Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 25
  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    22 Jan 2005
    Località
    Sicilia
    Messaggi
    263
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Introduzione Alle Teorie Socialista E Fascista

    STIAMO CERCANDO DI FARE UN ESPERIMENTO (MAGARI NE ESCE FUORI QUALCHE COSA DI INTERESSANTE), SI PROVERA' AD ANALIZZARE LE DUE PIU' AFFASCINANTI E DISCUSSE TEORIE POLITICHE, VEDIAMO COSA NE ESCE FUORI. SI ACCETTA TUTTO, FUORCHE' DISCUSSIONI VIOLENTE. MI RACCOMANDO, SI ALLA CRITICA MA PACATAMENTE.

    IN QUANTO NON SOCIALISTA INIZIERO' A PARLARE DI SOCIALISMO. (I SOCIALISTI PARLINO DEL FASCISMO. MA MI RACCOMANDO, OBIETTIVITA')

    SOCIALISMO:

    SI SOSTANZIA IN UNA EVOLUZIONE CHE PASSA PER DIVERSI STADI:
    1. LOTTA CONTRO LO STATO BORGHESE O, CAPITALISTA;
    2. DITTATURA DEL PROLETARIATO;
    3. STATO SOCIALISTA (in cui tutti i mezzi di produzione sono sottratti alla proprietà privata);
    4. SOCIETA' COMUNISTA (in cui tutte le strutture statali dovrebbero sparire - e questa è l'utopia comunista che non è mai stata realizzata in nessuno Stato Socialista ed il cui mancato raggiungimento ha decretato la fine del pensiero Comunista in senso classico).
    Giuseppe

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    22 Jan 2005
    Località
    per la giustizia sociale
    Messaggi
    1,098
     Likes dati
    12
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Premetto che esistono diverse scuole di socialismo. Quella da te citata è quella marxista alla quale io non faccio riferimento.

    altre scuole socialiste:

    Anarco collettivista
    Anarco mutualista
    Socialdemocratica (tendente al marxismo o semplicemente riformista)
    Liberalsocialista (o rosselliana)
    Sindacalista Nazionale (in parte assorbita dal fascismo)

    Anche nel marxismo,poi, esistono diverse ramificazioni ma l'idea di socialismo che io ho in mente (mi sembra di parlare come veltroni ) è contraria allo sfruttamento della manodopera ma non contraria alla proprietà e ,piu' precisamente, al possesso. Punti di riferimento? Proudhon, Fourier, Owen, Thoureau ma anche Corridoni e Merlino (in Italia) oltre al municipalismo di Bookcin. Sono contrario allo stato, a varie forme di dominio, sono federalista e libertario ma non propriamente anarchico se questo termine sta a designare la legittimazione di violenze, crimini o atti di tale portata. Preciso quest'ultimo concetto visto che alcuni "compagni" hanno la squallida idea di definire la criminalità comune "ribelle"! Il pensiero "comunitario" è insito anche nel socialismo libertario proprio perchè a favore di comuni formate da persone animate dai medesimi ideali e pronte a difendere la propria terra da attacchi esterni colonialisti.

    Per quanto riguarda,invece, il fascismo e l'ideologia "nazional-identitaria" posso esprimermi sulla base di diverse mie ricerche e di personali dialoghi avuti con simpatizzanti della cosiddetta area. Esprimerò ora le mie conoscenze ma anche ,e sopratutto, chiederò a voi se queste sono complete,incomplete o errate.

    il fascismo si divide fondamentalmente in due "orientamenti"

    1) Conservatore (legato maggiormente al ventennio, di tipo corporativo o tendenzialmente liberista [penso al primo ministro dell'economia De stefani] , nazionalista, filo monarchico, mosso da un ferreo anticomunismo, vicino a posizioni clericali e ben rappresentato nel dopoguerra da Giorgio Almirante)

    2) Sociale ( legato al Sansepolcrismo ed alla RSI, Antiplutocratico, di tendenza socialista, nazionalista in senso "continentale", movimentista, non particolarmente clericale e rappresentato nel dopoguerra dalla "sinistra" missina o da movimenti extraparlamentari)

    Esiste poi una visione èlitaria e tradizionalista (evoliana) ed una dai tratti pagani (anche se si avvicina al nazionalsocialismo). Oltre il fascismo si colloca la dottrina della Nouvelle Droite e quella di certo comunitarismo (non quello di Preve)

  3. #3
    Socialismo e Nazione
    Data Registrazione
    06 Nov 2003
    Località
    Italia
    Messaggi
    9,389
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Io mi sento Socialista. Ma non marxista.
    L'unico modo per realizzare il socialismo è con il corporativismo e il nazionalismo.

