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  1. #1
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito De Benoist: Contro il razzismo, Contro l'Immigrazione

    Vediamo di fare un pò di chiarezza

    2.Contro il razzismo,per il diritto alla differenza
    Il razzismo non può essere definito come la preferenza per l’endogamia,che discende dalla libertà di scelta degli individui e dei popoli (il popolo ebraico,ad esempio,deve la sua sopravvivenza soltanto al rifiuto del matrimonio misto).Dinanzi all ’inflazione dei discorsi semplificatori,propagandistici e moralizzatori,bisogna ritornare al vero senso delle parolel razzismo una teoria che postula o che tra le razze esistano diseguaglianze qualitative tali da consentire di distinguere razze globalmente "superiori"e "inferiori",o che il valore di un individuo si deduce interamente dalla sua appartenenza razziale,o ancora che il dato razziale costituisce il fattore esplicativo centrale della storia umana.
    Questi tre postulati sono stati sostenuti insieme oppure separatamente.Tutti e tre sono falsi.Sebbene le razze esistano,e divergano in rapporto a questo o a quel criterio statisticamente isolato,non vi sono tra di esse differenze qualitative assolute.Non esiste d ’altronde nessun paradigma che abbracci l’intera specie umana e che consenta di collocarle in un qualche ordine gerarchico globale.È chiaro, poi,che un individuo vale prima di tutto per le qualità che gli sono proprie.Il razzismo non una malattia dello spirito,generata dal pregiudizio o dalla superstizione "premoderna"(favola liberale dell ’irrazionalità come fonte di tutto il male sociale).È una dottrina errata,storicamente datata,che ha
    origine dal positivismo scientista,secondo il quale si può "scientificamente"misurare in assoluto il valore delle società umane,e dall ’evoluzionismo sociale,che tende a descrivere la storia dell ’umanità come una storia unitaria divisa in "stadi"corrispondenti alle diverse tappe del "progresso"(alcuni popoli sarebbero, provvisoriamente o definitivamente,più "avanzati"di altri).
    Di fronte al razzismo,esistono un antirazzismo universalista e un antirazzismo differenzialista.Il primo sfocia indirettamente nello stesso risultato del razzismo che denuncia.Altrettanto allergico alle
    differenze quanto lo quest ’ultimo,nei popoli riconosce unicamente la comune appartenenza alla specie e tende a considerare le loro specifiche identità transitorie o secondarie.Riconducendo l ’Altro
    all ’Identico in una prospettiva strettamente assimilazionista,esso dunque per definizione incapace di riconoscere e rispettare l ’alterità per quello che .L ’antirazzismo differenzialista,nel quale si riconosce
    la Nuova Destra,ritiene viceversa che l ’irriducibile pluralità della specie umana ne costituisca la ricchezza e si sforza di ridare un senso positivo all ’universale,non contro la differenza bensì a partire
    da essa.Per la Nuova Destra,la lotta contro il razzismo non passa né attraverso la negazione delle razze né attraverso la volontà di fonderle in un insieme indifferenziato,bensì attraverso il duplice
    rigetto dell ’esclusione e dell ’assimilazione.Né apartheid,né melting-pot:accettazione dell’altro in quanto altro in una prospettiva dialogica di reciproco arricchimento.

    3.Contro l ’immigrazione, per la cooperazione
    A causa della sua rapidità e del suo carattere massiccio, l’immigrazione di popolamento, così come la conosciamo oggi in Europa,costituisce un fenomeno indiscutibilmente negativo.Essa rappresenta essenzialmente un modo di sradicamento forzato,le cui motivazioni sono nel contempo di ordine economico – movimenti spontanei o organizzati dai paesi poveri verso i paesi ricchi in condizioni di minore vitalità demografica – e simbolico – attrattiva della civiltà occidentale,che si impone grazie alla svalutazione delle culture autoctone a profitto di un modo di vita consumistico.La sua responsabilità ricade in prima battuta non sugli immigrati,ma sui paesi industrializzati,i quali,dopo aver imposto la divisione internazionale del lavoro,hanno ridotto l ’uomo allo stato di merce delocalizzabile.
    L ’immigrazione non auspicabile né per i migranti,che devono abbandonare il paese natale per un altro in cui sono accolti come suppletivi di bisogni economici,né per le popolazioni che li accolgono,
    che si trovano,senza averlo scelto,poste di fronte a trasformazioni a volte brutali del loro ambiente umano e urbano.È chiaro che i problemi dei paesi terzi non si risolveranno con trasferimenti
    generalizzati di popolazioni.La Nuova Destra pertanto favorevole a una politica di restrizione dell ’immigrazione,accoppiata a una cooperazione accresciuta con i paesi del Terzo mondo,nei quali le
    solidarietà organiche e i modi di vita tradizionali sono ancora vivi,allo scopo di superare gli squilibri indotti dalla globalizzazione liberale.
    Riguardo alle popolazioni di origine immigrata che risiedono oggi in Francia,e delle quali sarebbe illusorio attendersi il ritorno a casa in massa,lo Stato nazionale giacobino non ha saputo proporre altro
    che un modello di assimilazione puramente individuale a una cittadinanza astratta,che non vuol saperne delle identità collettive e delle differenze culturali.Il numero dei migranti,la distanza culturale
    che talvolta le separa dalla popolazione di accoglienza,e soprattutto la profonda crisi che attanaglia tutti i tradizionali crogioli di integrazione (partiti,sindacati,religioni,scuola,esercito,ecc.) ,rendono
    oggi questo modello sempre meno credibile.La Nuova Destra ritiene che l ’identità etnoculturale delle varie comunità che vivono oggi in Francia non debba più essere circoscritta all ’ambito privato,e debba
    viceversa essere oggetto di un vero e proprio riconoscimento nella sfera politica.Essa aderisce dunque ad un modello di tipo comunitario,che consenta agli individui che lo desiderano di non recidere le proprie radici,di mantenere di vita le proprie strutture collettive e di non essere costretti a pagare il rispetto di una necessaria legge comune con l ’abbandono della cultura di appartenenza.Questa cultura comunitaria potrebbe,nel lungo periodo,tradursi in una dissociazione tra cittadinanza e
    nazionalità.

