Vediamo di fare un pò di chiarezza
2.Contro il razzismo,per il diritto alla differenza
Il razzismo non può essere definito come la preferenza per l’endogamia,che discende dalla libertà di scelta degli individui e dei popoli (il popolo ebraico,ad esempio,deve la sua sopravvivenza soltanto al rifiuto del matrimonio misto).Dinanzi all ’inflazione dei discorsi semplificatori,propagandistici e moralizzatori,bisogna ritornare al vero senso delle parolel razzismo una teoria che postula o che tra le razze esistano diseguaglianze qualitative tali da consentire di distinguere razze globalmente "superiori"e "inferiori",o che il valore di un individuo si deduce interamente dalla sua appartenenza razziale,o ancora che il dato razziale costituisce il fattore esplicativo centrale della storia umana.
Questi tre postulati sono stati sostenuti insieme oppure separatamente.Tutti e tre sono falsi.Sebbene le razze esistano,e divergano in rapporto a questo o a quel criterio statisticamente isolato,non vi sono tra di esse differenze qualitative assolute.Non esiste d ’altronde nessun paradigma che abbracci l’intera specie umana e che consenta di collocarle in un qualche ordine gerarchico globale.È chiaro, poi,che un individuo vale prima di tutto per le qualità che gli sono proprie.Il razzismo non una malattia dello spirito,generata dal pregiudizio o dalla superstizione "premoderna"(favola liberale dell ’irrazionalità come fonte di tutto il male sociale).È una dottrina errata,storicamente datata,che ha
origine dal positivismo scientista,secondo il quale si può "scientificamente"misurare in assoluto il valore delle società umane,e dall ’evoluzionismo sociale,che tende a descrivere la storia dell ’umanità come una storia unitaria divisa in "stadi"corrispondenti alle diverse tappe del "progresso"(alcuni popoli sarebbero, provvisoriamente o definitivamente,più "avanzati"di altri).
Di fronte al razzismo,esistono un antirazzismo universalista e un antirazzismo differenzialista.Il primo sfocia indirettamente nello stesso risultato del razzismo che denuncia.Altrettanto allergico alle
differenze quanto lo quest ’ultimo,nei popoli riconosce unicamente la comune appartenenza alla specie e tende a considerare le loro specifiche identità transitorie o secondarie.Riconducendo l ’Altro
all ’Identico in una prospettiva strettamente assimilazionista,esso dunque per definizione incapace di riconoscere e rispettare l ’alterità per quello che .L ’antirazzismo differenzialista,nel quale si riconosce
la Nuova Destra,ritiene viceversa che l ’irriducibile pluralità della specie umana ne costituisca la ricchezza e si sforza di ridare un senso positivo all ’universale,non contro la differenza bensì a partire
da essa.Per la Nuova Destra,la lotta contro il razzismo non passa né attraverso la negazione delle razze né attraverso la volontà di fonderle in un insieme indifferenziato,bensì attraverso il duplice
rigetto dell ’esclusione e dell ’assimilazione.Né apartheid,né melting-pot:accettazione dell’altro in quanto altro in una prospettiva dialogica di reciproco arricchimento.
3.Contro l ’immigrazione, per la cooperazione
A causa della sua rapidità e del suo carattere massiccio, l’immigrazione di popolamento, così come la conosciamo oggi in Europa,costituisce un fenomeno indiscutibilmente negativo.Essa rappresenta essenzialmente un modo di sradicamento forzato,le cui motivazioni sono nel contempo di ordine economico – movimenti spontanei o organizzati dai paesi poveri verso i paesi ricchi in condizioni di minore vitalità demografica – e simbolico – attrattiva della civiltà occidentale,che si impone grazie alla svalutazione delle culture autoctone a profitto di un modo di vita consumistico.La sua responsabilità ricade in prima battuta non sugli immigrati,ma sui paesi industrializzati,i quali,dopo aver imposto la divisione internazionale del lavoro,hanno ridotto l ’uomo allo stato di merce delocalizzabile.
L ’immigrazione non auspicabile né per i migranti,che devono abbandonare il paese natale per un altro in cui sono accolti come suppletivi di bisogni economici,né per le popolazioni che li accolgono,
che si trovano,senza averlo scelto,poste di fronte a trasformazioni a volte brutali del loro ambiente umano e urbano.È chiaro che i problemi dei paesi terzi non si risolveranno con trasferimenti
generalizzati di popolazioni.La Nuova Destra pertanto favorevole a una politica di restrizione dell ’immigrazione,accoppiata a una cooperazione accresciuta con i paesi del Terzo mondo,nei quali le
solidarietà organiche e i modi di vita tradizionali sono ancora vivi,allo scopo di superare gli squilibri indotti dalla globalizzazione liberale.
Riguardo alle popolazioni di origine immigrata che risiedono oggi in Francia,e delle quali sarebbe illusorio attendersi il ritorno a casa in massa,lo Stato nazionale giacobino non ha saputo proporre altro
che un modello di assimilazione puramente individuale a una cittadinanza astratta,che non vuol saperne delle identità collettive e delle differenze culturali.Il numero dei migranti,la distanza culturale
che talvolta le separa dalla popolazione di accoglienza,e soprattutto la profonda crisi che attanaglia tutti i tradizionali crogioli di integrazione (partiti,sindacati,religioni,scuola,esercito,ecc.) ,rendono
oggi questo modello sempre meno credibile.La Nuova Destra ritiene che l ’identità etnoculturale delle varie comunità che vivono oggi in Francia non debba più essere circoscritta all ’ambito privato,e debba
viceversa essere oggetto di un vero e proprio riconoscimento nella sfera politica.Essa aderisce dunque ad un modello di tipo comunitario,che consenta agli individui che lo desiderano di non recidere le proprie radici,di mantenere di vita le proprie strutture collettive e di non essere costretti a pagare il rispetto di una necessaria legge comune con l ’abbandono della cultura di appartenenza.Questa cultura comunitaria potrebbe,nel lungo periodo,tradursi in una dissociazione tra cittadinanza e
nazionalità.


l razzismo una teoria che postula o che tra le razze esistano diseguaglianze qualitative tali da consentire di distinguere razze globalmente "superiori"e "inferiori",o che il valore di un individuo si deduce interamente dalla sua appartenenza razziale,o ancora che il dato razziale costituisce il fattore esplicativo centrale della storia umana.
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