  4. #4
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    1,666
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    perfetto, come sempre.
    ma manca la discussione, dopo le enunciazioni.
    bravo frontista.


  5. #5
    Forumista senior
    Data Registrazione
    22 Jan 2005
    Località
    per la giustizia sociale
    Messaggi
    1,098
     Likes dati
    12
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In effetti Il neofascismo dopo il secondo conflitto mondiale era "diviso" tra socializzatori e corporativisti. Io ho sempre visto le due tendenze come difficilmente compatibili tra loro...ma è vero? Rutilio Sermonti considera la socializzazione una naturale evoluzione del corporativismo e per lui questa apparente dicotomia sarebbe del tutto inesistente


    Io vedo la socializzazione come forma di socialismo "partecipativo" (passatemi il termine) mentre il corporativismo come un pensiero di derivazione cattolica e sàint-simoniana tendente a superare il conflitto e le incomprensioni di classe

    Vedo la socializzazione come diretta ai lavoratori mentre l'economia corporativa come tentativo di accordo ai fini di una ricostruzione nazionale. Recentemente per strada ,poi, ho trovato un manifesto della Fiamma recante la scritta "Socializzazione e Corporativismo per la questione sociale" insomma... una cosa non esclude l'altra?

    Anche io considero il sansepolcrismo come pensiero connotato da tratti marcatamente socialisti (ma pure movimentisti e spontaneisti) e soreliani...cambio pensiero se si parla di ventennio fascista.

    Un ultimo aspetto che considero importante: penso che ogni ideologia abbia in se connotazioni religiose. Dall'anarchismo al socialismo, dal liberalismo al fascismo al nazionalismo...Anche l'esperienza sovietica (con gli ateissimi Lenin e Stalin) la esprimeva ed ovviamente pure il fascismo! Quest'ultimo,pero', fu onesto nell'ammettere l'esistenza di tale carattere al punto di creare una "Mistica Fascista". Mi sapete dire qualche cosa in proposito?

  6. #6
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    1,666
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Pippo1
    In effetti Il neofascismo dopo il secondo conflitto mondiale era "diviso" tra socializzatori e corporativisti.

    RE: non sarei molto d'accordo. Probabilmente era diviso tra socializzatori (inteso come combattenti rsi ed aderenti ad essa) e reduci del ventennio, che in esso vedevano la migliore attuazione nazionalistica e patriottica proveniente dalla visione fascista della prima fondazione (quella degli arditi).

    Io ho sempre visto le due tendenze come difficilmente compatibili tra loro...ma è vero? Rutilio Sermonti considera la socializzazione una naturale evoluzione del corporativismo e per lui questa apparente dicotomia sarebbe del tutto inesistente

    RE: D'accordo con Sermonti. La socializzazione secondo me è la rappresentatività economica del corporativismo, laddove agli utili ed alla gestione ed alla determinazione delle politiche aziendali concorrono tutte le categorie produttive.

    Io vedo la socializzazione come forma di socialismo "partecipativo" (passatemi il termine) mentre il corporativismo come un pensiero di derivazione cattolica e sàint-simoniana tendente a superare il conflitto e le incomprensioni di classe

    RE: Personalmente non vedo il corporativismo come assente dalla vita produttiva, destinato ad un buonismo superante le incomprensioni di classe. Altrimenti lo svuotiamo delle intenzioni (dico intenzioni perchè non sempre l'applicazione rappresentò l'intenzionalità).

    Vedo la socializzazione come diretta ai lavoratori mentre l'economia corporativa come tentativo di accordo ai fini di una ricostruzione nazionale. Recentemente per strada ,poi, ho trovato un manifesto della Fiamma recante la scritta "Socializzazione e Corporativismo per la questione sociale" insomma... una cosa non esclude l'altra?

    Anche io considero il sansepolcrismo come pensiero connotato da tratti marcatamente socialisti (ma pure movimentisti e spontaneisti) e soreliani...cambio pensiero se si parla di ventennio fascista.

    RE: Io no. Sai perchè? Perchè a volte sentiamo il fascismo come qualcosa d'altro da noi, e dall'esterno non comprendiamo l'intimo essere dell'idea. Proverei a pensare prima all' "idea". Pensaci, immagina, leggi, rivivi i tempi in cui l'uomo era ritto innanzi al proprio destino. Giusto o sbagliato, vero o falso. Ma cosciente, volontario, immutabile; non castrato, volubile, menzognero.

