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    Predefinito Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    La cittadinanza a punti è una buona idea. Chi è d'accordo batta un colpo

    di Gaetano Quagliariello


    Cittadinanza e integrazione: non è questione di ideologia e neppure di bon ton. Al di là delle parolacce e dei falli di reazione, inizia a intravedersi un’autentica linea di frattura.

    Fin qui si è ritenuto che cittadinanza e integrazione fossero fenomeni correlati. Che, dunque, la cittadinanza debba essere considerata uno strumento attraverso il quale agevolare l’integrazione, evitando la ghettizzazione dell’immigrato e, ancor più, il riflesso razzistico nei suoi confronti.

    Quest'idea - che, lo diciamo subito, non condividiamo - ha prodotto in automatico alcune conseguenze politiche: gli appelli a non inseguire la Lega; la ricerca d’intese bipartisan e l'orgoglio politicamente corretto d'averle raggiunte a prescindere dal proprio partito e dal sentire del proprio elettorato; le leggi per accorciare i tempi d’acquisizione della cittadinanza; la disponibilità a concedere agli immigrati il diritto di voto, magari accompagnandolo col divieto alquanto bislacco di promuovere liste fondate su presupposti identitari.

    Negli stessi ambienti in cui tali proposte maturano, si è diffusa l'idea per cui chi vi si oppone sia in realtà ostaggio di paure ancestrali, sia incapace di fare i conti con un fenomeno epocale ineluttabile, di gestire i conflitti dovuti all’arrivo massiccio di immigrati considerando la sicurezza l'unica possibile chiave di lettura.

    Si tratta, però, di una contrapposizione di maniera, distante da una comprensione effettiva delle caratteristiche che il fenomeno migratorio ha assunto nel nuovo secolo. Oggi, infatti, non è più vero – o non è per nulla scontato – che quanti approdano nel nostro Paese spinti dalla convenienza, e a volte dalla disperazione, abbiano intenzione di rimanere in Italia a lungo. E tanto meno che intendano condividere gli oneri e gli onori dell'essere cittadini italiani.

    Nell’età della globalizzazione, mentre le identità nazionali si scoloriscono e si fanno più incerte, i flussi migratori diventano più ampi, veloci e complessi. Sempre più spesso gli immigrati dopo aver lasciato il Paese d'origine intraprendono percorsi che li conducono da un luogo all'altro prima di scegliere l’approdo finale. Altri ancora - anche in questo caso in misura maggiore rispetto al passato - vivono l'esperienza migratoria come una parentesi più o meno lunga in vista di un ritorno nella terra d'origine.

    Se ne può trarre una conclusione: cittadinanza e integrazione sono termini che si vanno allontanando, uniti nel vissuto concreto da correlazioni sempre più labili e incerte. E poiché la politica molto spesso è governata dalle conseguenze non volute, è facile prevedere che la concessione della “cittadinanza facile”, rendendo sempre più liquida la nozione dell’interesse nazionale, sul lungo periodo potrebbe rivelarsi un fattore di disgregazione assai più che uno strumento per integrare.

    La vera linea di frattura, dunque, non è tra buoni e cattivi. E neppure tra chi ritiene l’immigrazione una risorsa e quanti invece la considerano un pericolo. Per rendersene conto basta dare uno sguardo al dibattito che si svolge in Gran Bretagna e Francia, le vecchie potenze imperiali. Il vero spartiacque è tra quanti ritengono che l’acquisizione della cittadinanza possa discendere dal trascorrere del tempo - di un tempo sempre più breve -, e quanti vorrebbero legarla a comportamenti attivi che testimonino la volontà di entrare a far parte di una comunità nazionale.

    Solo in presenza di simili comportamenti, infatti, c’è una vera integrazione; e solo in questo modo il rischio delle liste etniche e religiose, denunziato da Angelo Panebianco qualche giorno fa sul Corriere della Sera, può essere prevenuto senza ricorrere a inutili e ridicoli divieti o a dichiarazioni d'intenti che lasciano il tempo che trovano.

