Guardiamo dentro alla nostra ipocrisia

Cosa ha mosso, cosa cela, cosa vorrebbe ingannare l’improvviso pietismo per il Sud-Est Asiatico ? Forse se c’interrogassimo veramente e ci rispondessimo onestamente resteremmo sbigottiti.

La notte della Befana sarà contraddistinta da un comune lutto europeo proclamato per il Sud-est asiatico: e ci potrebbe stare anche bene; se non ci fossero decine di se.

La tragedia che ha travolto quelle isole e quelle terre è sicuramente di proporzioni enormi. Si parla di oltre centocinquantamila morti, ma probabilmente sono molti di più. In particolare alcune tragedie sono state di una crudezza impressionante, come quella di chi è scampato all’onda per finire divorato dai coccodrilli.

Ma, chiediamoci: cosa ha fatto si che tutti si fissassero, ipnotizzati – e , diciamolo senza ipocrisia, spesso affascinati dall’orrore – su questa tragedia senza essersi mai interessati prima dei cataclismi di terra o d’acqua che puntualmente han mietuto decine e decine di migliaia di vittime nel Terzo Mondo ?

Semplicemente perché le televisioni di tutto il pianeta si sono messe a frugare nel Sud-est asiatico, con gusto macabro e sensazionalista, mascherato dietro il paravento di un buonismo da tre soldi, e non la smettono più.

E perché si sono gettate a capofitto in quella tragedia ? Per il numero di morti ? No. Non pensiamo che se scompaiono quaranta o cinquantamila persone (come sovente accade nelle zone disastrate del pianeta) queste meritino mezzo minuto di attenzione al telegiornale per due giorni al massimo e se ne viene annientato il triplo o il quadruplo sia il numero a determinare l’interesse dei media, delle classi politiche, delle chiese.

La verità è un’altra. È che il cataclisma si è verificato in periodo natalizio in luoghi di vacanza, in “paradisi terrestri” in cui si trovavano i nostri connazionali occidentali. Dunque, se sono state spazzate vie le vite di turisti uguali a noi, la cosa inizia ad appartenerci perché la sentiamo più vicina, più possibile, più reale. Potrebbe succedere anche a noi, non solo ai selvaggi !

Nell’occidente “politicamente corretto”, contrassegnato da imperativi giuridici alla Mancino, nell’Italia in cui ti dicono di telefonare all’ 800901010 per denunciare ogni sorta di discriminazione razziale, il nostro Parlamento (a larga presenza cristiana, a larga presenza progressista, fondato sull’eguaglianza) ha fatto un minuto di silenzio per i nostri connazionali scomparsi.

Ed allora io esorto tutti a telefonare all’ 800901010 per denunciare questo Parlamento per discriminazione razziale. Perché di discriminazione si tratta.

Diciamoci la verità: i nostri turisti travolti dalla natura, è quest’evento degno della trama di un film di John Boorman che ci ha sconvolti. E, sconvolgendoci, ci ha bloccati davanti agli schermi dove lo Spettacolo ha esercitato il suo dominio abituale e ci ha allora, e soltanto allora, propinato un ulteriore abbrutimento: la globalizzazione della disperazione. Sulla quale è poi fiorita la più bassa, banale e indegna retorica possibile, da parte di tutti.

E mentre l’industria della beneficenza ha ingrassato le sue ruote e si appresta a portare qualche briciola a dei disperati che tali resteranno, arricchendo però durante il cammino, dopo l’immancabile prelievo dell’imposta da parte del nostro stato, organizzazioni non governative, ras locali, mafie e clan, tutti ci sentiamo più buoni.

Perché adottiamo a distanza qualche orfano per pochi giorni, in attesa che finisca rapito, forse ucciso, per girare un film di pedofilia con altri turisti occidentali che torneranno in visita in quel “paradiso”. Ma questo non apparirà in televisione e allora non ci sconvolge; per intanto ci sentiamo contenti, abbiamo fatto il nostro dovere.

Come nei confronti di quel bambino iracheno cui abbiamo offerto le protesi artificiali dopo averlo privato delle braccia con un “bombardamento umanitario” che serviva a spianare la strada ad una qualche multinazionale del petrolio. E lo esibiamo sui rotocalchi da Londra, dove lo abbiamo portato a vivere da uomo a metà.

Questa è la nostra pietà. Nasce, si fissa e muore sull’onda dello spettacolo; è roba da schermi.

Lo tsunami ha sbagliato coste.