    Un ultimo aspetto che considero importante: penso che ogni ideologia abbia in se connotazioni religiose. Dall'anarchismo al socialismo, dal liberalismo al fascismo al nazionalismo...Anche l'esperienza sovietica (con gli ateissimi Lenin e Stalin) la esprimeva ed ovviamente pure il fascismo! Quest'ultimo,pero', fu onesto nell'ammettere l'esistenza di tale carattere al punto di creare una "Mistica Fascista". Mi sapete dire qualche cosa in proposito?

    RE: Far innamorare le menti non è secondario in un governo non democratico. Alcuni dei politici degli 'anni '60 erano stati professori di mistica fascista. Se ne dimenticarono improvvisamente dopo.


  7. #7
    Forumista senior
    Data Registrazione
    22 Jan 2005
    Località
    per la giustizia sociale
    Messaggi
    1,098
     Likes dati
    12
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Interessante sarebbe anche spendere due parole sul concetto di nazione e socialismo! Io non sono nazionalista ma è indubbio che dalla parte opposta alla vostra (la sinistra generalmente intesa) ci siano state tracce di patriottismo e nazionalismo. Dagli anarchici Bakunin e Kropotkin, passando per il mazzinianesimo, considerando i già nominati Sorel e Labriola giungendo ai comunisti russi d'oggi che sembrano avere una non trascurabile impostazione nazionalista! Appurato cio' mi pare forzato sentire nelle fila della sinistra parlare di "tricolori bruciati" come fosse un vero e proprio dovere morale! Cioè: nella tradizione della sinistra, e molte volte in quella piu' radicale, furono presenti richiami di questo genere...penso pure agli "Arditi del Popolo"! Non dico che il tema "nazione ed identità" fu il cavallo di battaglia dei movimenti socialisti ma sarebbe falso negare totalmente queste inclinazioni tra i vari pensatori o uomini politici

  8. #8
    Registered User
    Data Registrazione
    22 Jan 2005
    Località
    Sicilia
    Messaggi
    263
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Scusate (al solito non è polemica), ho un punto di vista in parte diverso, o meglio un diverso tipo di approccio ai problemi in genere.

    Mi spiego meglio, le due forme di vedere la soluzione ideale ai problemi della società, ne converrete, sono talmente variegate che una corretta analisi delle due ideologie impone che si proceda per fasi (1. analisi di insieme, generale; 2. analisi dei singoli aspetti; 3. ritorno al generale).

    Solo così potremo analizzare bene i due diversi punti di vista, infatti, in caso contrario rischiamo di parlare (magari di litigare) ma difficilmente si potrà arrivare a delle vere e proprie conclusioni, e soprattutto non chiariremo un bel nulla.

    Cioè, facciamo finta di essere atei (politicamente parlando) e cerchiamo di capire perchè le due teorie siano così tanto seguite da chi le segue, fino ad estreme conseguenze (a volte). E cerchiamo di capire se le due teorie hanno degli aspetti comuni e quali.

    N.B. Pippo, proverò a risponderti a breve, quando arriveremo agli aspetti particolari (mi riferisco alle differenze tra socialismo e corporativismo-bella domanda).
    Giuseppe

  9. #9
    Socialista nazionalitario
    Data Registrazione
    26 May 2004
    Messaggi
    2,348
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Pippo1
    In effetti Il neofascismo dopo il secondo conflitto mondiale era "diviso" tra socializzatori e corporativisti. Io ho sempre visto le due tendenze come difficilmente compatibili tra loro...ma è vero? Rutilio Sermonti considera la socializzazione una naturale evoluzione del corporativismo e per lui questa apparente dicotomia sarebbe del tutto inesistente


    Io vedo la socializzazione come forma di socialismo "partecipativo" (passatemi il termine) mentre il corporativismo come un pensiero di derivazione cattolica e sàint-simoniana tendente a superare il conflitto e le incomprensioni di classe

    Vedo la socializzazione come diretta ai lavoratori mentre l'economia corporativa come tentativo di accordo ai fini di una ricostruzione nazionale. Recentemente per strada ,poi, ho trovato un manifesto della Fiamma recante la scritta "Socializzazione e Corporativismo per la questione sociale" insomma... una cosa non esclude l'altra?

    Anche io considero il sansepolcrismo come pensiero connotato da tratti marcatamente socialisti (ma pure movimentisti e spontaneisti) e soreliani...cambio pensiero se si parla di ventennio fascista.