    La proposta lanciata ieri dal ministro Sacconi della cittadinanza a punti va in questo senso. Essa riprende una suggestione contenuta in un documento della Fondazione Magna Carta. Ha registrato l’interesse di Pier Ferdinando Casini e anche negli ambienti ecclesiali inizia ad essere considerata con interesse, mettendo in crisi l’approccio superficialmente buonista degli Sciortino e dei Marchetto. Mi sembra giunto il momento di precisarla e articolarla, costruendo intorno ad essa un fronte culturale, politico e infine anche parlamentare.


    La cittadinanza a punti è una buona idea. Chi è d'accordo batta un colpo | Fondazione Magna Carta
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    Cittadinanza a punti. Frattini: "Interessante"
    Il ministro degli Esteri sulla proposta di Sacconi. "Cittadinanza è traguardo dopo un lungo percorso"



    Roma – 24 novembre 2009 - La "cittadinanza a punti" proposta da Sacconi "mi sembra un'idea interessante, va approfondita ma non è da scartare a priori". Così stamattina il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, rispondendo ad una domanda di Maurizio Belpietro durante la rubrica 'La telefonata' in onda su Canale 5.

    "Io credo - ha affermato il capo della diplomazia italiana - che la cittadinanza per un immigrato e' un raggiungimento di un traguardo, non e' l'inizio: non si può immaginare che chi arriva in Italia per ciò solo maturi un diritto a diventare cittadino italiano. Lo si diventa dopo un lungo percorso, che passa per il lavoro, per il rispetto della legge, per il rispetto della nostra costituzione e delle nostre regole”.

    “Vi sono paesi - ha infine ricordato Frattini - dove questo meccanismo dei punti, il Canada, gli Stati Uniti, e' già in vigore per il riconoscimento dei permessi di lavoro di lunga durata, che sono l'anticamera per ottenere la cittadinanza".


    Cittadinanza a punti. Frattini: "Interessante" - Stranieri in Italia - il portale dell'immigrazione e degli immigrati stranieri - Stranieri in Italia - il portale dell'immigrazione e degli immigrati stranieri
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    Ma non è che l'idea finiana di un esame di lingua e costituzione, così come questa proposta per una cittadinanza a punti, e qualsiasi altra proposta tesa ad inserire un esame, facendola finita con l'automatismo attuale, siano sbagliate di per se.

    Il problema è che un esame, una lezioncina, possono sempre essere imparati.Quindi, se quest'esame è solo un modo per ridurre il tempo per fare domanda, o inserire lo ius soli, è sbagliato.

    Se invece è una cosa in più all'attuale legge, ben venga.

    Cmq sono sempre dell'idea che bisognerebbe adottare la legislazione Svizzera, che inq uesti decenni ha permesso l'integrazione, manentendo ordine e cultura degli autoctoni, di milioni di immigrati.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  4. #4
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La cittadinanza a punti è una buona idea. Chi è d'accordo batta un colpo

    di Gaetano Quagliariello


    Cittadinanza e integrazione: non è questione di ideologia e neppure di bon ton. Al di là delle parolacce e dei falli di reazione, inizia a intravedersi un’autentica linea di frattura.

    Fin qui si è ritenuto che cittadinanza e integrazione fossero fenomeni correlati. Che, dunque, la cittadinanza debba essere considerata uno strumento attraverso il quale agevolare l’integrazione, evitando la ghettizzazione dell’immigrato e, ancor più, il riflesso razzistico nei suoi confronti.

    Quest'idea - che, lo diciamo subito, non condividiamo - ha prodotto in automatico alcune conseguenze politiche: gli appelli a non inseguire la Lega; la ricerca d’intese bipartisan e l'orgoglio politicamente corretto d'averle raggiunte a prescindere dal proprio partito e dal sentire del proprio elettorato; le leggi per accorciare i tempi d’acquisizione della cittadinanza; la disponibilità a concedere agli immigrati il diritto di voto, magari accompagnandolo col divieto alquanto bislacco di promuovere liste fondate su presupposti identitari.

