Per una sorta di «legge del contrappasso» inflittami per aver ricorso benvolentieri a peane ed iniezioni di autoesaltazione, mi trovo ora a sviluppare una riflessione che verte sulla oggettività della realtà sarda.
E’ stato necessario prendere una lunga pausa per focalizzare e discernere pulsioni intellettualistiche e realtà effettuale.
E’ stato triste e doloroso!
La mia idea di Sardinnia era vicina a quella sattiana, quella mitica, l’avevo plasmata con cura al dettaglio, laddove i meriti non arrivavano lasciavano il posto a giustificazioni e ipocrisie. Vantavo una cultura, uno spirito, una storia, una tradizione, speciali, diversi, migliori… forse lo credevo, ma certo unici.
Sardinnia sono le mie origini, la mia casa, la mia famiglia, ma soprattutto un ideale.
Terra, ^omu, sambene, virtude et valentia .
Sardinnia è quello che solitamente dai per scontato, per certo, solido. Quando ti allontani, è ciò che ti fa lottare, è quel qualcosa che credi di avere in più degli altri. Ciò che talvolta ti fa sorridere di loro.
E’ il chiodo fisso, quello a cui ti puoi sempre aggrappare quando sprofondi e ciò a cui comunque tendi quanto più sali in alto. E’ la tua forza segreta, è un universo che porti con te e l’universo a cui invariabilmente tendi.
Ma e’ un’illusione…
Ad onta delle velleità attivistiche che sostenevo, i sardi erano e restano deboli e sconfitti, incapaci di tradurre le loro aspirazioni in azione: la nostra, è una sostanziale storia di fallimento.
Non voglio ripercorrere il triste cammino delle sopraffazioni e dell’umiliazione per smascherare ogni “eroe” e svelare la realtà delle nostre “età dell’oro”. Vi basti che Amsicora era un eroe cartaginese morto per la patria Cartagine, Eleonora una feudataria catalana dei Narbones-Bas, fea, leza, semper in chirca de maridu chi sardu no esserat ma soprattutto imperialista. E “su connottu” vagheggiato, la legge della giungla, la guerra de sos famidos.
Salverei l’Angioy se non fosse che guidando le forze reazionarie prima della sua “conversione” blocco lo sbarco della rivoluzione francese in Sardinnia. Il revival storico storico che pare tanto in voga, quindi mi fa sorridere. Bene fanno coloro che lo cercano prima di Cristo, in Atlantide o ancora addietro una base storica mitica cui aggrabarsi. Meglio se lo creano, magari dando a questo popolo l’orgoglio di una parvenza di scrittura, o attribuendogli livelli di civiltà all’altezza dei popoli coesistenti.
Il mio non è un voluttuoso vagheggiamento dell’annientamento, un nichilismo in sé, si tratta di considerazioni meno altisonanti ma non meno determinanti: sarebbe troppo comodo e semplicistico puntare l’indice contro uomini e/o istituzioni … per trovare i veri responsabili della situazione basta un’analisi intellettualmente onesta.
Mi accorgo, giorno dopo giorno, che forse siamo sempre stati solo una gretta famiglia che lotta e muore «per spartirsi le briciole sotto il tavolo di altri», chiunque essi siano stati, che non sogna, non spera, aspetta, senza un briciolo di dignità.
Si tratta di una Sardegna servile e deprecabile, di un’entità che non ha riconosciuto i suoi diritti, non schiera le sue armate, non combatte e non sa perire. Quale balentia e quale onore il popolo dei sardi!….
Sadinnia, piuttosto una disgustosa cortigiana verso la madre patria. La recente piaggeria e la sua relativa inerzia allorquando “è in gioco la sua stessa salute”, nonché l’immagine che vuole accreditarsi, mi sconcerta e mi disgusta.
Ma non solo scorie, anche “gli eroici pescatori del Sulcis”, capaci di fermare una flotta ma messi nel sacco con la promessa di quattro soldi da parte di un piccolo sotto-segretario presuntuoso. Mi duole dirlo, ma ci definirei “unu pòpulu de marranos et de de canes de isterzu”.
Quindi il nuovo non può e auspico non nasca dalla rivendicazione storica, a meno che non si voglia essere masochisti.
Il nuovo deve essere rivendicazione dei soli ideali che pretendiamo ci siano appartenuti e ci appartengano.
Valori idealizzati e rivendicati da molti, rispettati e condivisi dai pochi, applicati... dai morti.
Le circostanze storiche attuali sono le migliori (fine bipolarizzazione, crisi stato-nazione e costituzionalizzazione europea, momentaneo spiazzamento NATO, instabilità e incertezza orientamenti internazionali tradizionali), sta finendo un’epoca con i suoi paradigmi divenuti norma stabilizzata e si stabilisce un nuovo ordine europeo e mondiale. Il vecchio e finito, il nuovo non si è ancora definito, ne affermato. Il problema è la velocità di cambiamento tipica di un sistema ormai mondializzato. La partita si gioca nei prossimi 10-15 anni, forse meno.
Riesco ancora a nutrire, una flebile speranza, perchè il mio popolo si renda padrone dei suoi destini e del suo futuro, in quei settori che sono vitali alla sua soppravivenza e soddisfazione. Un meccanismo che potrebbe anche innescare un ora improbabile “spillover effect” fino, e perchè escluderlo ad una autodeterminazione con sovranità propria ed indipendente.
Quindi la mia è l’idea dei piccoli passi, opposta a un certo massimalismo ideologico che faccia proseliti tra i più fedeli e i più militanti nel culto dell’idea. Non esiste rivendicazione storica di cui riappropiarsi, esite la necessita di riappropriazione valoriale identitaria o come ho già detto dell’idea vaggheggiata di questa idealizzata comunione identitaria sarda. La riappropriazione del mito. Oltre questa soglia di riaffermazione natzionale, meglio la scelta della competenza e dell’impegno, della realizzazione quotidiana. La conquista pezzo per pezzo dell’autodeterminazione, ove si rende necessario e dove si è capaci di migliorare la realizzazione.
Non é proponibile, un discorso di rivendicazione autonomistica di tipo indipendentista, se non si é capaci di gestire appieno e di sfruttare gli spazi aperti dal tanto vituperato surrogato autonomista di italiana. Peraltro “octroié” non conquistato.
Ncon quanto scritto non intendo scagliare delle provocazioni gratiuite, intendo semplicemente esprimere una mia riflessione molto personale. Se poi l’effetto conseguente é quello di rendere il senso di almeno una parte della realtà, o quantomeno della sua leggittima percezione, non credo il moi intervento sia da ritenersi tanto “malefico”.
Salude a tottus! A mezus bider




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