    Un ultimo aspetto che considero importante: penso che ogni ideologia abbia in se connotazioni religiose. Dall'anarchismo al socialismo, dal liberalismo al fascismo al nazionalismo...Anche l'esperienza sovietica (con gli ateissimi Lenin e Stalin) la esprimeva ed ovviamente pure il fascismo! Quest'ultimo,pero', fu onesto nell'ammettere l'esistenza di tale carattere al punto di creare una "Mistica Fascista". Mi sapete dire qualche cosa in proposito?


    Già durante il regime fascista vi furono contrapposizioni tra i corporativisti(che vedevano la corporazione come luogo di mediazione tra i conflitti tra padronato e lavoratori considerando paritari lavoro e capitale auspicando quindi una loro collaborazione, favorendo, così, sicuramente il capitale) ed i sindacalisti che auspicavano la prevalenza del lavoro sul capitale e la gestione diretta della produzione da parte delle classi lavoratrici attraverso il sindacato.

    La socializzazione (appena abbozzata durante la RSI ) a mio avviso è inconciliabile col corporativismo essendone un drastico superamento.

    La commistione tra corporativismo e socializzazione fu proposta nel dopoguerra da quel contenitore confusionario che fu il MSI il cui unico scopo fu quello di ancorare ad una destra filoatlantica anche quei pochi fascisti rivoluzionari che ancora non erano passati con la sinistra (vedi Pensiero Nazionale).

  10. #10
    Enclave MUSSOLINISTA
    Data Registrazione
    30 Mar 2002
    Località
    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
    Messaggi
    4,818
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Le esperienze nate morte del "Fiamma Tricolore", di "Forza Nuova", del "Fronte Nazionale", di "Sovranità Nazionale", del “Movimento Sociale Europeo” del MIS e delle altre decine e decine di gruppi e gruppetti (senza parlare delle all’incirca centocinquanta tra riviste, giornali e giornaletti, fogli e foglietti...) che formano l’essenziale della nostra cosiddetta «area politica», avrebbero dovuto almeno aiutarci ad «aprire gli occhi» ed a farci individuare i motivi che sono all’origine della nostra attuale diaspora politica.

    Come se nulla fosse avvenuto, invece, continuiamo imperterriti a ripetere gli stessi errori del passato, intestardendoci a volere a tutti i costi costituire o fondare -per tentare di «risorgere» (sic!)- i doppioni delle « sette » che già infestano e neutralizzano abbondantemente il nostro ambiente politico. Senza contare che così agendo, si contribuisce esclusivamente ad illudere ulteriormente ed a disgustare maggiormente gli ultimi epigoni di quella «razza in via di estinzione» che sono coloro che dichiarano ancora di inspirarsi alle idee ed all’opera di Benito Mussolini.

    Vista l’esistenza e la persistenza di questo assurdo fenomeno e non potendone più di vedere costantemente contrabbandato per «Fascismo» qualunque tipo di bizzarria soggettiva ed arbitraria, prendiamo la libertà e l’iniziativa di divulgare il nostro personale punto di vista sulle nostre idee, senza per questo pretendere «pontificare» al di sopra delle parti o avere in qualche modo la volontà o l’intenzione di «dispensare delle lezioni» a chicchessia...

    Al contrario -convinti come siamo che nessuno in generale è portatore esclusivo della «verità» e che le fortune politiche di una qualunque famiglia di pensiero dipendono esclusivamente da coloro che vi si riconoscono o ritengono di farne parte- invitiamo sinceramente tutti i Camerati a sviscerare ugualmente i loro punti di vista, sia per confrontarli costruttivamente con i nostri che per chiarirci reciprocamente le idee. Questo, naturalmente, prima di incominciare a potere realmente sperare di tentare di rimettere un po’ di ordine tra le nostre fila per avere la concreta possibilità di ricostruire una «casa comune» nella quale potere sicuramente ed armoniosamente convivere ed, eventualmente, organizzare, di comune accordo, una nostra efficace controffensiva, con un minimo di effettiva probabilità, di serena fiducia e di necessaria dignità.

    È evidente che per raggiungere un tale obbiettivo, questo nostro scritto non sarà affatto sufficiente. Ci permetteremo, quindi, in una serie di interventi successivi (se la cortese pazienza di chi legge queste pagine ce ne darà l’opportunità ...) ed a partire da quanto crediamo di avere capito del Fascismo, di lanciare un certo numero di «sassi» nello «stagno», così come ogni volta ci verranno spontaneamente allo spirito.