  2. #2
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    Predefinito

    Non lo sopporto De Benoist, non l' ho mai sopportato.
    Un concentrato di politicamente corretto e modernismo strisciante. Dice che è contro l' immigrazione selvaggia e poi vagheggia di modelli di tipo comunitario che "consentano agli individui che lo desiderano di non recidere le proprie radici".
    Anch' io mi definisco un "differenzialista" ma non all'acqua di rose e il differenzialismo impone sì rispetto per tutte le culture e le etnie umane ma anche una sana consapevolezza delle differenze qualitative che fra esse intercorrono.
    Non c' è niente di male nel dire la verità ossia che esistono popoli che si sono innalzati verso i vertici di tutto ciò che possiamo chiamare civiltà ed altri che sono sempre rimasti ad uno stato più o meno semi-animalesco.

    Forse la migliore risposta che si può dare a queste nebulose teorizzazioni è un articolo che presenta il vero quadro drastico della realtà:

    L' implosione biologica del sud del mondo

    Nel 1990 un lungimirante autore tedesco, Manfred Ritter (1) - il quale poi, a quanto sembra, pagò duramente di persona per le sue affermazioni - aveva scritto che il Terzo Mondo era sull'orlo dell'implosione biologica e che il mondo civile non aveva la possibilità di impedire quell'implosione. L'unica sua scelta possibile era quella di essere oppure non essere esso stesso risucchiato dal vortice (rischio assolutamente reale). Ma per non esserne risucchiato esso avrebbe dovuto voltare le spalle al Terzo Mondo. Tutte e due queste casistiche, prospettate da Manfred Ritter, stanno incominciando a prendere forma adesso, alla svolta del XXI secolo.

    L'esplosione demografica del Sud del Mondo fu un fenomeno incominciato verso il 1950, che portò a che quelle genti passassero, a un ritmo allucinante, da essere qualcosa come il 20% della popolazione mondiale ad arrivare a esserne, verso il 1990, forse l'80%. Questo fu dovuto non soltanto, e forse non principalmente, all'introduzione in quei territori di pratiche e strutture mediche e ospedaliere proprie del mondo civile - difatti, l'esplosione demografica là continuò anche dopo la decolonizzazione, che comportò il collasso quasi immediato di quelle pratiche e di quelle strutture - ma piuttosto al fatto che la colonizzazione comportò la cesura di certe abitudini che i selvaggi avevano avuto da tempo immemoriale e con le quali contenevano la loro crescita numerica e mantenevano il loro equilibrio con la natura. Si trattava anche di pratiche anticoncettive, ma soprattutto l'uso indiscriminato dell'aborto, dell'infanticidio, dell'eutanasia, dell'uccisione di infermi, di disabili, di invalidi, di vecchi. - E nello stesso modo che l'esplosione demografica del Terzo Mondo ebbe un andamento catastrofico, è da considerarsi praticamente sicuro che la sua implosione avverrà parimenti catastroficamente, una volta che i fattori innescanti abbiano veramente preso piede.

    Questo, sembrerebbe essere il caso adesso - grosso modo dal 1990 - 1995. Il punto dell'argomento è stato fatto nel gennaio 2004 in una presentazione data al 36º congresso dell'associazione GRECE (2), dove sono state presentate da Hervé Coteau-Bégarie delle statistiche che indicano che è in atto un calo demografico su scala globale, dovuto essenzialmente alla ripresa delle epidemie

    - le malattie, in particolare l'AIDS, stanno diventado di nuovo un fattore essenziale nell'andamento demografico umano. Con l'eccezione della Palestina e dello Jemen - ancora fino al 2003 - tutti i grafici demografici del mondo hanno cessato di avere quella disposizione a 'pera' caratteristica delle popolazione in crescita sfrenata dove c'è una preponderanza assoluta di bambini, per assumere quello a 'salsiccia' delle popolazioni in via di invecchiamento, prodromo di quello a 'fungo velenoso', caratteristico adesso dei paesi civili, dove la popolazione è in massima parte formata da vecchi. E nel Terzo Mondo incomincia a esserci, anche là, una preponderanza di vecchi, perché i vecchi sono meno propensi a essere inficiati da AIDS.

