Bossi torna e il primo atto è sancire una concreta minaccia di rottura candidando per la regione Lombardia Maroni, ma è evidente che porsi in contrasto con il candidato governatore Formigoni è solo una provocazione che non può portare da nessuna altra parte se non alla rotura definitiva, si cerca il pretesto per chiudere anticipatamente la legislatura.
Dal corriere..
Bossi per la prima volta al consiglio federale dopo il ricovero
Elezioni, strappo della Lega: da soli in Lombardia
Il ritorno del leader coincide con una scelta che rompe la Cdl: contro il progetto di lista-Formigoni i leghisti candidano Maroni
MILANO - Applausi, emozione e poi tanta politica. Il ritorno di Umberto Bossi alla guida della Lega si è svolto secondo i pronostici. Con una notizia che travolge tutto il resto: la decisione di correre da soli in Lombardia candidando alle regionali di primavera l'attuale ministro del Welfare Roberto Maroni in antitesi alle ambizioni del governatore in carica, Roberto Formigoni, di presentare una propria lista indipendente.Uno strappo che rompe la Cdl e che Bossi avrebbe spiegato ai suoi così: «Non sará una persona a far cadere Berlusconi ma un evento. Se Formigoni e Berlusconi non faranno un passo indietro, noi correremo da soli in tutte le regioni». E' una svolta che in qualche modo rientra nella tattica della Lega utilizzata in altre occasioni, come nelle varie minacce di uscire dalla maggioranza se non fossero state accolte certe scelte o votate certe leggi. Insomma, la Lega punta i piedi, come in passato. La differenza è che questa volta Berlusconi forse può controllare meno gli effetti complessivi. Le liste «personali» sono progettate non soltanto da Formigoni in Lombardia. E quindi le varie tessere del domino sono più difficili da comporre di quelle della «verifica» (durata mesi) del governo
CONTRO FORMIGONI - La versione ufficiale della scelta leghista è affidata a un comunicato, sottoscritto da tutti i partecipanti al consiglio federale e che indica anche gli obbiettivi politici della prova di forza: frenare le spinte di An e dei centristi, avere garanzie di controllo sull'applicazione del «federalismo» che uscirà dalla riforma in Parlamento. «La Lega Nord - si legge nel documento - avverte la crescita di forze di restaurazione che si fanno via via più determinate, arrivando a proporre la presentazione di liste alle prossime elezioni regionali. Noi siamo contrari a questi tentativi che nascono, da una parte per portare via voti alla Lega Nord e renderla meno determinante al fine di bloccare il cammino delle riforme, dall'altra sono i primi tentativi di successione a Berlusconi». Dunque da soli in Lombardia e per le altre Regioni è stato dato mandato al segretario federale Bossi, insieme ai segretari nazionali, per individuare i candidati.
APPLAUSI - Il rientro di Bossi è stato l'evento scatenante della svolta. Se non altro per il valore simbolico del suo ritorno. Il Consiglio Federale del Carroccio si è aperto con una lunga ovazione tributata dai 30 componenti all'ingresso del Senatùr nella sala dove si svolge la riunione. Bossi è arrivato alle 10 di mattina, anticipando i giornalisti e i fotografi che lo attendevano per il primo pomeriggio, nella sede di via Bellerio.
TORTE E CARTELLI DEI MILITANTI - Per il ritorno di Bossi, i simpatizzanti del Carroccio hanno organizzato un mini comitato di benvenuto e si sono presentati nel quartier generale di via Bellerio con paste, torte con il simbolo della Padania e un cartello scritto a mano dalle signore che appoggiano la Lega che dice: «Bentornato Bossi». Il leader del Carroccio ha incontrato i dirigenti e il
personale che lavora in sede, ha stretto le mani a tutti e
salutato militanti e dipendenti negli uffici prima di prendere
possesso a tutti gli effetti del suo ufficio di segretario. Era dall'11 marzo (circa 300 giorni fa), quando fu colpito dall'ictus, che il Senatùr non presiedeva una riunione politica ufficiale.


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0 gennaio 2005

