Valerio Riva:

Poi convinsi Feltrinelli a fare un’impresa disperata. Subito dopo l’impresa dei missili nel 1962, che aveva dato luogo ad uno scontro violento fra Fidel Castro e Krusciov, dissi che ero in grado di andare a Cuba a chiedere a Castro di scrivere la sua autobiografia. In realtà la cosa che mi interessava di più era il capitolo sulla lite fra lui e Krusciov sulla questione dei missili sovietici a cuba, che come i più anziani ricorderanno ci portò sull’orlo della guerra atomica. Ricordo che la sera prima del blocco delle navi sovietiche che arrivavano a Cuba cariche di missili andai a casa dalla mia bambina di tre anni pensando che il giorno dopo forse non ci saremmo più svegliati. Per fortuna ci fu un uomo di buon senso, Nikita Krusciov, che arrivato al punto di schiacciare il bottone rosso – e come scrisse poi in una lettera a Fidel Castro che lo aveva accusato di non avere avuto il coraggio di farlo – disse: “io non avrò avuto il coraggio di schiacciare quel bottone ma mi sarei sentito nella vergogna più totale per tutta la vita e per tutta l’eternità se avessi dovuto veramente schiacciarlo. Io sono un contadino, un uomo anziano e certe cose non le faccio”.

Andai così a Cuba e la notte di Capodanno del 1963 feci firmare a Castro il contratto. Poi entrai in un giro che portò via quattro anni della mia vita nel tentativo di farlo scrivere e in un turbinio di eventi, fra cui il fatto che Feltrinelli cadde nelle spire del Kgb (un’altra storia che andrebbe raccontata). Alla fine del 1967, poco prima di Natale, mi trovavo a Cuba perchè invitato ad un congresso culturale. Insieme a me era stato invitato un certo signor Swarz, che era un grande mercante d’arte contemporanea italiana, un ebreo, naturalmente, molto intelligente, dotato di grande fiuto per il mercato d’arte. Questo signor Swarz, ebreo e comunista, aveva messo in piedi un piccolo movimento, che nelle sue intenzioni doveva trovare un accomodamento tra palestinesi ed israeliani, e si muoveva in questa direzione. Era stato invitato anche lui a questo congresso culturale dove portò la sua relazione, un po’ spiccia, su questo argomento: “Rapporti tra la Palestina ed Israele, per arrivare alla pace”. Aveva appena cominciato a parlare che da una porta laterale della sala entrarono una serie di personaggi, tra cui Arafat, armati con dei fuciloni e dei mitra giganteschi. Gli si misero davanti con aria di sfida, cacciando tutti quelli che stavano nella prima fila, e con le armi in mano lo guardarono fissamente. Dopo gli mandarono a dire con un bigliettino che quando avesse finito di parlare, lo avrebbero aspettato. Naturalmente il povero Swarz, che era un uomo coraggioso, ma non sprovveduto, capì che con tutte quelle armi e con quei ceffi non poteva far nulla; quindi decise fra se di non smettere di parlare finché non si fosse trovata una soluzione. Fu così che andò avanti a parlare per ben sei ore; fino a che riuscirono a chiamare Fidel Castro, che venne di persona e lo portò via. Che cosa facevano Arafat e gli altri a Cuba? Stavano semplicemente mettendo insieme quello che poi è diventato il terrorismo internazionale.

Allora Fidel Castro teorizzava la guerriglia e cercava di organizzare la guerriglia in America latina e in parte anche in Europa. Però aveva un difetto: era molto finanziato dai servizi israeliani. Gli israeliani avevano concepito un certo piano per Fidel Castro e lo finanziavano ampiamente, anche per una ragione non soltanto politica ma di tecnica agricola. Voi sapete che gli israeliani sono riusciti a trasformare il deserto in terra fertile. Cuba aveva dei problemi di agricoltura molto gravi e gli israeliani pensavano di poter fare dell'isola di Cuba un terreno di sperimentazione delle loro tecniche agricole; infatti avevano mandato una grande quantità di specialisti, che in effetti avevano fatto fare all’agricoltura cubana grossi progressi. Ma gli arabi palestinesi – c’erano comunque di mezzo anche siriani, giordani, sauditi, ecc.. - arrivarono lì per imporre, come in realtà avvenne, a Fidel Castro di abbandonare gli israeliani e passare dalla loro parte mettendo al loro servizio l’intelligence e la guerriglia che Castro aveva organizzato fino a quel momento. Tutta questa rete, anche europea, passò dunque agli arabi.