    Quanto presentato da Hervé Coteau-Bégarie riflette comunque delle tendenze già riprese occasionalmente dalla stampa quotidiana ancora alla fine degli anni Novanta. Chi abbia seguito con una certa attenzione la stampa quotidiana, non avrà mancato di percepire le notizie sulla crescita numerica del Terzo Mondo che ha subito una battuta di rallentamento e forse d'arresto. La sua diminuzione è già percepibile, ed è lecito pensare che si tratti dei prodromi della sua implosione che, come già detto, una volta innescata procederà quasi sicuramente in modo catastrofico. Fattore principale, l'AIDS, ma anche altre malattie.

    Ci si può aspettare che, nelll'Africa nera e nel Sud-est asiatico, tutto una serie di patologie soprattutto virali stiano aspettando di fare quella mutazione che permetterà loro il passaggio da umano a umano invece che solo da animale a umano come adesso è il caso, per divenire in breve tempo dei 'nuovi AIDS' (3). Casistiche del genere contribuirebbero parecchio al carattere vorticoso del declino demografico del Sud del Mondo.

    Viceversa, le comunità terzomondiali incistite nel mondo civile stanno 'benissimo' e la loro crescita numerica è travolgente, molto superiore a quella delle popolazioni ospitanti che rischiano, di questo passo, di essere travolte a breve termine: si parla di poche generazioni (4).

    Per sopravivere, il Terzo Mondo che nelle sue zone circumtropicali di origine è in via di annientamento biologico, si trasferisce nel mondo civile. E nel mondo civile esso può ancora perpetuarsi perchè ha un sistema produttivo e sanitario ancora funzionale da potere parassitare. Dovesse mancare quello, anche gli extracomunitari presenti nel mondo adesso ancora civile sarebbero destinati all'estinzione a più o meno breve termine - da soli, mai ce la farebbero a evitare lo stesso destino dei loro confratelli nelle terre di origine. Così si espresse anche un brillante scrittore francese, Guillaume Faye, in un suo libro che recentemente, in Francia, è stato sequestrato (5).

    E potrebbe esser proprio la presenza degli extracomunitari a innescare lo sfacelo del vivere civile dal quale essi stessi dipendono. Sappiamo che sì e no il 25% degli extracomunitari presenti in Europa sono funzionali (6) all'economia, quale essa adesso è strutturata; il resto sono mantenuti di sana pianta e vengono così a costituire un peso sociale montante e minaccioso.

    Ma la loro influenza nel campo sanitario è ancora più grave. Specificamente nel Veneto, il 40% dei finanziamenti per la sanità, per diverse specialità, è assorbito dagli extracomunitari, che costituiscono forse il 10% della popolazione totale (7). Negli ospedali europei, il 50% dei posti letto destinati alle malattie infettive sono già monopolizzati da extracomunitari (8).

    E il caso dell'AIDS è ancora più indicativo: esso è uno dei tre fattori principali che stanno determinando l'inflazione dei costi sanitari (assieme all'invecchiamento della popolazione e il prolungamento delle fasi terminali di certe patologie) (9). Eppure AIDS, in Europa fra gli europei, ce n'è sempre meno - in Italia, per esempio, fra gli italiani ci sono adesso circa 3.000 casi di contagio all'anno contro i circa 20.000 degli anni Ottanta (10); e il numero complessivo dei casi registrati in Italia sono stati 53.000 dei quali 34.000 sono già morti (11), i quali, presumibilmente, non gravano sulle spese sanitarie.

    L'AIDS, in Europa, è adesso essenzialmente di importazione - le cifre ufficiali del Ministero della Sanità italiano indicano che il 15% degli immigrati terzomondiali in Italia sono sieropositivi (12) e quindi c'è da scommettere che le cifre reali siano almeno il doppio. (Con i sieropositivi extracomunitari arrivano, fra l'altro, sempre nuovi ceppi di virus [13].) E in Europa ormai l'AIDS non è più ereditato dai neonati (14): il contagio dei neonati non si registra più grazie all'azione di parto cesareo, trattamento della madre con farmaci antiretrovirali e allattamento artificiale. A parte il costo di questo tipo di interventi, che sicuramente è altissimo e totalmente a carico del contribuente europeo, eccoci qui davanti a un esempio specifico lampante di quanto si è detto poco prima: il Terzo Mondo si trasferisce nel mondo civile per potere sopravvivere e perpetuarsi.

    A questo tipo di cose si da poca pubblicità, mentre i mezzi di comunicazione tendono a dare risalto a 'proiezioni' che pretendono di indicare tutto il contrario oppure che, interpretate per quel che veramente dicono, risultano contraddittorie. Un fantasioso pronostico proveniente dagli Stati Uniti d'America può essere citato tanto per farvi sopra una risata (15): nel 2050 ci saranno quasi 9½ miliardi di bipedi sul pianeta, dei quali solo il 4% sarà nei paesi 'avanzati' e il rimanente 96% saranno ammassati nel 'Sud del Mondo' soggetti alla fame (perchè, allora come adesso, non produrranno praticamente niente ma vivranno della carità internazionale alla quale contribuirà solo quel tale 4%) e alle malattie, soprattutto a una pandemica sieropositività. Non è assolutamente chiaro come una situazione del genere potrebbe non solo reggere ma essere raggiunta.

