifiuto della società
    multirazziale non sono certo i meschini calcoli di una nazione ricca
    e industrializzata che teme di dover dividere la torta con nuovi
    invitati, ma ragioni ben più profonde.
    Ma, visto che ci siamo, parliamo di costi. Secondo molti esponenti
    del "buonismo" emergente, si tratterebbe di "sistemare"
    dignitosamente circa due milioni di extracomunitari regolari ed
    altrettanti clandestini. Sistemazione dignitosa vuol dire casa,
    lavoro, scuole ed assistenza sanitaria. Forse che lo Stato italiano
    può, ragionevolmente, affrontare una spesa simile? Tralasciamo le
    ulteriori obiezioni logiche, cioè se sia moralmente legittimo
    anteporre alle esigenze delle migliaia e migliaia di cittadini
    italiani senza casa, disoccupati, cassintegrati, pensionati e via
    dicendo le esigenze di persone appartenenti ad altri paesi.
    Non possiamo poi tacere i costi notevolissimi per il mantenimento
    dell'ordine pubblico, causati dalla presenza di centinaia di migliaia
    di extracomunitari che vivono ai margini della legalità, come
    dimostrano chiaramente i dati del Ministero degli Interni. Un
    ulteriore, conseguente problema è dato poi dall'affollamento delle
    carceri statali, già di per s&eacuta inadeguate alle necessità
    interne.
    Tali discorsi sembrano di bassa lega, ma bisogna tener ben presente
    che lo Stato, che gestisce il denaro pubblico, ne è depositario e non
    proprietario e deve quindi renderne conto ai cittadini. La
    beneficenza è una grande virtù, ma va fatta con i soldi propri e non
    con quelli degli altri.
    . Aspetto sociale L'arrivo massiccio di extracomunitari sta creando
    una serie di tumulti e sollevazioni da parte dei cittadini locali, di
    cui ogni giorno fanno testimonianza i giornali. In alcune zone la
    presenza degli immigrati ha addirittura creato vere e proprie aree "a
    rischio", quartieri nei quali è consigliabile non circolare. Inoltre,
    al di là dell'aspetto folkloristico dei vu' cumpra', i delinquenti
    extracomunitari operano sotto la protezione di potenti organizzazioni
    malavitose.
    Di fronte a questo stato di illegalità tollerata con condiscendenza
    dalle autorità, non ci si può stupire se il cittadino italiano,
    esasperato, finisce con il reagire. Infatti ogni consesso civile si
    basa sul rispetto di alcune norme che debbono essere universalmente
    accettate. Tali norme non nascono dal nulla, ma sono il risultato di
    una lunga evoluzione culturale e giuridica. Nel momento in cui corpi
    estranei ad una certa società, lontani da essi per cultura, civiltà e
    tradizione, portatori anch'essi di una mentalità giuridica specifica,
    si vengono a scontrare con una realtà dissimile, inevitabilmente si
    crea uno stato di tensione sociale inaccettabile che può portare allo
    smembramento dello stesso Stato.
    Sperare che popoli e culture diverse tra loro possano integrarsi al
    tocco di una bacchetta magica è pura e semplice follia. Follia
    omicida per di più, perché la storia ci dimostra (ex Jugoslavia,
    Ruanda, Los Angeles, Sri Lanka, etc.) quanto sia pericoloso giocare
    con le differenze etniche. Gli ammiratori della società multirazziale
    sono solo sognatori incoscenti se non criminali, che rifiutano il
    mondo per quello che è effettivamente, creandosene uno di fantasia
    che non ha nulla a che fare con la realtà.
    . Impoverimento culturale I boxer cinesi che si batterono contro la
    penetrazione degli occidentali nel loro Paese, non fecero che
    difendere la propria cultura e indipendenza.
    Così è oggi per i nazionalisti italiani: dimostrare quanto
    l'immigrazione sia una catastrofe per la cultura occidentale è fin
    troppo facile: basta riflettere sulla influenza negativa che la
    pseudo-cultura americana ha prodotto nel nostro Paese per comprendere
    cosa sia la colonizzazione culturale. Tradizioni secolari scomparse o
    messe alla berlina; depauperamento del nostro patrimonio linguistico,
    americanizzazione galoppante di costumi e abitudini propagandata da
    cinema e televisione.
    Ma tutto ciò è paragonabile ad un granello di sabbia nel deserto se
    contrapposto alle conseguenze gravissime di una immigrazione
    incontrollata in Italia da parte di extracomunitari africani e
    asiatici.
    Valutando il calo delle nascite che affligge la popolazione italiana
    e paragonandolo alla fertilità tradizionale dei popoli arabi,
    africani ed asiatici, nell'arco di pochi decenni ci troveremo con una
    popolazione italiana ridotta ad essere minoranza in casa propria.
    Difficilmente i nuovi dominatori prenderanno a cuore l'estinzione
