da http://www.brunoleoni.it/
Il principale fattore di crisi in Italia è costituito dalla pressione fiscale sulle persone fisiche e sulle imprese, in base alla quale risultiamo al 133esimo posto, tra gli ultimi paesi al mondo.
Abbiamo intervistato Marc A. Miles . La prima domanda è d’obbligo:
Solo gli uomini liberi hanno un futuro?
In Polonia come nel Bangladesh i cittadini hanno le stesse esigenze: avere la possibilità di lavorare per guadagnare e procurarsi i beni primari. Una formula sintetizza con efficacia il processo di libertà economica primaria: desideri più capacità e meno ostacoli uguale successo. La povertà è solo un sintomo, mentre la malattia è ogni governo che opprime il mercato. Un governo deve garantire a tutti opportunità per migliorarsi: i cittadini devono poter decidere come migliorare e quali siano le strade migliori per farlo.
Come sta evolvendo l’economia globale?
In Europa e America latina l’economia è stagnante. In nord Africa e Medio Oriente l’ostacolo politico produce regresso, escludendo il Bahrain, dove l’economia è liberalizzata. L’Africa sub-sahariana si divide tra paesi in sviluppo e paesi a economia bloccata, come lo Zimbawe.
Come mai la Cina progredisce, pur non essendo democratica?
Ma è proprio grazie all’apertura del mercato che la Cina ha potuto ottenere questa crescita. La scelta di entrare nel Wto e liberalizzare l’economia ha prodotto risultati, e la politica cinese si salverà solo se seguirà la strada aperta dal mercato. La Cina rimane al 122esimo posto dell’Index per la sua burocrazia, ma l’abbassamento della tassazione alle imprese, passata dal 33 al 30 per cento in un anno l’ha fatta progredire di 16 posizioni.
Come deve agire il governo italiano?
La tassazione al 45,3 per cento è troppo alta e riduce lo spirito di iniziativa. Ma questo non è l’unico problema: uno degli effetti della alta fiscalità è l’economia sommersa. Anche la burocrazia è a un livello alto, e tra le sue conseguenze primarie c’è la corruzione. Dagli anni Novanta a oggi l’economia del paese non è avanzata, e questo avviene quando paesi emergenti sono alle porte.
Abbassare le tasse produce sempre risultati positivi?
L’analisi lo mostra chiaramente: Slovacchia, Danimarca e Lituania hanno una tassazione inferiore al 30 per cento e un incremento medio del Pil del 4,5 per cento. Fiscalità sotto il 40 per cento, come in Ungheria, Grecia, Polonia, Usa, Gran Bretagna e Irlanda generano sviluppo al 3 per cento. Nazioni che invece hanno tassazioni alte, come Italia, Germania, Francia e Svezia (che raggiunge il 60 per cento), non superano incrementi del 1,7 per cento. Non si tratta di casualità.
Come giudica le politiche protezioniste? Le sovvenzioni europee all’agricoltura stanno impoverendo l’Africa.
I sussidi statali generano solo altri sussidi. L’agricoltura risulta dopata, i prezzi restano alti perché non c’è concorrenza e i prodotti del Terzo mondo non possono entrare nel mercato. Le economie africane si immiseriscono. A quel punto i governi europei intervengono e offrono sussidi anche ai paesi africani. Ma questi sussidi non vanno agli imprenditori e coltivatori locali: generano corruzione, che è il contrario del libero sviluppo. E’ una politica sbagliata.
Le Istituzioni sovranazionali, come il Wto e la World Bank svolgono un ruolo positivo per il mercato?
La World Bank è una grande istituzione, ma è poco dinamica e riflette una visione culturale del Novecento, quella dei prestiti. Come la Tobin Tax: in alcuni paesi latinoamericani si tassa anche il singolo prelievo di contante con la Carta di Credito: una parte va alla banca, un’altra allo Stato, e una serve come sussidio ai poveri. Il risultato non è dei migliori nemmeno per i disagiati.


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