    Negli stessi ambienti in cui tali proposte maturano, si è diffusa l'idea per cui chi vi si oppone sia in realtà ostaggio di paure ancestrali, sia incapace di fare i conti con un fenomeno epocale ineluttabile, di gestire i conflitti dovuti all’arrivo massiccio di immigrati considerando la sicurezza l'unica possibile chiave di lettura.

    Si tratta, però, di una contrapposizione di maniera, distante da una comprensione effettiva delle caratteristiche che il fenomeno migratorio ha assunto nel nuovo secolo. Oggi, infatti, non è più vero – o non è per nulla scontato – che quanti approdano nel nostro Paese spinti dalla convenienza, e a volte dalla disperazione, abbiano intenzione di rimanere in Italia a lungo. E tanto meno che intendano condividere gli oneri e gli onori dell'essere cittadini italiani.

    Nell’età della globalizzazione, mentre le identità nazionali si scoloriscono e si fanno più incerte, i flussi migratori diventano più ampi, veloci e complessi. Sempre più spesso gli immigrati dopo aver lasciato il Paese d'origine intraprendono percorsi che li conducono da un luogo all'altro prima di scegliere l’approdo finale. Altri ancora - anche in questo caso in misura maggiore rispetto al passato - vivono l'esperienza migratoria come una parentesi più o meno lunga in vista di un ritorno nella terra d'origine.

    Se ne può trarre una conclusione: cittadinanza e integrazione sono termini che si vanno allontanando, uniti nel vissuto concreto da correlazioni sempre più labili e incerte. E poiché la politica molto spesso è governata dalle conseguenze non volute, è facile prevedere che la concessione della “cittadinanza facile”, rendendo sempre più liquida la nozione dell’interesse nazionale, sul lungo periodo potrebbe rivelarsi un fattore di disgregazione assai più che uno strumento per integrare.

    La vera linea di frattura, dunque, non è tra buoni e cattivi. E neppure tra chi ritiene l’immigrazione una risorsa e quanti invece la considerano un pericolo. Per rendersene conto basta dare uno sguardo al dibattito che si svolge in Gran Bretagna e Francia, le vecchie potenze imperiali. Il vero spartiacque è tra quanti ritengono che l’acquisizione della cittadinanza possa discendere dal trascorrere del tempo - di un tempo sempre più breve -, e quanti vorrebbero legarla a comportamenti attivi che testimonino la volontà di entrare a far parte di una comunità nazionale.

    Solo in presenza di simili comportamenti, infatti, c’è una vera integrazione; e solo in questo modo il rischio delle liste etniche e religiose, denunziato da Angelo Panebianco qualche giorno fa sul Corriere della Sera, può essere prevenuto senza ricorrere a inutili e ridicoli divieti o a dichiarazioni d'intenti che lasciano il tempo che trovano.

    La proposta lanciata ieri dal ministro Sacconi della cittadinanza a punti va in questo senso. Essa riprende una suggestione contenuta in un documento della Fondazione Magna Carta. Ha registrato l’interesse di Pier Ferdinando Casini e anche negli ambienti ecclesiali inizia ad essere considerata con interesse, mettendo in crisi l’approccio superficialmente buonista degli Sciortino e dei Marchetto. Mi sembra giunto il momento di precisarla e articolarla, costruendo intorno ad essa un fronte culturale, politico e infine anche parlamentare.


    La cittadinanza a punti è una buona idea. Chi è d'accordo batta un colpo | Fondazione Magna Carta
    Io batto un colpo, perchè mi sembra una proposta ragionevole ed equilibrata, basata sui progressi veri, reali, di un immigrato, e non su una mera concessione di un pezzo di carta dopo un certo numero di anni. E' come un esame continuo ed esteso, che va superato dando attivamente buona prova di se. E che c'è di meglio, allora?

  5. #5
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    In Francia non si fanno tante storie: per avere la cittadinanza ci vogliono dai 5 ai 10 anni di soggiorno continuato, chi nasce sul suolo francese NON ha automaticamante la cittadinanza francese e la potrà avere solo al 18° anno.

    Spero che si arrivi a una legge armonica europea basata su questo modello

  6. #6
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    In Francia non si fanno tante storie: per avere la cittadinanza ci vogliono dai 5 ai 10 anni di soggiorno continuato, chi nasce sul suolo francese NON ha automaticamante la cittadinanza francese e la potrà avere solo al 18° anno.