    della nostra etnia come facciamo noi oggi per gli indios
    dell'Amazzonia. Alcuni folli, sapientemente manovrati da
    organizzazioni internazionale con idee molto chiare, pretenderebbero
    addirittura di mescolare la tradizione cattolica, sharia musulmana,
    animismo tribale e filosofie orientali in un grande cocktail
    multiculturale che produrrebbe l'avvento di un paradiso terrestre
    chiamato new age.
    In realtà da questo melting pot esplosivo dal punto di vista sociale
    uscirebbero sconfitte proprio le culture e tradizioni dei singoli
    popoli, edulcorate e contaminate da influenze tra le più disparate.
    Qui dobbiamo metterci d'accordo su un punto ben preciso: se riteniamo
    che la varietà delle culture sia un bene oppure un male. Se pensiamo
    che la ricchezza dell'umanità sia composta dal patrimonio culturale
    di ogni singolo popolo, non possiamo accettare l'avvento di una
    società multirazziale, che per sua natura è livellatrice e
    massificante.
    Se al contrario ci attira la prospettiva orwelliana di un mondo
    riunito sotto il potere di un Grande Fratello, allora dobbiamo
    abbattere le barriere culturali e linguistiche che si oppongono a
    tale progetto di dittatura universale.
    Per quanto ci riguarda, il nostro compito, oggi come sempre, è quello
    di lottare per la vera libertà che non è quella introdotta dalla
    rivoluzione francese né quella imposta dai liberatori dopo il 1945.
    Nonostante tutto continuiamo a ritenere che in Egitto debbano vivere
    Egiziani, in Cambogia Cambogiani, in Italia Italiani. Il nostro
    nazionalismo non si esaurisce nella difesa della nostra indipendenza,
    ma assume un rilievo ben più ampio in quanto difesa di tutte le etnie
    minacciate dal mondialismo massonico.
    A chi giova l'immigrazione
    Dietro il dramma umano di milioni di persone si celano enormi
    interessi di carattere politico ed economico. Senza dubbio
    l'immigrazione rientra in un piano molto articolato gestito, come
    detto, dalle centrali mondialiste. Abbattute le barriere linguistiche
    e culturali, mescolati i popoli fino a far loro perdere le
    caratteristiche etniche, ecco che si è creato il perfetto apolide, un
    individuo reso pura materia, semplice manovalanza da spostare e
    trasferire qua e là come una pedina sulla scacchiera.
    Un mondo senza confini, e quindi senza Stati autonomi, diventerebbe
    facile preda della grande finanza e non è una forzatura prevedere un
    totale tracollo della civiltà occidentale. Scendendo nel dettaglio
    della situazione italiana, l'immigrazione giova all'industria, che si
    procura in questo modo manodopera a buon mercato e senza pretese,
    sottopagata e "in nero", da utilizzare anche per tenere freno le
    legittime richieste del lavoratore italiano.
    L'immigrazione giova ai partiti di sinistra, che vedono le loro
    sezioni vuotarsi di iscritti e militanti. La proposta dell'Ulivo di
    concedere agli immigrati il diritto di voto è una dimostrazione
    lampante di quanto interessato e falsamente caritatevole sia l'aiuto
    offerto dagli ex comunisti agli extracomunitari.
    L'immigrazione giova ad una certa parte della Chiesa cattolica, che
    ha necessità di colmare i vuoti aperti dalla crisi delle vocazioni
    che la affligge ormai dagli anni '60. La strategia di questa corrente
    modernista, attualmente maggioritaria nella gerarchia ecclesiastica,
    si evidenzia con l'utilizzo di strutture quali la Caritas, che
    appoggiano apertamente l'immigrazione e fanno dell'ecumenismo un
    cavallo di battaglia. Questo si inquadra nella politica intrapresa a
    partire dal Concilio Vaticano II, con la quale si sta trasformando la
    Chiesa di Roma in una sorta di nuovo "esercito della salvezza",
    preoccupato più della cura delle condizioni materiali dell'uomo che
    della sua vita spirituale.
    Il tutto incurante del tradizionale insegnamento della Chiesa per il
    quale Dio ha dato ad ogni popolo un territorio ed ogni mescolanza
    culturale e religiosa è da considerare imprudente se non addirittura
    inaccettabile.
    E per concludere, l'immigrazione giova a quegli amministratori
    corrotti che, legati a doppio filo ad intrallazzatori e profittatori,
    riescono lucrare sulle disgrazie altrui: campi di sosta per nomadi
    che costano miliardi, autostrade costruite nei deserti africani,
    organizzazioni fantomatiche che gestiscono miliardi di denaro
    pubblico.
    L'immigrazione si rivela così un ottimo affare.
    Siamo razzisti?
    La recente riesumazione del termine razzista ed il suo uso
