La gloria dello Sciré


(Tratto da AREA) - Dopo sessantadue anni, il 18 dicembre, il sommergibile Sciré è tornato a solcare le acque del Mediterraneo. Ai più potrà sembrare un’assurdità, lo Sciré riposa al largo di Haifa, affondato in azione dalla marina inglese, in realtà una delle leggende della marineria italiana, e non solo, è tornato in vita. La marina italiana ha riassegnato il nome della gloriosa unità ad uno dei due nuovi sommergibili della classe U212 attualmente in servizio. Lo Sciré e il suo gemello, il Todaro, appartengono alla classe di sommergibili convenzionali (non propulsi cioè da batterie nucleari) più moderni al mondo. Progettati in Germania, vengono costruiti in Italia in base ad un programma di scambio tra i due Paesi. Tutti gli U212 possono essere definiti sommergibili invisibili: grazie, infatti, a delle particolarità nel motore, la loro autonomia in immersione è lunghissima ed inferiore solo ai sommergibili nucleari. La stessa linea e i silenziosi sistemi operativi permettono alla classe U212 di navigare immersi per 420 miglia sfuggendo ai sonar. Lo stesso armamento garantisce la massima sicurezza: i loro dodici siluri A 184 (versione A3) sono dotati di un sistema "intelligente" che, grazie ai diversi rumori delle eliche, gli consente di seguire le manovre del bersaglio senza mettere a rischio eventuali altri mezzi che potessero sovrapporsi. Una centrale di bordo che riceve e analizza gli impulsi di tutti i sistemi sonar di bordo completa il quadro. Si tratta, quindi, di due unità all’avanguardia nel settore che vanno a implementare la difesa e la sicurezza dei nostri mari. Resta comunque quel nome e quella data a ricordare le gloriose imprese della marina italiana: il 18 dicembre 1941, il regio sommergibile Scirè entrava nel porto di Alessandria e attaccava le navi alla fonda. Era il trionfo per la nostra marina e per la sua nuova arma: gli incursori e loro siluri lenta corsa, i maiali. Tre maiali superano le barriere e piazzano cariche esplosive sotto le corazzate Valiant e Queen Elisabeth, di 360mila tonnellate, la cisterna Sagona ed il cacciatorpediniere Jervis. L’affondamento delle unità maggiori viene evitato solo dai bassi fondali portuali. La Mediterranean fleet resta fuori combattimento per svariati mesi. Si tratta del trionfo per la regia marina, per lo Sciré e per il suo comandante: il capitano di corvetta Junio Valerio Borghese. Lo Sciré doveva il suo nome alla regione dell’Etiopia ai confini con l’Eritrea; dove si battè valorosamente il reggimento Pistoia che donò la bandiera di combattimento alla nuova unità della classe 600 - serie Adua. Varato il 25 aprile 1938 dai cantieri Oto di La Spezia, lo Scirè dislocava in emersione circa 683 tonnellate e in immersione circa 856 tonnellate ed era armata, in origine, con quattro tubi lanciasiluri da 533 mm. prodieri e due poppieri, un cannone prodiero da 100 mm. e due mitragliere da 13,2 mm. Il mezzo era lungo 60,18 metri e largo 6,45 ed era dotato di 2 motori diesel da 1.400 cavalli più due elettrici da 800 cavalli in grado di imprimergli una velocità massima di 14 nodi in emersione e di 7,5 in immersione. Lo Scirè aveva un'autonomia in superficie di 3.160 miglia a 10,5 nodi e, in immersione, di 74 miglia a circa 4 nodi; disponeva di un equipaggio di quattro ufficiali e 40 tra sottufficiali e marinai, poteva immergersi fino ad 80 metri di profondità. Nell'agosto 1940 l’unità fu sottoposta ad importanti lavori con la sistemazione dei cassoni-cilindri per trasporto mezzi subacquei d'assalto ed operò, dal 24 settembre al 3 ottobre a dal 21 ottobre al 3 novembre dello stesso anno, in due missioni di trasporto operatori e mezzi a Gibilterra, senza peraltro che i mezzi potessero raggiungere il successo. Una nuova missione su Gibilterra ebbe luogo il 15 maggio 1941, che non conseguì risultati utili, ed il 10 settembre venne ripetuta, conseguendo l'affondamento di una petroliera ed il danneggiamento di altre due. La missione più importante lo Scirè la compì, come già detto sopra, il 18 dicembre 1941, violando le acque prospicienti il porto di Alessandria, facendo uscire i suoi maiali e i loro operatori, gli uomini gamma, che poterono attaccare e seriamente danneggiare le due corazzate inglesi Queen Elizabeth e Valiant, la cisterna Sagona ed il cacciatorpediniere Jervis. Successivamente, Borghese lasciò il comando del sottomarino al capitano di corvetta Bruno Zelich. Dopo aver lasciato La Spezia il 27 luglio 1942, lo Scirè raggiunse l'isola di Lero da cui intraprese una missione contro il porto britannico di Haifa. L'unità lasciò Lero il 6 agosto ed attese in mare per informazioni provenienti dalla ricognizione aerea tedesca; lo Sciré andò perduto il 10 agosto presso Haifa, affondato dalla vedetta britannica Islay mentre si accingeva ad attaccare anche quel porto. Erano le 16,15, infatti, quando la Hms Islay lanciò le prime bombe di profondità che colpirono subito lo Scirè. Il sommergibile italiano emerse armando i siluri di prora ma non ebbe il tempo per eseguire la manovra d'attacco perché venne colpito dall'artiglieria della nave inglese. Il sommergibile affondò velocemente posandosi sul fondo sabbioso ad appena 32 metri di profondità. A bordo dello Scirè l'equipaggio si preparò ad abbandonare il sommergibile: 35 uomini si portarono a ridosso dell'uscita di poppa e allagarono il vano motori per equilibrare la pressione prima di aprire il portello esterno. Pochi attimi prima, però, che il primo uomo abbandonasse il mezzo, il sommergibile fu colpito da una seconda serie di bombe di profondità che distrusse il battello uccidendo tutti i marinai e i dieci operatori della Decima flottiglia Mas. Ecco il racconto di un testimone oculare, Arie Luba Eliav, scrittore e politico israeliano che nell’agosto del 1942, poco più che ventenne, era servente d’artiglieria costiera nell’esercito britannico. Eliav, che in quella calda giornata si trovava al suo posto di guardia presso il pezzo numero 2 della batteria centrale antinave del molo di Haifa, così descrive il drammatico episodio: "Quel giorno ero servente al telemetro del mio pezzo quando vidi attraverso il binocolo tutta la scena. A non più di un miglio dall'imboccatura del porto scorsi quattro cacciatorpediniere inglesi compiere strane evoluzioni in circolo accompagnate dal lancio di numerose cariche di profondità. Compresi subito che le unità avevano intercettato un sommergibile nemico e che lo stavano costringendo all’emersione. All'improvviso, tra il frastuono delle esplosioni e le alte colonne d'acqua spumeggiante, vidi con chiarezza emergere, quasi verticalmente, lo scafo lungo e scuro dell'unità braccata. Ripiombato sulla pancia con un tonfo, l'unità nemica venne subito bersagliata dai cannoni e dalle mitragliere pesanti dei caccia che ne fecero scempio. Scosso dai colpi come un’animale ferito, il sommergibile fece uno strano balzo in avanti con la prora per poi adagiarsi su un fianco ed affondare rapidamente in un grande vortice. Solo il giorno seguente venni a sapere che, con ogni probabilità, l'unità affondata apparteneva alla Regia Marina Italiana". Dal 2 al 28 settembre 1984 sono state recuperate dalla nave salvataggio Anteo le salme di 42 dei 49 membri dell'equipaggio e degli 11 operatori imbarcati al momento dell'affondamento. Altri due corpi furono restituiti dal mare il giorno dopo l’affondamento, e furono sepolti nel cimitero di Haifa dagli inglesi che resero loro tutti gli onori militari. Varie parti dello scafo, rimosse in un precedente tentativo di recupero (basamento del cannone, parti della portelleria, vari pezzi del fascione e i due cilindri contenitori dei Slc), sono conservate nel Sacrario delle Bandiere di Roma e nei musei navali di La Spezia e Venezia e alla base navale di Augusta. Cinque marinai riposano ancora nella loro nave: attualmente, il relitto dello Scirè è ancora adagiato sulla sabbia del porto di Haifa, nel punto di coordinamento Nord 32° 54', 5 Est 34° 58'.