    Spero che si arrivi a una legge armonica europea basata su questo modello
    Il soggiorno continuato però per sè non garantisce la piena integrazione, così come avere la patente non significa sempre guidare bene...L'idea della cittadinanza a punti - se esposta bene, e non ridotta a macchietta ridicola - mi piace sempre di più, perchè si basa sul comportamento nel tempo. Chi sgarra anche se residente da anni...non può ottenere nulla a prescindere.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Il soggiorno continuato però per sè non garantisce la piena integrazione, così come avere la patente non significa sempre guidare bene...L'idea della cittadinanza a punti - se esposta bene, e non ridotta a macchietta ridicola - mi piace sempre di più, perchè si basa sul comportamento nel tempo. Chi sgarra anche se residente da anni...non può ottenere nulla a prescindere.
    Quoto. E aggiungo che una legge del genere potrebbe incentivare la volontà di integrazione da parte degli immigrati.
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    La cittadinanza a punti può essere il mezzo per abbandonare la attuale concezione della cittadinanza automatica basata sullo jus soli.

    Io sostengo però che il sistema tedesco sia il migliore.

    __________________________________________________ _________

    Per ottenere la cittadinanza bisogna avere:

    Un valido Permesso di Residenza

    Devi essere:

    Residente legale da almeno 8 anni, continuativamente.

    Devi fornire:
    Una garanzia di entrate economiche per te e chi dipende da te, senza bisogno di ricorrere a disoccupazione o aiuti sociali
    Le sole eccezioni sono per i ragazzi al di sotto dei 23 anni.

    Conoscenza adeguata della lingua tedesca

    Conoscenza della costituzione tedesca

    Dovrai abbandonare la tua nazionalità (con alcune eccezioni)

    Coniugi e bambini possono spesso fare eccezione, anche se non risiedono in Germania da 8 anni.
    Per coniugi di cittadini tedeschi, la coppia deve essere sposata da 2 anni e il consorte deve risiedere in Germania da 3 anni prima di poter fare richiesta.

    I Bambini ottengono la cittadinanza tedesca dalla nascita

    La cittadinanza è determinata dai genitori e non dal luogo di nascita. Bambini con genitori tedeschi sono automaticamente tedeschi dalla nascita. Però non tutti i bambini nati in Germania sono automaticamente tedeschi, infatti, ci sono 100.000 bambini non tedeschi nati ogni anno.

    Se entrambi i genitori sono stranieri il bambino acquisisce automaticamente la cittadinanza se uno dei genitori risiede in Germania da almeno 8 anni con un valido permesso.

    Se stranieri, i bambini conservano la doppia cittadinanza, ma prima di poter accedere al diritto di voto in Germania devono rinunziare alla cittadinanza dell'altro paese per assumere in toto quella tedesca con tutte le conseguenze del caso. Sebbene dal 1999 abbia rinunciato alla disciplina basata sullo jus sanguinis (solo chi nasce da tedeschi può essere cittadino)
    Questo sistema garantisce che chi non è preparato ad esercitare i suoi diritti di cittadino non possa accedervi.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    Inutile discuterne, la Lega non approverà mai una legge che riduca i tempi per ottenere la cittadinanza e Berlusconi ha tutto eccetto che l'intenzione di compromettersi l'appoggio leghista, oltre tutto per via di una proposta non condivisa dalla maggioranza degli Italiani e che trova larga parte del centrodestra contrario.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Cittadinanza a punti. Siete d'accordo?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Inutile discuterne, la Lega non approverà mai una legge che riduca i tempi per ottenere la cittadinanza e Berlusconi ha tutto eccetto che l'intenzione di compromettersi l'appoggio leghista, oltre tutto per via di una proposta non condivisa dalla maggioranza degli Italiani e che trova larga parte del centrodestra contrario.
    Guarda che Sacconi, Frattini e Quagliariello sono berlusconiani. Mi sa invece che larga parte del centrodestra sarà favorevole a questa proposta.
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