    indiscriminato, rivolto come una condanna di infamia contro chiunque
    osi criticare la società multirazziale, rientra in una strategia ben
    mirata: si vuole eliminare alla radice qualsiasi forma di dissenso.
    Se non si approva l'immigrazione senza neanche esaminare le
    motivazioni addotte, si viene immediatamente esclusi dalla
    cosiddetta "società civile" ed additati al pubblico ludibrio. Per
    questo si deve stare attenti, senza mai reagire instintivamente alle
    provocazioni del sistema e alle sue strumentalizzazioni, rischiando
    così di essere manovrati dall'esterno.
    Noi siamo fermamente contrari all'immigrazione come fenomeno, ma la
    nostra lotta non è rivolta verso il singolo extracomunitario. I veri
    nemici della nostra civiltà non sono quelli che ci importunano ai
    semafori per lavare i vetri dell'automobile, ma stanno comodamente
    seduti in poltrona, portano la cravatta ed hanno la pelle del nostro
    stesso colore.
    Noi crediamo che tutti i popoli debbano seguire una propria via verso
    lo sviluppo economico, uno sviluppo separato che proceda in forma
    graduale e mantenga inalterate tradizioni e costumi delle diverse
    nazioni.
    Sarebbe impensabile e delittuoso, nonch&eacuta controproducente,
    voler imporre a tutti gli Stati della terra gli stessi ritmi di
    sviluppo, senza tener conto dello stato reale delle rispettive
    condizioni interne.
    Obbligando le nazioni meno industrializzate a seguire le abitudini
    del Nord del mondo, il grande capitale imporrebbe il suo potere senza
    dover ricorrere alle truppe di occupazione, sostituendole con un
    esercito di colletti bianchi. Noi oggi dobbiamo essere al fianco di
    tutti quei popoli che rifiutano la società multirazziale e che
    vogliono restare i padroni in casa propria. Il diverso colore della
    pelle sta a significare che, fortunatemente, sulla terra non siamo
    tutti uguali e che ogni popolo ha diritto alla sua diversità, che non
    comporta sottosviluppo e miseria, ma significa ricchezza spirituale e
    libertà.
    Chiamiamole razze, stirpi od etnie, la sostanza è la stessa. Che le
    razze esistano non è una opinione soggettiva, ma un dato di fatto
    visibile ad occhio nudo. Ovviamente la società attuale, massificante
    e comunista, non vuole accettare questa realtà inconfutabile.
    La nostra proposta
    E' importante essere chiari: non ci sono varie soluzioni al fenomeno
    dell'immigrazione, n&eacuta ci deve essere spazio per il
    soggettivismo od il sentimentalismo spicciolo. Alcune prese di
    posizione, certamente in buona fede, secondo le quali si potrebbe
    utilizzare l'elemento islamico presente in Italia in funzione
    antimondialista, comportano rischi che non si possono correre: ciò
    significherebbe infatti consegnarci all'Islam con le mani ed i piedi
    legati.
    C'è un'unica via da percorrere: il rimpatrio. Gli immigrati entrati
    nel nostro Paese devono essere rimpatriati ai luoghi di provenienza.
    Questo rimpatrio deve essere gestito in maniera umana, dando agli
    interessati il tempo necessario per preparare la propria partenza, ma
    esso deve rispettare termini temporali prefissati e, soprattutto,
    inderogabili.
    Ogni altra soluzione si risolverebbe in semplici palliativi
    temporanei. Va peraltro preparata una legislazione per i rifugiati
    politici, la cui situazione deve essere però attentamente vagliata.
    D'altro canto, al rimpatrio degli immigrati va fatta seguire una
    concreta politica di aiuti al terzo mondo, evitando in particolar
    modo di consegnare ingenti somme di denaro pubblico ad organismi
    internazionali di dubbia reputazione e controllando direttamente i
    risultati prodotti dagli stanziamenti effettuati.
    Se siamo convinti della necessità di difendere e perpetuare il
    pluralismo etnico e culturale, minacciato oggi dal progetto
    mondialista di società multirazziale, dobbiamo essere decisi a
    guardare il problema nella sua interezza, senza soffermarci alla
    superficie ma affondando il bisturi nella ferita ed estirpando il
    male alla radice.
    Farsi vincere dal facile pietismo e dal falso ed ipocrita
    umanitarismo equivarrebbe a decretare la condanna a morte dei popoli
    e della civiltà.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Bestia in via d'estinzione...
    Data Registrazione
    21 Apr 2004
    Località
    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
    Messaggi
    6,997
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Posso ricordare a voi tutti che odiate tanti gli immigrati, quanti di voi "padani" sono immigrati in tutta italia durante il ventennio?