    - Poi, gli stessi organismi internazionali che ci assicurano che oggigiorno i sieropositivi possono essere contati soltanto in diecine (non in centinaia) di milioni, ci dicono anche che l'AIDS è la quarta causa di morte nel mondo (16) e che nell'Africa subsahariana l'80% (proprio 8 su 10) dei minorenni sono orfani perché i loro genitori sono morti di AIDS (17).

    Esiste una logica perversa dietro a questa disinformazione e a questo occultamento della verità, che obbedisce al fatto che l'esistenza di quelle masse larvali, pullulanti e infette, è divenuta una necessità del mondo contemporaneo, retto da ideologie di sinistra - e anche quando il Terzo Mondo sarà sprofondato nel vortice della dissoluzione, e fino a tanto che quelle ideologie continueranno a prevalere, esso continerà a esistere, per forza, sia pure di un'esistenza virtuale fabbricata dai mezzi di comunicazione di massa.

    In ultima, c'è una sola forza che usufruisce dell'esistenza delle masse larvali del Terzo Mondo, che è la sinistra: e la sinistra ha diverse sfaccettature. Una sono i partiti politici dichiaratamente di sinistra, marxisti e post-marxisti; ma una componente importante della sinistra, molto spesso ignorata, è il cristianesimo postconciliare.

    E la sinistra/le sinistre lavorano da sempre per i poteri forti. Ai quali conviene che un mondo civile sempre più annichilito viva sia sotto un costante senso di colpa - perché, ci si pontifica continuamente, la colpa delle condizioni del Terzo Mondo è solo nostra - che sotto la minaccia costante dell'obliterazione da parte di coloro che 'non hanno avuto la parte che a loro spetta' nell'universale Bengodi, e i quali quindi bisogna ammansire dando loro sempre di più.

    A questa condizione di tipo generale, se ne aggiungono di particolari. I marxisti puntano adesso più che mai sulle masse terzomondiali d'importazione per assicurarsi una situazione di potere e un futuro politico, perché saranno gli immigrati terzomondiali che formeranno, secondo loro, il loro futuro serbatoio di voti. Già negli anni Venti, fra i primi bolscevichi, c'era chi assicurava che la leva per fare saltare il mondo 'borghese' sarebbe stata costituita dalle masse di colore (18), ma questo tipo di ragionamenti si riferivano soprattutto all'America.

    Adesso invece che la cosiddetta 'lotta di classe' ha fatto fallimento in tutto il mondo civile, le sinistre, per cercare di non scomparire, puntano sulla creazione di un nuovo sottoproletariato miserabile, che sarà formato da extracomunitari di importazione, contrapposto a quel che rimarrà della popolazione europea autoctona. Il 'fondo' dal quale viene la materia prima per la fabbricazione di questo nuovo sottoproletriato è il Terzo Mondo; e quindi la sua scomparsa taglierebbe le gambe alla sinistra. Ne segue che esso è per la medesima una necessità vitale e deve sussistere per forza.

    Viceversa, nel campo 'cristiano', c'è una onnipresente categoria di individui, dei quali parlò anche Johann Wolfgang Goethe ai tempi suoi, che sarebbeo felici che tutto il mondo fosse un gigantesco lazzaretto nel quale essi si aggirerebbero per dare le loro cure agli infermi nel contempo 'salvando loro l'anima': un esemplare perfetto di questo tipo di persone fu la cosiddetta Madre Teresa di Calcutta (19). Anche questi si vedrebbero privati del loro 'senso della vita' il giorno che venisse a mancare il Terzo Mondo, quale esso è.

    In ultima, il 'dare da mangiare agli affamati' è divenuto adesso un mega-'business' sul quale vivono e si arricchiscono non pochi affaristi e funzionari di associazioni 'filantropiche' e di agenzie 'umanitarie' internazionali.

    S'è già detto che, secondo le tendenze attuali, si intravvede la possibilità che il Terzo Mondo, importato in quello civile attraverso tutta una rete di complicità e di protezionismi, minaccia di travolgerlo e di annientarlo: Hervé Coteau-Bégarie è pessimista, ma ricorda, concordando con il geopolitico Jordis von Lohausen (20), che la storia è il regno dell'imprevisibile. E, a ben vedere le cose, niente è tanto pazzesco come l'affermazione che la storia 'abbia un senso' - il futuro è assolutamente aperto e a fare la storia sono sempre stati e sempre saranno gli uomini, fino a che ancora ci saranno uomini in piedi.

    Nell'implosione biologica del Terzo Mondo, adesso incipiente, nonché nella condizione angosciante di quello civile, succube di ideologie suicidarie, si deve vedere la mano di una Provvidenza, che sicuramente esiste, ma che si pone al di là del bene e del male.

    ---------------------

    (1) Manfred Ritter, Sturm auf Europa, Hase und Koehler, München, 1990.

    (2) Hervé Coteau-Bégarie al 36º colloquio annuale del GRECE, Parigi, 18 gennaio 2004. Un ottimo riassunto in italiano del suo intervento è stato pubblicato dal mensile "Orion" (Milano), febbraio 2004.