    Cominciamo dalle generalità .....

    In modo particolare, per fissare la terminologia con la quale essere in grado di poterci reciprocamente esprimere nel corso dei nostri eventuali e futuri dibattiti, senza per altro dovere rischiare ogni volta di riferirci a dei significati contraddittori che sono soggettivamente attribuiti a delle identiche parole.

    Che cos’è il Fascismo: un’ideologia o una prassi?

    Riteniamo sia una prassi, in quanto -come abbiamo già avuto modo di sottolineare in altre occasioni- il Fascismo, prima di essere «ideologia», «dottrina» o compendio di semplici «programmi» politici, economici e sociali, è uno «stato d’animo», un «modo di essere», di «esistere» e di «agire», nonché un «metodo» ed uno «stile» di vita e di lavoro: una maniera positiva e dinamica, cioè, di intervenire o di procedere nel contesto della realtà, nonché una maniera volontaria ed energica di percepire, affrontare e risolvere le problematiche che esistono o tendono a scaturire ed a svilupparsi all’interno di una società.

    Il Fascismo a cui ci riferiamo quando ci proclamiamo Fascisti, è quello che è storicamente esistito in Italia tra il 1919 ed il 1945, oppure quello che saremo in grado di realizzare, con le nostre forze e nel contesto del nostro tempo, a partire dai principi e dai valori che furono enunciati in quel periodo storico?

    Non crediamo sia possibile trasporre un periodo storico in un altro. E se anche fossimo in grado di farlo, otterremmo dei risultati che cozzerebbero vistosamente sia con le nostre idee che con la nostra volontà di vederle un giorno di nuovo realizzate. Se riuscissimo, infatti, a fare esattamente quello che il Fascismo storico fece nel suo tempo, saremmo costretti a porci fuori dalla dinamica della vita e della storia ed a trasformarci in dei semplici «registi» di una «statica commedia» o di «farsa». Se riuscissimo a fare meglio, sminuiremmo irrimediabilmente il nostro mito fondatore. Se dovessimo fare peggio, contribuiremmo noi stessi a scavare la fossa alle nostre idee.

    Il Fascismo è di destra, di sinistra, di centro, di estrema destra o di estrema sinistra?


    Riteniamo che il Fascismo sia un originale tentativo di superamento delle idee dell’800 e delle astruse ed anacronistiche fratture politiche, economiche e sociali create artificialmente all’interno della società dagli eredi dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese per meglio dividere, sottomettere e dominare i «popoli-nazione» del mondo. Se accettiamo, invece, supinamente o volontariamente, di identificarci (o di farci etichettare) con una qualsiasi delle suddette classificazioni, non solo smentiamo il ruolo, il significato ed il senso delle nostre idee, ma condanniamo inesorabilmente il Fascismo ad essere semplicemente e riduttivamente una delle tante fazioni antagoniste che già esistono all’interno del sistema avversario. In modo particolare, quando ci lasciamo andare a definire il Fascismo come un’ideologia di destra o di estrema destra. Oppure, di sinistra o di estrema sinistra. In questi casi, il nostro povero Fascismo, oltre ad essere ideologicamente, politicamente e praticamente molto meno dinamico ed efficace di quello che è in realtà, si ridurrebbe volontariamente ad essere ciò che l’antifascismo fino ad oggi ha caparbiamente sperato e voluto che fosse!

    Il Fascismo è una visione del mondo monolitica e dogmatica, oppure differenziata e pragmatica?

    Noi, consideriamo che la visione del mondo che è espressa dal Fascismo (come d’altronde il suo nome e la sua simbologia lo indicano inequivocabilmente) sia differenziata e pragmatica: differenziata, come il pluriversum umano che intende rappresentare e governare; pragmatica, come le problematiche imponderabili della realtà a cui pretende dare un’adeguata e corrispondente soluzione. Se così non fosse, dovremmo semplicemente rassegnarci a rinnegare, anche noi, il senso delle nostre idee e ad affermare -in coro con l’attuale, accecata ed unidimensionale «fauna democratica»- che gli uomini sono tutti uguali e che la realtà può benissimo adattarsi ai nostri schemi preconcetti!