  3. #3
    Araldo
    Data Registrazione
    09 Mar 2004
    Località
    circondato da itagliani
    Messaggi
    678
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Vero, soprattutto prima.
    Vennero deportati al sud interi paesi resistenti all'itaglianizzazione forzata.
    O, successivamente, deportate al sud forze lavoro, quelle vere, con il doppio scopo, di utilizzarle e di renderle imbelli. Vedi Latina.
    Rivoluzione...eccetera.
    per saperne di più, o meglio, almeno qualcosa, leggere i libri e passare meno tempo al pc.

  4. #4
    stanziale
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Terra di Ezzelino
    Messaggi
    3,177
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    noi non odiamo nessuno
    però amiamo la nostra identità
    e tutte le identità
    Chi ha deciso che il Mondo deve essere Unico?
    la Chiesa?
    la Sinistra?
    il Mondialismo delle multinazionali?
    Emma Bonino?

  5. #5
    a mia insaputa
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Casa mia
    Messaggi
    2,342
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da ildott
    Vero, soprattutto prima.
    Vennero deportati al sud interi paesi resistenti all'itaglianizzazione forzata.
    O, successivamente, deportate al sud forze lavoro, quelle vere, con il doppio scopo, di utilizzarle e di renderle imbelli. Vedi Latina.
    Rivoluzione...eccetera.
    per saperne di più, o meglio, almeno qualcosa, leggere i libri e passare meno tempo al pc.

