Referendum sulla fecondazione, il governo si schiera contro la libertà di coscienza
di red.

Il governo con una mossa inaspettata si è costituito davanti alla Corte Costituzionale contro i referendum sulla procreazione assistita e a difesa della legge esistente, affidando l'incarico di spiegare le ragioni contrarie all'ammissibilità dei quesiti all'Avvocatura generale dello Stato. Questo significa che il governo si schiera apertamente contro l'eventulaità dei referendum in difesa della legge 40 attualmente in vigore.

Una bella marcia indietro rispetto alla decisione di lasciare libertà di coscienza ai deputati della maggioranza durante la procedura di approvazione della legge. Una mossa questa che aveva consentito a diversi parlamentari della Casa delle libertà di schierarsi contro il provvedimento che fu approvato grazie al sostegno di una parte dell’opposizione.

Dopo essere stati giudicati ammissibili dalla Cassazione, i quesiti referendari sono attualmente in discussione alla Corte Costituzionale che entro il 10 gennaio dovrebbe pronunciarsi sulla loro costituzionalità. Un eventuale giudizio positivo aprirebbe le porte ai referendum da tenersi entro l’estate e una posizione così netta del Governo rischia di condizionare in qualche modo l’orientamento degli elettori della maggioranza.

Pronta la reazione del Partito Radicale, la formazione più ostile alla legge 40 e la più favorevole all’opzione referendaria: «La scelta del governo è legittima per carità - ha dichiarato il segretario Daniele Capezzone - ma certo destano impressione alcuni fatti: intanto che una scelta del genere non avveniva da molto tempo; e, in secondo luogo, che questo avvenga rispetto ad una legge di iniziativa parlamentare, non governativa, e che invece a questo punto il governo assume come cosa propria».

Dubbi sulla scelta del governo si levano anche da piccole frange di Forza Italia, Nuovo Psi e Repubblicani, quella piccola minoranza della Cdl che in Parlamento aveva votato contro il provvedimento. Il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi (Fi) ha definito la scelta legittima ma inopportuna. «Una neutralità del governo su un tema così delicato – ha detto Biondi - come la procreazione assistita, sarebbe stata una scelta più corrispondente alla differenza che separa la politica dalla fede e la legislazione dalla coscienza giuridica popolare che può non essere in accordo.Non è un buon inizio d'anno per il governo».

Di «scelta coerente» ha parlato l’esponente di An Riccardo Pedrizzi: «Già nel corso del dibattito in Parlamento, il governo, rappresentato autorevolmente nelle commissioni competenti e nelle aule della Camera e del Senato dal sottosegretario alla Salute Cesare Cuisi, fece una scelta di campo ben precisa, prendendo una posizione chiara e inequivocabile a favore della normativa sulla procreazione medicalmente assistita ed esprimendo poi, al momento dell'approvazione definitiva, la sua soddisfazione. E da allora - sottolinea l'esponente di An – non vediamo cosa sia cambiato».

Olimpia Tarzia, responsabile nazionale Udc per la famiglia, ha invece motivato la scelta inusuale del Governo definendola una risposta doverosa all’offensiva «ideologica e mistificatoria» del fronte referendario.

Aggressiva la reazione del segretario dei Verdi, Pecoraro Scanio che nella decisione dell'Esecutivo trova una «conferma non solo dell'ossessione oscurantista che lo anima ma, aspetto ben più grave, di una deriva antidemocratica che cerca di ostacolare la libera espressione popolare prevista dalla Costituzione». Carlo Flamigni, pioniere della fecondazione assistita in Italia e presidente della Società italiana di fertilità e sterilità (Sifes) ha addirittura evocato «gli atteggiamenti dello Stato fascista quando si volevano spegnere le voci del dissenso. In questo caso si vuole togliere ai cittadini la possibilità di esprimere il proprio dissenso o consenso su una questione di primaria importanza. L'interferenza del governo, in questa situazione, è inconcepibile».

Il quotidiano repubblicano La Voce Repubblicana, che fa riferimento al Partito Repubblicano, attualmente schierato con la maggioranza, ha avvertito il governo dei rischi che corre con questa decisione nel caso di vittoria dei referendum. «Fino a ieri -sostiene La Voce -l'Esecutivo era confortato da un ampia maggioranza del Parlamento raccolta a favore della legge ben oltre i propri confini politici. Nel caso in cui, questa ampia maggioranza parlamentare si scoprisse minoranza dopo il referendum, l’esecutivo avrebbe potuto condividere la sconfitta con quella parte dell’opposizione che aveva votato la legge e porsi così al riparo nel caso, certo, della sconfitta referendaria».

Con questa decisione il governo renderà probabilmente più remota la possibilità che quelle parti dell'opposizione che hanno sostenuto la legge prendano apertamente posizione contro il referendum.