    Prima di «potere realmente sperare di tentare di rimettere un po’ di ordine tra le nostre fila per avere una concreta possibilità di ricostruire una "casa comune" nella quale potere sicuramente ed armoniosamente convivere ed, eventualmente, organizzare, di comune accordo, una nostra efficace controffensiva, con un minimo di effettiva probabilità, di serena fiducia e di necessaria dignità», è necessario fissare la terminologia con la quale essere in grado di poterci reciprocamente esprimere nel corso dei nostri futuri dibattiti. In modo particolare, per non dovere rischiare ogni volta di litigare, riferendoci semplicemente a dei significati e dei sensi contraddittori che ciascuno di noi ha soggettivamente preso l’abitudine, nel tempo, di attribuire alle stesse parole.Continuiamo, dunque, con la serie di domande che avevamo iniziato a proporre alla riflessione di tutti coloro che -in buona fede- pensano davvero di ispirarsi ai princìpi ed ai valori della Rivoluzione Fascista:

    Che cos’è il Fascismo:

    un sistema o un metodo politico-economico-sociale-culturale?

    A nostro avviso, è semplicemente un metodo. E questo, per tre ragioni:
    1) nella sua dottrina non ha mai preteso cristallizzare gli acquisiti pro tempore della sua prassi quotidiana;
    2) nei ventitrè anni che fu al potere in Italia non attese mai che la realtà si adattasse ai suoi schemi preconcetti, ma tentò pragmaticamente di dare una risposta adeguata e corrispondente a tutti quei problemi che giorno per giorno la realtà gli sottoponeva;
    3) tentò di fare sempre oggi ciò che avrebbe potuto senz’altro rinviare a domani e, soprattutto, non cercò mai di anteporre nessuna legge e nessun principio a ciò che considerava l’interesse generale del popolo e della nazione.

    Il Fascismo, è popolare o aristocratico?

    Noi, riteniamo che sia profondamente popolare ed intensamente aristocratico. Popolare nella sua essenza, nelle sue radici e nelle sue finalità. Aristocratico nella sua prassi, nel suo estro e nella sua continua ricerca dell’elevazione umana e del primato morale. Popolare in tutto ciò che concerne la vita materiale e sociale dell’uomo ed aristocratico in tutto ciò che si riferisce alla sua intelligenza ed alla sua spiritualità. Popolare nei valori ed aristocratico nei princìpi. Princìpi e valori di un’unica essenza che ricerca incessantemente l’armonia ed un più giusto equilibrio tra l’anima, il corpo e l’intelletto degli uomini.

    Il Fascismo, è confessionale o anticonfessionale?Secondo noi, né l’uno né l’altro. Come ebbe a sottolineare lo stesso Mussolini «Noi -disse- rispettiamo il Dio degli asceti, dei santi, degli eroi ed anche il Dio così come è visto e pregato dal cuore ingenuo e primitivo delle genti» (Enciclopedia italiana, 1935, alla voce "Fascismo", pag. 851). Confessionalizzare il Fascismo (sia in senso «cattolico», sia in senso «musulmano», sia in senso «buddista», sia in senso «pagano», ecc.), significherebbe ridurre il Fascismo a semplice «vettore» o a banale «supporto» di una qualunque religione, oppure attribuirgli o concedergli una «stampella» di cui non mi sembra che abbia mai avuto bisogno.

    Il Fascismo, è classista o interclassista?

    A nostro avviso, è esclusivamente interclassista. Alla «lotta di classe» e al sistema delle «caste separate», il Fascismo riuscì infatti ad opporre ed affermare il concetto di co-interesse pubblico e privato, nonché quello di collaborazione, volente o nolente, tra tutte le forze vive della nazione. Come sottolinea Enzo Erra, il regime fascista «si propose di sostituire le categorie alle classi come protagoniste dell’evoluzione sociale; di trasferire all’interno di ogni categoria i rapporti fra datori di lavoro e lavoratori dal piano della forza a quello della legge; di attribuire alle categorie, integrandole nel parlamento, la responsabilità di formulare la legge stessa e di tracciare le linee dello sviluppo economico» ("Le radici del Fascismo", Settimo Sigillo, '95, pag. 51).

    Il Fascismo, è razzista o antirazzista?