    (3) Cfr., per esempio, il quotidiano "Libero" (Milano) del 24 agosto 2003.

    (4) Hervé Coteau-Bégarie, cit.

    (5) Guillaume Faye, La colonisation de l'Europe, L'Aencre, Paris, 2000.

    (6) Funzionali non significa indispensabili. Con un sistema sociale e politico sano, anche l'economia verrebbe strutturata in modo da non avere 'necessità' di alcun extracomunitario.

    (7) Notizia appresa alla Scuola Quadri della Lega Nord a Verona, il 4 dicembre 2004.

    (8) Cfr., per esempio, il quotidiano "La Padania" (Milano) del 28 maggio 2002.

    (9) A. M. Giacomin, Welfare comunitario, opuscolo della Lega Nord, Milano, agosto 2002.

    (10) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 19 novembre 2004.

    (11) Cfr. il quotidiano "Il Giornale" (Milano) del 31 luglio 2004.

    (12) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 24 novembre 2002.

    (13) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 29 novembre 2003.

    (14) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 25 giugno 2003 e anche l'opuscolo della Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung, AIDS von A-Z, Köln, 2004.

    (15) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 18 agosto 2004.

    (16) Cfr. il quotidiano "Il Giornale" (Milano) del 31 luglio 2004.

    (17) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 10 dicembre 2004.

    (18) Ci si riferisca, per esempio, al libro di Klaus Vaqué, Verraad teen Suid-Afrika, Varama, Pretoria, 1989.

    (19) Sulla quale esiste un saggio molto esatto, anche se scritto da un punto di vista discutibile: Christopher Hitchens, La posizione della missionaria, Minimum Fax, Roma, 1997.

    (20) Jordis von Lohausen, Mut zur Macht, Vowinckel, Berg am See, 1979

  3. #3
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    Da dove è tratto il testo di de Benoist riportato?
    Grazie già da ora per un'eventuale risposta.
    Saluti
    F.

  4. #4
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    Predefinito Re: De Benoist: Contro il razzismo, Contro l'Immigrazione

    Avevo già letto questo pezzoe, a meno da considerare che tu sia affetto da disturbi bipolari, non mi sembra ci sia nulla che contraddica ilpensiero di De Benoist.
    Tu avevi parlato di "razzismo culturale", cercando di strumentalizzare (consciamente o meno non so, è sempre brutto leggere cose che non vogliamo riconoscere...) ed io ho solo specificato, con Franzele, che il razzismo culturale non c'entra un tubo con De Benoist.
    Per il resto permangono:
    - una criticaintelligente al femomeno migratorio,senza per questo incolpare gli immigrati;
    - la proposta di un comunitarismo che rimedi le storture del melting-pote dell'apartheid;
    - il riconoscimento che sono le culture sono soprattutto minate dall'economicismo, l'individualismo e forme di globalismo che non tengono conto del locale (si potrebbe dire di una proposta glocalista);
    - le differenze culturali vanno valutate in senso relativo e non assoluto, quindi non ci sono superiorità biologiche e culturali che tengano.

    Francamente non sono del tutto in sintonia col pensiero debenostiano: i suoi residui di prometeismo talvolta m'infastidiscono, così come l'eccesso di attenzione alla genetica che il G.R.E.C.E porta avanti (non in senso razzista, ma sicuramente vicino alla prospettiva di manipolazione tecnocratica).
    Tuttavia trovo davvero assurdo si strumentalizzino i suoi pensieri sulla società in senso razzista. Chiariamoci: il razzismo è una perversione moderna, De Benoist l'ha più volte sottolineato, smentendone le basi più e più volte.

    Ancora un appunto per Felix:
    di certo tu ed io non troveremo mai un'intesa, tuttavia vorrei solo precisare qual'è la posizione delle Nuove Sintesi rispetto alla violenza. Essa non è di per sé condannata (c'è molta attenzione alla guerra antropologicamente intesa) tuttavia essa è rifiutata nel confronto delle idee e nella gestione della società, perché si parte dalla convinzione che essa non fa che affondare il confronto politico. Non si fa militanza, si agisce nel campo delle idee,per influenzare metapoliticamente. Il rifiuto della violenza, per le Nuove Sintesi, non ha nulla a che vedere col buonismo (a volte, Felix, mi sembri un disco rotto) bensì essa è considerata inefficace poiché è contro la politica o giustifica,come nel caso della lotta controgliimmigrati, gli egoismi più beceri. Per questo non ci piace la Fallaci.
    C'è poi il discorso debenostiano dell'attenzione al terzo, in questo forum, nel quale molti sostengono teorie razziste e di alterità, completamente trascurato.
    Ciao.
    Claudio.


