Ledda, un romanzo e una moglie africana
Lo scrittore dal Senegal a sorpresa racconta: «Sono innamorato e ora mi sposo»
Allora è vero? «Eia che è vero». Sicuro sicuro? «Gai è. Così è». C'è anche la data? «Il 15». Maggio? «No gennaio, fra dieci giorni». Gavino Ledda si sposa. È in Senegal. Vive lì da tre mesi: una ricerca sul mondo agropastorale africano che diventerà un libro. E lì ha trovato l'amore. «Una cosa bella, semplice e pulita». Al telefono la sua voce è sicura, stentorea. Felice. Il muflone sardo, nella savana, ha dovuto cambiare pelle. «Sono diventato leone: per difendermi in questo luogo affascinante ma difficile». L'autore di Padre padrone, un long seller da un milione di copie, tradotto in quindici lingue, tornerà a Siligo («non so ancora quando, forse a fine mese») con una moglie africana. Certo, la notizia abbraccia la sfera privata ma Gavino è un personaggio pubblico, ha una storia pubblica, e lui stesso vuole parlarne. Anche per evitare il gossip fetente. «Sono innamorato», dice candidamente. Allora Ledda cosa è successo? «Colpo di fulmine». A sessantasei anni. «Non c'è età per l'amore» E lei? «Ventiquattro. Si chiama Monance, nella versione indigena Mai Yemouna. Una ragazza seria e intelligente». Bella? «Che domanda. Per me è bellissima, il corpo di una antilope, gesti timidi». Come vi siete conosciuti? «Dopo più di un mese di permanenza in Senegal - sono arrivato a fine ottobre dell'anno scorso - ho iniziato a sentire la difficoltà di ambientamento. Qui c'è tanta povertà e un mangiare frugale e monotono». Niente ristorante? «Vivo in una famiglia, rispetto gli orari, le usanze, e quindi anche il mangiare. Miglio e riso, riso e miglio. Pesce un paio di volte alla settimana. La frutta la compro io, perché loro non hanno i soldi. La famiglia è numerosa, ogni volta perdo il conto, non si cumprende nudda: arriva uno zio, un cugino della madre, una nonna, un fratello di un altro fratello... Qui hanno tre mogli, è un armento». E anche lei ha pensato di prendere moglie. «Non ci pensavo ma è successo». Come? «Stanco del mangiare monotono e poco energetico, ho detto un giorno al padrone di casa: voglio un bel filetto, portami in un ristorante. È venuta al tavolo una cameriera per servirci. L'ho guardata, sono rimasto folgorato. Le ho fatto i complimenti. Il mio amico ha subito tradotto in francese: ti ha detto che sei bella. E lei, in francese, mi ha detto l'italien est plus joli que moi. È nata una scintilla forte, ogni sabato andavo a mangiare lì. Per vederla. Alla terza volta le ho chiesto di uscire insieme». E lei? «Non è facile uscire con una ragazza senegalese. Comunque ha accettato ed è venuta nella casa dove sono ospite. Praticamente lì ci siamo conosciuti, ci hanno portato del the e ci hanno lasciato soli». E poi? «Niente. Abbiano parlato, a lungo». Cosa ha detto Monance? «Non cerco avventure, sono qui per amore». E poi? «E poi ci hanno chiamato per la cena ma nessuno dei due ha mangiato, eravamo emozionati. In quel momento si è consacrato l'amore». Il rude Gavino ha un cuore tenero... «Niente ironia, non accetto speculazioni sui sentimenti». E la famiglia di lei? «Naturalmente sono andato a casa loro. Monance vive con la nonna e uno zio, i genitori sono emigrati in Svizzera». Sanno che sua figlia si sposa? «Certo, dovrebbero essere presenti al matrimonio». Dunque le nozze sono fissate. «Sì, tutto in regola». Quale rito? «Musulmano. Andrò in una moschea da solo, perché qui al matrimonio va l'uomo e la donna aspetta in casa. Mi sposo di fronte ad una autorità religiosa e a Dio alla presenza dei maschi della famiglia. Quindi a casa dove prendi la moglie». Monance conosce la Sardegna? «Avevo una cartina, le ho mostrato dov'è. "È una piccola Africa", mi ha detto. "Senza baobab ed elefanti", ho risposto». Cosa farà a Siligo? «La moglie di Gavino Ledda. Mi aiuterà. Vedremo. È intelligente, seria, saggia. Ha dovuto lasciare il lavoro altrimenti non ci vedevamo mai. Siamo anche andati a mangiare insieme al ristorante dove lei serviva. La padrona c'è rimasta male, "un'altra delle migliori che un italiano si porta via" ha mormorato, sorridendo però». E cosa le ha risposto? «È l'amore, signora». Monance sa che lei è uno scrittore? «Non glielo volevo dire, pensavo di nasconderglielo per un po', non volevo che in qualche modo disturbasse l'amore. Ma la sua famiglia, naturalmente, me lo ha chiesto e la guida, prima che io parlassi, ha raccontato tutto». Ledda, da scrittore, qual è la sua Africa? «Per me è stato un appuntamento con la preistoria. Era quello che volevo, che cercavo. Ho incontrato i pastori e i contadini africani per riconoscere meglio me stesso e i contadini e pastori sardi. Ho allargato l'orizzonte della mia "cultura della pecora". Padre padrone visto dall'equatore è diverso. Comunque parlavamo la stessa lingua. Quando mi hanno visto mungere, mi guardavano con competenza, poi dicevano: è un pastore anche lui, è uno di noi». Sono pastori capaci? «Sì, ma la natura è ostile. Baddefrustana rispetto a questo spicchio d'Africa è un luogo dolce. Qui c'è caldo, siccità, serpenti. Tutto intrigante però. Io ogni settimana vado in giro per i villaggi, cerco i contatti con la gente e con la natura. Un giorno intero in giro. A casa per i giorni successivi mi siedo sotto un grande albero, all'ombra, e scrivo le mie impressioni. Ci tornerò spesso, per completare la mia ricerca, e per mungere i cammelli. L'Africa è una grande madre, ora anche una moglie». A proposito, a Siligo, in famiglia, che dicono del matrimonio? «Mia madre e mia sorella sanno che torno con una donna africana. Glielo ho detto, ma non ho fatto in tempo a specificare che sarà mia moglie. È caduta la linea, i collegamenti talvolta sono difficoltosi. Lo sapranno dall'Unione Sarda». Non solo loro. «Anche gli altri. Partecipazioni di matrimonio pubbliche». Ledda: è tutto una follia? «No, è amore. Inshallah». Sergio Naitza
07/01/2005




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