    Per noi, parlare di «razzismo» o di «antirazzismo» da un ottica prettamente fascista, è soltanto un non senso. Il Fascismo, infatti, parla di «stirpe»: una nozione, quest’ultima, che non ha niente a che vedere, né con il concetto di «razza» (inteso in senso biologico o antropologico), né con l’idea di «melting pot» o di «miscuglio etnico-culturale», intesa nel senso di «brulicanti cocktails» di popolazioni di origine e di cultura diversa che vivono all’interno dello stesso habitat e che sono quasi sempre contraddittori ed antagonisti ed, in ogni caso, origine e causa primaria di patenti o latenti conflittualità multirazziali e/o multiculturali. La «stirpe», per il Fascismo è una nozione strettamente politica. Una nozione, cioè, che tende a circoscrivere, esplicitare e mettere in luce le qualità, le caratteristiche e le prerogative del «popolo» nel quale si identifica. In quest’ottica, il Fascismo concepisce i diversi «popoli» o le diverse «nazioni» del mondo, non come degli «Stati-Nazione», ma come «Popoli-Nazione». Dei «popoli» unici, originali, irrepetibili e complementari. Dei «popoli», cioè, che -qualunque sia la loro origine, il loro posizionamento territoriale o il tipo di Stato che li rappresenta e/o li amministra- hanno in comune alcuni elementi essenziali di aggregazione civile e naturale, come la lingua, la cultura, l'origine etnica o storica, i costumi, le tradizioni ed, eventualmente, la religione.

    Il Fascismo, è nazionalista o internazionalista?

    Noi, riteniamo sia «nazionalista», ma non nel senso che comunemente viene interpretata questa parola. Se per «nazionalismo», infatti, intendiamo la difesa ad oltranza dei princìpi e dei valori che emanano dal concetto francese di «Stato-Nazione» (quello, cioè, che pretende che basta tirare delle linee su di una carta geografica -avendo la forza e l'autorità per farlo- per avere il diritto di determinare la nazionalità dei cittadini di un paese) o da quello britannico di «Dominion» (figlio naturale del Mercantilismo, questo concetto è molto simile a quello di «Etat-Nation», in quanto, trasfigurando l'antica nozione latina di «Imperium» ed integrandogli quella di «possesso fisico dei popoli e dei territori», tende a massificare le differenze umane e ad annullare giuridicamente la varietà delle diverse popolazioni che sono presenti all’interno del suo habitat, per conglobarle uniformemente o gerarchicamente all'interno di un'unica ed astratta entità politico-amministrativa), il Fascismo è inequivocabilmente a-nazionalista o anti-nazionalista. Se per «nazionalismo», invece, intendiamo la difesa ad oltranza dei princìpi e dei valori che emanano dal concetto di «Popolo-Nazione» (un «popolo», cioè, che ha non solo il diritto di essere, di esistere e di agire, nonché di reclamare e di ottenere la sua indipendenza e la sua autodeterminazione, ma ugualmente quello di potersi liberamente costituire e realizzare come «Stato» o come «Imperium»), allora il Fascismo è sicuramente e visceralmente nazionalista. Potrei addirittura aggiungere che è «nazionalista» in senso «universalista», in quanto riconosce il diritto che reclama per il suo «popolo-nazione» alla totalità degli altri «popoli-nazione» del mondo.


    Ossia: “L’attualità del Fascismo”

    In un mondo dove le parole hanno ormai perso il senso effettivo del loro significato originario, è perfettamente normale che quelle che si riferiscono al Fascismo appaiano, ai più, come un qualcosa di semplicemente vecchiotto e stantio. Oppure, nel migliore dei casi, fuori dalla storia e dal tempo.

    Come sappiamo, però, le parole che ogni giorno utilizziamo, non sono mai «neutre» o «innocenti», come si potrebbe credere.

    Facciamo qualche esempio:

    Che cos’è la «politica»? È il mio interesse di parte contro il tuo, il tuo contro il mio, il nostro contro il loro, il vostro contro il nostro o contro il loro e così via, tutti facenti parte della stessa società? Oppure, è l’interesse generale di una società nei confronti o nei riguardi di un’altra società?

    Che cos’è «l’economia»? È fare i «miei affari» ignorando, contrastando o sopraffacendo l’interesse economico generale del popolo o della nazione di cui faccio parte? Oppure, è l’interesse economico generale del mio popolo o della mia nazione che debbono ogni volta ispirare e guidare il senso dei «miei affari»?


    Che cos’è il «sociale»? È l’habitat naturale all’interno del quale, nella speranza di essere e di esistere, cerco semplicemente di prendere quel che posso prendere (o ciò che mi viene concesso di prendere) e rifiuto di dare o faccio finta di non potere dare ciò che invece potrei senz’altro dare o offrire? Oppure, è lo spazio di autocoscienza collettiva che individualmente e responsabilmente alimentato dai membri della stessa società permette ad ognuno di essere, di esistere e di ricevere, senza per altro doversi mai umiliare o genuflettere nei confronti di nessuno?