    In origine postato da ardimentoso
    Vediamo di fare un pò di chiarezza

    2.Contro il razzismo,per il diritto alla differenza
    Il razzismo non può essere definito come la preferenza per l’endogamia,che discende dalla libertà di scelta degli individui e dei popoli (il popolo ebraico,ad esempio,deve la sua sopravvivenza soltanto al rifiuto del matrimonio misto).Dinanzi all ’inflazione dei discorsi semplificatori,propagandistici e moralizzatori,bisogna ritornare al vero senso delle parolel razzismo una teoria che postula o che tra le razze esistano diseguaglianze qualitative tali da consentire di distinguere razze globalmente "superiori"e "inferiori",o che il valore di un individuo si deduce interamente dalla sua appartenenza razziale,o ancora che il dato razziale costituisce il fattore esplicativo centrale della storia umana.
    Questi tre postulati sono stati sostenuti insieme oppure separatamente.Tutti e tre sono falsi.Sebbene le razze esistano,e divergano in rapporto a questo o a quel criterio statisticamente isolato,non vi sono tra di esse differenze qualitative assolute.Non esiste d ’altronde nessun paradigma che abbracci l’intera specie umana e che consenta di collocarle in un qualche ordine gerarchico globale.È chiaro, poi,che un individuo vale prima di tutto per le qualità che gli sono proprie.Il razzismo non una malattia dello spirito,generata dal pregiudizio o dalla superstizione "premoderna"(favola liberale dell ’irrazionalità come fonte di tutto il male sociale).È una dottrina errata,storicamente datata,che ha
    origine dal positivismo scientista,secondo il quale si può "scientificamente"misurare in assoluto il valore delle società umane,e dall ’evoluzionismo sociale,che tende a descrivere la storia dell ’umanità come una storia unitaria divisa in "stadi"corrispondenti alle diverse tappe del "progresso"(alcuni popoli sarebbero, provvisoriamente o definitivamente,più "avanzati"di altri).
    Di fronte al razzismo,esistono un antirazzismo universalista e un antirazzismo differenzialista.Il primo sfocia indirettamente nello stesso risultato del razzismo che denuncia.Altrettanto allergico alle
    differenze quanto lo quest ’ultimo,nei popoli riconosce unicamente la comune appartenenza alla specie e tende a considerare le loro specifiche identità transitorie o secondarie.Riconducendo l ’Altro
    all ’Identico in una prospettiva strettamente assimilazionista,esso dunque per definizione incapace di riconoscere e rispettare l ’alterità per quello che .L ’antirazzismo differenzialista,nel quale si riconosce
    la Nuova Destra,ritiene viceversa che l ’irriducibile pluralità della specie umana ne costituisca la ricchezza e si sforza di ridare un senso positivo all ’universale,non contro la differenza bensì a partire
    da essa.Per la Nuova Destra,la lotta contro il razzismo non passa né attraverso la negazione delle razze né attraverso la volontà di fonderle in un insieme indifferenziato,bensì attraverso il duplice
    rigetto dell ’esclusione e dell ’assimilazione.Né apartheid,né melting-pot:accettazione dell’altro in quanto altro in una prospettiva dialogica di reciproco arricchimento.

    3.Contro l ’immigrazione, per la cooperazione
    A causa della sua rapidità e del suo carattere massiccio, l’immigrazione di popolamento, così come la conosciamo oggi in Europa,costituisce un fenomeno indiscutibilmente negativo.Essa rappresenta essenzialmente un modo di sradicamento forzato,le cui motivazioni sono nel contempo di ordine economico – movimenti spontanei o organizzati dai paesi poveri verso i paesi ricchi in condizioni di minore vitalità demografica – e simbolico – attrattiva della civiltà occidentale,che si impone grazie alla svalutazione delle culture autoctone a profitto di un modo di vita consumistico.La sua responsabilità ricade in prima battuta non sugli immigrati,ma sui paesi industrializzati,i quali,dopo aver imposto la divisione internazionale del lavoro,hanno ridotto l ’uomo allo stato di merce delocalizzabile.
    L ’immigrazione non auspicabile né per i migranti,che devono abbandonare il paese natale per un altro in cui sono accolti come suppletivi di bisogni economici,né per le popolazioni che li accolgono,
    che si trovano,senza averlo scelto,poste di fronte a trasformazioni a volte brutali del loro ambiente umano e urbano.È chiaro che i problemi dei paesi terzi non si risolveranno con trasferimenti
    generalizzati di popolazioni.La Nuova Destra pertanto favorevole a una politica di restrizione dell ’immigrazione,accoppiata a una cooperazione accresciuta con i paesi del Terzo mondo,nei quali le
    solidarietà organiche e i modi di vita tradizionali sono ancora vivi,allo scopo di superare gli squilibri indotti dalla globalizzazione liberale.
    Riguardo alle popolazioni di origine immigrata che risiedono oggi in Francia,e delle quali sarebbe illusorio attendersi il ritorno a casa in massa,lo Stato nazionale giacobino non ha saputo proporre altro
    che un modello di assimilazione puramente individuale a una cittadinanza astratta,che non vuol saperne delle identità collettive e delle differenze culturali.Il numero dei migranti,la distanza culturale
    che talvolta le separa dalla popolazione di accoglienza,e soprattutto la profonda crisi che attanaglia tutti i tradizionali crogioli di integrazione (partiti,sindacati,religioni,scuola,esercito,ecc.) ,rendono
    oggi questo modello sempre meno credibile.La Nuova Destra ritiene che l ’identità etnoculturale delle varie comunità che vivono oggi in Francia non debba più essere circoscritta all ’ambito privato,e debba
    viceversa essere oggetto di un vero e proprio riconoscimento nella sfera politica.Essa aderisce dunque ad un modello di tipo comunitario,che consenta agli individui che lo desiderano di non recidere le proprie radici,di mantenere di vita le proprie strutture collettive e di non essere costretti a pagare il rispetto di una necessaria legge comune con l ’abbandono della cultura di appartenenza.Questa cultura comunitaria potrebbe,nel lungo periodo,tradursi in una dissociazione tra cittadinanza e
    nazionalità.