    Pratica già perpetrata dai romani storici..
    Dai loro degnissimi eredi non ci si poteva aspettare di meno..
    E gli "anti-razzisti" nipotini sono già sulla retta via..



    Se vedòm!
    Se vedòm!

  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    15,589
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Eegol
    Posso ricordare a voi tutti che odiate tanti gli immigrati, quanti di voi "padani" sono immigrati in tutta italia durante il ventennio?
    Si, sono emigrati perchè qualcuno a pensato bene di fare l'itaglia, a suon di cannonate, deportazioni, spargimento di sangue e miseria ovunque.
    Nessuno degli stati pre-unitari (eccetto i savoia) affetti da delirio di onnipotenza, avevavo mai pensato a costituire uno stato come quello che ci troviamo tra i piedi.
    Voler bene agli immigrati significa fare in modo che restino a casa loro dandogli la possibilità di vivere nei loro paesi, vicini ai loro affetti, senza il bisogno di andare a ramingo per il mondo.
    Si muovano le merci e le filiere di produzione; non gli uomini!
    Rispetto per tutti i popoli e onore a chi si batte per la propria sovranità e indipendenza.

  7. #7
    Ridendo castigo mores
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    9,515
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da ildott
    Vero, soprattutto prima.
    Vennero deportati al sud interi paesi resistenti all'itaglianizzazione forzata.
    O, successivamente, deportate al sud forze lavoro, quelle vere, con il doppio scopo, di utilizzarle e di renderle imbelli. Vedi Latina.
    Rivoluzione...eccetera.
    per saperne di più, o meglio, almeno qualcosa, leggere i libri e passare meno tempo al pc.
    resta il fatto che i contadini veneti hanno bonificato le paludi meridionali dove i " locali" non erano stati ne vogliosi ne capaci..

    mentre i " cafoni" merdionali hanno infettato di deliquenza la societa' civile del nord che i " locali" avevano costruito SANA e DA SOLI ...

    ...e solo un disonesto puo' pretendere chequesto italico "scambio" sia alla pari ..

  8. #8
    Registered User
    Data Registrazione
    10 Dec 2004
    Messaggi
    175
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Durante il ventennio sono immigrati circa 33mila coloni veneti e qualche ferrarese nelle paludi dell'agro pontino nell'attuale provincia di Latina. Credo che anche l'ultimo Carneade del pop italiano, il belloccio Tiziano Ferro from Latina, abbia origini venete.
    Poi ovviamente a Roma risiede una non trascurabile comunità di padani, soprattutto veneti e friulani, tra cui l'ex miss Tania Zamparo e la sgallettata bionda Alessia Marcuzzi.

  9. #9
    Araldo
    Data Registrazione
    09 Mar 2004
    Località
    circondato da itagliani
    Messaggi
    678
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Di questi aspetti dovrebbero occuparsi i nostri amici di "Raixe Venete".

    Sorvolando su quanto attuato dopo, ad esempio in Liguria, con il trasferimento a roma della Esso e della Shell negli anni sessanta.
    Un bell'incentivo nel distruggere la città.

  10. #10
    Ospite

    Predefinito Immigrazione

    Giusto amare l'identità.
    Ma mi chiedo: perchè non facciamo qualche domandina agli imprenditori che non aspettano altro che gli immigrati per poi sfruttarli ? E pagare gli italiani più onestamente ? Non sarebbe meglio ?

 

 

Discussioni Simili

  1. Il dramma dell'Aquila a Roma: sit in e proteste
    Di Morfeo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 93
    Ultimo Messaggio: 16-06-09, 22:06
  2. Il dramma dell'Europa senza Cristo
    Di arduinus nel forum Politica Europea
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 22-08-06, 12:22
  3. Fenomeno immigrazione, un dramma a 360 gradi
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 08-01-05, 00:31
  4. Il dramma dell'Ilva
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-07-03, 16:48
  5. Il dramma dell'egalitarismo
    Di Dragonball (POL) nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 18-06-03, 19:49

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226