Toghe Rosse
La magistratura è un settore impermeabile alla sinistra, storicamente! Così sostengono in molti a sinistra.
Il teorema, come alcuni sinistri lo definiscono, secondo il quale esistono magistrati militanti, che utilizzano la giustizia come strumento politico ma che non solo da destra viene sostenuto, come, p.e., Marco Pannella, la Bonino o Cossiga, sui quali credo non si possa parlare di servilismo verso Berlusconi o di quant'altro, dovrebbe già di per se far riflettere.
Senza voler dire, per ora, di Violante ex magistrato ed oggi “politico” o di Caselli, regista il primo ed esecutore il secondo, dei processi ad Andreotti e Dell'Utri, (come tutti sanno, Andreotti ancora di più) ricordo ai distratti, che Colombo, Gherardo il socio di Ilda, non ha mai nascosto il suo essere comunista. Ma non dimostra nulla!
Nel 1987, pochi anni prima che scoppiasse “tangentopoli”, Francesco Greco, altro “miliziano” di punta del Pool, Alter Ego di Travaglio, fu schedato dai Carabinieri di Roma, perchè scriveva su una rivista legata alla sinistra eversiva. Piccolo dettaglio, che non dimostra nulla!
Parliamo allora di MD, Magistratura Democratica la forte e dominante corrente (o partito) di sinistra della magistratura e che difatti condiziona pesantemente tutto il CSM.
Francesco Misiani, ex magistrato, tirato in ballo dal pool di Milano nell'inchiesta “Toghe Sporche”, stava per diventare Procuratore Capo a Milano cioè il capo del Pool, quando fu “colpito” dalla famosa intercettazione (truccata, come accertato dai periti del Tribunale di Perugia) del Bar Mandara a Roma. Non fu arrestato, se né andò, disse, disgustato dalla magistratura. Oggi è avvocato. Misiani ha scritto un libro (di pentimento?) (La toga rossa) nel quale descrive la realtà politica della magistratura di sinistra, nel periodo che va dalla fine degli anni sessanta alla fine degli anni settanta.
Misiani, fu uno dei fondatori della corrente di sinistra all'interno della magistratura, ossia Magistratura Democratica. Ecco alcuni passaggi del suo libro.
Riferendosi alla mozione del congresso di Magistratura Democratica, tenutosi a Roma nel dicembre 1971, si legge: «Il nostro comune assunto teorico è, che l'attuale giustizia è una giustizia di classe». L'obiettivo, per i giudici di sinistra, scrive Misiani, è «la realizzazione di un modello di teoria e prassi giudiziaria volto a privare la giustizia delle sue caratteristiche di strumento di tutela degli interessi delle classi dominanti per renderla funzionale alle esigenze di eguaglianza, partecipazione ed emancipazione, sociale ed economica, delle classi lavoratrici». In questa visione si ritrovano le due correnti interne di MD: quella più vicina al PCI (nella quale militavano Giancarlo Caselli, Edmondo Bruti Liberati, Elena Paciotti) e quella più radicale, simpatizzante per la sinistra extraparlamentare, rappresentata tra gli altri dallo stesso Francesco Misiani e Francesco Greco, elemento di spicco del pool di Milano.
«Di fatto molti di noi – prosegue Misiani – arrivarono a giustificare la violenza con finalità politica, sia pure nelle forme del picchettaggio, della resistenza a pubblico ufficiale, ecc... Non posso negare che nelle mie decisioni di allora, e parlo delle mie decisioni da giudice, non abbia influito , e molto, la mia ideologia. Se proprio dovevamo condannare, condannavamo al minimo e poi mettevamo fuori». (Ancora oggi ritroviamo molte analogie, vedi No Global).
Insieme ad altri due suoi colleghi, Misiani, nel 1976, andò in Cina con una delegazione del PCI e scrivendo poi un libro: Stato e Costituzione in Cina.
«Eravamo subito dopo la Rivoluzione culturale maoista e riuscimmo persino ad esaltare il Processo Popolare, di cui avevamo avuto un saggio all'interno di uno stadio, dove vennero condannati per acclamazione (!) quattro disgraziati. Avemmo la sfacciataggine di esaltare quel tipo di processo sostenendo che si realizzava la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia». «L'ala «movimentista» di Magistratura Democratica – continua Misiani – propugnava l'idea, che i magistrati potessero e dovessero porsi come soggetti in grado di rimuovere gli ostacoli, che impedivano il realizzarsi del principio di uguaglianza sostanziale dei cittadini. Per noi era la legittimazione a sentirci rivoluzionari all'interno delle istituzioni. Eravamo un gruppo di giuristi a cui si accompagnavano militanti di tutte le formazioni della sinistra extraparlamentare: da Lotta Continua, a Servire il Popolo».
Ma Md fece anche vera e propria politica, quando ad esempio nel 1970 promosse la raccolta di firme per un referendum popolare per l'abolizione dei reati sindacali. Si era nel periodo dei tanti e violenti picchettaggi davanti alle fabbriche.
Nel 1984, Md, si batte contro il D.L. che stabiliva il blocco parziale della “contingenza” in busta paga, definita come «una grave violazione della legalità costituzionale. Altra battaglia politica di MD, fu quella contro l'installazione a Comiso degli “euromissili”, decisa dal Parlamento, (in risposta ai missili sovietici puntati contro l'Europa e l'Italia) e che, MD, definì come di una iniziativa «oggettivamente eversiva dell'ordinamento costituzionale».
Giancarlo Caselli, riguardo alla necessità di formare una nuova generazione di magistrati, nel 1979 scriveva sulle pagine di Democrazia e Diritto e Nuova Società:
«La magistratura viene vista come compattamente schierata accanto ai “Potenti”, secondo una concezione certamente giustificata da vicende di ieri e di oggi, ma che non tiene nel giusto conto, il delinearsi all'interno di essa (corporazione), di nuove tendenze sul ruolo dei giudizi nella società attuale. Mentre è necessario che queste nuove tendenze siano da tutti ben conosciute, se si vuole realizzare attorno ad esse un “sostegno di massa” che le sviluppi ulteriormente. Altrimenti potrebbero essere ricacciate indietro, con evidente svantaggio per quelle forze politiche e sociali che anche dal mutato atteggiamento di una parte almeno della magistratura possono ricevere un contributo alla trasformazione in senso democratico del nostro Paese». E' evidente quindi, che non bastava il Parlamento a decidere la storia del Paese, ma bisognava che i magistrati si affiancassero a quella parte politica che cercava di trasformare l'Italia secondo un proprio modello sociale ed economico: la sinistra comunista.
Con lo “scoppio” di tangentopoli nel '92, difatti, sembra realizzarsi il sogno-desiderio di alcuni magistrati, di affiancarsi o meglio, di sostenere con lo strumento “giustizia”, l'ascesa al governo di una forza politica: il Pci-Pds-Ds. L'ostacolo posto da Berlusconi, sconvolse i piani sogno-desiderio dei magistrati-rivoluzionari, costringendoli così a dover continuare la "revolucion", che pensavano si potesse concludere in breve tempo, con la conquista del potere politico. Ma Occhetto fallì.
Previti, Berlusconi, Dell'Utri, “criminali” incalliti di vecchia data, secondo i tanti rivoluzionari, furono scoperti solo a partire dal 1994. Il resto è storia recente.
Probabilmente, anche questi, saranno solo degli indizi pesanti, ma resta il fatto, però, che il pensiero "filosofico" espresso pubblicamente da alcuni magistrati, coincide con l'azione che in questi ultimi dieci anni hanno dimostrato in modo palese


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