  5. #5
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito Re: Re: De Benoist: Contro il razzismo, Contro l'Immigrazione

    In origine postato da Akhenaton
    Avevo già letto questo pezzoe, a meno da considerare che tu sia affetto da disturbi bipolari, non mi sembra ci sia nulla che contraddica ilpensiero di De Benoist.
    Tu avevi parlato di "razzismo culturale", cercando di strumentalizzare (consciamente o meno non so, è sempre brutto leggere cose che non vogliamo riconoscere...) ed io ho solo specificato, con Franzele, che il razzismo culturale non c'entra un tubo con De Benoist.
    Per il resto permangono:
    - una criticaintelligente al femomeno migratorio,senza per questo incolpare gli immigrati;
    - la proposta di un comunitarismo che rimedi le storture del melting-pote dell'apartheid;
    - il riconoscimento che sono le culture sono soprattutto minate dall'economicismo, l'individualismo e forme di globalismo che non tengono conto del locale (si potrebbe dire di una proposta glocalista);
    - le differenze culturali vanno valutate in senso relativo e non assoluto, quindi non ci sono superiorità biologiche e culturali che tengano.

    Francamente non sono del tutto in sintonia col pensiero debenostiano: i suoi residui di prometeismo talvolta m'infastidiscono, così come l'eccesso di attenzione alla genetica che il G.R.E.C.E porta avanti (non in senso razzista, ma sicuramente vicino alla prospettiva di manipolazione tecnocratica).
    Tuttavia trovo davvero assurdo si strumentalizzino i suoi pensieri sulla società in senso razzista. Chiariamoci: il razzismo è una perversione moderna, De Benoist l'ha più volte sottolineato, smentendone le basi più e più volte.

    Ancora un appunto per Felix:
    di certo tu ed io non troveremo mai un'intesa, tuttavia vorrei solo precisare qual'è la posizione delle Nuove Sintesi rispetto alla violenza. Essa non è di per sé condannata (c'è molta attenzione alla guerra antropologicamente intesa) tuttavia essa è rifiutata nel confronto delle idee e nella gestione della società, perché si parte dalla convinzione che essa non fa che affondare il confronto politico. Non si fa militanza, si agisce nel campo delle idee,per influenzare metapoliticamente. Il rifiuto della violenza, per le Nuove Sintesi, non ha nulla a che vedere col buonismo (a volte, Felix, mi sembri un disco rotto) bensì essa è considerata inefficace poiché è contro la politica o giustifica,come nel caso della lotta controgliimmigrati, gli egoismi più beceri. Per questo non ci piace la Fallaci.
    C'è poi il discorso debenostiano dell'attenzione al terzo, in questo forum, nel quale molti sostengono teorie razziste e di alterità, completamente trascurato.
    Ciao.
    Claudio.
    mio caro Akhenaton, io non ho parlato di "razzismo culturale", o per lo meno l'ho fatto specificando che quello è il termine che i tuoi epigoni d'oltralpe hanno utilizzato per semplificare il pensiero di de benoist.
    vatti a rileggere i post.
    per me tutto questo non è "razzismo", ma evidentemente per qualcun'altro si.
    E' inutile negare o cercare di far finta che un uomo di destra, un pensatore, nel corso degli anni abbia saputo scardinare le granitiche convinzioni dei papaveri sinistri.
    Li ha scavalcati in proposte, analisi e conclusioni.
    ecco perchè parlano di "razzismo"
    loro, non io.
    tutto il resto che dici decade di conseguenza.

  6. #6
    ardimentoso
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    Predefinito

    In origine postato da Franzele
    Da dove è tratto il testo di de Benoist riportato?
    Grazie già da ora per un'eventuale risposta.
    Saluti
    F.
    www.alaindebenoist.com
    ci sono anche testi in italiano molto interessanti.
    ti consiglio la lettura di "la nuova destra del 2000"
    e sulla situazione francese "tutto fuorchè la destra"

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: De Benoist: Contro il razzismo, Contro l'Immigrazione