    Che cos’è la «cultura»? È lo sterile vanto della mia individuale conoscenza nei confronti del mio popolo ignorante? Oppure, l’orgoglio di ogni membro del mio popolo di sentirsi, allo stesso tempo, radice e frutto, padre e figlio, maestro ed alunno delle migliori opere, del miglior sapere e dei migliori ingegni della mia nazione?

    Oggi come oggi, da un punto di vista teorico, ambedue le risposte che abbiamo cercato di elencare per ogni domanda, potrebbero essere invariabilmente accettabili. Mentre, da un punto di vista pratico, sono piuttosto le prime che, contro ogni logica, hanno tendenza a prevalere.

    La ragione? Poiché la maggioranza della popolazione -grazie alle «riforme» scolastiche del dopoguerra- non è più in grado di conoscere l’esatto significato che è indissolubilmente legato a quelle semplici espressioni verbali.

    Che cosa vuole dire, in realtà, la parola «politica»? Dal greco politixh [I], come sappiamo, la politica è letteralmente l’arte della Polis o della «Città-Stato» e, per estensione, l’arte o la tecnica degli affari pubblici [II] e del governo delle genti. E politixh tecnh [III] o arte della politica [IV], è semplicemente l’arte del ben vivere nel contesto della Polis (poliV).


    Che cosa vuole dire, in realtà, la parola «economia»? Dal greco «oikonomia» [V], l’economia è l’arte del ben gestire o del ben amministrare. In ogni caso, è l’arte del «non sprecare», del «non sperperare» o del «non scialacquare»; oppure, se preferite, del «non dilapidare» o del «non dissipare» impunemente.


    Che cosa vuole dire, in realtà, la parola «sociale»? Dal latino socialis, e, il sociale è, allo stesso tempo, lo spazio fenomenologico che emerge dalla sodalitas e l’oggetto e la risultante del vinculum che tende a scaturire dai mutui rapporti o dalle interrelazioni che possono esistere tra i diversi socii di una medesima societas. In altre parole, il sociale, è ciò che gli antichi Greci, senza conoscerne il vocabolo, assimilavano simultaneamente alla nozioni di pratica quotidiana e reciproca del senso dell’onore, del dovere e del sacro (aidoV) [VI], di reciproca solidarietà (filallhlian) [VII] e di complementare e mutua amicizia (filia allhloisin) [VIII] nel contesto della «Polis» o della koinonia polikè [IX], per cui tendevano a considerare tutto ciò che riguardava la sfera del sociale come l’arte di stare insieme per stare bene (politikos bios).

    Che cosa vuole dire, in realtà, la parola «cultura»? Dal latino colo, is, colui, cultum, colere [X], la cultura è ciò che per i Greci era la paideia, cioè l’arte di migliorarsi o di raffinarsi, per valorizzare la propria natura (kalokagathía) e per meglio raffinare e migliorare quella degli altri membri della medesima Polis.

    Per quale ragione il Fascismo (come metodo di organizzazione societaria, naturalmente, e non come mera ed impossibile trasposizione di un fenomeno storico, da uno specifico contesto ad un altro contesto) è molto più attuale e valido di qualunque altra ideologia e/o prassi politica che a tutt’oggi ci è stata proposta o imposta?

    Poiché ispirandosi ai reali significati che racchiudono le parole alle quali ogni giorno facciamo riferimento, non gli verrebbe mai in mente di elaborare delle teorie che possano in qualche modo entrare in contrasto o in contraddizione con la realtà, né tanto meno accetterebbe di mettersi nell’assurda ed irresponsabile posizione di coloro che, ai nostri giorni -dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per la destra, la sinistra ed il centro istituzionali- oltre ad illudere e gabbare sistematicamente il prossimo, continuano criminalmente a fargli credere che la realtà, prima o poi, si adatterà, automaticamente o forzatamente, al volere delle loro teorie.

    ( Alberto Mariantoni)

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Servizio Tg3 sull'Azione Fascista Nazional-Socialista
    Di L'idraulico (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 04-02-08, 16:21
  2. Ecco un chiaro esempio di fascista travestito da socialista
    Di Gian_Maria nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 50
    Ultimo Messaggio: 15-04-07, 20:22
  3. Risposte: 122
    Ultimo Messaggio: 10-01-07, 19:14
  4. Il Vietnam socialista contro la cricca fascista dei radicali
    Di veterokom nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 58
    Ultimo Messaggio: 07-08-04, 17:37
  5. Il Vietnam socialista contro la cricca fascista dei radicali
    Di veterokom nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 71
    Ultimo Messaggio: 27-07-04, 21:20

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito