LA SCELTA RIFORMISTA
DEI REFERENDUM
di Lanfranco Turci
Con l'imminente pronuncia della Corte Costituzionale il tema dei referendum sulla procreazione assistita torna centrale nella battaglia politica. Il governo del centrodestra ha già messo sul tavolo le sue carte: la decisione di costituirsi contro l'ammissibilità dei referendum è, infatti, un atto politico di grandissima rilevanza e un preciso messaggio ideologico. Forza Italia e il Presidente del Consiglio puntano a giocare la carta del fondamentalismo religioso nei prossimi referendum e alle elezioni politiche. Il calcolo potrebbe essere quello di ripetere in Italia il modello Bush: illusionismo fiscale e fondamentalismo conservatore come mix vincente. Naturalmente il centrodestra organizzerà la battaglia referendaria in chiave astensionistica, ma il messaggio sotteso sarà quello dei valori del più illiberale conservatorismo. Ci stiamo preparando a questo scenario? Non mi pare. Finora è prevalso un atteggiamento di rimozione del tema, nei DS e nel centrosinistra. E' significativo che fra i mille problemi che agitano quotidianamente l'opposizione, non sia emerso ancora quello dei referendum. Si corrono così due rischi ugualmente drammatici. L'uno di lasciare crescere un pericoloso non detto con una parte della componente cattolica della Margherita. L'altro di non prepararsi a fronteggiare la linea del centrodestra e di perdere referendum ed elezioni. Per scongiurare questo rischio lo scontro va condotto sul terreno della libertà: la libertà delle donne, degli individui, della ricerca scientifica. Difendendo le buone ragioni etiche dell'opposizione alla legge 40 contro chi accusa questa battaglia per la libertà di sconfinare nel libertinismo. Ci possono essere principi teologici, non possumus religiosi, per cui credenti o anche non credenti decidano di non voler usufruire di queste nuove possibilità. Ma quelle stesse persone non possono pretendere di imporre alla generalità dei cittadini le loro convinzioni come divieti di legge. Qui scatta il tema decisivo della laicità dello stato. E scatta la prova decisiva della cultura liberale che dovrebbe costituire il minimo comune denominatore dello schieramento del centrosinistra. E' proprio l'offesa ai valori liberali che sta creando conflitti nello schieramento del centrodestra, soprattutto con arie ampie e significative del suo elettorato, che potrebbero votare a favore dei referendum e maturare anche una posizione di distacco politico più complessivo. A trent'anni dalle battaglie sul divorzio e sull'aborto, può il cattolicesimo democratico sottrarsi alla distinzione fra i valori religiosi e i valori di laicità e di tolleranza propri delle istituzioni repubblicane? E possiamo noi, liberal, di sicuro fra i più tenaci sostenitori del progetto della Federazione e dell'ipotesi del Partito riformista, non porre queste scomode domande a tanti amici cattolici riformisti? E, last but not least, proviamo a porre una domanda prima di tutto a noi stessi: potrebbe esistere un partito riformista che non fosse convintamente liberale?




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