L’Unità, la direzione di Furio Colombo al capolinea
di Sergio Menicucci
L’incubo duemila è dietro le spalle. Ma per l’Unità, il giornale creato nel 1924 da Antonio Gramsci, non sono giornate di festa. Anzi. Nella redazione di via Due Macelli si vivono ore di trepidazione e di attesa. Il 3 gennaio il consiglio di amministrazione presieduto da Marialina Marcucci, amministratore delegato Giorgio Piromani (consiglieri Francesco D’Ettore, Giancarlo Giglio, Giuseppe Mazzini e Maurizio Mian) dovrà prendere importanti decisioni che riguarderanno il futuro della testata. In discussione un nuovo piano industriale, la linea editoriale, la perdita delle vendite. In una parola l’impostazione del quotidiano diretto fin dal ritorno in edicola il 28 marzo del 2001 dalla coppia Furio Colombo - Antonio Padellaro.
Due giornalisti scelti dalla cordata Alessandro Dalai per dare voce non soltanto ai Ds ma anche ai movimenti. Dopo un primo impatto positivo con tirature oltre le 130 mila copie e vendite attestatesi sulle 68 mila, la situazione è andata nel corso del 2004 via via peggiorando. Una frana sembra la distribuzione in Campania dove, nonostante il governatore Ds Antonio Bassolino e il sindaco Margherita Rosa Russo Jervolino, il giornale del più grande partito della sinistra non riesce a penetrare.
C’è qualcosa che non va e i militanti l’attribuiscono a fattori vari. Non solo il continuo sensazionalismo dei titoli e dei tanti commenti di professori e intellettuali della sinistra ma anche la scarsa presenza delle posizioni dei Ds sui principali problemi interni e internazionali. In questi tre anni di gestione la linea editoriale di Furio Colombo è entrata in rotta di collusione in più circostanze con quella della direzione del partito e soprattutto dei gruppi parlamentari. Sono, infatti, i deputati e i senatori Ds che permettono al giornale di ottenere i finanziamenti pubblici.
Colombo ha però, tirato dritto sostenendo addirittura la necessità di avere le mani libere nella conduzione del giornale. Spesso ha assunto posizioni scomode.Molto spesso gli ammiccamenti a Nanni Moretti, a Sergio Cofferati sono state qualcosa di più di una semplice corrispondenza ai fatti. Colombo, nato a Chatillon nel gennaio del 1937, passa per un enfant prodige. Nel 1956 è già all’Olivetti di Ivrea con Carlo De Benedetti e successivamente vola negli Stati Uniti, svolgendo il ruolo di ambasciatore della Fiat di Gianni Agnelli.
Nel 1963 è con il gruppo 63, quegli intellettuali e professorini di cui diventa leader Angelo Guglielmi poi direttore di Raitre (l’inventore della tv verità con Chi l’ha visto, Samarcanda, Un giorno in pretura, Mi manda Lubrano, etc). La sua firma è dappertutto e nella Rai della metà degli anni Sessanta va a dirigere i programmi culturali.Questa volta però Colombo dovrà fare i conti con la Marcucci e con il partito. Il suo piano di rilancio, contenuto in 9 cartelle, è stato bocciato dalla proprietà.
Il primo confronto si avrà prima della Befana ma dopo il congresso Ds di febbraio (quando Piero Fassino sarà riconfermato segretario) Colombo potrebbe non essere più il direttore dell’Unità. Prima però potrebbe esserci un nuovo passaggio: la dichiarazione dello stato di crisi e la cassa integrazione. Passaggi che evocano al giornale i terribili giorni del duemila quando il giornale che veniva distribuito in milioni di copie la domenica mattina dagli attivisti del Pci dovette chiudere battenti a causa del forte deficit accumulato.
Il giornale venne rilevato attraverso un’operazione complessa (proprietà della testata, bilanci in rosso, pletora di dipendenti) dalla società Nie (Nuova iniziativa editoriale) riprendendo le pubblicazioni nel marzo del 2001. Complesso il post per giornalisti, tipografi e impiegati. Ma la questione dell’autonomia del partito si era posta già all’inizio degli anni ottanta con la direzione di Massimo d’Alema. Con quella di Walter Veltroni nel 1992 un periodo di espansione. Con lui ebbero successo i libri le cassette Vhs dei film, la pubblicazione dei Vangeli ma anche La notte della repubblica di Sergio Zavoli. Per l’Unità l’ora di una nuova svolta si avvicina.




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