Gli Stati Uniti, nell’ottobre dello scorso anno, hanno varato un gigantesco scudo fiscale, per il rimpatrio degli utili che le loro multinazionali avevano accumulato, all’estero, con le esportazioni. Ora gli effetti si vedono sul corso del dollaro.
Tali utili godevano originariamente di una dilazione a tempo indeterminato, per il pagamento delle imposte negli Usa.
Dilazione che è stata bocciata, in sede di Organizzazione mondiale del commercio perché accusata di distorcere la concorrenza internazionale.
Ma con una legge che, per impulso di Bush, è stata approvata in tempi rapidi, le imprese che rimpatriano gli utili realizzati nell’esportazione, possono godere di un esonero fiscale da parte del governo federale.
A patto però che investano tali proventi in imprese che danno lavoro negli Usa.
Questa nuova legge, denominata Job Creation Act (Legge per la
creazione di occupazione), sta determinando un massiccio rientro di capitali.
L’ammontare totale è stimato in 400-500 miliardi di dollari, scaglionati nel tempo. Un terzo circa è in valute diverse dal dollaro e la spiegazione del grande afflusso di valuta estera negli
Usa in novembre e dicembre sta proprio in parte notevole nella decisione di avvalersi di questo scudo fiscale.
Gli effetti di sostegno al dollaro si protrarranno per tutto il 2005. La quota maggiore dei rimpatri è in dollari, in quanto le multinazionali di settori come l’industria elettronica e quella aeronautica esportano in dollari. Ma anche se ciò non aiuterà la moneta americana darà comunque impulso alla crescita e all’occupazione negli Usa, combattendo la tendenza alla delocalizzazione di imprese nei paesi a più bassi costi, come l’America Latina o l’Asia.
Per gli americani, come per gli europei, è impossibile competere con questi paesi, in rapporto ai costi del lavoro e alle norme ambientali. Le armi che restano sono la ricerca tecnologica e le riduzioni fiscali.
Nella prima gli Usa hanno già un vantaggio competitivo, che non sembra bastare. Così, oltre ai ribassi generali delle imposte hanno
varato anche uno scudo fiscale per meglio promuovere e sostenere l’occupazione.
Questo pragmatismo americano è una lezione per l’Europa.

su Il Foglio del 27 gennaio

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