    In origine postato da Akhenaton
    Ancora un appunto per Felix:
    di certo tu ed io non troveremo mai un'intesa, tuttavia vorrei solo precisare qual'è la posizione delle Nuove Sintesi rispetto alla violenza. Essa non è di per sé condannata (c'è molta attenzione alla guerra antropologicamente intesa) tuttavia essa è rifiutata nel confronto delle idee e nella gestione della società, perché si parte dalla convinzione che essa non fa che affondare il confronto politico. Non si fa militanza, si agisce nel campo delle idee,per influenzare metapoliticamente. Il rifiuto della violenza, per le Nuove Sintesi, non ha nulla a che vedere col buonismo (a volte, Felix, mi sembri un disco rotto) bensì essa è considerata inefficace poiché è contro la politica o giustifica,come nel caso della lotta controgliimmigrati, gli egoismi più beceri. Per questo non ci piace la Fallaci.
    C'è poi il discorso debenostiano dell'attenzione al terzo, in questo forum, nel quale molti sostengono teorie razziste e di alterità, completamente trascurato.
    Ciao.
    Claudio.
    ti posso rispondere che la violenza non é da me intesa come "via facile, rozza e sbrigativa" per dirimere i confronti tra idee, ma come giusto e naturale mezzo per recidere i nodi gordiani che avviluppano la societá in momenti determinati. Ci sono, in altre parole, situazioni critiche che si risolvono solo o principalmente con la violenza. Gli esempi abbondano, dalla guerra civile in italia 1943-45, all'intifada palestinese, ai conflitti balcanici degli anni novanta. L'accumulo dell'enorme problema allogeno in europa non potrá risolversi che con la violenza. Come rimandare a casa altrimenti 30 milioni di invasori occupanti le nostre terre? con incentivi economici?! con belle parole differenzialiste?!
    La lotta contro gli invasori non é difesa di "egoismi beceri" é difesa, riappropriazione di ció che é nostro e solo nostro: il lascito territoriale, culturale e genetico dei nostri padri. Il patrimonio inviolabile che ci permetterá di trovare, com'é nostro diritto, il nostro destino. Gli allogeni hanno scelto colpevolmente di farsi strumenti di forze che ci negano questo destino. Ed é giusto che paghino cara questa scelta.

    saluti

  8. #8
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    Predefinito

    In origine postato da Otto Rahn


    L' implosione biologica del sud del mondo
    molto interessante e "scorretto". Da anni seguo con particolare interesse l'evoluzione di questa battaglia bio-culturale globale all'ultimo sangue che contrappone i popoli che hanno saputo raggiungere un grado di sviluppo civile superiore, a quelli che ristagnano in un squallido sottosviluppo, in certi casi dovuto con ogni evidenza (africa negra) ad una chiara inferioritá etno-razziale. Il panorama in realtá andrebbe reso piú complesso. L'area asiatica orientale per esempio ha di fatto raggiunto il novero delle popolazioni civili, includendo giappone, corea, cina, thailandia, taiwan e prossimamente il resto del sudest asiatico. Anche l'asia occidentale promette evolvere in questo senso. Restano indietro l'africa negra e le zone etnicamente mischiate o negroidi delle americhe. Siamo sempre li: le razze bianca e gialla esprimono una chiara superioritá bioculturale rispetto a quella negra e ai complessi meticci o metamorfici come l'america latina tropicale (razze bianca + india + negra), il sud dell'india e parti dell'insulindia (razze bianca o gialla + australiana o veddo-negritica).

    Lo scenario prospettato ha molti punti di verosimiglianza. C'é da considerare che l'aids, in continua crescita nelle regioni tropicali, sembra risparmiare la nostra razza. Un motivo di fondo c'é: l'europa ha giá sperimentato una pandemia catastrofica nel XIV secolo, la peste nera, e secondo alcuni studi avrebbe guadagnato un'immunizzazione genetica al prezzo della perdita del 40% della sua popolazione. L'altro motivo é la cultura ed organizzazione civile dei nostri popoli, che ci permette di far fronte all'emergenza senza subire troppi danni.

    Il collasso demografico del "terzo mondo" avverrá, non solo per la pandemia dell'aids o per altre malattie, ma anche perché, dal 1980 ad oggi si sta verificando anche lí un calo significativo della feconditá. Sri Lanka, per fare un esempio, ha un TFR (tasso di feconditá femminile) di 1,8, lo stesso della Francia, al di sotto del fatidico 2,1 necessario per evitare il calo di una popolazione. (*)Questa diminuzione, piú accentuata nel sudest asiatico e in parti dell'america latina, meno in africa, é poco conosciuta dal pubblico medio, il quale continua a farneticare di terzi mondi brulicanti e traboccanti di umani. La combinazione di un TFR basso piú epidemie, condizioni di vita precarie e guerre, puó precipitare la situazione.
    Io, alla faccia del pietismo buonista, me lo auguro. Da li proviene l'invasore. La lotta biologica per lo spazio tra etnie, popoli e razze umane é all'ultimo sangue. Chi resterá padrone del campo dopo la catastrofe? Il mio augurio é che vinca la nostra Stirpe...

    saluti


    (*) un articolo tra i tanti disponibili in rete sul tema: http://www.findarticles.com/p/articl...0/ai_105659428

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: De Benoist: Contro il razzismo, Contro l'Immigrazione

    In origine postato da ardimentoso
    mio caro Akhenaton, io non ho parlato di "razzismo culturale", o per lo meno l'ho fatto specificando che quello è il termine che i tuoi epigoni d'oltralpe hanno utilizzato per semplificare il pensiero di de benoist.
    Evidentemente non conosci Akhenaton.

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: De Benoist: Contro il razzismo, Contro l'Immigrazione

    In origine postato da Franzele
    Evidentemente non conosci Akhenaton.

 

 
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